พรรคคอมมิวนิสต์อินเตอร์เนชันแนล

Compagna 1922/19

La rivoluzione sociale e la donna

In questa nostra epoca, di profondi disfacimenti e insieme di tormentose rinascite, non esiste forse più alcun individuo che non si senta turbato dall’oscuro e inquietante quadro della presente vita sociale che non comprenda come il destino di ognuno sia fatalmente connesso alle sorti della vita collettiva, che non soffra del disagio che opprime oggi tutta l’umanità: l’umanità che pare ridotta senza una volontà, senza una disciplina, senza un’anima e sopratutto senza una direzione.

L’umanità s’è straordinariamente arricchita di sapere, di abilità, di strumenti, di macchine, ma s’è altrettanto immiserita di veri valori umani col sacrificio, non necessario, delle condizioni fondamentali per lo sviluppo della personalità autonoma; s’è altrettanto inaridita con l’eliminazione di tutto ciò che non fosse sfruttamento, speculazione, accaparramento di ricchezze e di mezzi per arricchire.

Oggi tutti soffrono di questo immiserimento e di questa aridità. Sopra tutti le donne, a cui da millenni erano particolarmente riservati i valori, le gioie, i beni, ora decomposti e distrutti: che da millenni erano state pressoché estranee a tutto ciò a cui oggi la vita è quasi esclusivamente ridotta.

La vita sociale, divenuta un puro meccanismo di produzione e di consumo mal distribuiti e perciò violentemente contesi, esclude il suo ingranaggio vivo, in massima parte, le donne che pure lo subiscono, ne sono trascinate e travolte con uno smarrimento e un disagio penosi e profondi, sebbene a volte quasi inconsapevoli, perché non ancora rischiarati da un sufficiente spirito critico, e che determinano nella donna, insieme con molte altre cause anche più pratiche e urgenti, un desiderio vivace, uno sforzo nuovo di penetrare nell’ingranaggio della vita collettiva e di avervi una parte attiva e cosciente. 

Escludiamo naturalmente la minoranza delle donne borghesi, le quali, tutte rivolte al lusso, all’eleganza ed al godimento degradano la loro femminilità nelle cure e negli artifici di una vita superficiale, stupida e insincега.

Vestito di lusso e di raffinate eleganze il costume borghese decade e si decompone; la sanità morale è riposta nella classe internazionale operaia, la sola capace di una rinascita della civiltà umana.

Fra le operaie, fra le donne che lavorano noi vediamo apparire la crisi di malessere di malcontento, di ansietà che annunzia il formarsi di elementi spirituali nuovi nelle grandi masse femminili, le quali manifestano in quest’epoca profondamente rivoluzionaria il loro desiderio di libertà, di attività, di vita.

È vero che di questo primo affacciarsi alla vita collettiva soffrono oggi solo le difficoltà, i tormenti, l’opposizione suscitata da pregiudizi secolari. Per questo forse le donne non hanno mai avuto una vita tanto difficile e combattuta.

Entrando a lavorare nelle fabbriche e negli uffici, esse hanno apparentemente acquistato una libertà e dei diritti non mai goduti finora: in realtà si sono quasi sempre gravate di un doppio lavoro, e sono diventate più direttamente partecipi

salariate.

Ciò ha determinato da un lato la comprensione, specialmente nelle operaie, della loro condizione di classe sfruttata e della necessita della lotta proletaria; dall’altro lato il desiderio, la volontà di assicurarsi l’indipendenza economica di fronte all’uomo per la conquista della loro libertà.

Oggi, per effetto della grave crisi di disoccupazione che travaglia i lavoratori, le donne sono combattute dai mutilati e dai disoccupati che le considerano come delle concorrenti inopportune; e devono difendersi, non solo in nome della propria indipendenza, ma per la necessità di conservarsi col lavoro il pane, necessità che fu la prima a spingerle nelle officine e negli uffici.

Considerate come delle lavoratrici provvisorie destinate ad essere eliminate, sono adoperate nei lavori più noiosi e gravosi e materiali; negli uffici sono utilizzate a liberare gli uomini dalle occupazioni più opprimenti e nelle quali la iniziativa personale non solo non può apparire, ma si spegne, muore soffocata.

L’adattabilità naturale della donna è quella impostale dalle difficoltà che le sono create ovunque si presenti per lavorare, le fanno accettare questa condizione di macchina senza pensiero, che accresce il vuoto e l’aridità del suo mondo.

Le donne che pensano, che faticano, che lottano, sentono l’assurdità della loro situazione; riconoscono che le loro aspirazioni urtano con impossibilità inerenti all’attuale forma di organizzazione sociale. Si rendono conto che solo con un cambiamento radicale nella vita dell’umanità si potrà risolvere il problema della donna; si potrà riconoscere alla donna il diritto di partecipare alla vita collettiva, e insieme di manifestare e sviluppare e utilizzare le sue qualità specifiche, le sue forze reali.

Il rispetto dell’essere umano restituirà il rispetto per la donna. Una più larga e seria comprensione della libertà nel suo vero significato, riconoscerà alla donna il diritto di collaborare con l’uomo nella creazione e nell’abbellimento della vita. L’effettiva conquista dell’indipendenza economica di ogni essere umano, assicurerà anche alla donna l’indipendenza economica come un fatto naturale e non come un artificio femminista. Nella grande famiglia del lavoro la donna ritroverà il suo posto.

