International Communist Party

Prometeo (II) 1

Riprendiamo

II V Congresso dell’ I.C. tenutosi nell’ estate del 94, votava una risoluzione sulla quistione italiana addivenendo alla nomina di una nuova Centrale in sostituzione definitiva a quella eletta dal Congresso di Roma del 1922. Fu la nuova centrale che delibero, insieme con la soppressione della rivista dei terzointernazionalisti, anche quella di Prometeo che era al suo sesto numero, e che, grazie sovratutto alla collaborazione del compagno Bordiga, si era solidamente affermato nel campo proletario in Italia e fuori.

Prometeo era la rivista della corrente di sinistra del P.C.I, di quella corrente che, capeggiata dal compagno Bordiga, si riallacciava al movimento il quale, nel seno della federazione giovanile Socialista e dello stesso Partito socialista, aveva propugnato le stesse idee essenziali su cui si è poi costruita la III Internazionale. Dopo avere, anticipato al Congresso di Bologna del 1919 del P.S.I., il giudizio del compagno Lenin e della Internazionale Comunista sullo sviluppo del movimento rivoluzinario in Italia, la corrente di sinistra che aveva lottato per le direttive comuniste contro il blocco Critica sociale -Avanti!- Ordine Nuovo, polarizzava intorno ad essa le energie rivoluzionarie del proletariato Italiano e determinava con la scissione del Partito Socialista, la fondazione della sezione Italiana dell’ Internazionale Comunista. Al Congresso di Livorno del 1921 si accodò alla frazione astensionista il gruppo dell’ Ordine Nuovo, il quale prosternò allora la sua adesione, alle concezioni della sinistra e ne sostenne anche le posizioni politiche nei confronti della Internazionale fino al congresso di Roma del nostro partito, ed anche oltre, fino alla scissione tra riformisti e massimalisti, avvenuta nel 1922, alla vigilia della marcia su Roma.


L’ostentata adesione degli ordinovisti non era però il risultato di una spontanea corrispondenza della loro esperienza riesaminata alla luce delle direttive di sinistra. Tale adesione era invece dettata dalla necessità opportunista di tacere il dissenzo per attendere il momento propizio, per prepararlo nei corridoi del Comintern, data la assoluta impossibilità di minare la compattezza della base del partito che, guidata dal compagno Bordiga, fondava gruppi e sezioni al fuoco delle guerra civile e, nella disastrosa Caporetto socialista, all’ epoca del patto di pacificazione, dell’ attentato del Diana, ed in cento altre occasioni, dinanzi alle masse a volte sbigottite della violenza e dal terrore nemico, tracciava senza infingimenti o illusioni, insieme con la dura lezione degli avvenimenti, l’orientazione del cammino da riprendere attraverso la più accanita resistenza.

La corrente di sinistra, per bocca del compagno Bordiga, al secondo Congresso dell’ I.C. diede la sua completa e sostanziale adesione ai principi fondamentali ed alle tesi di Lenin di quel congresso. Nel contempo pero, lo stesso compagno Bordiga reclamava un esame più completo dei problemi tattici dell’ Internazionale. E già fin del 1920 egli espresse il suo disparere specialmente sulla questione inglese il cui corso successivo ha perfettamente confermato gli appunti del nostro compagno.


Senza affatto rinunziare alle stesse opinioni politiche e tattiche che avevano occasionato il dissenso con Lenin, la sinistra diresse il partito in Italiano; dopo che al terzo congresso dell’ internazionale una delegazione ne aveva espresso erroneamente le opinioni si presentò al IV Congresso con un atteggiamento più deciso di opposizione presentando delle proprie tesi in correlazione a quelle proposte al Congresso di Roma

Si è molto detto e si è troppo esagerato sul dissenso Bordiga-Lenin perché noi non sentiamo il bisogno di rimettere, nel corso di questo pubblicazioni, le cose nei giusti termini. Come sempre le lenti d’ingrandimento per presentare gli altri dissensi [testo illeggibile]- opportunisti per propinare, alla chetichella, le rinnovate formulette del revisionismo. Proveremo che, sia teoricamente che praticamente l’astensionismο del 1919 ed il partecipazionismo del 1924 di Amedeo Bordiga, sono equivalenti all’ astensionismo del 1905 ed al partecipazionismo del 1907 di Lenin. Proveremo che le dolorose esperienze degli ultimi anni della lotta rivoluzionaria, lungi dallo smentire, le critiche fatte dal compagno Bordiga le hanno sanguinosamente, confermate. Proveremo che il proletariato ha bisogno di militanti che non abbandonano la linea del fuoco né di fronte al nemico diretto, nè di fronte a quello occulto, all’opportunismo; mentre esso ha tutto da perdere, ed in situazioni favorevoli ha tutto perduto di quelle contingenze, dai militanti multiformi, dai mille pareri, senza principi, che allorquando il momento scocca sanno redigere contorti documenti per coprire i loro errori, ma non hanno appreso da Lenin, che pretendono insegnare agli altri, come si stende -al fuoco della battaglia- e non all’ ombra degli intrighi e delle manovre l’atto di morte della borghesia.

Il IV Congresso, trovò la sinistra ed il compagno Bordiga decisamente restii ad assumere la responsabilità politica della direzione del partito. La progettata fusione col partito socialista, la politica nuova del fronte unico e del Governo operaio, erano elementi più che sufficienti per giustificare le critiche del 2º Congresso e, nel contempo, per provare quale campo propizio si preparasse all’ opportunismo. E le dimissioni furono mantenute malgrado una lettera al compagno Bordiga del Comitato Esecutivo del partito russo che Lenin firmò a malincuore dopo avere incitato a ben riflettere sulla rinunzia alla collaborazione di Bordiga.

Gli avvenimenti tedeschi del 23 succedettero al IV Congresso, mentre nel seno del partito italiano le manovre compiute dal centro della Internazionale non avevano affatto scalfito le posizioni della Sinistra e, nel maggio 1924, alla vigilia del Ve Congresso, noi avevamo la quasi unanimità dei delegati ad una Conferenza Nazionale, del partito.

