Il 3° Congresso dell’Internazionale Comunista Pt.3
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La questione della tattica
Il discorso di Radek
La pratica dell’Internazionale Comunista deve essere considerata in rapporto all’epoca nella quale agiamo. L’I.C. deve prepararsi alla rivoluzione mondiale anche nel caso che il regime capitalista goda di un sollevamento prolungato. Questa preparazione consiste nell’organizzazione, nell’agitazione e nella mobilizzazione delle armate rivoluzionarie in vista della battaglie a venire. Ciò a cui noi assistiamo ora non è in alcun modo una caduta del movimento rivoluzionario, ma la concentrazione delle forze rivoluzionarie alla vigilia di nuovi combattimenti.
Lo stesso Martov è obbligato a riconoscere che la rivoluzione mondiale è lungi dal volgere verso la fine. La differenza tra noi è l’internazionale 2 1/2 è che essa si rappresenta il periodo di sviluppo rivoluzionario come una lenta e tranquilla preparazione dei partiti e che al termine di questa preparazione si potrà avere la lotta rivoluzionaria, mentre noi caratterizziamo questo periodo come una serie di lotte successive in cui i comunisti non potranno lavorare pacificamente e attendere pacificamente ciò che il tempo può loro portare.
La preparazione dei partiti comunisti si compie in questo periodo sotto i colpi della persecuzione borghese e in mezzo ai combattimenti. Radek cita la risoluzione tattica adottata dall’Internazionale 2 1/2 e dimostra come questa non abbia saputo dire niente di nuovo malgrado tutte le vane chiacchiere fatte sul fallimento delle nostre teorie.
L’ultimo argomento possa all’I.C. è che la situazione russa e la tattica riguardo al capitale straniero ed alla piccola borghesia dimostrano che la dittatura del proletariato non conduce al comunismo. L’esempio della Russia prova solo che si incontrano delle grandi difficoltà per dirigere uno Stato isolato, e per giunta in massima parte agricolo, verso il comunismo.
Come dobbiamo condurre la lotta perché il proletariato trionfi? Il nostro compito essenziale è quello di attirare al comunismo le più grandi masse del proletariato. Questo metodo fu combattuto dai compagni della sinistra: Gorter e Pannekoek. Anche noi siamo d’avviso che nell’Europa occidentale la base della dittatura proletaria debba essere più larga. Gorter e Pannekoek pensano che un piccolo gruppo di comunisti, quasi come dei profeti, non devono fare altro che espandere nelle masse, con la propaganda, le loro convinzioni.
Il Partito Comunista operaio tedesco invece vuole prendere parte a tutti i combattimenti a fianco agli anarchici. L’esperienza ha dimostrato che basandosi su questi metodi il movimento operaio non fa alcun progresso.
Il nostro compito essenziale è di attirare le grandi masse verso l’idea del comunismo.
Guardiamo per es. il piccolo Partito Comunista inglese nella grande Inghilterra. Noi vediamo che questo partito ha un bell’esser piccolo, il suo compito è sempre quello di guadagnare le masse. Non basta dire al proletariato: diffidate dei vostri leaders! Occorre invece aiutare le masse e mettersi alla loro avanguardia, andare verso le masse: questo è il compito.
Il compagno Radek cita a questo proposito le principali azioni di masse del proletariato europeo in questo periodo: l’occupazione delle fabbriche in Italia, il grande sciopero generale in Ceco-Slovacchia; esamina l’atteggiamento seguito dai partiti rivoluzionari dei due paesi e espone quale avrebbe dovuto essere l’azione dei veri partiti comunisti.
Passando all’azione di marzo in Germania dà prima una breve cenno storico allo sviluppo del Partito Comunista tedesco, dalla formazione dello «Spartacus Bund» al Congresso di Halle.
Il partito tedesco non ha avuto fino a questo momento una stampa veramente popolare.
Il problema principale del partito tedesco era quello di avvicinare le masse, che in Germania sono raggruppate in sindacati che contano dozzine di milioni di membri e in partiti che ne contano milioni. La politica della «lettera aperta» è l’inizio della risoluzione del problema.