Le donne più vicine a comprendere il grande rivolgimento che si va compiendo sono naturalmente le operaie; esse lo vivono nelle fabbriche di dove scaturiscono le forze vive e profonde della rivoluzione; esse stanno entrando effettivamente nell’ingranaggio della macchina sociale mescolate coi loro compagni di lavoro nella lotta continua ed acerba acquistano coscienza e serietà; collaborano con gli operai alla preparazione dell’avvenire; alla creazione dell’ordine nuovo; si fanno capaci di riconquistare alla donna un valore, un significato, un ufficio nel mondo.

Fra le operaie si debbono prospettare anche le questioni femminili; si devono agitare quei problemi alla cui risoluzione esse dovranno concorrere.

Alle operaie, soprattutto, si deve dare la coscienza esatta e profonda dei principii su cui si fonderà la società comunista, a cui s’ informerà la vita dell’umanità liberata dalla rivoluzione mondiale.

Dalla comprensione precisa del comunismo scaturirà la comprensione di tutti gli aspetti della vita umana nella nuova società. Il comunismo deve essere spiegato e chiarito alle operaie con la precisione e la serietà con cui si insegna una scienza, con l’entusiasmo con cui si comunica una fede.

C.R.

Sotto salariate

Durante i periodi di disoccupazione e di reazione è indiscutibile che le condizioni delle classi lavoratrici s’immiseriscono in modo impressionante.

Ma fra questo generale impoverimento vi è una parte di proletariato il cui stato di miseria materiale e morale è ancora superiore.

La maggioranza delle donne lavoratrici si trovano in condizione di sotto salariate.

La lotta per l’equiparazione dei salari non è una cosa nuova, è uno di quei problemi che avvenimenti gravi ed importanti hanno fatto passare in seconda linea, mentre esso richiede pur sempre una qual certa attenzione, perché nelle aggravate condizioni economiche, specialmente in riguardo alla donna, si sconta un poco la trascuratezza passata.

La retribuzione della mano d’opera femminile in considerazione della larga penetrazione che questa va effettuando in quasi tutte le industrie ha una grandissima influenza sui mercati del lavoro; perciò il problema dell’equiparazione di salari non ha carattere esclusivamente femminile, ma è un problema sociale. 

È notorio come gli industriali abusando della debolezza femminile abbiano sempre retribuita questa meno d’opera con salari inferiori di quella maschile anche se il genere di lavoro e la produzione fossero uguali.

Questo stato di cose venne a determinare una qualcerta concorrenza fra lavoratori di diverso sesso; concorrenza che diede luogo a lotte sorde e continue, ad episodi spiacevoli, quale: il tentativo da parte di qualche categoria di lavoratori fra le meno evolute, di far eliminare la mano d’opera femminile, ecс. есс.

Certamente anche da parte dei sindacati la questione non è mai stata trattata con sufficiente chiarezza, e se vi fu un tentativo di lotta per l’equiparazione dei [testo illeggibile] e delle condizioni di lavoro, questa non venne condotta colla dovuta [testo illeggibile].

[testo illeggibile] ora, coll’imperversare della disoccupazione, la concorrenza fra la mano d’opera maschile e femminile è diventata di una recrudescenza tale che forse in passato non se ne è mai conosciuta l’eguale.

Le masse femminili che hanno un’educazione politica e classista più arretrata di quella maschile, presentano perciò un punto debole della stessa classe operaia, poiché sono le prime a cedere all’offensiva borghese.

In certi rami di lavoro, che possono essere, eseguiti tanto da uomini quanto da donne, I capitalisti nell’assumere la mano d’opera, dicono molto chiaramente alle donne che non si accontentano di un certo salario essi preferiscono assumere degli uomini. Ed agli uomini dicono che se non vogliono lavorare per una certa paga vi saranno sempre le donne disposte a farlo.

E questi sono casi che in periodi di intensa disoccupazione si verificano spessissimo e che l’organizzazione, troppo indebolita, è impotente ad eliminare.

Le condizioni delle donne salariate specialmente per quelle industrie che raccolgono gruppi sparsi, che non hanno contatto fra di loro, come per esempio, l’industria dell’abbigliamento nei suoi diversi rami, hanno subito un tale arretramento il quale va generando pure un abbassamento del livello morale ed intellettuale.

E doloroso constatare come le condizioni di sotto salariate, dalla maggioranza di queste, siano subite, siano considerate come una cosa Ingiusta e dolorosa ma contro la quale nulla si può fare; e si adattano ai ripieghi meno dignitosi

come se questi fossero cosa naturale. Lottare per aumenti di salario è una necessità imposta dalle condizioni di vita. Lottare per l’equiparazione dei salari è un dovere.

Ogni donna come l’uomo ha il diritto di ritrarre dal proprio lavoro i mezzi di sussistenza, e non ricorrere a ripieghi, che qualche volta sono vergognosi.

Lottare per questo diritto è un dovere per sé stesse e per la collettività.

Non bisogna fare affidamento sugli altri.

Questa è una lotta che devono fare le donne. Risvegliare nelle compagne di lavoro il senso della loro dignità, dei loro diritti di lavoratrici. Raggrupparle nei sindacati perché diano a questi la spinta alla lotta per le loro rivendicazioni.

Soprattutto ricordare che la lotta per l’equiparazione dei salari non è una lotta contro i propri compagni di lavoro, ma contro i capitalisti poiché sono essi che abusano delle speciali condizioni della donna per sottoporla ad un maggior sfruttamento; e continueranno in questo sistema finché in essa incontreranno un essere passivo con nessuna volontà di resistenza.

F. F.