Partito Comunista Internazionale

Corrispondenze sindacali dal mondo

Categorie: Canada, Portugal, Turkey

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Turchia – La marcia dei minatori

I minatori di Soma, a Manisa – dove nel 2004 in un incidente morirono in 301, secondo le cifre ufficiali – e di Emenek (Karaman) hanno iniziato una marcia verso la capitale Ankara. Sono organizzati nel Sindacato Indipendente dei Lavoratori delle Miniere, un sindacato di base. I lavoratori, memori della grande marcia dei minatori di Zonguldak del 1991, rivendicavano oltre un anno di salari non pagati e migliori condizioni di sicurezza sul lavoro, con riguardo alla epidemia del Coronavirus e in generale. I lavoratori sono stati attaccati più volte dall’esercito ma non hanno desistito.

Nel frattempo uno sciopero alla Şişecam Kromsan ve Salt Enterprise, stabilimenti chimici nelle città meridionali cosmopolite di Adana e Mersin, è stato procrastinato dal presidente Erdoğan in quanto considerato una “minaccia alla salute pubblica e alla sicurezza nazionale”. Questi lavoratori sono organizzati nel Sindacato dei Lavoratori del Petrolio, della Chimica e della Gomma affiliato alla Türk-İş, la maggiore confederazione sindacale di regime del paese. 550 operai si trovano attualmente in congedo non retribuito.


Montreal – Serrata alle Farmacie Jean Coutu

 I 680 lavoratori del centro di distribuzione delle Farmacie Jean Coutu di Varennes, un sobborgo di Montreal, sono senza contratto di lavoro dal 31 dicembre 2019. Lo scorso 24 settembre l’azienda ha deciso di porre termine alle trattative ricorrendo alla serrata. Il sindacato del magazzino, pur condannando questa mossa della direzione, ha rinnovato la disponibilità a negoziare: un atteggiamento molto debole.

I lavoratori sono preoccupati anche per la possibilità che sia subappaltata parte delle attività del magazzino e per il mancato rispetto delle clausole di anzianità.

Nel tempo si sono avute molteplici ristrutturazioni, riduzione dei salari e peggioramenti nelle condizioni di lavoro. La proprietà per controllare i lavoratori ha proposto anche l’utilizzo dei braccialetti elettronici – come in Amazon, dove stanno sperimentando metodi di sfruttamento sempre più sofisticati. Mentre i governi borghesi d’ogni colore propongono interventi legislativi uno dopo l’altro volti a ridurre la libertà di sciopero, i padroni possono sempre, e legalmente, usare la serrata per fiaccare la lotta operaia. Nel 2018, la fonderia di alluminio Bétancour per 18 mesi ha fatto la stessa cosa, schiacciando i lavoratori col ricatto economico.

Come uscire da questa situazione?

Oggi le centrali sindacali sono divenuti sempre più enti di cogestione delle aziende. Li chiamiamo sindacati di regime perché collaborano col padronato per preservare la salute dei profitti aziendali e delle economie nazionali, cioè del capitalismo. Anche quando si manifesta la buona volontà dei gruppi sindacali di fabbrica o territoriali, dei loro dirigenti e delegati nel guidare le lotte, questi si scontrano con una struttura che non vuole la lotta della classe lavoratrice, che l’ha ripudiata per sempre. I lavoratori sono alle prese con l’impalcatura giuridica borghese che cerca di impedire lo sviluppo del movimento di lotta, con i sindacati di regime che coadiuvano governo e padronato in questa opera, e con le divisioni della struttura economica e produttiva capitalista fra aziende e categorie.

La classe operaia è numericamente numerosa e compie il lavoro su cui ruota l’intera società capitalista. Il lavoro di gestione della produzione a fini del profitto è solo parassitario e così la classe sociale che ne trae beneficio e privilegio sociale. I lavoratori, che condividono gli stessi interessi economici e sociali, diametralmente opposti a quelli della borghesia, devono unire le forze solidali. Questo è l’unico modo che hanno per difendere le loro condizioni di vita.

Che si tratti di lavoratori del settore pubblico – insegnanti, infermieri, assistenti all’infanzia – o di impiegati nella piccola e grande distribuzione o di manovali o di magazzinieri come al centro Pharmacie Jean Coutu, la strada da seguire è quella dell’unificazione delle lotte al di sopra delle fabbriche, aziende, categorie e territori.

Lavoratori! Bisogna non restare isolati e non basta fare affidamento sui dirigenti o sui delegati sindacali combattivi per promuovere la lotta. Organizzatevi in comitati di lotta autonomi; cercate il sostegno di altri lavoratori in difficoltà e in lotta; collegatevi ad altri sindacati combattivi o a organizzazioni di lavoratori come il Centro dei Lavoratori Immigrati, che ha recentemente combattuto a fianco dei dipendenti di Dollarama; fate appello anche ai sindacati di lotta come Industrial Workers of the World, che sa come condurre lotte offensive e vittoriose. Sono i numeri e l’unità le vere armi dei lavoratori in lotta.