E’ vivo nei compagni il ricordo del IV Congresso che, volendo chiudere la tragedia tedesca del 23 nel frantumato bicchiere delle responsabilità particolari di questo o quel compagno, dispose un allettante scenario di sinistra e preparò l’ideologia operaista che va sotto il nome di bolscevizzazione.

Allora gli onori in tutti i partiti furono fatti a quelli che più forte seppero gridare contro il pericolo di destra localizzato in Radek-Brandler ed il pericolo di sinistra rappresentato da Bordiga. Tra quelli che più urlarono allora la loro fede nel presunto corso di sinistra, si trovavano a braccetto con gli ordinovisti italiani, gli anti-trotskysti francesi e tedeschi che oggi sarebbero passati nella palude dei rinnegati solo perchè non vogliono o non possono più recitare la parte che era stata loro attribuita.

La sinistra, di fronte al contrasto, tra le risoluzioni discorsi del V Congresso, ed il fatto che proprio in questa sede si iniziava il corso delle artificiose e condannabili soluzioni alla questione russa e al preteso trotzkismo, rifiutò la sua adesione alla sterzata a sinistra del centro direttivo dell’ Internazionale e fu l’unica corrente che dette il suo voto contrario alle tesi che furono allora approvate non escluse quelle patrocinate da Zinovief e riferentisi al Comitato Anglo-Russo. Il compagno Bordiga rifiutava decisamente, la carica alla vice-presidenza, dell’ Internazionale mentre la situazione interna del partito italiano veniva regolata nel senso di un obbedienza nostra alle direttive plitiche della Centrale, una collaborazione al lavoro di base del partito condizionata dalla completa libertà quanto alle dirigenza del partito ove la sinistra non partecipava.

Gli avvenimenti successivi al V Congresso, in Polonia, in Inghilterra, in Cina, in Austria, in Russia, che hanno appassionato il proletariato rivoluzionario, sono tutt’ oggi all’ordine del giorno e noi avremo l’occasione di esaminarne i molteplici aspetti nel corso delle nostre pubblicazioni. Tali avvenimenti hanno marcato, nella vita del proletariato e dell’ Internazionale Comunista, una tappa decisiva; essi formano ancora la materia infiammata intorno cui gironzolano i compagni responsabili delle disfatte nella vana speranza di occultare i loro errori, mentre, sospinti e trascinati dalle situazioni, macchiano irreparabilmente il loro passato rivoluzionario procedendo alle repressioni contro i compagni di sinistra dell’ Internazionale.

Intorno a questa materia infiammata sono nei diversi paesi gruppi e gruppetti che, partecipino anch’ essi delle stesse responsabilità dei dirigenti, sono poi passati all’ opposizione, senza che però alla luce dei fatti la loro conversione abbia dato al proletariato la prova che essa abbia un valore diverso dagli atti notarili che ad ogni stagione i dirigenti dei partiti comunisti stendono per confessare tale o tal altro errore.

La nostra corrente, che al V Congresso era sola all’ opposizione, trova nelle recenti fasi della lotta rivoluzionaria insieme con la giustificazione delle critiche mosse, gli elementi che, integrandosi con la sua non breve tradizione, forniscono i limiti entro i quali la nostra azione si svolgerà.

Dopo il 1924, il gruppo ordinovista ho preso la direzione del partito malgrado la votazione di quasi unanimità che abbiamo ricordata. Operato un opportuno aggiustamento nell’ apparato di partito, utilizzando a tale scopo 1’avvenuta fusione con i terzo-internazionalisti, la direzione iniziò, con una serie di ordini del giorno fatti presentare dai funzionari ai Congressi Federali, gli assaggi per la sacrosanta lotta contro la sinistra.

Attaccarne lealmente, decisamente le opinioni politiche, rispettare le decisioni del V. Congresso, fare una seria discussione, sarebbe stato il dovere di una direzione preoccupata di avviare la crisi ad una soluzione. Ma non questo si voleva dagli ordinovisti che, convinti anzi che con tali sistemi non avrebbero ottenuto lo sperato spostamento interno di partito che formava il pegno di non oche relazioni dell’ Esecutivo Italiano al C.B. dell’ Internazionale, scelsero il procedimento che meglio assicurava il successo: non si chiedeva agli organi di base del partito, alle assemblee dei militanti, quale, orientazione politica sentivano essi corrispondere alle esperienze accumulate nella dura lotta rivoluzionaria, se quella centrista o la sinistra; ma si chiedeva loro la votazione di ordini del giorno per l’entrata di Amadeo Bordiga nella centrale. Ottenuti i primi spostamenti e assicuratosi uno stato d’animo generale del partito meno ostile verso di loro, profittando della fusione e della campagna di reclutamento, i dirigenti aprirono la discussione per il III Congresso, ove, covato al fuoco dello scandalo contro il Comitato Centrale, trovo svolgimento a perdifiato la campagna contro la sinistra, scissionista e frazionista. I procedimenti di voto imposti al partito furono tali che nemmeno il mancato fascista Buozzi ne aveva azzardato di simili nella Confederazione per mantenere il suo potere contro i comunisti.


Il Congresso, doveva tenersi non sullo sfondo di un conflitto ideologico fra le due tendenze ma nella soffocante alternativa della scissione o unità, frazione o disciplinare e fu persino negata ai compagni che ad un tale dibattito non si volevano completamente rassegnare, la facoltà di astenersi, giacché i voti degli astenuti venivano considerati centristi.

Ed il risultato che non poteva mancare, lo si ebbe. Il partito che un anno prima, aveva confermato il suo attaccamento alle direttive su cui si era fondato, al Congresso del 1926 dava una stragrande maggioranza ai centristi e confinava la sinistra ad una minoranza irrisoria.

E’ la promessa, al centro direttivo dell’ Internazionale, era stata mantenuta secondo i sacrosanti dettami della democrazia. Difatti il sistema democratico offre di per sé stesso la valvola di sicurezza; basta l’assenza di scrupoli, basta l’abilità parlamentare, di mobilitare l’attenzione dei compagni per un’alternativa diversa dalla reale e che alletti i sentimenti più superficiali invece di sospingere alla riflessione, basta una manovra ordinata alla Giolitti dell’apparato di partito, ed il risultato ottenuto: la maggioranza è conseguita.

