La rivoluzione sociale e la donna
In questa nostra epoca, di profondi disfacimenti e insieme di tormentose rinascite, non esiste forse più alcun individuo che non si senta turbato dall’oscuro e inquietante quadro della presente vita sociale che non comprenda come il destino di ognuno sia fatalmente connesso alle sorti della vita collettiva, che non soffra del disagio che opprime oggi tutta l’umanità: l’umanità che pare ridotta senza una volontà, senza una disciplina, senza un’anima e sopratutto senza una direzione.
L’umanità s’è straordinariamente arricchita di sapere, di abilità, di strumenti, di macchine, ma s’è altrettanto immiserita di veri valori umani col sacrificio, non necessario, delle condizioni fondamentali per lo sviluppo della personalità autonoma; s’è altrettanto inaridita con l’eliminazione di tutto ciò che non fosse sfruttamento, speculazione, accaparramento di ricchezze e di mezzi per arricchire.
Oggi tutti soffrono di questo immiserimento e di questa aridità. Sopra tutti le donne, a cui da millenni erano particolarmente riservati i valori, le gioie, i beni, ora decomposti e distrutti: che da millenni erano state pressoché estranee a tutto ciò a cui oggi la vita è quasi esclusivamente ridotta.
La vita sociale, divenuta un puro meccanismo di produzione e di consumo mal distribuiti e perciò violentemente contesi, esclude il suo ingranaggio vivo, in massima parte, le donne che pure lo subiscono, ne sono trascinate e travolte con uno smarrimento e un disagio penosi e profondi, sebbene a volte quasi inconsapevoli, perché non ancora rischiarati da un sufficiente spirito critico, e che determinano nella donna, insieme con molte altre cause anche più pratiche e urgenti, un desiderio vivace, uno sforzo nuovo di penetrare nell’ingranaggio della vita collettiva e di avervi una parte attiva e cosciente.
Escludiamo naturalmente la minoranza delle donne borghesi, le quali, tutte rivolte al lusso, all’eleganza ed al godimento degradano la loro femminilità nelle cure e negli artifici di una vita superficiale, stupida e insincега.
Vestito di lusso e di raffinate eleganze il costume borghese decade e si decompone; la sanità morale è riposta nella classe internazionale operaia, la sola capace di una rinascita della civiltà umana.
Fra le operaie, fra le donne che lavorano noi vediamo apparire la crisi di malessere di malcontento, di ansietà che annunzia il formarsi di elementi spirituali nuovi nelle grandi masse femminili, le quali manifestano in quest’epoca profondamente rivoluzionaria il loro desiderio di libertà, di attività, di vita.
È vero che di questo primo affacciarsi alla vita collettiva soffrono oggi solo le difficoltà, i tormenti, l’opposizione suscitata da pregiudizi secolari. Per questo forse le donne non hanno mai avuto una vita tanto difficile e combattuta.
Entrando a lavorare nelle fabbriche e negli uffici, esse hanno apparentemente acquistato una libertà e dei diritti non mai goduti finora: in realtà si sono quasi sempre gravate di un doppio lavoro, e sono diventate più direttamente partecipi
salariate.
Ciò ha determinato da un lato la comprensione, specialmente nelle operaie, della loro condizione di classe sfruttata e della necessita della lotta proletaria; dall’altro lato il desiderio, la volontà di assicurarsi l’indipendenza economica di fronte all’uomo per la conquista della loro libertà.
Oggi, per effetto della grave crisi di disoccupazione che travaglia i lavoratori, le donne sono combattute dai mutilati e dai disoccupati che le considerano come delle concorrenti inopportune; e devono difendersi, non solo in nome della propria indipendenza, ma per la necessità di conservarsi col lavoro il pane, necessità che fu la prima a spingerle nelle officine e negli uffici.
Considerate come delle lavoratrici provvisorie destinate ad essere eliminate, sono adoperate nei lavori più noiosi e gravosi e materiali; negli uffici sono utilizzate a liberare gli uomini dalle occupazioni più opprimenti e nelle quali la iniziativa personale non solo non può apparire, ma si spegne, muore soffocata.
L’adattabilità naturale della donna è quella impostale dalle difficoltà che le sono create ovunque si presenti per lavorare, le fanno accettare questa condizione di macchina senza pensiero, che accresce il vuoto e l’aridità del suo mondo.
Le donne che pensano, che faticano, che lottano, sentono l’assurdità della loro situazione; riconoscono che le loro aspirazioni urtano con impossibilità inerenti all’attuale forma di organizzazione sociale. Si rendono conto che solo con un cambiamento radicale nella vita dell’umanità si potrà risolvere il problema della donna; si potrà riconoscere alla donna il diritto di partecipare alla vita collettiva, e insieme di manifestare e sviluppare e utilizzare le sue qualità specifiche, le sue forze reali.
Il rispetto dell’essere umano restituirà il rispetto per la donna. Una più larga e seria comprensione della libertà nel suo vero significato, riconoscerà alla donna il diritto di collaborare con l’uomo nella creazione e nell’abbellimento della vita. L’effettiva conquista dell’indipendenza economica di ogni essere umano, assicurerà anche alla donna l’indipendenza economica come un fatto naturale e non come un artificio femminista. Nella grande famiglia del lavoro la donna ritroverà il suo posto.
Le donne più vicine a comprendere il grande rivolgimento che si va compiendo sono naturalmente le operaie; esse lo vivono nelle fabbriche di dove scaturiscono le forze vive e profonde della rivoluzione; esse stanno entrando effettivamente nell’ingranaggio della macchina sociale mescolate coi loro compagni di lavoro nella lotta continua ed acerba acquistano coscienza e serietà; collaborano con gli operai alla preparazione dell’avvenire; alla creazione dell’ordine nuovo; si fanno capaci di riconquistare alla donna un valore, un significato, un ufficio nel mondo.
Fra le operaie si debbono prospettare anche le questioni femminili; si devono agitare quei problemi alla cui risoluzione esse dovranno concorrere.
Alle operaie, soprattutto, si deve dare la coscienza esatta e profonda dei principii su cui si fonderà la società comunista, a cui s’ informerà la vita dell’umanità liberata dalla rivoluzione mondiale.
Dalla comprensione precisa del comunismo scaturirà la comprensione di tutti gli aspetti della vita umana nella nuova società. Il comunismo deve essere spiegato e chiarito alle operaie con la precisione e la serietà con cui si insegna una scienza, con l’entusiasmo con cui si comunica una fede.
C.R.