Sopraggiunge la scissione italiana, e i compagni della sinistra si trovano soli nella direzione del Partito sotto l’imperiosa necessità di rendere il movimento più attivo. Qui incominciano gli errori.
Ecco l’errore capitale: il 17 marzo ebbe luogo il congresso nazionale del Partito nel quale furono rilevati i grandi pericoli del momento. Il partito doveva giudicare innanzitutto se era possibile o no iniziare un’azione preparata.
Io affermo che, per lo spirito di cui allora era imbevuto, il partito non era pronto all’azione.
Si tratta di sapere come le masse hanno reagito davanti ai pericoli di quel momento. Le masse agiscono sotto l’impressione immediata degli avvenimenti. Bisognava dunque rinforzare il lavoro d’organizzazione e lanciare la parola d’ordine: «Preparatevi!». I compagni della Germania centrale chiesero al Partito ciò che bisognava fare nel caso che Hoersing avesse fatto irruzione nella loro regione. La risposta fu: cercate di aggiornare il combattimento. Se egli occupa le fabbriche cercate di sollevare gli operai.
La posizione del Partito non aveva niente di reale. Esso doveva dire ai compagni di Mansfeld: voi siete una minoranza, se ingaggiate il combattimento sarete schiacciati. Il Partito invece ingaggiò la lotta con le armi alla mano; e durante la lotta perdette ogni chiarezza di veduta.
Compagni! io dichiaro che noi siamo partigiani dell’azione di marzo. Noi abbiamo stimato che era dovere del Partito correre in aiuto del proletariato della Germania centrale. Chi critica senza dire ciò che il partito avrebbe dovuto fare contro Hoersing, dimostra di non saper trarre insegnamento dai combattimenti del Partito.
Ma degli errori furono commessi; gli obbiettivi dell’offensiva non erano chiaramente determinati.
Nella critica della compagna Zetkin manca ciò che secondo essa avrebbe dovuto essere affatto contro Hoersing nella Germania centrale.
Radek cita a questo proposito alcuni passi dello scritto militare Klausewitz sull’offensiva e la difensiva.
Gl’insegnamenti che noi traiamo dalle giornate di marzo sono i seguenti: non è cosa molto facile passare dall’agitazione alla propaganda in favore dell’azione; il nostro apparecchio non era sufficientemente organizzato per la lotta; le sezioni militari non esistevano affatto, e dove esistevano esse possedevano le armi solo sulla carta, infine esse erano indisciplinate.
Quando noi diciamo che malgrado tutti i suoi errori l’azione di marzo è un passo avanti, noi intendiamo che voi profittiate dei suoi insegnamenti, apprendendo ciò che è da conservare per le prossime lotte e ciò che è da evitare.
Radek espone infine le differenze tra il programma minimo dei socialdemocratici, le azioni e il programma del centro e le parole d’ordine dell’Internazionale Comunista. La socialdemocrazia conta che la società capitalista abbia un lungo periodo d’esistenza e si sforza di dare l’impressione che essa lavori con ardore alla riforma della società che crolla. Il centro finge di porsi sul terreno della rivoluzione sociale e base alla sua azione su rivendicazioni che non potranno essere realizzate se non colla rivoluzione sociale. Gli indipendenti tedeschi infatti, l’I.L.P. Inglese, svolgono i loro piani richiamandosi a Lassalle. Essi dicono: la democrazia è realizzata, si tratta ora di sapere come togliere dalle mani dei capitalisti le miniere e le fabbriche. Essi pensano che nel corso della battaglia per la socializzazione si produrrà uno scontro di masse opposte e questa sarà la leva della Rivoluzione. L’esempio inglese ci mostra l’errore di queste vedute.
Rosa Luxemburg poneva come minimo delle rivendicazioni operaie tutto il potere agli Consigli Operai, armamento del proletariato, soppressione dei debiti di stato, presa di possesso delle fabbriche. Questo programma sorse però nel momento in cui nella Germania i Consigli Operai erano il potere supremo. Ma ora, che la borghesia è in forze e noi dobbiamo preparare la rivoluzione proletaria, occorre andare verso le masse, guadagnarle aiutandole nelle lotte per le loro rivendicazioni immediate; in questo modo noi le ingaggeremo a poco a poco in un combattimento sempre più serio. La seconda parola d’ordine che noi dobbiamo adoperare è: armamento del proletariato, disarmo della borghesia.