Ma dopo che il congresso aveva rappresentato in proporzioni minime la nostra corrente di sinistra, la nuova Centrale studiò subito il piano più opportuno di un nuovo attacco contro di nоі. E nel 1926-27 in Italia e fuori le espulsioni sono fioccate, la, campagna più oscena è stata sviluppata con un tono crescente regolato d’altronde sulla scala delle crescenti disfatte che una linea politica opportunista, costava al proletariato mondiale.

Abbiamo indicato alcuni dei momenti più importanti della vita della nostra corrente e abbiamo ricordato alcuni elementi per spiegare come si è riusciti a rappresentare numericamente come infima minoranza quella tendenza che fondò il partito in Italia sulla base di una analisi delle situazioni che la realtà non ha fatto che confermare. L’intrigo e la manovra hanno avuto temporaneamente ragione di noi sovratutto a causa del rincrudire della reazione e della difficile situazione fatta al proletario. Ma un partito comunista non è un’ addizione di compagni e di collegiali, esso è un unione di militanti rivoluzionari che combattono quotidianamente la loro battaglia. La democrazia parlamentarista ha potuto provvisoriamente modificare la situazione interna del partito che si ricomporrà nella pri [testo illeggibile] esperienze che verranno, e nel corso della lotta rivoluzionaria. Ridotti ad una espressione di minoranza, abbiamo vissuto questi ultimi due anni nel corso dei quali la bandiera dell’ Internazionale Comunista che era stata nuovamente ammainata nei lutti cinesi, è stata insozzata dalle misture di repressione contro un gruppo dei migliori bolschevichi russi. Abbiamo seguito questi avvenimenti cercando ogni occasione per richiamare l’attenzione dei proletari del partito sulla gravità dei passi che si andavano compiendo.

Questa ostinata opera di propaganda è stata ostacolata, passo per passo, dai dirigenti che, smaniosi di ridurre tutte le questioni politiche a degli incidenti personali e disciplinari non potevano darsi pace della serenità con cui compivamo il nostro dovere rivoluzionario.



Gli insulti, i provvedimenti disciplinari, le mortificazioni ‘distribuite in pubblico ed in privato, non hanno minimamente influito sulla nostra linea di condotta che non rispondeva e non doveva rispondere, agli interessi della difesa dei compagni di sinistra bistrattati, ma doveva rispondere agli interessi della lotta rivoluzionaria.

Era in corso nell’ Internazionale, e nel partito russo sovratutto la discussione che poteva anche concludersi con un avvenimento alla soluzione della nostra crisi. E noi abbiamo sostenuto con tutte le nostre forze il movimento che, senza rompere la disciplina all’ Internazionale, poteva giungere al risultato imposto dalle lezioni delle disfatte subite. Venne il Comitato Centrale del Partito Russo dell’ Agosto 1927. Stalin si era presentato con la proposta dell’espulsione di Trotzky e Zinoviel dal CC. Le riunioni precedenti del Bureau Politique avevano marcato delle esitazioni importanti nell’ organo direttivo del partito russo: Il Comitato Centrale dopo una serie di manovre non prendeva una decisione conforme alle pro-poste di Stalin. Fu un momento importante della crisi, i compagni russi ebbero il senso delle loro alte responsabilità e resistettero alla corrente stalinista che nell’Internazionale e nella Russia sovviettista aveva portato a conseguenze funeste per-la-lotta rivoluzionaria.

Ma venne immediatamente dopo la riunione dell’ Esecutivo Internazionale e lì fu riportata in proposta di Stalin. Quello che il Comitato Centrale russo non volle approvare fù deciso dalla riunione dell’ Esecutivo dell’ Internazionale. I dirigenti dei partiti esteri che hanno praticamente isolato il proletariato russo ed il suo partito al quale. non hanno saputo propinare che stantii ordini del giorno di solidarietà anti-trotszkista (1) nel settembre 1937 deliberarono l’esclusione di Trotszky e Zinoviev. Questa schiera di cortigiani, porta le maggiori responsabilità di fronte al proletariato russo ed Internazionale. Quello che è avvenuto poi era inevitabile. Il XV Congresso russo non è stato che una manifestazione accessoria e di dettaglio. Il più grave era già avvenuto attraverso falsificazioni di documenti, invenzioni di complotti, i capi del partito russo, che erano stati posti dagli avvenimenti in una posizione insostenibile, erano riusciti ad avere ragione del condottieri della rivoluzione rivoluzione russa che per difenderne i principi, per estenderne la portata fuori di Russia, avevano combattuto senza però conseguire un successo immediato. E le vie della deportazione si aprirono a Trotzský ed agli altri compagni mentre il XV Congresso Russo ed il IX Esecutivo Allargato imponevano l’accettazione della nuova teoria opportunista come condizione per la permanenza nell’ Internazionale.

E così, dieci anni dopo, l’Internazionale nata al fuoco di una vittoria rivoluzionaria, che aveva poi subito, disfatte in tutte le occasioni, rivoluzionarie, poteva registrare un solo successo positivo nella lotta contro un gruppo di fondatori dell’ Internazionale stessa.

Questa situazione nuova ha imposto alla corrente di sinistra di approfondire la manifestazione del suo dissenso. La condizione per la vittoria rivoluzionaria contro la borghesia è data da un’ organizzazione del proletariato rivoluzionario ove sono bandite le direttive politiche che ci hanno costato il Berlino del 23, il Londra del 21, lo Shangai e il Canton del 27.

La decisione del 9° Allargato proclama l’incompatibilità tra l’adesione al Trotzskysmo e l’appartenenza all’ Internazionale. Uscendo dal terreno dei termini convenzionali, si comprende la reale portata di tale decisione dalla sinistra, luce che getta su di essa la lotta contro le pattuglie di avanguardia del proletariato russo.

