Per la solidarietà internazionale fra gli sfruttati di tutte le razze e paesi
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Per un’unica piattaforma di rivendicazioni difensive contro il fronte comune dei capitalisti e di tutti i loro Stati
Per un vero Sindacato di Classe che organizzi la lotta di tutti i proletari
Per l’affermarsi del programma e del partito del comunismo internazionalista e rivoluzionario
Che una massa di proletari e semi-proletari fugga da miseria, disoccupazione, guerre non è un fatto eccezionale ma l’ennesima conferma della natura reale, di sempre, del vigente sistema basato sul profitto.
Il Capitalismo, come ha ormai compiutamente affermato il mercato mondiale delle merci e dei capitali, così non può evitare quello della merce forza lavoro. Che moltitudini di uomini in cerca di un salario scavalchino i confini Nord/Sud, Est/Ovest, degli Stati e delle nazioni, per quanto doloroso, è un fatto progressivo, la dimostrazione nei fatti del carattere internazionale della classe operaia, un’unica classe mondiale di sfruttati.
I proletari non hanno patria. Il capitalismo ha fatto da sempre del proletariato di tutti i continenti una classe di emigranti. Strappati ad una patria che non è più loro, nella quale diseredati, salariati o piccolo-produttori, non avevano più nulla da perdere, completano la loro perdita in occidente, nella condizione di moderno proletario, salariato e nullatenente, che ha però un mondo da guadagnare dalla distruzione del più moderno, concentrato e putrescente capitalismo. La storia, e la rivoluzione, viaggiano spesso a piedi.
Le guerre in corso – in cui ogni Stato ed alleanza imperialistica cerca di guadagnare posizioni in vista del terzo macello mondiale che tutti stanno preparando – accelerano e rendono incontenibile questa epica emigrazione.
In occidente la cosiddetta opinione pubblica è abilmente manipolata – drogata e addormentata com’è dalla società del capitale – per suscitare turbamenti ed eccitazioni, fra l’umanitarismo generico, laico o religioso, da una parte, ed il razzismo ed il nazionalismo dall’altra: una destra ed una sinistra borghesi ugualmente nemiche e timorose del rinascere di una vera, organizzata e fattiva solidarietà di classe.
La mondiale crisi economica del capitalismo, che ha origine e focolaio nei paesi “ricchi”, è una irreversibile crisi di sovrapproduzione, ed è destinata ad aggravarsi. Il capitalismo è saturo di merci e capitali, e non esiste politica borghese, sia liberista o statalista, che possa rimediare a questo fatto ineluttabile.
Ma il capitalismo, sebbene in crisi, continua a produrre masse spropositate di merci ed ha sempre più bisogno di braccia. Solo la forza lavoro produce profitto. L’unica ricchezza del capitale è la disponibilità di proletari da ingaggiare. Per questo la classe padronale è ben interessata a rinfoltire l’esercito industriale di riserva con proletari immigrati.
Dipenderà dai rapporti di forza fra le classi se i borghesi, per mantenere il loro regime economico e i loro meschini privilegi, riusciranno ad aumentare lo sfruttamento del proletariato, ad aumentare gli orari, ad abbassare i salari, ad aumentare l’intensità del lavoro. Ciò che indebolisce la classe operaia non è la “concorrenza” dei fratelli di classe immigrati ma la sottomissione a falsi partiti e sindacati operai, in realtà venduti ai borghesi, perché i salari sono regolati solo dalla risoluta lotta fra le classi, ed il numero è un fattore di forza, non di debolezza.
Per questo la borghesia aizza, con gli innumerevoli megafoni del regime, i proletari autoctoni contro gli stranieri. Il razzismo non è un “pregiudizio”, da cui la presente società possa guarire, ma un’arma dei padroni per dividere i lavoratori, esattamente come il nazionalismo. Combattere il razzismo in nome di un generico “umanitarismo” è impotente e dannoso in quanto ribadisce la divisione tra sfruttati e sfruttatori, che è la sua base materiale.
L’unica vera lotta contro il razzismo è la LOTTA DI CLASSE per la difesa del salario, contro i licenziamenti, contro la voluta opposizione fra vecchi operai “garantiti” e giovani privi di qualsiasi protezione, contro il caporalato nei campi e nelle fabbriche, contro l’utilizzo delle cooperative per coprire lo sfruttamento, per la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario.
Solo la lotta di classe contro la “razza” borghese unifica i lavoratori al di sopra delle etnie, delle nazionalità, delle religioni, li fa sentire fratelli e inevitabilmente li indirizza contro il capitalismo e verso il suo superamento.
Solo il comunismo, vittorioso in tutti i paesi, potrà risolvere il problema della più felice distribuzione degli uomini sulla superficie del pianeta, e dei loro spostamenti, in base non al bisogno o al terrore, ma al loro migliore sviluppo individuale e collettivo.
Proletari di tutti i paesi unitevi!