Storia del Covid-19 e delle precedenti epidemie – ll comunismo libererà la scienza incatenata oggi al capitale
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È istruttivo passare in rassegna le trascorse epidemie del XX e XXI secolo. Alcune specie di animali selvatici sono vettori di agenti patogeni che possono passare ad altri animali, al bestiame degli allevamenti e quindi all’uomo. Gli animali domestici e da allevamento condividono il maggior numero di virus con l’uomo e, come i suini, ne sono portatori di un numero otto volte superiore a quello dei mammiferi selvatici. L’attività degli uomini entra così in contatto con virus di cui il loro sistema immunitario non è a conoscenza. I virus Ebola, Sida e Covid-19 hanno prosperato negli animali prima di infettare l’uomo.
L’influenza è una malattia virale trasmessa all’uomo dagli animali, infetta principalmente uccelli e pollame, e il passaggio all’uomo avviene spesso attraverso i maiali. È causata da un virus RNA caratterizzato da una significativa capacità di mutare e di integrare il materiale genetico di diversi virus. Alcuni dei virus influenzali umani sono derivati da virus mutanti, i cui geni sono la ricombinazione in suini e in polli di virus animali o influenzali precedenti. Circolano per un periodo di tempo variabile da un anno a un decennio e scompaiono, possono riapparire in inverno nei paesi temperati e tutto l’anno nei paesi tropicali e subtropicali. L’influenza, dei tipi A (il più virulento e a rischio di pandemia), B, C, D, causa di solito tra i 290.000 e i 650.000 decessi all’anno in tutto il mondo, per lo più bambini e anziani affetti da malattie croniche. In Francia, secondo l’Istituto Pasteur, ogni anno si registrano da 10.000 a 15.000 morti a causa dell’influenza stagionale, con 2-8 milioni di contagiati e una mortalità dello 0,1%.
I coronavirus, mutanti molto comuni, identificati nel 1965, appartengono a una famiglia ampia di virus con un RNA che codifica da 7 a 10 proteine. Con gli aculei delle loro corone, aderiscono alle cellule attraverso un recettore specifico per penetrare e moltiplicarsi. Sono diffusi negli uccelli e nei mammiferi e alcuni possono essere trasmessi all’uomo, essendo la terza causa più comune di infezione delle vie respiratorie superiori. Alcuni sono molto comuni, altri assai virulenti perché, come tutti i virus RNA, hanno una notevole variabilità genetica con le ricombinazioni. Le varianti più patogene attaccano le cellule polmonari causando asfissia e compromettendo le cellule delle pareti dei vasi.
La folle densità umana nelle mostruose e insalubri metropoli del capitale, l’allevamento intensivo degli animali, l’isteria del muoversi convulso, inutile e irrazionale di merci e di uomini imposto dalla iper-globalizzazione del sistema produttivo capitalistico sono il cocktail esplosivo per la diffusione di queste malattie. Non sempre le principali epidemie hanno avuto origine in Cina, come per interesse alcuni affermano. Solo che la Cina del XXI secolo sta producendo oggi dei virus nel contesto di esplosione delle sue attività industriali e di smisurato inurbamento, con condizioni di lavoro e abitative malsane, esattamente come gli altri grandi capitalismi nei secoli XVII-XIX.
Epidemie si sono avute nell’Inghilterra del XVIII secolo, dove il capitalismo si è sviluppato per primo e ha impiantato monocolture foraggere per l’allevamento di bovini, che si infettarono con bestiame importato dall’Europa.
L’epidemia di peste bovina in Africa nel 1890 ebbe origine in Europa, che allora stava vivendo una grande crescita dell’agricoltura; la portarono in Africa orientale gli italiani, poi si diffuse fino al Sudafrica (sterminò anche le mandrie del “suprematista bianco” Cecil Rhodes). Uccidendo l’80-90% del bestiame causò una carestia senza precedenti nelle società prevalentemente pastorali dell’Africa subsahariana, creò anche l’habitat per la mosca tse-tse, limitando il ripopolamento della regione.
La malattia di Lyme, causata da un batterio veicolato dalle zecche, prima di arrivare in Europa si era diffusa in Nord America dove decimò gli animali prima di passare agli esseri umani.
L’influenza del 1917-19 fu nominata spagnola perché solo la Spagna, non coinvolta nel conflitto mondiale, ne dette pubblica notizia, mentre altri governi imposero la disinformazione e il segreto militare: fu proibito di parlarne e che si prendesse alcuna misura di protezione. Per la sicurezza del capitale mondiale non erano morti abbastanza proletari sui fronti di guerra!