L’ora in cui la nostra crisi poteva essere risoluta senza fare ricorso alla frazione è trascorsa per colpa più che dei dirigenti stalinisti russi presi fra le tenaglie di difficoltà cui si son dimostrati inferiori, per colpa dei dirigenti degli altri partiti che hanno immobilizzato i partiti comunisti, hanno impedito che il proletariato degli altri paesi, sulla base di una visione reale dei gravi problemi in discussione, apportassero al proletariato russo il frutto ed il contributo delle loro esperienze. Quest’ ora è trascorsa; mantenere ancora il silenzio significava autorizzare il successo dell’ equivoco nelle nostre fila, la dispersione della reazione proletaria all’opportunismo, si che i prossimi eventi rivoluzionari avrebbero trovato il proletariato, completamente scompaginato.

E noi questo non potevamo volere. Fra i primi anzi i primi che abbiamo rilevato gli errori che si compievano nell’ Internazionale ci siamo decisi a dare vita alla frazione solo allorquando ogni ulteriore attesa della soluzione della crisi imponeva la rinunzia alla possibilità di intervenire efficacemente nella lotta rivoluzionaria.

E riprendiamo il nostro cammino ben decisi a tenere la strada e disposti a scendere su qualsiasi terreno ove ci si volesse chiamare, sia pure quello esaudiente della contabilità dei meriti verso la lotta rivoluzionaria.

Π partito comprenderà più presto di quanto non pensano i suoi, dirigenti e dipenderà dal ritmo delle situazioni che verranno se l’opportunismo sarà battuto nel seno dell’ Internazionale Comunista o se questa sarà travolta da un provvisorio successo del capitalismo, e sulla sua grandiosa esperienza, il proletariato rivoluzionario si troverà a dovere ricostruire la sua organizzazione. Per l’una come per l’altra prospettiva è condizione indispensabile che il silenzio sia rotto. E le nostre pubblicazioni, coordinate con l’attività della frazione che si porrà in primissima linea nella battaglia contro il nemico di classe, hanno lo scopo di porre detta condizione.



La Quistione Trotzky Pt.1

Amedeo Bordiga scrisse per L’Unità che lo pubblicò nel Luglio 1925 uno studio sulla discussione allora in corso nel partito russo. Riteniamo indispensabile ripubblicare questo importantissimo articolo che contiene gli elementi fondamentali per la comprensione dei problemi di attualità per il proletariato internazionale.

La discussione conclusa recentemente colle note misure adottate dal C. E. e dalla Commissione di controllo del Partito comunista russo contro il compagno Trotsky è stata originata esclusivamente dalla prefazione scritta da Trotsky al terzo volume della sua opera «1917» pubblicato in russo pochi mesi or sono, prefazione datata 15 settembre 1924.

La discussione sulla politica economica russa e sulla vita interna di partito, che prima aveva opposto Trotsky al C. C. di esso, era chiusa colle decisioni del XIII Congresso del partito e del V Congresso mondiale, e Trotsky non l’ha riaperta. Si accenna nella attuale polemica ad altri testi, come il discorso al Congresso dei veterinari, e l’opuscolo «Su Lenin», ma il primo data dal 28 luglio, epoca in cui erano a Mosca ancora le delegazioni al V Congresso e non sollevò polemiche, il secondo è stato scritto ancor prima e largamente citato dalla stampa comunista di tutti i paesi, senza che nessuna eccezione fosse sollevata dagli organi di partito.

Il testo della prefazione su cui verte il dibattito non è noto ai compagni italiani. La stampa comunista internazionale non lo ha ricevuto, e per conseguenza non avendo Trotsky nè altro scritto ulteriormente a sostegno di quelle tesi, ha pubblicato soltanto scritti confutanti la prefazione stessa. Quello che ha aperta la polemica contro Trotsky, ossia lo articolo della redazione della «Pravda» degli ultimi di ottobre, è stato pubblicato in appendice dall’«Unità». Quanto alla prefazione medesima, in italiano, ne è apparso un riassunto sulla «Critica fascista» N. 2 e 3 del 15-1 e 1-2 di quest’anno, e le prime pagine sono state riportate dall’«Avanti!» del 30 gennaio. In francese la prefazione intera è stata pubblicata nei «Cahiers du Bulchèvisme», rivista del P. C. francese, nei N.5 e 6 del 19 e 26-12-1924.

La prefazione a «1917» tratta degli insegnamenti della rivoluzione russa di ottobre dal punto di vista della corrispondenza del partito rivoluzionario al compito storico della lotta finale per la conquista del potere. Recenti avvenimenti della politica internazionale hanno posto questo problema: realizzandosi le condizioni oggettive storiche per la conquista del potere da parte del proletariato ossia instabilità del regime dell’apparecchio statale borghese, spinta delle masse verso la lotta, orientamento di larghi strati proletari verso il Partito comunista, come garantirci che questo risponda alle necessità della battaglia, così come rispose il partito russo nell’ottobre 1917, sotto la guida di Lenin?

Trotsky presenta questa quistione nel modo seguente. L’esperienza ci insegna che nel momento della lotta suprema in seno al Partito comunista si può manifestare la tendenza al formarsi di due correnti: una che intende la possibilità della insurrezione armata e la necessità di non ritardarla, l’altra che all’ultimo momento, sotto il pretesto che la situazione non è matura e che il rapporto delle forze tra noi e l’avversario non ci è favorevole, sostiene il rinvio dell’azione, e prende praticamente una posizione non rivoluzionaria e menscevica.

Nel 1923 questa tendenza ha avuto il sopravvento in Bulgaria, all’epoca del colpo di Zankof, e in Germania in ottobre, determinando la desistenza dalla lotta che poteva arrecarci il successo. Nel 1917 essa si manifestò in seno allo stesso partito bolscevico, e se fu battuta si deve a Lenin, la cui formidabile energia impose ai riluttanti il riconoscimento della situazione rivoluzionaria e l’ordine supremo di sferrare l’azione insurrezionale. Occorre dunque studiare il contegno, nel 1917, della opposizione di destra contro Lenin nel partito bolscevico, e raffrontarlo con quello degli avversari della lotta sorti tra le nostre file in Germania nel 1923 e nei casi analoghi.