Concludendo, Radek dice: noi siamo alla vigilia di grandi combattimenti. Noi dobbiamo essere la campana che chiama alla lotta, mentre finora non siamo stati altro che un piccolo sonaglio. La parola d’ordine è dunque: Verso le masse! È un errore credere che ciò significhi una deviazione verso destra, come è un errore parlare degli errori commessi dai buoni elementi di sinistra. Nell’Internazionale Comunista si trovano a sinistra quelli che lavorano per trovarsi preparati alla lotta, e alla destra quelli che li ostacolano con le loro teorie opportunistiche.
Conquistate le masse, riunitele in un sol blocco, sfruttando la loro energia rivoluzionaria la nostra vittoria è certa.
La discussione
Hempel, del Partito Comunista Operaio di Germania, dice che è è d’accordo con Radek sull’esame della situazione economica mondiale e sulla deduzione dell’imminente rovina del regime capitalistico e della inevitabilità della rivoluzione proletaria. Vi sono alcune divergenze invece sulla questione del come deve compiersi la Rivoluzione mondiale. L’esperienza rivoluzionaria dopo il 1917 ci ha mostrato che il Soviet è la forma di organizzazione delle masse. Per questo noi abbiamo abbandonato le antiche forme del movimento operaio. Prima della guerra il movimento operaio aveva per fine il miglioramento delle condizioni di esistenza della classe operaia e l’aumento dei salari; per questo esso non aveva bisogno di elementi rivoluzionarii, ma di gente capace di fare transazioni sia in Parlamento che con gli intraprenditori. I Sindacati sono organizzazioni di protezione formatisi sotto l’egida dell’ordine capitalistico. Con simili organizzazioni la rivoluzione non può essere guidata. Il proletariato deve crearsi nuove organizzazioni che si propongano la rovina della potenza capitalistica. Allora noi dobbiamo indurre il proletariato ad organizzarsi nelle imprese e nei cantieri, per conquistare la produzione, gli strumenti di essa e le fabbriche.
I metodi di combattimento devono essere rivoluzionarii e adatti alla situazione economica attuale. Ci troviamo in un periodo di profonda crisi industriale; da ciò deriva che gli operai di una impresa cercano gelosamente di non perdere i loro posti, mentre la massa dei disoccupati si sente la nemica di tutti quelli che hanno di che vivere. Sui cadaveri dei proletarii morti di fame si compie la ricostruzione momentanea della potenza capitalistica. Come ben dice il compagno Radek, noi dobbiamo con tutti i mezzi opporci al piano di ricostituzione delle industrie capitalistiche. Per questo noi dobbiamo adoperare una forma di organizzazione tale che permetta di passare all’offensiva approfittando dei minimi conflitti. Questa forma sono i Soviets collegati nelle fabbriche a mezzo di fiduciarii.
Definisce opportunista alla politica della «lettera aperta», poiché essa si basa sui sindacati e sui partiti parlamentari.
Noi non rigettiamo alcuna azione parziale. Come dai combattimenti del 1918 gli operai trassero utili insegnamenti, saranno nello stesso modo utili le giornate di marzo.
I comunisti debbono formare i quadri di organizzazione per industria, questi quadri saranno ristretti ma pronti alla lotta.
I sindacalisti e gli anarchici non sono esperti nella organizzazione delle masse operaie, i comunisti debbono venire il loro aiuto. A questo Congresso incombe la decisione di andare verso gli elementi di sinistra per attirarli nella nostra organizzazione, riconoscendo che in essi vi è del buono.
Terracini prende la parola per sviluppare gli emendamenti presentati da tre delegazioni. Rettifica alcuni errati apprezzamenti sulla situazione italiana. Dice che Radek nelle tesi si è scagliato troppo violentemente contro le tendenze di sinistra, occorre invece prestare ancora tutta la nostra attenzione alle tendenze riformiste e centriste per estirparle completamente dal seno della Terza Internazionale, per evitare che altri Serrati e Levi trovino posto nelle nostre file.