Era partita nel 1917 dal Kansas dove si concentravano allevamenti intensivi di suini e pollame. La sua diffusione ad un terzo della popolazione mondiale fu accelerata dalla guerra e dal movimento delle truppe. Uccise almeno 40 milioni di uomini, molti in India e in Cina, principalmente giovani adulti. Infine scomparve, in modo inspiegabile. L’alto tasso di mortalità era dovuto anche alla malnutrizione, alle condizioni di vita malsane dei soldati e della popolazione, con infezioni batteriche secondarie, e colpiva principalmente la popolazione più povera. Oggi sappiamo che la maggior parte dei decessi fu non per il virus ma per un batterio, la polmonite pneumococcica, oggi combattuta con antibiotici e un vaccino. Quel virus fu identificato nel 1931 nei suini: il virus A H1N1, che circolerà nell’uomo fino al 1957-58.
La pandemia influenzale nota come “asiatica” del 1956-58, dovuta alla ricombinazione nel virus A H2N2 di diversi altri tra cui H1N1 nelle anatre selvatiche nel sud-ovest della Cina, fu responsabile della morte di oltre due milioni di uomini in tutto il mondo, di cui 15.000 in Francia.
Il virus circolò per undici anni per portare infine alla terza pandemia influenzale del XX secolo: quella “di Hong Kong”, dall’estate del 1968 alla primavera del 1970. Il virus A H2N2, che nel frattempo aveva provocato epidemie di influenza stagionale, fu sostituito dal virus A H3N2. Partì dalla Cina centrale nel febbraio ‘68 e si disseminò per via dei trasporti aerei divenuti allora più accessibili, provocò un milione di morti, di cui 50.000 negli USA (autunno 1969) e 40.000 (inverno 1969-70) in Francia. Gli ospedali anche allora furono sopraffatti. Tuttavia la stampa internazionale rimase misurata e rassicurante, nemmeno venne fuori il termine “pandemia”, e passò quasi inosservata alla popolazione.
Fu allora iniziata la pratica della vaccinazione in massa e furono rafforzate le reti internazionali di allerta e ricerca.
È con le crisi economiche degli anni ‘75-82 e col varo dei piani di austerità a livello globale, che imposero in molti paesi la contrazione della spesa sanitaria, che si passò dalla sotto-informazione all’iper-informazione sui rischi infettivi. Dagli anni Ottanta, dopo la grande crisi economica, che convinse le borghesie mondiali alle politiche di austerità dello pseudo-liberalismo economico, iniziò anche la diffusione di informazioni sulle epidemie, come l’Aids e lo scandalo del sangue contaminato. La discrezione dei media si ribaltò nel suo contrario, denunciando i dirigenti infedeli, esperti di ogni tipo da allora si susseguono sugli schermi, spesso bisticciando fra loro, si impartiscono continue lezioni di igiene… Il catastrofismo diventa un genere di spettacolo che si ammannisce alla popolazione.
La malattia “della mucca pazza” alla fine del decennio 1980-1990, iniziata in Gran Bretagna, era causata da ruminanti nutriti con farina di animali malati. La presenza di una proteina anomala, il prione, per semplice contatto con i tessuti cerebrali causa una degenerazione neurologica irreversibile. La trasmissione agli esseri umani fu molto bassa ma lo “scandalo” mise in luce i percorsi oscuri delle filiere di produzione della carne.
La Sars, o sindrome respiratoria acuta grave, si è verificata nel 2002-2003 con un nuovo virus, il coronavirus. Apparve in Cina nel 1997, originata nei pipistrelli poi passata allo zibetto poi all’uomo. L’epidemia colpì 30 paesi ma uccidendo solo 800 uomini, e nessuno in Europa. Poi è inspiegabilmente scomparsa nell’agosto 2003.
L’influenza aviaria H5N1, variante del virus A, nel 2004 ha infettato le anatre selvatiche e gli animali domestici, polli e maiali, ma è difficile da trasmettere all’uomo. Nel 1983 quella epizoosi imperversò in Pennsylvania, costringendo a macellare 17 milioni di polli. E nel 2004 dal sud est asiatico si è diffusa nel resto del mondo. L’OMS ritenne possibile che potesse causare una pandemia umana con fino a 100 milioni di morti. Questo non è poi avvenuto.
La pandemia influenzale con il virus A H1N1 pdm09 del 2009 è nota come influenza suina. Questo virus apparve la prima volta in Messico in un allevamento, una variante H1N1 che riuniva segmenti virali di quattro virus di diversa origine: suino nordamericano, suino isolato in Europa e in Asia, aviario e dell’influenza umana. Le pubblicazioni ufficiali predicevano la possibilità di una mortalità estrema. I governi ordinarono una diffusa vaccinazione della popolazione. L’influenza, iniziata in estate, si concluse però improvvisamente a dicembre con l’arrivo dell’influenza stagionale.
Osserviamo qui che l’influenza stagionale di inizio 2020 con i soliti virus H3N2 e B non è circolata in presenza del Covid-19.