Il linguaggio dei fautori del rinvio della lotta e la loro attitudine politica collima talmente nei due casi da porre la quistione delle misure da prendere, nella Internazionale, perché prevalga nei momenti decisivi il vero metodo leninista, e non siano eluse le possibilità storiche della rivoluzione.

La conclusione più importante che emerge, a nostro parere, dalla efficace analisi cui Trotsky sottopone la preparazione e la effettuazione della lotta di ottobre in Russia, è che la riluttanza della destra non si presenta solo come un errore nella valutazione delle forze e nella scelta del momento della azione, ma come una vera incomprensione di principio del processo storico rivoluzionario, e come la proposta che questo prenda uno sbocco diverso da quello della dittatura del proletariato per la costruzione del socialismo, in cui sta il contenuto vitale del marxismo rivoluzionario rivendicato e realizzato nella storia dall’opera di gigante di Lenin.

Ed infatti il gruppo dei compagni dirigenti del partito bolscevico che allora si oppose a Lenin non sosteneva soltanto che si doveva ancora attendere, ma contrapponeva alle parole programmatiche leniniste: dittatura socialista del proletariato, tutto il potere ai Soviet, scioglimento dell’Assemblea Costituente, altre formole, come una combinazione dei Soviet e di un Parlamento democratico, il governo di tutti i partiti soviettisti, ossia d’una coalizione di comunisti e socialdemocratici, e ciò non come espedienti tattici di transizione ma come forme permanenti della rivoluzione russa. Si urtavano dunque due concezioni di principio: la dittatura soviettista retta dal Partito comunista, ossia la rivoluzione proletaria in tutto la sua potente originalità, come fatto storico dialetticamente «opposto» alla rivoluzione democratica borghese di Kerensky, che è il concetto leninista; e la spinta a sinistra, il completamento, la difesa dallo straniero, della rivoluzione del «popolo» contro lo zarismo, ossia del successo della borghesia e della piccola borghesia.

Sottilmente nota Trotsky, sintetizzatore magnifico e senza pari tra i viventi, di esperienze e verità rivoluzionarie, che nel periodo rivoluzionario i riformisti si spostano dal terreno del socialismo «formale» ossia della vittoria della classe proletaria ottenuta coi metodi democratici e legali borghesi, al puro terreno della democrazia borghese, diventando i paladini e gli agenti diretti del capitalismo.

Parallelamente un’ala destra del partito rivoluzionario va di fatto ad occupare il posto lasciato libero da costoro, riducendo la propria funzione a quella di invocare una «vera democrazia proletaria» o qualcosa di simile, quando è il momento di proclamare il fallimento di tutte le democrazie e muovere alla lotta armata.

Questa valutazione della attitudine di quei bolscevichi che non furono allora con Lenin è indubbiamente grave, ma essa emerge dalla esposizione di Trotsky attraverso citazioni documentate -non smentite- delle dichiarazioni dei destri medesimi e di Lenin in risposta ad essi.

La necessità di sollevare questo problema risulta poi dal fatto che non abbiamo più Lenin, e che senza di lui abbiamo perduto il nostro ottobre di Berlino: fatto di portata storica internazionale che spezza ogni considerazione di opportunità e di quieto vivere interno. Trotsky vede questo problema in modo analogo a quanto la sinistra della delegazione italiana sosteneva al V Congresso: l’errore tedesco non può essere liquidato riversandolo sui destri che allora dirigevano il partito germanico, ma esige la revisione della tattica «internazionale» dell’Internazionale e la verificazione del suo modo interno di organizzarsi di lavorare e di prepararsi ai compiti della rivoluzione.

Il dissidio nel partito bolscevico alla vigilia della rivoluzione può seguirsi come una serie di vigorosi interventi di Lenin per rettificare la linea ed eliminare le esitazioni. Già nelle sue lettere dalla Svizzera Lenin aveva iniziata questa sua opera. Al suo arrivo egli si pone decisamente contro il «difesismo», оssia la attitudine tenuta, tra l’altro, dalla «Pravda», che spronava i lavoratori alla guerra contro i tedeschi per salvare la rivoluzione. Lenin stabiliva che noi avremo una rivoluzione da difendere quando al governo non saranno gli opportunisti agenti della borghesia, ma il partito del proletariato.

E’ noto che la «parola d’ordine» del partito bolscevico era stata fino allora quella della «Dittatura democratica del proletariato e dei contadini». Nel suo scritto Trotsky non pretende affatto che questa formola fosse sbagliata, che essa fallì storicamente, e che Lenin la sostituì con una formola equivalente alla «Rivoluzione permanente» sostenuta da Trotsky e dai suoi amici in altri tempi. Ben al contrario Trotsky rivendica la giustezza di quella formola come la concepiva e adoperava il genio rivoluzionario di Lenin, ossia come parola tattica e di agitazione da adoperare prima della caduta dello zarismo, e che difatti si realizzò in quanto dopo lo zar non si ebbe in Russia una pura democrazia parlamentare borghese, ma un dualismo tra un debole Stato borghese parlamentare e i nascenti organi del potere proletario e contadino, i Soviet. Ma appena apertasi questa fase in cui la storia ha confermato la giustezza dello «schema» leninista e bolscevico della rivoluzione, Lenin si porta subito -come orientamento della politica del partito se non come successione esterna delle formole di propaganda- sulla posizione più avanzata di allestire la seconda e la vera rivoluzione, di andare con la insurrezione armata alla dittatura socialista e soviettista del proletariato, si intende guidatore sempre delle falangi dei contadini in lotta per la loro emancipazione dal regime agrario feudale.

