Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Il Sindacato Rosso (I) 1922/13

Un’azione mancata

La parata fascista di domenica scorsa, magramente riuscita del resto – si è chiusa col bilancio di una sede operaia devastata e di un giovine ferroviere ucciso. La massa operaia davanti a questo tragico episodio, attendeva da parte degli esponenti delle proprie organizzazioni una parola d’ordine che significasse adeguata e immediata risposta alla gesta degli schiavisti. Essa credeva che bastasse l’annuncio della costituzione dell’«Alleanza del Lavoro» perché d’ora innanzi le parole fossero sostituite dall’azione. Invece l’Alleanza del Lavoro si è rifiutata di lanciare la parola d’ordine. Essa che pochi giorni prima aveva ritenuto indispensabile riallacciare pubblicamente la propria adesione all’ideologia democratico-borghese del rispetto della libertà per tutti, non ha voluto peccare di inconseguenza affidando il rispetto della libertà propria all’azione della classe lavoratrice. Si è limitata, perciò, alla distillazione di uno dei soliti manifesti, i quali oltre che a mettere in rilievo la propria insufficienza e la incomprensione assoluta del momento che stiamo attraversando, servono meravigliosamente a coprire di ridicolo l’intera classe operaia.

Il rifiuto di agire da parte dell’Alleanza del Lavoro di Milano è tanto più grave in quanto esso si ripercuoterà sinistramente in ogni regione d’Italia. Non sappiamo se per fortuna o per disgrazia, ma oggi siamo ancora a questo: che tutte le città di provincia, prima di decidersi a qualche passo di una certa importanza, sogliono guardare a quanto si fa, o si è fatto, a Milano. A ragione o a torto Milano è considerata, non solo la capitale morale d’Italia, ma anche come la testa pensante della classe lavoratrice. Se Milano parla e agisce anche le altre città si muovono, ma se essa si rinchiude in un superiore silenzio o in una più bassa patia, tutto il movimento della penisola ne risente le conseguenze immediatamente.

Questa verità – che non è stata distrutta dal fatto che la campagna, prima della città ha creato il fascismo e la guardia bianca – è perfettamente compresa da tutti gli esponenti dell’«Alleanza del Lavoro» di Milano; eppure, tutti, all’unanimità, socialisti, sindacalisti e anarchici, si sono rifiutati di rispondere al delitto fascista con lo sciopero generale e di dare in tal modo non solo una prova d forza agli avversari, ma anche un magnifico esempio a tutto il proletariato italiano. Essi hanno creduto più opportuno dare ascolto ai consigli della Prefettura piuttosto che a quelli della massa e dei partiti operai.

Questo incredibile contegno, che getta una luce tutt’altro che simpatica sui responsabili del movimento operaio milanese, si è tentato di spiegarlo mediante la insensibilità morale e la mancanza di coraggio dei responsabili dell’Alleanza. Può darsi che questo sia in parte vero. Noi riteniamo però che nel caso attuale le ragioni sieno ben più gravi e profonde.

Così è certo che il punto di vista dal quale l’«Alleanza del Lavoro» ha giudicato il tragico episodio di domenica scorsa è assolutamente degno di giudici di pretura urbana e non di rappresentanti della classe lavoratrice.

Essi, anziché giudicarlo per quello che effettivamente è, vale a dire per un episodio della guerra che si combatte fra proletariato e borghesia, e arrivare quindi, logicamente, a fare intervenire la classe in difesa di sé medesima, hanno voluto, in un primo momento separarlo da tutti gli avvenimenti della giornata, per ritenerlo in seguito come un puro incidente di carattere privato in cui l’essenziale è ricercare chi ha ragione e chi ha torto, chi è stato il primo e chi il secondo …

Procedendo in tal modo sono giunti fatalmente al magnifico risultato di far versare una lagrima per la povera vittima e a dire una parola di sdegno per gli omicidi. E niente più!

