Partito Comunista Internazionale

Il 3° Congresso dell’Internazionale Comunista Pt.4

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Movimento giovanile

La parola è data a Munzenberg, dell’Internazionale Giovanile.

L’oratore si sofferma a esporre le condizioni d’esistenza della gioventù operaia. Indica tre fattori che danno una importanza particolare all’azione fra i giovani. L’entusiasmo della gioventù, il bisogno di preparare i militanti per i giovani partiti comunisti, la necessità di profittare delle forze giovanili per il lavoro illegale. L’esperienza della Russia dimostra quanto siano utili giovani prima e dopo la presa del potere. Questa funzione dei giovani è ben conosciuta dei nemici della classe operaia, i quali cercano di organizzare la gioventù in loro favore servendosi delle società sportive. Anche la Seconda Internazionale ha creato una organizzazione gialla della gioventù. Noi dobbiamo combattere l’influenza dei nostri avversari che la cosa non è difficile poiché la gioventù ha una tendenza naturale verso la Terza Internazionale. Questo fatto spiega il rapido accrescersi della nostra Internazionale. A questo punto l’oratore espone dei dati statistici sul movimento giovanile nei diversi paesi, riferisce sulle persecuzioni da cui esso è specialmente preso di mira. Il movimento giovanile è un ramo del potente movimento comunista, e noi proponiamo che esso sia politicamente sotto la direzione dei partiti comunisti.

Si tratta ora per l’internazionale Giovanile: 1° di trasformare le sue Federazioni in organizzazioni di masse; 2° di fortificarle dove esse sono deboli, come in Inghilterra e in America; 3° di raggruppare anche i contadini medi. Per questo occorrono organi speciali subordinati, politicamente è tatticamente, ai Comitati del Partito, pur restando indipendenti organicamente. I partiti comunisti debbano sostenere con tutte le loro forze il movimento giovanile.

Froelich, del partito Comunista unificato.

Le tesi, egli dice, hanno una enorme importanza, per il fatto che sanciscono la rinunzia della organizzazione giovanile alla indipendenza politica.

Prima, e soprattutto dopo la guerra, la gioventù operaia è stata sempre rivoluzionaria; inoltre essa ha eseguito lavoro enorme di preparazione per i partiti comunisti e per l’Internazionale. In Germania, per esempio, i migliori militanti sono usciti dalle file dei giovani. Vi sono dei rami di attività del nostro movimento che si adattano benissimo al carattere giovanile: lavoro illegale e propaganda nell’esercito. Bisogna che le due organizzazioni, del partito e dei giovani, si sostengano l’un l’altra. Occorre che il partito tenga la gioventù al corrente delle sue iniziative. L’Internazionale deve sostenere la gioventù.

Chiusa la discussione si nomina una Commissione per l’esame degli emendamenti e la redazione definitiva delle tesi.

Movimento femminile

La parola è data alla Zetkin.

Io sono incaricata, dice la compagna, dal Segretariato internazionale per la propaganda fra le donne, di comunicarvi i risultati della sua attività in occasione della II Conferenza internazionale delle donne comuniste. Bisogna notare l’enorme importanza che ha assunto il movimento rivoluzionario femminile in questo anno che è passato, in Occidente e in Oriente.

Sfortunatamente questo movimento non ha avuto il sostegno necessario dei partiti comunisti. Nella nostra epoca di grandiose lotte economiche e politiche, la donna ha cominciato ad agire da sé e i rapporti di forza fra i sessi si sono modificati. Prima della guerra vi era in Europa un’eccedenza di 6 milioni di donne, oggi è di 15 milioni. A causa della guerra la donna è entrata nell’industria e perciò nella lotta di classe del proletariato. Perciò i partiti comunisti debbano agire sia tra le masse maschili che femminili. Zinoviev è stato il primo che ha pensato alle donne che compongono più della metà dell’umanità.

Vi sono già alcuni paesi dove questo lavoro si è iniziato. La Russia, la Germania, la Bulgaria hanno un movimento femminile che va di pari passo con il movimento del proletariato. Noi crediamo che non sia così in tutti gli Stati.

La seconda Conferenza ha costituito un progresso sulla prima. Invece di 16 paesi con 20 delegate, ne abbiamo avuti 28 con 82 delegate. Per la prima volta le donne di Oriente hanno preso parte al movimento internazionale. La Conferenza ha funzionato sempre seguendo lo spirito della Terza Internazionale alla quale essa appartiene. Nelle sue risoluzioni essa è partita da questa idea: che non vi è un movimento femminile autonomo, ma solamente dei metodi speciali di lavoro fra le donne, per cui necessitano delle sezioni speciali a fianco di tutti i partiti. Queste sezioni, marciano moralmente e praticamente d’accordo col partito, si dedicano alla propaganda e all’organizzazione fra le donne. Esse combattono l’influenza dei falsi socialisti. La donna proletaria deve essere educata anche a compiere il lavoro illegale; essa deve essere resa capace di prender parte alle manifestazioni, ha gli scioperi, alla lotta armata.