Nel 2014-2016 l’epidemia di virus Ebola con febbre emorragica, veicolata dai pipistrelli, ha infettato prima gli scimpanzé poi gli uomini. I primi casi comparvero nel 1976 in Congo, ma l’epidemia si è avuta nel 2014-2016 in Congo e in Africa occidentale nel 2018. Il tasso di mortalità fu spaventoso: 50% secondo l’OMS. Nel 2015 ci sono stati 20.000 infetti e 9.000 morti.
Nel 2010 ad Haiti l’epidemia di colera fu importata dai soldati nepalesi delle Nazioni Unite. Alla fine del 2012 il coronavirus Mers, la sindrome respiratoria mediorientale, proveniente dall’Arabia Saudita, zoonosi originata dai pipistrelli poi trasmessa ai cammelli, rimase misteriosamente localizzata.
Nel 2013 il nuovo virus H7N9 infettò gli uccelli e i polli degli allevamenti intensivi, fra gli uomini fece solo 250 morti e rimase localizzato in Cina.
Infine il Covid 19 ancora in corso. Come nel caso dell’influenza spagnola il virus ha potuto diffondersi rapidamente per l’accresciuta circolazione degli uomini. È apparso a Wuhan, nella Cina continentale, nel dicembre 2019. L’origine sarebbe nelle grandi colonie di pipistrelli della regione, passato poi al pangolino, una carne pregiata in Cina. Wuhan è una regione calda e umida, altamente urbanizzata e industrializzata. L’agroindustria con i suoi allevamenti intensivi preme contro gli affollati quartieri periurbani: concentrazioni di animali che favoriscono mutazioni e il diffondersi di virus. Possibile quindi che varianti virali siano passate alla specie umana. La mortalità all’inizio era molto alta perché i casi esaminati erano tutti già molto gravi, poi si è passati dal 5,6% allo 0,5%. La malattia si è diffusa nel resto dell’Asia e nel mondo attraverso il movimento degli uomini. Nell’80% dei casi i sintomi sono moderati e la mortalità riguarda principalmente persone molto anziane, con patologie o in stato di povertà. Alla malattia, che può passare inosservata soprattutto nei soggetti giovani, l’organismo risponde con una reazione immunitaria; in alcuni casi questa risposta è sproporzionata e si rivolge contro le cellule della mucosa respiratoria che trasferiscono l’ossigeno al sangue. Il Covid-19 provoca anche danni alle pareti vascolari. A questo punto la malattia non è più virale ma autoimmune. Ma molti elementi sono ancora incomprensibili. Perché le epidemie a volte rimangono localizzate, perché cessano, sono domande a cui la scienza non ha ancora dato risposta.
Camminano sulla testa
La corsa al profitto guida il mondo dominato dal modo di produzione capitalistico e dalla sua irrazionalità, facendo sprofondare nel caos la stessa intelligenza e istinto di sopravvivenza della specie. Questo genera la diffusione – ampliata dalla propaganda borghese – di una generale diffidenza verso la scienza e di aperture all’irrazionale e all’esoterico del “new age”. Ci si prostra davanti a una “anti-scienza,” un contrapporre ai metodi dello studio e della ricerca la pigra ignoranza e l’individualismo della piccola borghesia, che sbandiera il suo pessimismo, senso di impotenza, inutilità e morte, quasi rassegnata alla sua prossima rovina e assenza di futuro. Un “uomo” sempre “peccatore” del quale “la natura” sarebbe in procinto di sbarazzarsi alla svelta.
Perfino alla guerra in Iraq si cercò di dare un fine “ecologico”, la distruzione delle “armi chimiche”.
Dietro questi sentimenti il regime del capitale nasconde la sua incapacità di prevedere e predisporre piani di risposta ad emergenze del tutto prevedibili. Sarebbero delle spese inutili!
Sul piano sociale gli Stati intanto ne approfittano per vietare riunioni sindacali e manifestazioni di sciopero, ma giammai il lavoro nei ristretti ambienti delle fabbriche, dei cantieri, dei magazzini.
Ai danni della malattia è da aggiunge l’ubbidienza dei dirigenti anche sanitari non alla salute degli uomini ma a quella del capitale, assetato di guadagno e ormai preso per la gola dalla crisi economica, della quale l’abisso è stato enormemente approfondito dal crollo dei consumi, nonostante le fabbriche si escluda di poterle fermare mai. Gli operai debbono rischiare la vita, come soldati al fronte, nella spietata guerra economica e commerciale fra le varie borghesie mondiali.
Perché la grande paura della borghesia non è il Covid ma la rivolta che può montare nel mondo intero!
Solo il proletariato mondiale, armato delle sue organizzazioni economiche e del suo partito di classe, è in grado di preparare la sua dittatura che renderà possibile la distruzione del modo di produzione capitalista, mortale e criminale sempre, e di dare vita alla società comunista – le cui basi sono presenti da più di un secolo – con la sua forza vitale e la sua Scienza finalmente libera, posta al servizio dell’umanità intera.