L’Alleanza del Lavoro così come è attualmente costituita non può assolutamente rispondere alle necessità di lotta della classe operaia. Essa non è l’espressione diretta delle masse, ma un compromesso più o meno sincero dei funzionari, dei dirigenti. Costoro rappresentano non solo dei principi diversi e dei metodi diversi, ma sono legati anche alla disciplina dei rispettivi organismi i quali si trovano spesso in una posizione si reciproca concorrenza e deliberano in riunioni e congressi nettamente distinti. Ora se questi funzionari volessero portare in seno all’«Alleanza del Lavoro» tutte le loro prevenzioni, il compromesso salterebbe di un colpo, e l’Alleanza – dei capi – andrebbe in frantumi.

L’unico terreno, quindi, favorevole, perché quest’Alleanza si mantenga è quello dell’inazione, è l’incrocio delle braccia, è il nulla. E il nulla noi avremo sempre, fino a quando all’Alleanza dei capi non si sostituirà l’Alleanza effettiva, organica della classe lavoratrice.

Perché ciò avvenga bisogna però, che le masse rompano gli indugi e si facciano avanti. Bisogna, come ha chiaramente indicato il nostro Partito e la Internazionale dei Sindacati Rossi di Mosca, che in tutte le località i lavoratori tutti, a qualsiasi organizzazione appartengano, si riuniscano in grandi comizi, e ivi, dopo aver preso delle deliberazioni tassative e inequivocabili sugli obiettivi da raggiungere e sui metodi da adottare, nominino i propri rappresentanti per l’Alleanza del Lavoro. Siccome in questo periodo di reazione e di disoccupazione, la massa dei disorganizzati è fortissima e ha perciò una grande importanza, sarà bene propugnare che all’elezione dei delegati possano partecipare anche gli operai che sono fuori delle organizzazioni.

I delegati in tal modo eletti, si convocheranno a congresso che sarà quello della vera «Alleanza del Lavoro» e là, seguendo il principio democratico, prenderanno le decisioni definitive.

Avremo così un nuovo organismo che raccoglierà realmente tutte le forze del proletariato italiano e il quale, avendo ricevuto esplicito mandato, non si vedrà sbarrato il passo da dubbi o da dissensi al momento dell’azione.

I capi sindacali, se davvero furono mossi dall’intenzione di giovare al proletariato allorquando addivennero al compresso dell’Alleanza, non potranno opporsi a questa reale fusione di tutte le energie lavoratrici, e tanto meno potranno impedire che esse si manifestino direttamente anziché attraverso i quadri burocratici attuali, ossia attraverso le loro persone.

Essi, qualora ne permanga la necessità, continueranno ad esplicare le attuali mansioni in seno ai singoli sindacati; ma non impediranno con dei veti che non potrebbero essere tollerati, la esplicazione della genuina volontà della classe; poiché in tal caso non solo dimostrerebbero di anteporre l’interesse proprio a quello della massa sfruttata, ma autorizzerebbero questa massa istessa a passare decisamente sul loro corpo onde effettuare quelle azioni e quelle conquiste delle quali non può farne a meno più oltre.

Le mozioni approvate dall'esecutivo

Dichiarazioni delle delegazioni italiane, francese e spagnola

Ecco nel loro testo integrale le mozioni che sono state approvate e quelle presentate alla recente riunione del Comitato Esecutivo Allargato dell’Internazionale Comunista.

Sul fronte unico

Il Praesidium aveva presentato sul fronte unico la seguente mozione:

«L’Esecutivo allargato conferma le tesi approvate in dicembre sul fronte unico ed incarica il praesidium in collaborazione con le Sezioni più importanti di affrettare i primi atti pratici che devono essere immediatamente iniziati nei vari paesi per l’applicazione della tattica stabilita, la quale dovrà evidentemente essere adattata alle condizioni dei singoli paesi».

In seguito alle deliberazioni prese dalla Commissione, la mozione sul fronte unico è stata ritoccata dal compagno Trotzki. Ecco il testo definitivo di essa:

«Dopo la discussione che eliminato i malintesi e che ha provato come la tattica proposta dall’Esecutivo non significhi in nessun modo indebolimento dell’opposizione al riformismo, ma continuazione e sviluppo della tattica seguita dal III Congresso e dalle singole Sezioni nazionali, l’Esecutivo Allargato conferma le tesi approvate in dicembre sul fronte unico. Incarica il praesidium di fissare, in collaborazioni con le delegazioni delle Sezioni più importanti, le misure pratiche immediate che dovranno essere prese subito nei rispettivi paesi per l’attuazione della tattica stabilita la quale, è superfluo rilevarlo, dovrà essere adattata alla situazione dei singoli paesi».