Sulla questione ceco-slovacca, afferma che non basta indicare i compiti del partito nell’agitazione nella propaganda per aumentare gli effettivi del partito. Il compito essenziale del partito comunista ceco è invece: mostrare le masse con l’azione che il partito è il difensore giurato del loro interessi.
Le stesse osservazioni potrebbero essere fatte alle tesi di Radek riguardo al partito tedesco. Quando sopravverrà una nuova lotta, il partito dovrà mettersi di nuovo alla testa delle masse proletarie; questa lotta non tarderà a venire malgrado la disfatta di marzo. La disciplina rivoluzionaria ha fatto le sue prove in questa lotta, questa ci ha dato l’occasione di smascherare opportunisti e riformisti.
L’oratore rileva come dalle tesi presentate possa sorgere il dubbio che si voglia affermare il principio che il partito comunista può passare all’azione sol quando egli abbia organizzato nelle sue file la maggioranza del proletariato. Poiché tale concetto è fondamentalmente errato, sarebbe bene chiarire in tal senso le tesi, facendo apparire chiaro che la condizione necessaria e sufficiente perché il partito possa spingere le masse verso le lotte definitive, non è già l’inquadramento delle masse nel partito, ma l’estensione della sua influenza su di esse.
In ogni caso tale scopo il partito lo raggiungerà solo con l’azione.
Radek tratta con ironia la teoria dell’offensiva. Noi intendiamo per offensiva non solo l’attacco delle forze militari, ma in generale la tendenza dinamica contro la passività.
Dopo Terracini ha la parola il compagno Lenin.
Io mi terrò sulla difensiva, dice Lenin, benché dopo aver inteso il discorso di Terracini e letto gli emendamenti presentati io mi senta spinto a prendere l’offensiva. Di fronte a questo infantilismo di «sinistra» il Congresso deve prendere l’offensiva se non vuole che il nostro movimento subisca uno scacco. Io mi meraviglio solo che il partito comunista operaio di Germania non abbia firmato questi emendamenti. Negli emendamenti si parla di sostituire alla parola «principii», la parola «fine». I compagni che hanno fatto questa proposta non conoscono l’ A.B.C. del comunismo. Poiché quanto al fine noi possiamo trovarsi d’accordo anche con gli anarchici mentre è sui principii che ci differenziamo; e i principii comunisti sono la dittatura del proletariato e l’uso della forza di governo durante l’epoca di transizione. Si è proposto anche di sopprimere le parole «la più gran parte» nel punto delle tesi in cui è detto che ancora nessun gran partito di occidente ha preso la direzione della maggioranza della classe operaia. Terracini però non ha pensato di dare la dimostrazione che esista già un partito che abbia presa la direzione della maggioranza della classe operaia. Lo stesso partito tedesco non è ancora seguito dalla maggioranza del proletariato. Se il Congresso approva un simile emendamento esso approverà una controverità.
Negli emendamenti si propone anche di non parlare nelle tesi della «lettera aperta». Ebbene oggi io ho inteso il discorso di Hempell nel quale ho trovato la stessa idea. Hempell ha dichiarato la lettera aperta opportunista ed ecco che Terracini al nome di tre delegazioni sostiene lo stesso pensiero del K.A.P.D.. Colui che, in occidente dove tutto il proletariato è organizzato, non comprende che noi dobbiamo conquistare la maggioranza della classe operaia, quegli è perduto per il movimento comunista. La «lettera aperta» è stata il primo tentativo per conquistare la maggioranza della classe operaia. Terracini dice che pur essendo noi un piccolo partito abbiamo vinto la rivoluzione; ma noi avevamo per noi la maggioranza dei Soviet degli operai e contadini e almeno la metà di un esercito di 10 milioni di uomini. Mostratemi un paese solo dove voi abbiate una sola di queste condizioni.
Terracini ha difeso l’offensiva parlando di tendenze dinamiche e del passaggio dalla passività all’attività. Noi abbiamo a questo proposito un’esperienza politica di parecchi anni. È questo il terreno sul quale i socialisti rivoluzionari di sinistra ci hanno combattuto.
