Il movimento Balck Lives Matter nella assenza della interraziale classe operaia organizzata
Categorie: Racial Question, USA
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Il Black Lives Matter è un movimento per i diritti umani e civili, che ha preso forma in seno alla comunità afro‑americana intorno al 2013, come reazione all’infame verdetto che concesse la piena assoluzione al capitano della milizia di quartiere che il 26 febbraio dell’anno prima a Sanford, in Florida, aveva sparato – certamente non per legittima difesa, come affermato invece dal Tribunale – al 17enne Trayvon Martin, uccidendolo sul colpo.
Sono in parte legate al BLM le manifestazioni che hanno riempito le strade delle grandi capitali europee negli ultimi giorni.
Le intenzioni di quella che iniziò come una campagna online erano, nel 2013 come oggi, smuovere le “coscienze” dell’opinione pubblica americana ed internazionale per denunciare gli episodi di “war on Blacks”, gli attacchi sistematici alla vita degli uomini di colore e la brutalità della polizia che agisce nella piena compiacenza della giustizia.
Le singole “strutture” locali che aderiscono al BLM e la moltitudine di organizzazioni che partecipano al network non rispondono ad alcun organo centrale, rifiuto che corrisponde a pregiudizi localistici, ma anche all’interesse di trattenere i finanziamenti provenienti dalle sottoscrizioni esterne.
Questo non ha impedito negli ultimi giorni un coordinarsi tra le strutture aderenti nell’organizzare le proteste, la richiesta di firme su petizioni, unificate sotto gli stessi slogan e rivendicazioni.
Ma quali sono queste rivendicazioni? Leggiamo sul sito del Black Lives Matter: «La missione è sradicare la supremazia bianca e costruire il potere locale per intervenire nella violenza inflitta sulle comunità Nere dallo Stato e da i suoi agenti. Combattendo e reagendo agli atti di violenza, creando spazio per l’immaginazione e l’innovazione Nera, e ponendo al centro la gioia Nera, otteniamo immediati miglioramenti nelle nostre vite».
Qui si chiamano a raccolta le comunità di colore, nella loro totalità interclassista, a difesa dall’attacco della “supremazia bianca”. È un movimento interclassista, quindi borghese, espressione di una minoranza razziale perseguitata, borghesi che vogliono riconosciuta dallo Stato dei bianchi la loro piccola fetta di potere locale, senza essere taglieggiati o massacrati dalla polizia.
Quindi il BLM ha poco da offrire al proletariato nero, oltre a “immaginazione e innovazione”.
Sia le richieste sia le vie da percorrere, talvolta deliranti, nel movimento spesso divergono tra loro. Ma ampiamente condivisi sono la critica al governo Trump; una riforma della giustizia; pene più severe per gli agenti di polizia violenti; il contenimento del sistematico razzismo; il definanziamento dei dipartimenti di polizia locali (nella città di Los Angeles il 53% della spesa va al dipartimento di polizia, valore in linea con quello delle altre città americane); l’appoggio alle imprese e ai piccoli esercizi di proprietà afroamericana.
Queste rivendicazioni popolari hanno attirato verso le manifestazioni anche molti giovani bianchi, piccolo borghesi e proletari, pronti ad esprimere la propria solidarietà alla causa dell’antirazzismo e il proprio malumore per il quadro americano nel suo complesso.
Dalle multinazionali dei media, Apple, Nike, Adidas ed altre, sono arrivate recentemente promesse di investimenti pluriennali nelle comunità di colore dove sventolano la bandiera del progressismo antirazzista in cambio di buoni affari.
Inevitabile che il malumore sociale e razziale cerchi di sfogarsi nella palude elettorale: si sente proclamare la necessità per le comunità di colore di portare a termine le pratiche di registrazione elettorale così da poter votare, alle prossime elezioni presidenziali, “blu” contro il tiranno Trump, colpevole di aver dato voce e protezione ai suprematisti bianchi. Insomma il Partito Democratico ha come obiettivo, non nuovo, quello di portare a casa quanti più voti dagli afro‑americani.
Senza continuare a spulciare le varie utopie di riforma sociale interne al movimento BLM, l’una più inverosimile dell’altra, oggi più che mai, si leva la necessità della teoria rivoluzionaria e del partito marxista, in America e non solo.
Ci associamo alla denuncia della condizione di povertà del proletariato di colore, violentemente colpito, prima, dalla crisi economica in corso del capitalismo mondiale, dopo, dalla pandemia del Covid‑19 – che ha visto negli USA circa un terzo delle sue vittime tra la popolazione afro‑americana – che ha segnato una impennata della disoccupazione, già storicamente molto alta nelle comunità di colore. Mancano i servizi essenziali, in particolare nel settore sanitario, la scuola, gli alloggi, ecc…
L’imperante ideologia democratica spinge il proletariato di ogni razza verso le trappole dell’interclassismo e del millantato progressismo. Solo se guidato dal suo organo di classe, il Partito Comunista Internazionale, abbattendo il capitalismo ed il suo Stato, il proletariato potrà liberarsi una volta per tutte dalla morsa della brutalità razzista, dalla sua violenza assassina e dalla miseria morale degli ottusi pregiudizi borghesi.