Partito Comunista Internazionale

Israele-Palestina: Una guerra per conto di Stati borghesi – Una oppressione nazionale – Una sola soluzione di classe e rivoluzionaria

Categorie: Capitalist Wars, Imperialism, Israel, Palestine

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15 maggio 2021

La violenza della guerra borghese si sta dispiegando ancora una volta in Palestina, seminando sofferenze e lutti. Un nuovo giro di vite nel regime di oppressione nazionale e di segregazione etnica dei palestinesi viene visto dalla borghesia israeliana come il mezzo per sopire gli effetti della crisi economica.

Ad accendere la miccia gli sgomberi delle case abitate da famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est, giustificati legalmente tramite il truffaldino recupero di titoli di proprietà risalenti all’Impero Ottomano, defunto da oltre un secolo. Il progetto è abbattere quelle case per costruire nuovi edifici destinati ad ebrei. Tale progetto risponde all’obiettivo di rafforzare il regime di segregazione etnica dei palestinesi e a esaltazione del nazionalismo israeliano.

Nelle scorse settimane un forte clima di tensione è cresciuto fra le vie di Gerusalemme. Da una parte si sono viste le proteste dei residenti palestinesi per opporsi alla pulizia etnica dello Stato israeliano, dall’altra le manifestazioni dell’estrema destra ebraica entrata nella città vecchia al grido di “morte agli arabi”.

Alle provocazioni poliziesche sulla Spianata delle moschee a Gerusalemme, in coincidenza con gli ultimi giorni del mese di Ramadan, sacro per i musulmani, sono seguiti tumulti della popolazione palestinese, presto estesi a tutta la Cisgiordania e, cosa in gran parte inedita, alle città di Israele in cui la componente palestinese-israeliana vive accanto a quella ebraica dal 1948.

Si è qui manifestato un fenomeno perverso, da secoli utilizzato dai regimi sociali morenti come sfogo e diversione del malcontento sociale, il più collaudato storicamente, sotto tutti i meridiani e paralleli, per garantire la conservazione sociale e per questo il più apprezzato dalle classi dominanti: il pogrom.

Elementi delle due componenti etniche hanno effettuato raid nei quartieri abitati dall’altra, incendiati edifici religiosi, saccheggiati esercizi commerciali, arrivando al pestaggio di singoli individui. Questi i frutti attesi della politica nazionalista perseguita tanto dal governo del capitale israeliano, quanto dagli Stati vicini, quanto da quelli di tutti gli imperialismi mondiali, in un crescendo di incessanti provocazioni.

Hamas, il partito borghese che si veste di estremismo religioso, che domina incontrastato nella Striscia di Gaza da 15 anni, da parte sua controlla il moto dei diseredati palestinesi per orientarli verso il nazionalismo e per conquistare influenza in Cisgiordania sulla rivale Fatah.

I lanci di migliaia di razzi sulle città israeliane partiti da Gaza, sottoposta da molti anni ad assedio da parte di Israele, hanno provocato morti e feriti fra la popolazione civile ebraica e ucciso due arabi. Pronta la scontata reazione di Israele, che ha dato avvio ai raid su Gaza provocando molte vittime, anch’esse fra la popolazione civile, questa volta palestinese. Frattanto le truppe israeliane mietevano numerose vittime fra quanti in Cisgiordania manifestavano contro l’inasprirsi del regime di occupazione, mentre anche a Gerusalemme si susseguono le proteste della comunità palestinese, insofferente del regime di apartheid imposto dallo Stato d’Israele e ribelle al regime di odiosa oppressione nazionale e di classe cui è sottoposta.

Ma quella fra lo Stato d’Israele e Hamas, benché “asimmetrica”, è una guerra fra Stati borghesi, che si combattono in procura di altri Stati più grandi e delle potenze imperiali mondiali.

