Partito Comunista Internazionale

Quel desso

Categorie: Anarchism

Questo articolo è stato pubblicato in:

Quel desso che ha postillato sul “Libertario” di Spezia una nostra nota polemica di molti giorni addietro, intitolata “Anarchici”, mostra di non intendere il valore degli appunti che noi credemmo di muovere ad alcuni libertari i quali – poco dopo l’attentato al teatro Diana di Milano – si erano affrettati a dimostrare, con la testimonianza dei maestri dell’anarchismo, che l’anarchismo è contro la violenza.

I nostri appunti muovevano da ragioni dottrinarie… e politiche. Siamo in grado – modestia a parte – di poter dare qualche lezione d’anarchismo agli anarchici, ma ben ci guarderemo dal farlo. Sapevamo assai bene che l’anarchismo accetta il metodo violento da usare contro lo Stato borghese per abbatterlo e instaurare il nuovo ordine sociale; ed il citare – come fece il Fabbri – alcune opere sul regime anarchico per dimostrare che l’anarchismo, come regime sociale, è la negazione della violenza ci parve cosa, per lo meno, superflua e, politicamente, inopportuna.

Quando noi e gli anarchici siamo tacciati dagli avversari di violenti e di delinquenti, nonostante siamo a conoscenza della grande ignoranza che gli avversari hanno delle nostre dottrine, pensiamo che essi ci definiscono e ci odiano non tanto per quel che saremo domani ma per quello che siamo oggi.

Di fronte allo Stato borghese noi siamo partiti fuori legge: se un atto di violenza proletaria viene colpito dallo Stato, non valgono le nostre belle ragioni intorno alla fraternità dei rapporti sociali nei nostri regimi futuri a deviarlo dalla applicazione di sanzioni punitive.

D’altro canto non possiamo noi e gli anarchici, come organizzazioni, assumerci la responsabilità di atti che sono spontanea eruzione della esasperata condizione di schiavitù morale ed economica delle masse lavoratrici. Ma noi comunisti sappiamo interpretare tutti i fatti storici e gli episodi sociali che si svolgono quotidianamente. E, certamente, perdendo non poca popolarità, mentre i socialisti facevano aperta opera di delazione contro i partiti sovversivi e mentre alcuni anarchici facevano delle dichiarazioni… per lo meno inopportune, o scrivevano meno opportuni articoli sul pacifismo del regime anarchico o pubblicavano dichiarazioni ufficiali con carattere deplorativo del doloroso episodio di Milano, i comunisti lanciavano quel manifesto che a molti stupidi parve una confessione di complicità in omicidio, mentre voleva essere la chiara interpretazione di un fatto doloroso il quale non poteva essere considerato fuori del quadro generale della situazione sociale, la quale, sempre più aggravandosi, ci farà assistere a ben più tristi episodi.

Noi deploravamo e deploriamo l’intera situazione nella quale spasima il proletariato e non possiamo soffermarci a considerare i sanguinosi incidenti che tale situazione provoca a migliaia, da una parte e dall’altra degli eserciti in contesa.

Noi comprendiamo benissimo che la reazione scatenatasi in modo particolare contro gli anarchici, dopo l’attentato del marzo, mise costoro nella necessità di doversi difendere da ingiuste persecuzioni; ma certi documenti ufficiali o di singoli, in determinate occasioni, hanno importanza storica e divengono “precedenti” per l’azione avvenire. In queste occasioni, ove non si possa – per motivi di opportunità – dire una parola fredda e rigida che potrebbe – come a noi toccò – essere interpretata quale cinica confessione di colpevolezza, ci pare sia meglio tacere.