Trotsky scolpisce il problema della incomprensione del vero genio strategico di Lenin da parte di quelli che, come tra i tanti nostrani massimalisti, invocano ad ogni piè sospinto la sua teoria e la sua pratica sul compromesso e sulla elasticità di manovra. Lenin manovra, ma la manovra non fallisce mai la visione dell’obiettivo supremo. Per altri, troppo spesso la manovra diviene fine a sé stessa e paralizza la possibilità della conversione rivoluzionaria, attraverso cui vediamo in Lenin la «souplesse» cedere il posto alla più implacabile rigidità nel volere la rivoluzione, nello sterminare i nemici e i sabotatori.

Lenin stesso, con passi citati da Trotsky, stigmatizza questa incapacità ad adattarsi alle nuove situazioni rivoluzionarie, e lo scambiare una formola di polemica indispensabile nell’epoca precedente ai bolscevichi, con un «non plus ultra» per la loro politica ulteriore. Sta tutta qui la grande quistione della tattica comunista e dei suoi pericoli di cui discutiamo da anni, a parte le conclusioni che si possono raggiungere con l’obiettivo di ovviare a questo dannoso «escamotage» del vero contenuto rivoluzionario degli insegnamenti di Lenin.

Trotsky espone come per Lenin sia sempre stato chiaro che la rivoluzione russa, anche prima dell’avvento del socialismo in Occidente, passando per la fase transitoria della Dittatura democratica ossia per una fase piccolo-borghese, doveva arrivare alla fase della dittatura integrale comunista.

I destri, col preconizzare un governo di coalizione operaia e deprecare la lotta insurrezionale, mostravano di far propria la posizione menscevica, secondo cui la Russia, anche liberata dallo zarismo, doveva attendere che la rivoluzione socialista trionfasse negli altri paesi, prima di scavalcare anche le forme della democrazia borghese.

La prefazione di Trotsky bolla energicamente questo errore, veramente caratteristico dell’antileninismo.

Questi problemi furono energicamente dibattuti dal partito nella conferenza di aprile 1917. Da allora Lenin non cessa di ribadire potentemente l’idea della presa del potere. Egli batte in breccia l’inganno parlamentarista, chiama «vergognosa» più tardi la decisione del Partito di partecipare al Pre-parlamento, assemblea democratica provvisoria che si convoca in attesa della elezione della Costituente. Fin dal luglio egli, pure seguendo col massimo di attenzione la evoluzione dell’orientamento delle masse e sapendo imporsi un periodo di attesa dopo l’«assaggio» e ricognizione della insurrezione fallita in quel mese, pone in guardia i compagni contro gli stessi inganni della «legalità soviettista». Egli cioè dice che non bisogna legarsi le mani rimandando la lotta, non solo alla convocazione della Costituente, ma altre sì a quella del II Congresso dei Soviet, e alle decisioni della maggioranza di questi, che potrà ancora restare agli opportunisti, dopo che l’ora di rovesciare colle armi il governo democratico sarà già scoccata.

Egli disse in un certo momento, è noto, che avrebbe portato il Partito al potere anche senza i Soviet: tanto che alcuno dei destri lo chiamò blanquista per questo. E Trotsky (su cui vorrebbero puntare i campioni imbecilli della democrazia contro la tesi dittatoriale bolscevica) avverte ancora una volta i compagni europei, che nemmeno dei Soviet ci dobbiamo fare un feticismo maggioritario: il nostro grande elettore è il fucile nelle mani dell’operaio insorto che non pensa a deporre le schede ma a colpire il nemico.

Ciò non esclude il concetto leninista sulla necessità di avere con noi le masse, e la impossibilità di sostituire all’azione rivoluzionaria di esse quella di un pugno di uomini risoluti.

Ma, avute le masse, e qui sta l’argomento in discussione, occorre un partito e uno Stato maggiore che non frappongano tra esso e la lotta diversivi e tergiversazioni.

«Possiamo aspettare le masse, e lo possiamo, ma il partito non potrà, pena la disfatta, farsi aspettare da esse»: ecco una maniera di formulare il tremendo problema, che essendo la borghesia mondiale ancora in piedi in mezzo alla sua crisi, pesa su tutti noi.

Il 10 di Ottobre del 1917 il C. C. del partito bolscevico delibera la insurrezione. Lenin ha vinto.

Amadeo Bordiga

Dichiarazione di Bordiga in nome della Sinistra

Parlerò pacatamente e con pieno senso di responsabilità. Le cose che dico saranno gravi per tutti noi e per il partito, ma si è voluto creare la situazione incresciosa che mi costringe a dirle. Indipendentemente da ogni considerazione di sincerità e purezza maggiore o minore degli individui, io devo qui dichiarare a nome della Sinistra, che i procedimenti che qui si svolgono, non solo non hanno scosso le nostre opinioni, ma costituiscono con la preparazione e organizzazione del Congresso, col programma che si è esplicato, l’argomento più formidabile per la severità del nostro giudizio.

Io devo dichiararvi che il metodo che qui è in azione, e che culmina in un’imposizione, dopo aver attraversato tutto lo svolgimento contro cui noi abbiamo protestato, se resta in voi un residuo di capacità marxista e rivoluzionaria a giudicare partiti e situazioni politiche, ci appare dolorosamente ma sicuramente come metodo deleterio agli interessi della nostra causa e del proletariato.

Si, i sistemi attuali, quelli con i quali si è organizzato questo Congresso, non sono metodi utili per l’elevazione dell’educazione rivoluzionaria del proletariato e del suo partito, non sono, come paiono a voi rappresentanti operai, l’espressione dell’unità e della disciplina, ma esasperano la divisione, inaspriscono il frazionismo, preparano la dilacerazione del partito, e il fallimento della battaglia proletaria.

Il gruppo che è stato artefice di questa politica, io sono costretto a dirlo ora che avete deliberatamente rifiutato la nostra proposta di leale, onesta, disciplinata convivenza nel partito senza la nostra forzata inclusione nella Centrale, quel gruppo a cui ci troveremo vicino al Comitato Centrale se voi non intenderete come sia pericoloso il giungere fino in fondo di questa atroce situazione, noi lo consideriamo come l’esponente del disfattismo opportunista visibilmente avanzato nel partito del proletariato.