Ospedalieri canadesi

In risposta alla minaccia di privatizzare 11.000 posti di lavoro negli ospedali dell’Alberta, nel Canada occidentale, lunedì 26 ottobre diverse migliaia di lavoratori sono scesi in sciopero spontaneo in 45 strutture della provincia. I lavoratori sono membri dell’Alberta Union of Public Employees (Aupe): infermieri, tecnici di laboratorio, addetti alle pulizie, alla mensa, inservienti.

Le Infermiere Unite dell’Alberta (Una) sono solidali con lo sciopero: «Incoraggiamo i nostri iscritti a unirsi ai picchetti dei colleghi in sciopero e a non sostituire i lavoratori dell’Aupe in sciopero», ha detto il presidente dell’Una.

Le richieste dei lavoratori comprendono aumento del personale, revoca dei piani di privatizzazione della sanità pubblica e nessuna ritorsione contro gli scioperanti. In risposta allo sciopero il governo, attualmente del Partito Conservatore Unito, ha invocato il licenziamento degli assistenti, degli infermieri e la riduzione degli stipendi dei medici.

La sera stessa dello sciopero il Consiglio per i Rapporti di Lavoro dell’Alberta ha ordinato di interrompere lo sciopero “selvaggio”. I dirigenti dell’Aupe hanno detto che avrebbero notificato ai loro iscritti l’obbligo di obbedire alla direttiva.

Gli scioperi degli ospedalieri dell’Alberta vantano una tradizione combattiva nel Canada occidentale che risale alla One Big Union, ai minatori e ai carpentieri. 

Una organizzazione comune dovrebbe essere intrapresa in Alberta con i sindacati degli insegnanti che stanno affrontando simili minacce di privatizzazione. Anche i sindacati dei lavoratori delle poste e dell’edilizia hanno condotto di recente scioperi senza preavviso.

I lavoratori delle poste si sono organizzati attraverso reti di militanti sia all’interno sia all’esterno del sindacato. Sforzi simili da parte dei militanti sindacali per formare coordinamenti di lavoratori offrirebbero le basi per scioperi più ampi.

L’insegnamento degli scioperi selvaggi dei postini del 2016, che bloccarono le poste canadesi in tutto il paese – coi picchetti di solidarietà per aggirare le leggi che limitano lo sciopero e ne eliminano ogni efficacia – potrebbero essere la base per la crescita di un fronte unico dal basso per difendere gli interessi della classe operaia.


Portogallo – Sciopero delle mense scolastiche 

Con la crisi sanitaria la borghesia è ovunque alla ricerca di ogni opportunità per accrescere lo sfruttamento degli operai.

A Barcelos – cittadina di 120 mila abitanti nel Portogallo settentrionale – martedì 20 ottobre i lavoratori delle mense scolastiche sono scesi in sciopero chiudendo i refettori di sette istituti, due terzi del totale. I lavoratori accusano l’azienda – l’Unicelf – di aver ridotto l’orario di lavoro, e in proporzione il salario, di aver peggiorato i carichi e ritmi.

Infine è aumentata ancor di più l’incertezza dell’impiego. Di solito si lavorava da settembre a giugno con contratti rinnovati di mese in mese. Quest’anno i turni sono solo mattinieri o pomeridiani e la durata del contratto è diventata ancora più precaria, potendo il lavoratore essere lasciato a casa ogni inizio settimana invece che con un contratto di nove mesi. Ai licenziati non viene nemmeno corrisposta la liquidazione.

La quantità di lavoro è aumentata anche in conseguenza della necessità di sanificare gli ambienti e gli utensili. 

Il sindacato ha chiesto che tutti coloro che hanno lavorato nelle mense scolastiche nell’ultimo anno vengano assunti e che l’azienda ristabilisca i loro precedenti diritti: il pagamento del trattamento di fine rapporto dell’anno scorso e la riassunzione con la consueta formula contrattuale.

Si tratta del Sindicato da Hotelaria do Norte, affiliato alla Confederação Geral dos Trabalhadores Portugueses – la maggiore confederazione sindacale di regime in Portogallo. A seguito dello sciopero del 20 ottobre ha programmato uno sciopero nazionale per il lunedì 26, ma preavvisando le imprese che hanno potuto così organizzarsi per ridurre gli effetti della giornata di astensione dal lavoro. Lo sciopero per avere maggiore efficacia avrebbe dovuto essere dispiegato senza preavviso, condotto, se possibile, a tempo indeterminato e, se necessario, bloccando l’accesso agli istituti a merce e crumiri.

Lo sciopero ha avuto un buon esito, colpendo 200 istituti scolastici, soprattutto nel centro e nel Nord – mentre il Sud è notoriamente arretrato – e coi picchetti più partecipati a Coimbra e Porto.

Il 5 novembre è stato ingaggiato un altro sciopero nazionale della categoria, in risposta a 122 licenziamenti da parte dell’azienda Eurest. 

Ancora una volta, anche in Portogallo si conferma la necessità di un vero sindacato di classe.