Quindici anni fa noi ci scagliavamo con forza contro chiunque nelle nostre file avesse dubitato che un partito rivoluzionario dovesse prendere l’offensiva. Ma oggi dopo tre anni e mezzo di rivoluzione essere ancora obbligati a parlare di offensiva è un’onta. Gli avvenimenti di marzo costituiscono un grande progresso, ma non possono essere considerati un’offensiva. Bisogna criticare gli errori, ma bisogna escludere dal partito quelli che come Levi fanno la critica nel momento in quella masse sono ingaggiate nella battaglia.
Lenin quindi traccia le linee dello svolgimento della rivoluzione russa e della preparazione compiuta questa riguardo dal partito bolscevico.
Il primo passo del nostro movimento è la formazione di un vero partito comunista. Questa è la fase preparatoria. Noi abbiamo fatto ciò nel primo e nel secondo Congresso proclamando: abbasso i centristi. Siamo ora al terzo Congresso che Terracini si trova ancora alla fase preparatoria: infatti egli continua a consigliare la rottura con i centristi. Sarebbe ora di passare alla fase successiva.
Si è fatto in questo Congresso grande abuso della parola «massa». La nozione di massa varia secondo le condizioni del combattimento. All’inizio della lotta con un seguito di 200.000 uomini si può parlare di massa. Ma quando il movimento si sviluppa, quando la rivoluzione che si approssima, allora non si può parlare più di massa se non quando si abbia con sé la maggioranza della classe operaia; se non anche di tutti gli sfruttati. Chi non comprende ciò non è un rivoluzionario e bisogna combatterlo. Termina dicendo che la rivoluzione vincerà quando avrà trascinata nella lotta la maggioranza degli operai e degli sfruttati.
Heckert, del Partito Comunista unificato di Germania, dopo alcune osservazioni e rettifiche alle critiche dei diversi oratori, passa a esporre gli avvenimenti di marzo. Descrivere prima la storia della formazione del partito unificato, dimostra come la grande maggioranza degli indipendenti di sinistra che entrarono nel partito unificato, spinti solamente da un istinto di classe, non portarono nel partito uno spirito rivoluzionario. Le prime esitazioni del partito si ebbero durante uno sciopero degli elettricisti.
Già si erano formate due ali nel partito e Levi già da tempo aveva dichiarato che per tre anni ancora non si sarebbe potuto parlare di movimento rivoluzionario. Sopravvenne la questione italiana che provocò l’uscita di 5 membri dalla centrale è scosso profondamente partito.
Esamina quindi l’oscura situazione della Germania alla vigilia dell’azione di marzo. Di fronte all’aggravarsi della situazione la centrale decise di preparare il partito per impedire che si fosse ritrovato nella stessa situazione in cui si era trovato alla vigilia del colpo di mano di Kapp. Durante questo lavoro di preparazione avvenne la provocazione di Hoersing. Il partito per non perdere la confidenza del proletariato non poteva tenersi in disparte da quel movimento. Il C.C. stesso ha fatto la critica agli errori commessi durante l’azione. Ciò che ha ostacolato il lavoro del partito è stata la passività dei compagni dell’opposizione. Noi abbiamo lottato contro di essi con tutte le nostre forze. L’oratore infine rimprovera la Zetkin di aver coperto col suo nome popolare i delitti di Levi e compagni.
Burian del partito ceco-slovacco, difende questo partito dalle accuse ed alle critiche mossegli durante la discussione. Malzan, dell’opposizione del partito comunista tedesco, porta al Congresso le ragioni della critica dell’opposizione all’azione di marzo, interrotto frequentemente dai delegati del partito comunista.
Si leva a parlare Bucharin.
Nella discussione sulla tattica, egli dice, i compagni affrontano questioni che sono verità naturali. Così, p. es., la scoperta del K.A.P.D.
Non si tratta però di discutere ora su teorie tattiche, ma sulle circostanze concrete che esigono tale o tal’altra tattica. Non vi sono regole tattiche applicabili a tutte le circostanze. Nel maggio del 1917 i bolscevichi negavano di voler la guerra civile, nell’ottobre del 1917 essi hanno lanciato invece questa parola d’ordine. L’oratore prosegue citando gli esempi della pace di Brest. Dell’offensiva su Varsavia, e dimostra che queste differenti tattiche dimostrano nel partito l’agilità e l’abilità a tener conto delle circostanze.
