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Gran Bretagna – La stretta del Covid sulla classe operaia

Categorie: COVID, UK

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Il Regno Unito è alle prese con la seconda ondata della pandemia di Covid-19. La gestione delle restrizioni sulla popolazione è stata lasciata alle amministrazioni decentrate in Scozia, Galles e in Irlanda del Nord, mentre l’Inghilterra resta sotto il controllo di Westminster.

Il primo blocco a marzo per limitare la diffusione della malattia ha chiuso tutte le attività e i servizi non essenziali. Il governo ha varato misure per concedere un sostegno ai lavoratori regolari licenziati, mentre anche molti padroni si sono affrettati a richiedere questo sussidio in base alla forza lavoro impiegata. Lo Stato avrebbe dovuto pagare l’80% dei salari, fino a un limite fisso, inizialmente fino alla fine di settembre, cosa poi prorogata fino alla fine di ottobre. Ma il ministro del tesoro ha dichiarato che il nuovo provvedimento non sarebbe stato così generoso, e che i licenziati avrebbero ricevuto solo i due terzi dei salari, per lo più pagati dallo Stato. Dopo le lamentele dei datori di lavoro, del Partito Laburista e dei sindacati, il contributo ai licenziati è stato esteso fino alla fine di marzo 2021.

Entro la fine dell’estate i licenziamenti erano già in atto nei settori delle linee aeree, turismo e della distribuzione, poiché il declino dell’attività economica ha portato al fallimento delle imprese. I licenziamenti e i disoccupati stavano aumentando a centinaia di migliaia.

I conservatori e i rappresentanti delle imprese hanno allora lamentato che il blocco nazionale era troppo restrittivo, in quanto alcune aree erano meno colpite dall’epidemia e dunque alcune imprese avrebbero potuto proseguire la propria attività. In seguito a queste lamentele è stato introdotto un approccio localizzato e decentrato riguardo agli spostamenti e ai contatti personali. Ognuno dei quattro Paesi del Regno Unito ha stabilito i propri livelli di restrizioni: l’Inghilterra ne ha tre, la Scozia cinque, il Galles ha optato per un coprifuoco di 17 giorni conclusosi di recente, mentre l’Irlanda del Nord è impegnata ad adottare sue severe misure.

In Inghilterra il sistema dei tre livelli è stato inizialmente applicato all’area della Grande Liverpool, rapidamente esteso al Lancashire centrale, a Manchester, poi, più in generale, a tutto il nord dell’Inghilterra. Londra e altre aree sono state spostate al secondo livello, seguite da altre regioni. Infine Westminster ha ordinato un altro lockdown nazionale di quattro settimane, finito il 2 dicembre.

A ciò in molte regioni si sono aggiunti i test di massa, in alcuni casi con la mobilitazione dell’esercito.

Il piano del governo di un sostegno fino a tutto marzo 2021 è stato accolto con entusiasmo da tutti i settori della classe capitalista, dalle imprese al Partito Laburista ai capi sindacali. Sono state stanziate ingenti somme per mantenere in piedi l’economia (soprattutto i padroni). È per il futuro delle imprese capitaliste che si preoccupano, mentre i lavoratori dovranno arrangiarsi. A pagare tutto, ciò nelle intenzioni del grande capitale, saranno il proletariato e la piccola borghesia. Ma il ministero del tesoro ha già suggerito un congelamento di tre anni delle retribuzioni nel settore pubblico, col pretesto che c’è stato un calo dei salari nel settore privato. Per rimettere in moto l’economia il piano è quello di spingere i disoccupati verso qualsiasi posto di lavoro.

Che fine farà la Brexit è tutt’altro che chiaro, ma la primavera vedrà forse un surriscaldamento, non certo solo del clima ma anche della lotta di classe.