Zetkin chiede ancora che si creino delle corrispondenti internazionali per mantenere il legame tra Mosca e i diversi paesi.

L’esempio russo, conclude, mostra che la dittatura del proletariato non può essere ottenuta senza il concorso della donna. In Russia essa prende parte alla vita politica ed economica, essa adempie a molteplici incarichi. Questa tradizione deve divenire quella di tutti paesi di Occidente e d’Oriente, poiché le donne sono le più grandi nemiche del regime attuale.

Lucia Colliard, per il Partito Comunista francese, dice che in Francia non si è fatto niente per organizzare il movimento femminile. Noi abbiamo dovuto creare una Sezione speciale per la propaganda fra le donne. Per sfortuna i nostri compagni non ne hanno compresa l’importanza. Si è visto che il movimento di maggio ha preso la maggior estensione là dove esso era appoggiato dalle donne. Eppure mentre a Parigi vi sono parecchi organi quotidiani del partito e della gioventù, non ve ne è uno solo per le donne comuniste. Occorre che l’Internazionale inviti il C.C. del partito a raddoppiare gli sforzi in questo ramo di attività, poiché questa è una condizione di successo della rivoluzione.

Sale alla tribuna Kollontay.

La compagna Zetkin, essa dice, ha tratteggiato gli scopi del movimento comunista femminile. Infatti poiché il compito principale dei partiti comunisti è quella di conquistare le masse, importante è il compito del movimento femminile a questo riguardo, poiché le masse da conquistare sono composte in massima parte di donne.

Il partito comunista dichiara che le sue porte sono aperte per tutti. Ma per attirare l’operaia occorrono dei metodi speciali di propaganda appropriati alle condizioni di vita della donna. Ecco perché ogni partito deve possedere un organo specialmente dedicato a questo ramo di attività.

I partiti comunisti sono interessati a trascinare le donne non solamente per la rivoluzione, ma anche per dopo. Quando si tratta di sviluppare le forze produttive, l’energia dell’operaia e della contadina deve essere utilizzata. È in questa attività creatrice che si trova la vera emancipazione.

In Russia le Sezioni femminili non hanno solo un valore di propaganda e di organizzazione. Esse esercitano una grande influenza sulla legislazione, tutte le volte che la donna vi è interessata, nel dominio della protezione del lavoro, della previdenza sociale. Con tutte queste misure abbiamo noi forse indebolito il potere dei Soviet? No, noi l’abbiamo al contrario arricchito e fortificato, come lo prova una esperienza di tre anni.

Dopo il discorso della Kollontay, si chiude la discussione. La risoluzione sulle forme ed i metodi di azione fra le donne viene approvata all’unanimità.

Movimento cooperativo

Si passa in seguito alle tesi sulla cooperazione. Ha la parola il relatore, compagno Mechtcheriakov. Prima, egli dice, il movimento rivoluzionario era diviso in tre rami completamente distinti: partito politico, sindacati e cooperative. Ora il proletariato deve unire tutte le sue forze. Se noi siamo riusciti a realizzare l’unione fra partiti i sindacati, nulla si è fatto per le cooperative. I rivoluzionari si sono ordinariamente tenuti lontani dalla cooperazione e dal penoso lavoro economico, preferendo consacrarsi attivamente alla lotta politica.

Così i riformisti si sono impadroniti dalla cooperazione, di cui ne hanno fatto una loro cittadella. Noi dobbiamo oggi conquistare la cooperazione ad ogni costo e trovarvi un punto di appoggio per le nostre frazioni comuniste. La cooperazione diretta dai riformisti è profondamente penetrata da idee riformiste e questo è un male che noi dobbiamo combattere con la più grande energia. Tutta l’ideologia, tutto l’orientamento della cooperazione deve essere rifatto. Se la cooperazione prima si teneva lontana dalla politica, occorre ora al contrario che vi si interessi maggiormente. Se una volta la cooperazione aggruppava solo quelli che vi venivano volontariamente, bisogna che oggi essa tenda ad abbracciare tutti i lavoratori. Se prima il suo fine era quello di adattarsi alla società borghese per addolcire, sia pure per poco, le sofferenze causate dal capitalismo, ora essa deve diventare un’arma contro di esso. Voi vedete dunque, compagni, egli dice, che la natura stessa della vecchia cooperazione è totalmente modificata e che il nostro fine deve essere la conquista delle cooperative.

Concludendo egli dà lettura delle tesi sulla cooperazione nell’epoca della rivoluzione proletaria, che sono accettate senza discussione ed all’unanimità dal Congresso.