Noi crediamo nostro dovere, giunti a questo punto della nostra esperienza di gruppo, il quale, al di sopra delle cifre in cui è piaciuto tradurre la pretesa consultazione del partito, se è o s’illude di essere il rappresentante di un’autentica corrente della classe operaia rivoluzionaria, noi crediamo nostro dovere di dire senza esitazioni e con completo senso di responsabilità questa grave cosa, che nessuna solidarietà potrà unirci a quegli uomini che abbiamo giudicati, indipendentemente dalle loro intenzioni e dai loro caratteri psicologici, come rappresentanti dell’ormai inevitabile prospettiva dell’inquinamento opportunista del nostro partito.

Il procedimento che vediamo assicurarsi un apparente trionfo, che sembra a qualcuno di voi suscettibile di essere salutare, urta talmente con tutto il nostro chiaro e continuo impostamento del problema, traducendosi in una tale ripugnanza per la situazione in cui volete soffocarci, che noi, pur avendo saputo fare tutte le rinunce, per impedire che si rovinasse il partito, siamo sicuri oggi di rendere un servizio alla causa facendo sì che quel procedimento e quel metodo debba dare fino in fondo le esperienze che è capace di dare, perché il proletariato possa giungere a capirlo e a respingerlo al più presto possibile sia pure in una crisi dolorosa del suo cammino.

Se io, se noi siamo vittime di uno spaventevole errore nel valutare così quello che avviene, allora davvero dovremo essere considerati indegni anche soltanto nel partito e dovremo sparire agli occhi della classe operaia. Ma se quella antitesi spietata che noi sentiamo porsi è vera e ci riserva nell’avvenire dolorose conseguenze, allora per lo meno potremo dire di avere lottato fino all’ultimo contro i metodi esiziali che intaccano la nostra compagine, e di avere portato, resistendo ad ogni minaccia, un po’ di chiaro nel buio che qui si è voluto creare. Ora che ho dovuto parlare, giudicate come volete.

La Conferenza di Sinistra

Nel mese di Aprile scorso si è tenuta la Conferenza di Sinistra. Presenti dodici delegati di gruppi.

All’inizio dei suoi lavori la Conferenza ha votato alle unanimità il seguente ordine del giorno:

La Conferenza di Sinistra dell’ Internazionale Comunista iniziando i suoi lavori, manda un saluto di solidarietà al militanti rivoluzionari che sfidando e raccogliendo la bestiale reazione, capitalista, mantengono alto la bandiera del comunismo rivoluzionario.

All’ordine del giorno vi erano importantissime questioni: Una compagna ha fatto la relazione sulla situazione internazionale e sui compiti della sinistra

Sono state discusse con la partecipazione di buona parte dei presenti le risoluzioni del XV Congresso del P.C.R.; le posizioni delle diverse, opposizioni, la questione russa, la questione cinese e la questione italiana.

Malgrado l’assenza forzata del nostro Maestro Bordiga i lavori svolti danno l’affidamento che la nostra attività avrà delle ripercussioni benefiche nel tormentoso processo di chiarificazione che sta svolgendosi nel seno della Comintern e quindi nelle masse del proletariato rivoluzionario.

La risoluzione più importante è senza dubbio la conclusione del dibattito svoltosi con passione e serietà da tempo sconosciuta nei partiti comunisti, specialmente sulla situazione internazionale, alla quale erano state abbinate le questioni russe, cinese e inglese, Queste questioni permisero a tutti i compagni di confrontare la nostra posizione durante l’ottobre tedesco del 23 e di dimostrare quanto fossero errati gli insegnamenti che da questa grave sconfitta proletaria, la Comintern aveva tratto al V Congresso.

E’ falso che la tattica era buona ma che fu male applicata. L’errore consisteva invece nel credere che con una elasticità di manovra si potesse affrettare il processo rivoluzionario e restare padroni di noi stessi. I fatti ormai hanno dimostrato clamorosamente, confermando in pieno le nostre previsioni, che tali manovre, mentre non accelerano il processo rivoluzionario, disorientano il proletariato ed il partito e fanno si che quando viene il momento rivoluzionario il partito è la prima e sola vittima delle sue stesse manovre.

La conferenza esaminando le risoluzioni del XV congresso del partito russo sull’ edificazione del socialismo in un solo paese rileva che questa posizione prettamente piccolo borghese è determinata da un pessimismo anti comunista nei confronti della rivoluzione mondiale, e che essa rappresenta una correzione al programma del partito comunista mondiale tendente a divenire la giustificazione teorica della strada opportunista sulla quale le forze che si sono sviluppate nel seno della Comintern indirizzano i partiti comunisti. Per fronteggiare questo pericolo e per trarre, gli insegnamenti indispensabili dalle sconfitte, che il proletariato ha subito nel campo internazionale, la Conferenza si è pronunziata per la costituzione della frazione nel seno dei partiti comunisti.

La frazione di sinistra ha dei compiti vastissimi fra i quali i più importarti sono:

  1. Intervenire nella crisi dei partiti comunisti per risolverla in senso rivoluzionario;
  1. Studiare tutta l’attività dell’ Internazionale Comunista per trarre i dovuti insegnamenti da tutti gli errori commessi e dalle sconfitte subite;
  1. Preparare il 6º Congresso mondiale sostenendo la partecipazione degli espulsi, imprigionati e deportati che hanno lottato per l’applicazione delle tesi fondamentali del 2º Congresso mondiale. Sostenere altresì che in tale sede dovranno essere discusse le tesi presentate dalla Sinistra per il tramite del compagno Bordiga.

Il proletariato mondiale può ancora, attraverso il 6º Congresso, raddrizzare Ia sua organizzazione, ma è condizione indispensabile una completa rivoluzione nella Internazionale, che si concluda con l’abbandono delle direttive politiche del 15º Congresso russo, dell’ 9 Allargato, con una serie di misure organizzative contro i dirigenti, responsabili e il ritorno dei deportati degli espulsi, che seppero indicare in tempo le degenerazioni che condussero alla disfatta.

