In Kurdistan la lotta di classe svela l’inganno della nazione
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In una imponente dimostrazione di lotta, gli insegnanti di Sulaymaniyah, nella regione del Kurdistan iracheno, nell’ottobre del 2023 avevano intrapreso un lungo sciopero destinato a protrarsi per quattro mesi. Questa azione di lotta non aveva soltanto un carattere economico, ma rappresentava anche una sfida diretta al potere politico saldamente nelle mani dei due maggiori partiti della borghesia curda d’Iraq: il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e l’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK).
Gli insegnanti, organizzati dal Consiglio dei Docenti Dissidenti—un organismo di base scaturito dalla lotta dei lavoratori— chiedeva il pagamento pieno e puntuale dei loro salari, dopo che il governo si era rivelato inadempiente sia sulle scadenze che sull’entità dei pagamenti. Questo sciopero, il più lungo nella storia recente della regione, metteva in luce lo sfruttamento sistemico dei lavoratori del settore pubblico, da tempo manipolati attraverso reti clientelari dirette dai partiti di governo. Queste reti sono funzionali al mantenimento dell’ordine capitalistico attraverso l’assunzione dei lavoratori negli apparati dello Stato in cambio di un atteggiamento di sottomissione a un partito governativo. Tuttavia questa diffusa pratica clientelare aveva dimostrato già da tempo la sua crescente inefficacia nel garantire la pace sociale.
Di fronte a salari pagati in ritardo e quasi mai per intero, a causa delle misure di austerità imposte dal Governo Regionale del Kurdistan (KRG), la richiesta degli insegnanti di pagamenti diretti dal governo federale dell’Iraq rifletteva una critica più ampia del ruolo della regione autonoma, in cui la pretesa di promuovere gli interessi della popolazione locale, si dimostrava sempre più come una maschera per nascondere i più inconfessabili interessi dei capitalisti. Lo sciopero degli insegnanti aveva visto una significativa partecipazione, con decine di migliaia di persone, anche esterne alla categoria, che si erano unite alle proteste settimanali, dimostrando la notevole forza potenziale della classe lavoratrice quando riesce a unirsi per difendere i propri interessi economici.
In alcuni casi, questa solidarietà si era espressa anche con azioni di sciopero, come fu nel caso dello sciopero dei vigili urbani del 28 gennaio di quest’anno. A causa dell’incapacità del governo di pagare i propri dipendenti, i lavoratori di varie categorie del pubblico impiego si erano uniti allo sciopero in diverse aree, rafforzando le richieste degli insegnanti ed estendendo la lotta. Nel frattempo i dirigenti dei sindacati strettamente allineati con i partiti di governo, facevano di tutto per minimizzare la portata della repressione, negando, contro ogni evidenza, le dure sanzioni inflitte agli insegnanti in sciopero.
Nonostante la repressione, in particolare nelle regioni controllate dal KDP, dove le proteste erano state spesso affrontate con arresti, il movimento aveva dimostrato una certa capacità di andare avanti. Gli insegnanti in sciopero di Sulaymaniyah dovettero affrontare l’entrata in azione delle forze di sicurezza che arrestarono alcuni di loro mentre tentavano di marciare verso la residenza del leader del PUK, Bafel Talabani. Questa risposta rientrava nelle usuali tattiche repressive dello Stato borghese per soffocare il dissenso della classe lavoratrice. I manifestanti allora denunciarono le pesanti misure di sicurezza senza lasciarsi intimidire.
In seguito la Corte Suprema Federale irachena decideva di trasferire la responsabilità del pagamento degli stipendi del Kurdistan da Erbil a Baghdad: un passo volto ad affrontare l’abituale inadempienza del Governo Regionale del Kurdistan nel rispettare i propri obblighi. Tuttavia, la nuova iniziativa del KRG “Il Mio Conto”—che obbliga i dipendenti pubblici a ricevere pagamenti digitali— infiammava ulteriormente la rabbia tra i lavoratori, che vedevano in essa un altro meccanismo di controllo da parte dell’élite clientelare al potere. Questa misura rientrava tuttavia in un quadro generale di modernizzazione dei sistemi di pagamento, volto a incoraggiare i lavoratori ad aprire conti in banca e ad effettuare pagamenti elettronici. Una linea questa seguita anche dal governo centrale di Baghdad che adottava provvedimenti analoghi. Non a caso, proprio nella capitale irachena, i benzinai si rendevano protagonisti di una protesta contro la diffusione dei self-service.
Qualche giorno fa è uscita la notizia che il KRG vorrebbe contrattualizzare 38.000 educatori precari con fondi regionali. Per le autorità locali sarà un’occasione per rilanciare la propria rete clientelare attraverso lo strumento della contrattualizzazione, dopo la decisione della Corte Suprema Federale irachena che in parte aveva esautorato il governo locale. I giovani lavoratori destinati probabilmente a una lunga fase di lavoro precario, saranno così costretti ad avere un conto in banca sul quale riceveranno i loro magri stipendi, mentre i flussi finanziari nelle banche del Kurdistan continueranno a gonfiarsi come fiumi in piena a beneficio della classe borghese.