L’Ungheria e la sua moderna schiavitù
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- Inglese: Hungarian Slavery Act
- Italiano: L’Ungheria e la sua moderna schiavitù
Apprendiamo dalla stampa che in Ungheria è stata approvata una legge soprannominata “Legge sulla schiavitù”: aumenta da 250 a 400 le ore annuali di straordinario che i capitalisti possono imporre ai lavoratori, un’ora di straordinario in più al giorno. Inoltre queste ore potranno essere pagate dopo tre anni e non più entro un anno come attualmente. Se un lavoratore perde il lavoro prima è quindi possibile che non riceva il compenso degli straordinari.
Oltre che una legge schiavista è anche contro i sindacati: le trattative sullo straordinario potranno essere condotte direttamente tra dipendenti e aziende.
Il salario minimo in Ungheria e di 296 euro al mese, per i lavoratori qualificati di 388.
Il governo sostiene che la “flessibilità” verrebbe a favorire le imprese che investono in Ungheria, in particolare quelle automobilistiche tedesche, le quali hanno numerose fabbriche nel paese. Ma naturalmente il partito di Orbán sostiene che tale legge è a favore anche dei lavoratori: chi vuole guadagnare di più, lavorando di più, potrà farlo “liberamente”.
La classe operaia però ha iniziato ad opporsi a tale legge scendendo numerosa in piazza a Budapest fin dall’8 dicembre, dove hanno manifestato migliaia di lavoratori, per chiedere aumento dei salari e non delle ore di lavoro.
Alcuni manifestanti ungheresi hanno indossato il gilet giallo, simbolo delle manifestazioni francesi, e si sono aggiunti anche alcuni studenti dell’Università di G. Soros, colpiti da una legge dell’aprile scorso che le impedisce di accettare nuovi iscritti.
A distanza di un secolo da quando in Ungheria il proletariato cacciò la borghesia, proclamò la Repubblica dei Soviet ed instaurò la sua dittatura di classe, oggi è la borghesia, in tutti i paesi, per nome dei vari Orbán, di destra o di “sinistra”, ad imporre la sua dittatura spietata contro la classe lavoratrice, che potrà risollevarsi solamente organizzandosi in forti sindacati di classe guidati dal suo partito comunista.