Lo Stato canadese costretto a proibire il lungo sciopero ad oltranza dei postini
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Il recente sciopero dei lavoratori postali in Canada ha ancora una volta messo in luce la fragilità del capitalismo contemporaneo. La logistica – trasporto, magazzinaggio, distribuzione e relativi sistemi informatici – è di vitale importanza in un’economia dominata dalla produzione ripartita a scala globale e gli ordinativi con tempi sempre più ristretti, secondo il metodo del cosiddetto just in time.
Lo sciopero dei lavoratori delle poste canadesi, durato un mese, ha avuto un effetto così incisivo sulla circolazione delle merci che è dovuto intervenire lo Stato per fermarlo. Questo riconoscimento della forza operaia da parte dello Stato borghese dovrebbe ricevere l’attenzione dei lavoratori di tutti i paesi.
Il Sindacato Canadese dei Lavoratori Postali (Canadian Union of Postal Workers – CUPW), con 50.000 iscritti, è stato in trattativa dallo scorso inverno per il rinnovo del contratto con la Canada Post, la società di servizi postali dello Stato. I negoziati si sono incentrati sul significativo aumento dei pacchi spediti negli ultimi anni (solo tra il 2016 e il 2017 del 20%), che ha drasticamente aumentato il carico di lavoro per i dipendenti. Ciò ha portato la Canada Post ad assumere più lavoratori temporanei (il 23,98% dei dipendenti e il 29,97% delle ore nel 2017) e ad imporre straordinari obbligatori al personale a tempo indeterminato.
L’aumento del lavoro ha portato ad un aumento degli infortuni. Secondo la CUPW «un lavoratore su 12 delle Canada Post ha subito un infortunio sul lavoro nel 2017».
Senza un contratto e dopo dieci mesi di negoziati, il CUPW il 22 ottobre ha iniziato gli scioperi. I lavoratori hanno aderito in diverse grandi città in giorni diversi nel corso del mese successivo. Anche se non si è riusciti ad arrivare allo sciopero generale, gli effetti di questa agitazione sono stati pesanti per l’azienda. A metà novembre c’erano 260 semirimorchi di posta non consegnata presso l’impianto di lavorazione di Toronto e oltre 100 a Vancouver. Canada Post è stata costretta a rifiutare le spedizioni internazionali e la posta destinata al Canada si è ammucchiata negli aeroporti stranieri.
Le ipocrita grida di dolore degli uomini del capitale e del suo governo sono iniziate subito e alla metà di novembre hanno raggiunto un picco di febbrile intensità. Al primo giorno di sciopero, la Federazione Canadese delle Imprese Indipendenti (Canadian Federation of Independent Business) ha dichiarato: «ogni volta che [i lavoratori delle poste] anche solo minacciano uno sciopero, i clienti delle piccole imprese cercano alternative, e molte non tornano alla Canada Post». La morale del messaggio è cruciale: il sindacato deve essere alleato all’impresa nella sua lotta nel mercato e i bisogni dei lavoratori vanno subordinati a questa necessità.
EBay, intermediario per venditori indipendenti che si appoggia primariamente al servizio postale canadese, si è pubblicamente appellato al governo affinché dichiarasse illegale lo sciopero. Canada Post, nel comunicato ufficiale emesso con la sua ultima offerta del 14 novembre, ha ammonito circa «i gravi effetti sull’economia canadese» e che «anche gli enti di carità e le cosiddette organizzazioni no-profit fanno uso del servizio postale» e sono quindi danneggiate dallo sciopero. Dipingere lo sciopero come sconveniente per il capitale non era abbastanza, hanno voluto presentarlo come nemico dello spirito umanitario, per dipingere gli scioperanti come gretti, egoisti e privi di scrupoli. In realtà è esattamente ciò che sono i borghesi!
Il tempismo dello sciopero ha avuto un ruolo importante. La CUPW lo ha annunciato il 16 ottobre, il giorno prima che la cannabis diventasse legale nel paese. I venditori di questa droga, inclusa la partecipata statale Ontario Cannabis Store, avevano ricevuto decine di migliaia di ordinativi che non sono riusciti ad evadere. Un ben danno a quello che era atteso essere un notevole mercato recante un gran beneficio all’economia nazionale! Inoltre lo sciopero si è rafforzato quando il settore del commercio stava preparandosi alla cruciale stagione delle vendite natalizie. Canada Post ha dichiarato di «consegnare i 2/3 delle vendite on-line del Canada» e che «il 25% di queste spedizioni avviene nei mesi di novembre e dicembre».
Alle richieste di aiuto del Capitale il governo è prontamente venuto in soccorso. Dopo che l’offerta aziendale del 14 novembre è stata rifiutata dal sindacato, il parlamento ha iniziato a discutere un decreto – il C-89 – che è stato approvato il 26 novembre e che ha posto fuori legge lo sciopero dal giorno successivo, comminando pesanti sanzioni in caso di prosecuzione dell’azione: mille dollari canadesi per ogni giorno di sciopero per gli iscritti, 5 mila per i delegati, 100 mila per l’organizzazione.
La CUPW ha interrotto lo sciopero ed ha lanciato un appello all’opinione pubblica e agli altri sindacati per una protesta contro l’atto legislativo. Mobilitazioni sono state organizzate davanti ai centri postali sparsi nel paese ed in alcuni casi hanno interferito col processo produttivo. Alcuni sindacati hanno raccolto fondi a favore della CUPW a sostegno della sua lotta contro il C-89.
Lo sciopero dei postali canadesi ha dimostrato l’impatto che una lotta relativamente moderata ha avuto sull’economia capitalistica colpendo una sua industria vitale. Si può solo immaginare l’effetto che potrebbe avere uno sciopero generale di tutto il settore, che coinvolgesse anche i lavoratori del settore privato, e che fosse ad oltranza. Le borghesie d’ogni paese lo sanno e lo temono.
La lezione in negativo dello sciopero è che l’appoggio dall’esterno, cioè dal resto della classe lavoratrice organizzata negli altri sindacati, è stato troppo debole ed è arrivato troppo tardi per essere utile. La solidarietà dei militanti delle altre organizzazioni sindacali non ha portato a diffuse manifestazioni di sostegno se non dopo la messa fuori legge dello sciopero. La stessa CUPW avrebbe dovuto appellarsi prima agli altri sindacati, e al fine di promuovere scioperi invece che generiche proteste.
Uno dei punti deboli della classe operaia è che questi sindacati la organizzano divisi per azienda laddove, invece, il Capitale si appoggia, di fronte a uno sciopero in una singola fabbrica o impresa, alle altre, come ad esempio è accaduto in questo caso con Amazon. Solo l’unità d’azione dei lavoratori al di sopra delle divisioni fra fabbriche e aziende può permettere loro di fronteggiare e piegare il Capitale giunto all’attuale livello di gigantismo.