Fanno parte di questa guerra anche i razzi lanciati sulle città israeliane. Come ha fatto Hamas a procurarsi queste armi, visto che tutto quello che entra nella Striscia è sottoposto al rigido controllo delle autorità israeliane?

Sbaglierebbero i proletari palestinesi a confonderla e a confidare in una guerra nazionale “anticoloniale”, di liberazione, che non potrebbero mai vincere perché le grandi potenze mondiali lo impedirebbero, ma anche perché la stessa borghesia palestinese non sarà mai disposta a sciogliere il suo abbraccio mortale con quella israeliana. Quella impossibile guerra nazionale è già fallita decenni or sono per il tradimento di tutte le borghesie arabe, legate a doppio filo con l’imperialismo.

Non di lotta anticoloniale si tratta. Israele non è il continuatore della dominazione coloniale che si manifestò in Palestina ai tempi del mandato britannico. Israele è un paese della catena imperialista in cui domina il capitale e la finanza mondiale.

Oggi la dominazione capitalistica all’interno dello Stato di Israele e nei territori occupati si regge sulla fattiva collaborazione fra la borghesia israeliana e la sua sorella minore palestinese, più debole e dunque assai servile nei confronti della prima, ma non per questo meno avida, cinica e spietata. Queste borghesie unite si sostengono a vicenda e, attraverso la guerra borghese, come le due ganasce di una morsa, stringono la loro presa sulla classe proletaria sia ebraica sia palestinese.

Il mantenersi e l’inasprirsi di questa guerra borghese, in cui a morire sono quasi esclusivamente i proletari, è utile a gettare nelle braccia delle rispettive borghesie sia i lavoratori di Israele sia i loro fratelli di classe palestinesi.

All’avanzare della crisi economica, con l’attacco alle condizioni di vita dei proletari, che si farà sentire sempre di più sui salari e sulla crescente precarietà, la classe dominante israeliana offre ai lavoratori ebrei la magra consolazione di una fittizia unità di Patria che esigerà di essere pagata a un sempre più caro prezzo di miseria e di sangue.

Noi comunisti internazionalisti sappiamo quanto sia difficile per il proletariato tornare sulla strada della lotta di classe questo, quando, nella guerra borghese la controrivoluzione si manifesta ancora più forte. Ma sappiamo anche che la borghesia non potrà conservare a lungo la pace sociale fra le classi.

La strada alla lotta di classe richiede l’affratellamento del proletariato israeliano con quello palestinese. I lavoratori di entrambi questi reparti della classe operaia mondiale romperanno allora ogni solidarietà con la propria borghesia.

Ai proletari ebrei diamo la consegna di sabotare l’infame oppressione nazionale che la borghesia di Israele impone ai palestinesi. Ai proletari palestinesi di rompere con la loro direzione nazionalista che li trascina al macello del conflitto armato borghese per poi consegnare i superstiti al mercato della schiavitù salariata, forza lavoro da svendere sotto costo.

La nostra consegna ai proletari palestinesi e israeliani è la loro unità di classe, per il ribaltamento delle rispettive borghesie nazionali, l’instaurazione della dittatura del proletariato, nella prospettiva della rivoluzione proletaria in tutta la regione e in tutto il mondo, e del superamento di ogni confine nazionale nella futura umanità liberata dal capitalismo e dalle sue patrie infami.

Soltanto il proletariato può spezzare la catena infernale delle guerre e delle non meno infami “paci” borghesi. Il proletariato soltanto può porre fine oggi all’oppressione nazionale dei palestinesi e di tutti i popoli oppressi. Soltanto il proletariato può porre fine al razzismo, male quest’ultimo del capitalismo di ogni clima. Soltanto il proletariato internazionale, organizzato nei suoi sindacati di classe e diretto dal suo partito, può sostenere la lotta dei suoi fratelli di classe di Palestina, sabotando la guerra borghese e riprendendo insieme con loro il cammino della guerra di classe per la rivoluzione mondiale, che sola potrà porre fine alle miserie del presente.