Bucharin passa a trattare la questione Levi. Un partito comunista, egli dice, dev’essere un partito di massa o una setta? Levi l’anno scorso era per la purezza della Terza Internazionale Comunista, quest’anno l’accusa di settarismo. Sulla questione dei partiti e dei capi Levi era un avversario del K.A.P.D. oggi egli sostiene tesi dell’opposizione operaia del nostro partito. Oggi Levi, considerato la situazione della Russia, ci consiglia di dare libertà d’opinione e di stampa, ci consiglia in altri termini di sciogliere le mani ai menscevichi e ai S.R.. Oggi Levi afferma che in Russia la dittatura del proletariato non è che l’odiosa dittatura di un partito.
Levi scivola dunque irresistibilmente verso la democrazia borghese, rinculo ogni giorno più verso le posizioni mensceviche.
Avviandosi alla fine l’oratore passa a parlare del K.A.P.D.. Riferisce l’opinione di Gorter secondo cui la rivoluzione russa e occidentale fallisce perché il Partito comunista russo e l’I.C. non comprendono il materialismo storico. Che ciò sia, esclama Bucharin, perché abbiamo letto male l’opuscolo di Gorter?
Passa in seguito ad esaminare le tesi del K.A.P.D. sui comitati di fabbrica. Egli dice che la tesi è falsa, poiché i trusts moderni non abbracciano solamente delle imprese, ma riuniscono branche intere di industria. La sola conclusione possibile è che i Sindacati siano organizzati nello stesso modo della grande industria capitalista. La considerazione del K.A.P.D. secondo la quale i Sindacati sono cattivi perché sono un vecchio tipo di organizzazione, potrebbe avere grande successo se applicata al partito. La sola conclusione possibile su questa questione è che bisogna dare ai sindacati un nuovo contenuto come si era fatto con i vecchi partiti socialisti democratici.
Termina dicendo che se il K.A.P.D. non si guarisce di questi errori bisognerà mettere una croce sopra di esso.
Pallester, delegato americano, espone le condizioni in cui si svolge la lotta operaia in America e riconosce che le tesi di Radek corrispondono perfettamente ai fini che si propone proletariato americano. La lotta da condurre nei Sindacati è una questione di massima importanza per il movimento americano. Come pure è di grande importanza per noi, e gli dice, l’organizzazione legale perché siamo costretti a combattere con una borghesia più potente di quella europea.
Conclude facendo noto al Congresso che l’unificazione dei due partiti americani è un fatto compiuto.
Gli succede alla tribuna Friesland, del partito comunista unificato tedesco, che polemizza con l’opposizione sulla questione dell’azione di marzo. Dimostra con numerosi esempi che l’affermazione dell’opposizione, secondo cui il V.K.P.D. avrebbe perduto la confidenza delle masse, è assolutamente falsa.
Brand, delegato polacco, dichiara a nome della sua delegazione di appoggiare gli emendamenti proposti. Noi difendiamo gli emendamenti, egli dice, perché noi vogliamo che la risoluzione sulla tattica sia la guida per l’educazione tattica delle masse. Troviamo che le tesi mancano di chiarezza, è che sono pervase da un esagerato timore del putschismo.
Noi, in Polonia, pur non seguendo tendenze putschiste, al momento dell’avanzata dell’armata rossa su Varsavia, abbiamo chiamato gli operaia alle armi in sostegno della rivoluzione.
Prende poi la parola Neumann, rappresentante dell’opposizione tedesca. L’oratore protesta innanzi tutto contro le accuse mosse all’opposizione di aver dato armi in mano agli avversari. Critica la politica del Comitato Centrale tedesco. L’azione di marzo, egli dice, dal punto di vista della lotta costituisce un passo avanti, ma se la si considera dal punto di vista dell’azione del proletariato in generale essa è un errore capitale. Egli stima che le tesi di Trotzki e Radek come il discorso del compagno Lenin contengono una somma d’insegnamenti da essere meditati e acquisiti dal Partito comunista.
