L’ordire regna a Barcellona
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Barcellona proletaria ha rivissuto le tragiche giornate di luglio 1936. Ma non sono i mercenari di Franco che sferrano questa volta l’attacco, ma bensì i suoi degni compari, quelli del governo “antifascista”. Il personale repressivo cambia, ma il fine resta identico: salvaguardare con tutti i mezzi gli interessi del capitalismo spagnolo. I proletari che seguono la scia del Fronte Popolare si rendono difficilmente conto degli ultimi avvenimenti e della loro importanza e significazione di classe; noi, che abbiamo energicamente smascherato il tranello dell’antifascismo e la sua natura controrivoluzionaria, la falsa demagogia della rivoluzione libertaria stamburata ai quattro venti dagli anarco-sindacalisti, i tragici avvenimenti non sono che il risultato conseguente della situazione che si era voluto creare, dopo le giornate di luglio, stornando gli operai dalla loro lotta, quella di classe, per gettarli sui fronti della guerra capitalista. E questa situazione non poteva avere altro sbocco che nel massacro degli operai rivoluzionari.
La provocazione del governo catalano è una farsa indiscutibile. Bisognava finirla con i mezzi termini e con il collaborazionismo ufficiale dei dirigenti della C.N.T. e della F.A.I.. O con la borghesia o col proletariato. Non si può restare a cavallo su una barricata di classe. I vari Garcia Olivier che dai seggi ministeriali pretendevano aver fatta la rivoluzione proletaria, i burocrati della C.N.T. che tanta carta hanno sciupato per mettere in marcia la … nuova società, si sono dimostrati quelli che sostanzialmente erano dei ministri e dei servi della borghesia.
Certamente la grande massa, in buona parte, credeva alle formole della guerra prima, la rivoluzione dopo; alla unità “antifascista” ed alla conquista delle rivendicazioni “graduali”, col benestare placido della generosa democrazia. Il laboratorio “teorico” dell’anarco-sindacalismo aveva scoperto queste ibridi formule e le metteva quotidianamente nei cervelli dei proletari. Ma le leggi naturali che determinano il processo della spietata lotta fra sfruttati e sfruttatori, hanno dimostrato che con il potere capitalista e la rivoluzione proletaria non si scherza. Ed il colpo di mano è stato rude. Il governo di Valenza ha diretto l’attacco, quello di Barcellona lo ha sferrato. Ancora una volta gli operai hanno energicamente reagito, dando prova di un profondo istinto di classe. Dopo aver riafferrato la loro potente arma, lo sciopero generale, hanno rovesciato le fallaci illusioni della collaborazione e della unità antifascista, e con le armi alla mano si sono scagliati contro le forze repressive dello Stato capitalista.
Ma come nel luglio, il tradimento di tutte le organizzazioni li colpiva alle spalle, mentre i mercenari dell’antifascismo, militi del P.S.U.C. e guardie repubblicane, passavano alla repressione ed al massacro feroce. Come Franco, il governo dell’antifascismo deve soffocare nel sangue ogni velleità di classe delle masse sfruttate, per impedire a queste di comprendere il tragico inganno in cui caddero vittime il 18 e 19 luglio. Ed il mercenario, il sicario della democrazia, il centrista in testa, sorpassa quello fascista per “far regnare l’ordine”, l’ordine capitalista. Ed è questo ordine che oggi regna a Barcellona.
I fatti. 3 maggio. — In base ad un decreto precedentemente votato dal governo catalano concernente il controllo degli uffici pubblici, le forze di polizia attaccano la centrale telefonica di Barcellona ancora occupata dai militi della F.A.I.. Risposta da parte degli assaliti, battaglia accanita.
4 maggio. — L’effervescenza delle masse operaie è enorme. Per radio viene lanciato l’ordine dello sciopero generale malgrado le importanti forze di polizia, rinforzate dai mercenari del P.S.U.C. e della sinistra catalana, gli operai dominano la situazione in città e nei più importanti centri della Catalogna. Il POUM prende parte attiva alla rivolta proletaria.
5 maggio. — I dirigenti della F.A.I. e della C.N.T. si affannano per disarmare gli operai in lotta. Le due organizzazioni, malgrado l’opposizione interna, e contro la volontà della classe proletaria, ordinano la ripresa del lavoro. Alla radio si determina il fronte unico della disfatta, gli appelli sono identici: capitolare di fronte alle forze repressive dello Stato capitalista. Garcia Olivier, ministro giunto da Valenza, si prodiga nella sua parte di pompiere. Nel pomeriggio i dirigenti sottoscrivono la resa degli operai, ma la lotta continua.
6 maggio. — Di fronte all’abbandono dei capi, gli operai sfiduciati si ritirano dalla lotta, restano nuclei isolati di combattenti. La situazione si capovolge, le forze reazionarie iniziano la loro infame bisogna.