Un altro dei problemi importanti che la Conferenza ha dovuto risolvere è stato l’esame delle diverse opposizioni. Da tutti fu rilevato che nessun gruppo rappresenta ancora la base per l’organizzazione di tutte le forze sane che nel PCR esistono per il raddrizzamento del Partito. Nessun gruppo sulle quistioni fondamentali come “il fronte unico”, “partito e masse”, “governo operaio e contadino” hanno una posizione soddisfacente. Questo fatto è molto significativo.

Per una parte tutto andava bene fino al IV Congresso mondiale, per altri invece, la degenerazione ha cominciato dopo il V Congresso, e via di seguito. La verità sta nel fatto che questi differenti gruppi furono liquidati dalla bolscevizzazione in epoche diverse, ed ognuno è disposto a far coincidere la propria liquidazione con l’inizio della degenerazione. Il tutto per essi si risolverebbe con il ritorno al IV al V Congresso.

Per noi il problema è molto più complesso e si ricollega direttamente al disparere del compagno Bordiga sul processo di costituzione della III Internazionale. Il corso degli avvenimenti ha dimostrato che i il compagno Bordiga aveva ragione. L’Internazionale C. non è riuscita nella sua attività ad eliminare dal suo seno l’opportunismo.

Come sempre il germe opportunista nel seno del proletariato si nasconde dietro frasi rumoreggianti e solamente in periodi di depressione o in momenti decisivi per la conquista del potere da parte del proletariato, esso manifesta tutti i suoi lati negativi, con delle conseguenze disastrose per il movimento proletario. Ottobre tedesco, Aventino in Italia, Comitato Anglo-Russo, blocco delle quattro classi in Cina, teoria del Socialismo in un solo paese in Russia.

D’altra parte la Conferenza non ha potuto fare a meno di riconoscere che se tutti i gruppi opposizionisti sono su di un falso terreno quanto alle loro piatta forme politiche, questi gruppi influenzano degli strati operari sanissimi di cui bisogna, tener conto. Sarà compito della frazione di svolgere con mezzi adeguati un serio lavoro di assimilazione di questi strati sani orientandoli su un terreno di sinistra, mettendo a nudo la insufficienza delle loro posi zioni.

Questo lavoro sarà facilitato dagli ultimi avvenimenti che hanno reso diffidenti tutti i compagni di fronte agli sproloqui ufficiali ed alle autocritiche addomesticate degli organismi dirigenti. I proletari comunisti sentono invece la necessità di vedere più da vicino come stanno le cose, prima di approvare a tutto spiano, come fino ad oggi è avvenuto ed in parte avviene ancora.

Questo sempre maggiore interessamento per controllare l’azione del partito da parte della base non puo’ essere che un sintomo incoraggiante per chi come noi ritiene ancora che il capitalismo non ha risoluto per un lungo periodo la sua crisi.

Un altro dei problemi che la Conferenza, prima di esaurire i suoi lavori, ha esaminato, è stato il nuovo corso che pare abbia iniziato la Comintern. In Russia, alquanto in ritardo, pare si sia scoperto che i Kulak e la Burocrazia rappresentino dei pericoli effettivi per la rivoluzione proletaria. Per ciò i nostri giornali parlano di lotta contro i Kulak e di arresti e destituzioni di burocratici. E’ strano però, che coloro che avevano denunciato molto tempo prima questi pericoli, furono perciò chiamati social democratici, pessimisti, contro rivoluzionari ecc., ed oggi, anziché essere richiamati ai loro posti di combattimento, siano tenuti lontani dal lavoro di partito, se pure, come avviene in Russia, non sono anche in prigione o deportati. E’ strano che la lotta degli organismi dirigenti contro la sinistra non accenni a diminuire.

La conferenza ha definito e spiegato questi fatti come un tentativo dell’opportunismo di tranquillizzare, di placare nel seno del proletariato cosciente le ripercussioni che la lotta del centrismo contro la sinistra aveva provocato nel seno del proletariato cosciente il quale, di fronte al precisarsi del pericolo, comincia a risvegliarsi all’ attività politica. La sinistra ha per compito di denunziare ai partiti comunisti ed al proletariato l’impossibilità di una vera lotta senza quartiere contro le forze antiproletarie nel seno dello stato Russo e della Comintern senza una preventiva reintegrazione nelle file di tutti a gli elementi di sinistra eliminati per aver denunciato questi stessi pericoli. Deve denunciare l’impossibilità di una ripresa rivoluzionaria e classista della Internazionale Comunista se preventivamente non si sono esaminate alla luce di una discussione Internazionale le ragioni delle sconfitte recenti.

L’impossibilità di riprendere la marcia in avanti senza avere prima purificato l’Internazionale Comunista della sua cancrena: l’opportunismo, ed il suo precursore: il centrismo, in tutte le sue mascherature.

LA RISOLUZIONE DELLA CONFERENZA

  1. Costituirsi in frazione di Sinistra nell’ Internazionale Comunista
  2. Eleggere un Comitato Centrale Provvisorio.
  3. Pubblicare un quindicinale che si chiamerà Prometeo
  4. Costituire dei Gruppi di Sinistra che avranno lo scopo della lotta senza quartiere contro l’opportunismo e gli opportunisti, Tale lotta, richiamandosi al Manifesto dei Comunisti, alla tesi dell’IIº Congresso della III Internazionale; alle tesi di Roma; alle tesi per la Conferenza Nazionale del P.C.I, alle tesi presentate da Bordiga al V Congresso Mondiale, alle tesi presentate dalla Sinistra al II Congresso del P.C.I., Infine alle tesi presentate dalla Sinistra al Congresso di Lilla della S.F.I.C. ca latti gli scritti del compagno Bordiga.

5) Assegnarsi come scopo immediato:

a) la reintegrazione di tutti gli pulsi dalla Internazionale che si richiamano al Manifesto del Comunisti e accettano le tesi del II Congresso Mondiale

b) Convocazione del VI Congresso Mondiale solta la presidenza Trostky.

c) Messa all’ordine del giorno del VI Mondiale l’espulsione dall’ Internazionale di tutti gli elementi che dichiarano di solidarizzare con le risoluzioni del XV Congresso Russo.