Guerra, lubrificante del capitalismo
Categorie: Capitalist Wars, USA
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La stampa d’informazione pubblica ora i dati complessivi del commercio estero degli Stati Uniti, confrontandoli con quelli relativi agli anni dell’anteguerra. Li riportiamo testualmente:
Anno 1952: le esportazioni sono ammontate a 14 miliardi e 865 milioni di dollari, e le importazioni a 10 miliardi 534 milioni di dollari, con un saldo attivo di 4 miliardi 331 milioni di dollari.
L’incremento delle esportazioni americane è coinciso con lo scoppio e lo sviluppo della guerra coreana. Ogni anno di guerra ha segnato un aumento dell’eccedenza attiva della bilancia commerciale americana, che ha registrato le successioni seguenti:
Anno 1950: 1416 milioni di dollari.
Anno 1951: 4056 milioni di dollari.
Anno 1952: 4331 milioni di dollari.
Se poi si confrontano i dati del periodo post-bellico e della guerra coreana con quelli dell’anteguerra, appare ancora più evidente la funzione di potente stimolo della produzione capitalista, e quindi di rafforzamento del capitale, che svolge la guerra imperialista. Nel triennio 1935-38, secondo la fonte che utilizziamo, la media annua delle esportazioni americane era stata di 2964 milioni di dollari e la media delle importazioni 2484 milioni di dollari, con un saldo attivo di soli 480 milioni di dollari.
Ma le guerre non servono solo a sgombrare il terreno al mai interrotto processo di concentrazione del capitale, su cui poggia la potenza dei centri mondiali dell’imperialismo. Conseguentemente all’inaudito espandersi della produzione e del commercio degli Stati Uniti, che dovevano fungere durante il secondo massacro mondiale da arsenale e dispensa dei popoli «combattenti per la libertà», e alle cui fonti di armi e di scatolette tutti i Governi del blocco cosiddetto antifascista attinsero, copiosamente, non esclusi i mangiamericani del Cremlino, doveva corrispondere il degradamento economico dei paesi dell’Occidente Europeo. L’incremento di nove volte dell’eccedenza attiva della bilancia commerciale americana corrisponde infatti a gravi insanabili deficit nelle bilance commerciali degli Stati Occidentali. Questi hanno bisogno di acquistare merci dagli Stati Uniti, ma non posseggono i mezzi finanziari (dollari) per pagarle. Si è assistito perciò, negli scorsi anni, al «controsenso economico» delle sovvenzioni in dollari concesse dagli Stati Uniti agli Stati dell’Europa Occidentale, tramite il Piano Marshall, i prestiti, il M.S.A., le commesse. L’unico mezzo possibile, in tempo di pace, per l’abolizione delle condizioni di asservimento economico dell’Occidente europeo è dato dalla vendita di merci europee sul mercato americano, ma ciò equivale a volere l’impossibile, dato che il consumo di prodotti europei porterebbe alla chiusura o all’indebolimento delle ditte americane produttrici di merci similari.
Il capitalismo non fa che applicare a mali incurabili rimedi temporanei che riescono solo a dilazionare nel tempo gli inevitabili conflitti sul terreno politico e militare. Le stesse cause che provocarono la supremazia americana nel mondo, preparano la rivolta contro l’America. Al punto cui è arrivata l’evoluzione storica due vie sono possibili: o essa sarà capitanata da Stati concorrenti, quali potrebbero essere la Russia o l’Inghilterra, o da ambedue coalizzate, o l’una essendo l’alleato «quisling» dell’altra (ogni previsione sicura in tale campo è oggi impossibile) ed allora si ripeterà ancora una volta la guerra imperialista per una nuova spartizione del mondo. Oppure la rivolta contro l’oppressione e lo sfruttamento sociale esercitato e garantito dal centro imperialista mondiale di Washington sarà guidata dal proletariato rivoluzionario, il cui campo di alleanza è limitato esclusivamente ai popoli coloniali lottanti per la liberazione dall’imperialismo bianco, e solo in questo caso si tratterà di una lotta per l’effettiva distruzione del baluardo reazionario rappresentato dall’imperialismo di Wall Street.
La strapotenza economica dell’America non è opera dei soli Americani: vi hanno contribuito due guerre mondiali che sono costate un centinaio di milioni di morti appartenenti a tutte le razze della Terra. Nulla può, contro tale irrefutabile dato di fatto, la propaganda sciovinista sotto veste umanitaria della stampa dei capitalisti americani. Sarà dunque l’America, sottratta al dominio del capitalismo e controllata dal proletariato mondiale, a costituire il centro motore della produzione socialista mondiale. I prodotti dell’industria americana sono necessari al mondo, ma il mondo non possiede i mezzi di pagamento necessari. Il commercio e il denaro su cui si fonda la stessa potenza capitalistica vi si oppongono. Solo la rivoluzione proletaria, che cancellerà il mercantilismo e il dominio dell’oro, potrà spezzare l’assurda camicia di forza che l’imperialismo americano impone alle forze produttive, convogliandole verso il baratro della guerra.