Il generale Pozas, inviato dal governo di Valenza, dirige l’opera di “pacificazione”. I militanti della F.A.I. Ascaso e Berneri sono fra gli assassinati.
Il 7 maggio l’ordine capitalista regna in Catalonia. Il colonnello Menedez viene nominato alla pubblica sicurezza. Entrano in Barcellona 80 camion con cinquemila guardie d’assalto di rinforzo. Perquisizioni, arresti, assassinii. Il consiglio generale della U.G.T. decreta l’espulsione dai suoi ranghi dei dirigenti del POUM per aver partecipato alla insurrezione contro i poteri della repubblica.
Lo stesso consiglio definisce la difesa proletaria un movimento “fascista”.
8-9-10 maggio. — La Generalità emette un decreto per l’applicazione della censura sulla stampa. Continuano ad arrivare numerosi rinforzi da Valenza per mantenere l’ordine. Continuano le perquisizioni, gli arresti, gli assassinii.
11-12 maggio. — La C.N.T. in un equivoco manifesto parla di provocatori e di elementi incontrollati. Il governo di Valenza pubblica un decreto sul disarmo e sulla detenzione di armi ed esplosivi. I detentori saranno ritenuti come dei sedizioni e condannati in base agli articoli del codice militare.
13-14 maggio. — “Solidaridad Obrera” lancia un appello di unità alla U.G.T. “sorella”, mentre continuano gli arresti e la soppressione fisica dei militanti della F.A.I. e del POUM. Il decreto sul disarmo è pubblicato dallo stesso giornale senza un rigo di commento. Un altro appello per la guerra e per tutti gli sforzi diretti al fronte sono lanciati dalla C.N.T.
L’”Avanguardia”, organo della Generalità, comunica che le armi raccolte in seguito al famigerato decreto nella Catalonia, sono di 1590 fucili, 14 mitragliatrici, ecc.. Il delegato all’ordine pubblico, il señor José Echevarria Novar, comunica a mezzanotte del 14 che l’ordine e la tranquillità regnano in tutta la Catalonia.
Ancora una volta, adunque, il proletariato catalano è stato inchiodato al ceppo della disfatta senza condizioni. Malgrado il piano meticolosamente preparato dagli Azana, Caballero e Companys, il cerchio non aveva potuto chiudersi al collo degli operai, se non fosse venuta in aiuto la trinità composta dai Garcia Olivier o da Federica Monseny. Nemmeno il pudore delle apparenze hanno potuto determinare questi “terribili” rivoluzionari in livrea di ministri, a dimissionare dai posti che li avevano resi complici dell’assassinio premeditato dei migliori dei loro militanti colpevoli di credere sul serio alla rivoluzione, e di avere pagato di persona l’errore precedentemente commesso. La guerra “contro il fascismo”, si continua a gridare, nemmeno la sanguinosa esperienza ha messo questi eunuchi della politica in condizioni di intravedere la via della rivoluzione: Companys, il 4 maggio, vistosi in pericolo, chiama rinforzi al fronte, magnifico esempio di solidarietà capitalista. Purché gli operai non vincano, venga Franco, noi sguarniremo il fronte: ma gli operai che si difenderanno dal massacro dei “fratelli antifascisti” saranno tacciati da “vili”, da elementi torbidi, da irresponsabili, da elementi della 5a colonna, ed i dirigenti prenderanno parte a questa ignobile messa in scena. Si dirà che oggi è la Russia, la Francia, l’Inghilterra, che dietro il paravento del governo di Valenza hanno domandato la repressione delle forze operaie quale garanzia per l’apporto alla guerra. È vero, ma questo lo era anche ieri, lo è stato fin dall’inizio, nel momento in cui le masse operaie vennero incuneate nel fronte del capitalismo sotto il manto dell’antifascismo.
Per la seconda volta avete avuto tutto il proletariato con voi, forza terribile ed irresistibile, per la seconda volta avete avuto il proletariato catalano che vi ha indicato la via da percorrere fino in fondo e lo avete tradito ricacciandolo sui fronti del capitalismo, cimiteri della classe proletaria.
Ora basta, l’ora del crollo dell’anarco-sindacalismo è sonata, come quella della burocrazia sindacale, il posto di tutti questi transfuga è nel seno della borghesia e non fra il proletariato. Le masse sapranno fecondare nel loro sangue ed al prezzo dei più grandi sacrifici l’arma per dirigere le loro lotte future: il partito di classe.
Il mostro capitalista fino ad ieri poteva disporre di tre tentacoli: il fascista, il democratico, il sovietico. Oggi può disporre di un quarto, dell’anarco-sindacalista. Salutando invece i caduti sul fronte della lotta di classe a qualunque scuola essi appartengano, essi non appartengono a nessuno degli organismi che tradiscono, essi rappresentano la garanzia che la classe proletaria sa e vuole battersi per la sua liberazione sociale, per la rivoluzione comunista.