A questo testo definitivo dell’Esecutivo, le Sezioni francese, italiana e spagnola, hanno opposto la seguente mozione:

«Il Comitato Esecutivo Allargato dichiara che le tesi del Terzo Congresso relative all’appello alle masse e all’unione di tutti i lavoratori per un’azione di classe a favore delle rivendicazioni immediate del proletariato, devono essere applicate scrupolosamente da tutte le Sezioni dell’Internazionale Comunista, approfittando della tendenza ad unificarsi nella lotta che si manifesta fra gli operai. Proclama però che quest’azione necessaria deve essere condotta all’infuori di ogni riavvicinamento formale con i partiti politici, incapaci di soddisfare efficacemente anche le più urgenti esigenze della classe lavoratrice».

La Conferenza delle tre internazionali

Per quanto riguarda la Conferenza cui l’Internazionale di Vienna ha preso l’iniziativa, convocando insieme alla II Internazionale, la Internazionale Comunista e le Centrali sindacali, l’Esecutivo presentò la mozione seguente:

«L’Esecutivo Allargato dell’Internazionale Comunista informato delle proposte dell’Unione viennese dei partiti socialisti, si pronuncia per la partecipazione dei Partiti dell’Internazionale Comunista alla Conferenza progettata.

L’Esecutivo Allargato dell’Internazionale Comunista propone, da parte sua, di fare partecipare alla Conferenza anche tutte le Confederazioni e le Associazioni sindacali nazionali e internazionali: l’Internazionale Sindacale Rossa, l’Internazionale Sindacale di Amsterdam, la C.G.T. unitaria francese, l’Unione Sindacale italiana, la Federazione del lavoro d’America e altre Associazioni sindacali autonome.

L’Internazionale Comunista crede inoltre necessario d’invitare alla Conferenza le principali organizzazioni sindacaliste, anarchiche, la I.W.W., i Shop Stewards, i Consigli di fabbrica, ecc. La Conferenza internazionale deve così divenire una rappresentanza effettiva e universale di tutte le Organizzazioni operaie del mondo. La Conferenza mondiale delle Organizzazioni operaie deve porsi un solo grande compito: l’organizzazione della lotta difensiva della classe operaia contro il capitalismo internazionale. I capitalisti di tutti i paesi sono passati ad un’offensiva sistematica contro la classe operaia. Ovunque i salari sono ridotti, l’orario di lavoro prolungato, la miseria dei disoccupati cresce, le tasse e il caro-vita aumentano.

L’imperialismo mondiale approfitta delle scissioni che esistono nella classe operaia e tenta di versare sulle spalle dei lavoratori il peso delle conseguenze finanziarie ed economiche della carneficina mondiale.

La politica imperialista continuata nel dopo-guerra e che trova la sua espressione più tipica nel trattato di Versailles, ha diviso il mondo in nuovi campi rivali; essa conduce a nuovi tentativi di alleanze imperialiste che fatalmente genereranno nuove guerre. Washington e Genova sono due tappe di questa nuova spedizione di saccheggi dell’imperialismo mondiale; sono officine in cui si preparano le guerre future.

Gli stessi capi dell’Unione internazionale degli operai dei trasporti (aderente ad Amsterdam) e recentemente anche l’Internazionale metallurgica (anche essa aderente ad Amsterdam) hanno denunciato al proletariato l’imminenza di questo pericolo. Di fronte ad una tale situazione è necessario che tutti gli operai serrino le file senza indugio, per la difesa dei loro interessi più elementari e primordiali. Chiunque in queste circostanze si oppone alla formazione del fronte unico di tutti gli operai, dimostra con ciò solo di essere favorevole al fronte unico degli operai con la borghesia.

L’Internazionale Comunista propone che nella prossima Conferenza non siano discusse che le questioni, le quali si riferiscono all’azione pratica immediata delle masse operaie. L’ordine del giorno della Conferenza non può avere che un obiettivo: quello di raggiungere l’unità nella azione delle masse operaie; quale può essere immediatamente realizzata, nonostante le divergenze essenziali esistenti di ordine politico. Gli operai che si rendono perfettamente conto dei motivi profondi di queste divergenze, esigono tuttavia nella grande maggioranza della classe operaia l’unità d’azione per la difesa degli interessi urgenti e vitali del proletariato. Questa volontà imperiosa che scaturisce dalle profondità delle masse operaie concorda completamente con l’atteggiamento dell’Internazionale Comunista.

