Partito Comunista Internazionale

Il razzismo è a difesa del capitalismo – Solo il comunismo lo può sradicare

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La violenza, apparentemente cieca, esercitata dagli agenti dello Stato borghese nelle ultime settimane negli Stati Uniti e la energica ed estesa risposta dei lavoratori in genere, richiedono dei confronti storici.

Vengono subito in mente le proteste e i disordini provocati dall’assassinio di Martin Luther King nel 1968 e quelli che seguirono l’assoluzione dei poliziotti che massacrarono Rodney King nel 1992. Più recente la rivolta di Baltimora del 2015, provocata dall’assassinio di Freddie Gray, per il quale, ricordiamo, nessun poliziotto è mai stato condannato dalla “giustizia” borghese. A questi e altri episodi hanno seguito ampie mobilitazioni del proletariato nero.

Eppure, nonostante risposte vaste e vigorose come quelle attuali, continua a ripetersi lo stesso ciclo di brutalità e di omicidi. Perché questa violenza borghese continua? e c’è cosa che possa fermerla?

Nel 1919 Rosa Luxemburg scriveva «la miglior difesa sta nel colpire con forza». La risposta del proletariato a qualsiasi attacco nei suoi confronti può consistere solo nell’accrescere la sua forza. Ma azioni efficaci volte a conquistare diritti pratici per i proletari sono possibili solo attraverso loro estese e robuste organizzazioni.

Le fondamenta del razzismo negli Stati Uniti, come in ogni altro paese moderno, sono queste: i lavoratori di colore guadagnano, per le stesse mansioni, molto meno dei bianchi; ciò fa deprezzare tutta la forza lavoro, a vantaggio della borghesia. Fino a che i lavoratori, divisi per razze, sono obbligati a competere l’uno contro l’altro, il salario di ognuno viene tenuto basso, e la forza della classe operaia si azzera.

La polizia rende effettivo questo ordine sociale all’interno del paese, come l’esercito, attraverso le guerre imperialiste, contro i diseredati all’estero.

Ai proletari bianchi sono inculcate le peggiori menzogne razziste per dissuaderli dall’organizzarsi assieme a quelli delle minoranze attorno alla loro causa comune.

Di fatto è in corso una guerra civile fra la classe dei borghesi, forte del suo Stato, e l’insieme, interrazziale, della classe operaia. Questa persecuzione delle minoranze è un diversivo interno di questa guerra, e quindi continuerà e si inasprirà anche assai finché continuerà il potere della borghesia.

Quindi l’attuale movimento antirazzista dimostra tutta la sua impotenza ignorando la base di classe del razzismo, e impostando l’azione lungo le linee di razza, nella illusione di poter così ottenere una tregua dallo Stato borghese.

Invece l’unica reale forza sociale che possa davvero rispondere alla violenza razzista non può che essere una energia rivoluzionaria di classe: il movimento della classe operaia volto all’abbattimento del dominio politico della borghesia.

Solo la conquista del potere politico e la socializzazione dei mezzi di produzione potrà trarre il proletariato di ogni colore dalla sua condizione miserevole.

Ciò non toglie affatto, anzi è necessario che la classe operaia debba organizzarsi per la sua difesa. In questa società i lavoratori possono resistere all’oppressione borghese solo tramite gli scioperi. Lo sciopero è lo schierarsi dei lavoratori contro la borghesia, e quindi anche contro la sua ideologia e propaganda razzista. Con gli scioperi è possibile strappare delle concessioni immediate, di cui i lavoratori di colore in particolare necessitano disperatamente.

Nel corso di questa battaglia sociale andranno a costruirsi i sindacati dei lavoratori, organi di combattimento che, in periodo rivoluzionario, dovranno esser diretti dal partito comunista per lo scontro finale rivoluzionario.

Non gli attuali sindacati venduti al regime borghese, che opporranno ogni resistenza. Essi esistono, infatti, per disperdere le lotte dei lavoratori, dirottandole verso binari legalitari, elettorali e burocratici. I nuovi sindacati della classe lavoratrice dovranno sorgere contro questi sindacati collaborazionisti.

Il ruolo del partito oggi è dimostrare la sua capacità di dirigere queste battaglie immediate, in modo tale che la classe arrivi preparata al momento rivoluzionario.


Lotte operaie contro il razzismo

Osservate come anche negli Usa i lavoratori hanno cercato di difendersi dagli effetti della epidemia. Le azioni sindacali che hanno avuto luogo all’inizio della pandemia di Covid‑19 mostrano la forza che gli scioperi possono avere nell’immediato. Un’ondata di scioperi è scoppiata a marzo e ad aprile, quando i padroni hanno messo a rischio la salute dei lavoratori. La maggior parte di questi erano scioperi spontanei, organizzati senza l’approvazione del sindacato o in luoghi di lavoro non sindacalizzati.

In oltre 300 aziende decine di migliaia di lavoratori hanno osato scioperare per proteggere se stessi e i compagni, e hanno rapidamente ottenuto alcune concessioni, tra cui condizioni di lavoro più sicure e indennità di malattia.

Queste vittorie dimostrano che è possibile lottare contro le minacce alla condizione operaia. E possono allo stesso modo combattere il razzismo nei posti di lavoro e nei trattamenti salariali. Questi abusi sono altrettanto immediati e diffusi, e le conseguenze per l’inazione altrettanto gravi.


Cosa diciamo a chi si vuol battere contro il razzismo

La portata delle proteste scoppiate dopo l’assassinio di George Floyd dimostra che la generalità dei lavoratori riconosce che la sua morte è solo un episodio del generale atteggiamento del regime attuale a perseguitare gli uomini di colore.

Non tutti sono coscienti che questo è il regime del capitale, e che la violenza razzista è parte della guerra della borghesia contro il proletariato in generale, ma riconoscono che i diversi casi di brutalità poliziesca non sono in alcun modo fatti isolati.

Il ruolo dei comunisti è quello di mostrare a chi per questo si indigna e scende nelle strade che il capitalismo è alla radice di questa mostruosità, che solo il movimento della classe operaia, diretta dal partito comunista, la potrà fermare.

Lavoratori!
La vostra unica difesa è nella organizzazione e nella lotta come classe
La risolutiva risposta al razzismo è solo nella rivoluzione comunista.
Solo nel partito comunista è l’anticipazione del comunismo e la coscienza della strada per arrivarci.
Nella catastrofe economica i ceti di piccola borghesia implorano la protezione dello Stato
Questo, che fa tutt’uno col grande capitale, li schiaccerà spietato
La classe operaia non ha da appoggiare né gli uni né l’altro