Munzenberg, parla a nome dell’Internazionale Giovanile, dicendo che le tesi concedono troppo le tendenze di destra e soffermandosi sull’azione svolta dal partito francese durante la mobilitazione della classe 1919.
Talheimer espone il timore che dopo avere esclusi Levi e Serrati, dopo aver posto l’ultimatum al K.A.P.D., disciplinate le tendenze antiparlamentari delle Sezioni italiana e austriaca, l’Internazionale non si sia abbastanza garantita contro il risorgere di alcune tendenze centriste.
Prende la parola Clara Zetkin.
Essa riconosce di aver commesso due errori. Il primo di non essersi appellata alle grandi masse del partito all’epoca dell’azione di marzo per salvarle dagli errori del Comitato Centrale; il secondo di non aver lottato sufficientemente contro la falsa preparazione teorica degli avvenimenti di marzo da parte del C.C.. Dichiara di non aver combattuto l’azione di marzo per se stessa, ma l’interpretazione di essa come un atto di offensiva del proletariato contro la borghesia. Stima che i comunisti tedeschi non possono limitarsi a fare la critica nel seno del partito, e che sarebbe un torto rinunciare a esprimere pubblicamente le proprie opinioni sotto lo specioso pretesto che possono essere intese da estranei.
Conclude approvando le tesi proposte che, essa dice, tengono conto non solo della teoria, ma della immensa esperienza rivoluzionaria dei compagni russi.
Parlano ancora Lucaks dell’opposizione ungherese e Vaillan-Conturier per il partito francese, esprimendo la loro approvazione alle tesi.
Bell, per il partito comunista inglese, esprime il rammarico che le questioni riguardanti il movimento comunista britannico siano rimaste nell’ombra e soffocate dall’importanza della discussione sulla azione di marzo. A proposito dell’organizzazione dei partiti di masse, espone i risultati dell’esperienza inglese. Protesta contro l’affermazione che il partito comunista inglese sia un piccolo partito, e dice che un simile apprezzamento è fatto senza tener conto delle condizioni particolari dell’Inghilterra dove non esistono partiti politici propriamente detti. Dimostra esaurientemente questa sua affermazione, e conclude che in Inghilterra il partito comunista, con i suoi 10.000 membri, rappresenta un partito politico considerevole.
Sachs per il K.A.P.D., dice che il suo partito non ha commesso errori di indecisione durante l’azione di marzo. I piccoli partiti, egli afferma, sono capaci di condurre la lotta a patto di attirare a sé i più profondi strati del proletariato. Afferma che è insensato agire come il partito cecoslovacco, e come il partito unificato tedesco, che si propongono di costituire un partito numeroso e poi lanciarlo nella lotta per provare la sua capacità di azione rivoluzionaria. Passando all’esame dell’azione di marzo, dice che questa ha provato come gli elementi più attivi si siano appartati, e gli elementi passivi hanno avuto una buona occasione per dimostrare che essi avevano ragione e che bisognava agire diversamente. Alla fine egli presenta alla presidenza le contro-tesi sulla tattica elaborate dal K.A.P.D..
Zinoviev, che ha in seguito la parola, stima che il Congresso si è già troppo occupato se bisogna o no dare lotta alle tendenze di destra. Così si pone la questione in modo semplicista, bisogna invece esaminarla sulla base delle tendenze esistenti nel seno del movimento operaio.
Al secondo congresso la tendenza di sinistra, pur non essendo troppo numerosa, costituiva però un danno per l’avvenire. Poiché per il fatto che i sinistri sono nostri compagni e si trovano nelle nostre file e lavorano con noi, ogni loro errore minaccia tutta l’Internazionale comunista.
Il secondo Congresso fece tutti gli sforzi per indurre i compagni a prendere contatto con le masse, qualche cosa si ottenne, ciò nonostante il terzo Congresso bisogna che si esprima ancora in termini chiari in proposito.
Il compagno Zinoviev rileva in seguito il pericolo delle azioni premature dei giovani partiti. Egli esamina quindi questo pericolo specialmente in rapporto al partito italiano e al partito tedesco, illustrando il suo dire con cenni rapidi sulle situazioni rispettive dei due paesi, specialmente in riguardo all’azione svolta dai serrattiani in Italia e dai socialdemocratici e indipendenti in Germania. Ma, egli dice, pur tenendo conto dei veri colpevoli dell’arresto dello sviluppo rivoluzionario, opportunisti e socialdemocratici, dobbiamo considerare anche il pericolo mortale che di fronte a questa situazione una parte del proletariato dia prova d’impazienza e cerchi di cominciare la lotta prematuramente.