L’Internazionale Comunista mantiene immutata la sua concezione fondamentale sui compiti della classe lavoratrice nel periodo rivoluzionario attuale. Essa afferma che solo la dittatura del proletariato e il sistema soviettista possono salvare il mondo dall’anarchia capitalistica. Ma l’Internazionale Comunista sa ugualmente che la via che conduce alla battaglia finale passa attraverso la lotta delle masse operaie, unite contro gli attacchi della classe capitalistica; ed è perciò che è pronta a partecipare ad una conferenza internazionale che intenda porsi al servizio di una azione proletaria unitaria.

L’Internazionale Comunista accetta l’ordine del giorno della Conferenza proposto dall’Internazionale di Vienna: lotta difensiva contro l’offensiva capitalista e lotta contro la reazione e propone di completarlo coi punti seguenti:

1. – Preparazione della lotta contro le nuove guerre imperialiste (vedere le mozioni approvate dalle Associazioni sindacali affiliate ad Amsterdam).

2. – Azione di soccorso per la riorganizzazione della vita economica della Repubblica dei Soviety (vedi il manifesto dell’Internazionale di Amsterdam, specialmente quello relativo ai soccorsi agli affamati).

3. – Ricostruzione delle regioni devastate e Trattato imperialista di Versailles.

L’Esecutivo Allargato è d’avviso che di fronte alla Conferenza mondiale è necessario che la Conferenza internazionale delle organizzazioni operaie si riunisca contemporaneamente alla Conferenza di Genova, com’è già stato suggerito, su proposta di Stauning, dal Partito socialista danese appartenente alla II Internazionale.

Lo sviluppo degli avvenimenti assicura la vittoria alle idee comuniste nel seno del proletariato mondiale. Più rapida sarà l’unione delle grandi masse della classe operaia per la difesa di suoi interessi più elementari, più vicina sarà la vittoria del Comunismo».

A questa mozione le delegazioni francese, italiana e spagnola hanno opposto la seguente dichiarazione:

«Il Comitato Esecutivo Allargato informato dell’invito rivolto dall’Internazionale di Vienna all’Internazionale Comunista per partecipare ad una Conferenza comune coi capi della II Internazionale, dell’Internazionale due e mezzo e dell’Internazionale Sindacale di Amsterdam, delibera di non accettare tale invito».

La mozione dell’Esecutivo ha raccolto 46 voti, quella della minoranza 10.

Per la disciplina

Subito dopo il voto, a nome delle tre delegazioni italiana, francese e spagnola il compagno Marcel Cachin ha letto la seguente dichiarazione:

«Compagni, abbiamo eseguito un mandato di cui siamo stati incaricati. Abbiamo detto le nostre ragioni e difeso sino al voto le nostre risoluzioni. A noi sembra che i riformisti di tutti i paesi si allontanino ogni giorno di più dalla classe operaia; che essi svolgano una politica contraria alla difesa quotidiana del proletariato. Siamo persuasi che in ogni circostanza saranno gli avversari e i sabotatori del vero fronte unico delle masse lavoratrici.

L’Esecutivo è d’accordo con noi a questo riguardo, anche se non ha interamente accettato il nostro punto di vista.

Ci inchiniamo davanti alla maggioranza che ha accettato la tattica proposta dall’Esecutivo e vi chiediamo di considerare con grande attenzione il significato del voto. Tre paesi si sono trovati d’accordo su riserve comuni. Constatiamo d’altra parte con soddisfazione che con reiterate dichiarazioni l’Esecutivo Allargato si è impegnato a tenere grandemente conto di questa situazione per l’attuazione pratica delle sue decisioni. Quanto a noi, compagni, potete essere sicuri che in questa occasione, come in tutte le altre, rimaniamo disciplinati e fedeli alle risoluzioni della III Internazionale. I dibattiti che terminano oggi hanno mostrato che essa rimane più che mai all’avanguardia del proletariato rivoluzionario mondiale».