Affrontando la questione di marzo egli constata che si va profilando una risoluzione felice e un accordo completo su di essa: questo, egli dice, è uno dei migliori risultati del Congresso. Sulla base dell’azione di marzo bisogna tracciare le linee dell’attività futura del partito. Una nuova scissione nel partito comunista tedesco è inammissibile. Un accordo può compiersi dopo che i rappresentanti del partito comunista unificato sono venuti alla tribuna a confessare i loro errori e dopo che Clara Zetkin ha riconosciuto che i combattimenti di marzo hanno avuto una grande importanza storica. Dopo di ciò è inammissibile che persiste nel partito tedesco un gruppo di opposizione, il quale deve immediatamente sciogliersi.
Sulla questione cecoslovacca l’oratore afferma che si era esagerato trattando i compagni come Smeral da ideologi borghesi, e che un simile modo di agire rinforza la tendenza centrista.
Il partito cecoslovacco è un buon partito proletario di masse che è sulla via di precisare la sua coscienza comunista, essendosi solo da poco liberato dai centristi e socialdemocratici.
Zinoviev conclude dicendo che una sola linea di condotta è stata tracciata per tutti i partiti comunisti. Ci sarà certamente qualcuno che identificherà ciò con un colpo di barra a destra: pure quelli che assistettero al secondo Congresso ricorderanno che vi furono durante il suo svolgimento dei violenti contrasti con i compagni di sinistra, ciò nonostante le decisioni che uscirono da quel Congresso costituirono dei colpi terribili contro i destri e i centristi.
Non c’è da dubitare che le decisioni del presente Congresso costituiranno il colpo di grazia per questi signori.
Telmann, del V.K.P.D., succede al compagno Zinoviev. Egli considera una provocazione della borghesia meno pericolosa delle tendenze centriste, che fortificano in pratica le posizioni della borghesia stessa, affermando che bisogna ingaggiare la lotta quando si ha con sé la maggioranza del proletariato. Se al momento degli avvenimenti di marzo il partito unificato si fosse limitato a semplici manifestazioni avrebbe perduto completamente la fiducia delle masse operaie. La stessa azione di marzo ha mostrato chiaramente i sintomi della disgregazione del regime capitalista. Oggi ci troviamo in presenza di una crisi economica sempre più aggravantesi. Occorre perciò stabilire se i comunisti tedeschi hanno per essi la simpatia della maggioranza del proletariato. Infine l’oratore critica aspramente la posizione assunta da Levi e dice che non bisogna tener conto alcuno dell’opposizione che non ha nessun seguito nel partito. Questo nel suo ultimo congresso di Amburgo ha esaminato i suoi errori e i difetti della sua organizzazione, e ha dimostrato la falsità di alcune critiche, acquistando in tal modo la fiducia di nuove masse. È contro la libertà di critica che chiede la Zetkin, poiché stima che nel momento in cui i comunisti sono l’oggetto della repressione più feroce, è inammissibile che alcuni membri del partito rivolgano la loro critica contro di esso. Ciò sarebbe contro la disciplina.
Segue Trotzki, il quale parla sulla tattica rivoluzionaria.
La teoria dell’offensiva ad ogni costo – egli ha detto fra l’altro – non è assolutamente nella dottrina marxista. Non esiste partito politico più radicale di quello comunista; ma, pur sfruttando il più possibile ogni situazione e lottando del nostro meglio, noi dobbiamo garantire la nostra vittoria e consolidare le nostre conquiste. Bisogna misurare con sangue freddo le nostre forze e quelle del nemico ed esaminare minuziosamente la situazione di ogni paese. Solamente dove le circostanze lo permettano, o anche lo esigano, l’attacco può sferrarsi. Questo è lo spirito delle tesi presentate al Congresso.
Il Congresso termina alla discussione approvando le tesi presentate dal relatore.
(continua)