Le donne di casa
Le donne di casa purtroppo rappresentano ancora una di quelle categorie che sono lontane, e qualche volta restie, alle lotte della classe operaia.
Le donne di casa non conoscono la pesantezza snervante dei lavori monotoni, gli orari estenuanti, la caparbietà dei capi, la disciplina opprimente dei laboratori e delle officine: non hanno la consapevolezza dell’enorme ricchezza che con tanta pena la classe operaia giornalmente produce a profitto di un gruppo di privilegiati.
Esse non sentono che indirettamente lo sfruttamento capitalista, quindi il sentimento di ribellione contro l’oppressione padronale in foro è molto più attenuato che non nelle altre categorie di donne salariate.
Ma non essendo le donne di casa soggette al diretto sfruttamento capitalista non vuol dire che le loro condizioni di vita siano migliori.
Esse sono quelle che dirigono la casa e devono quindi provvedere all’indispensabile della vita famigliare, cosa non facile quando, e questa è la condizione di quasi tutte le famiglie proletarie, i salari non sono sufficenti. Ed allora le donne di casa per mantenere un certo equilibrio devono ricorrere alle economie più minute, servirsi di tutti i ripieghi, di tutti gli adattamenti, non badando alle rinunce, ai sacrifici personali, purchè la barca famigliare si regga a galla. E’ in seguito a queste condizioni di vita, che le donne di casa, nella preoccupazione del come provvedere quando gli scarsi mezzi di sussistenza vengono a mancare, nelle lotte fra capitale e lavoro compiono un’opera, sia pure indiretta, disgregatrice e sabotatrice.
Esse sono una potentissima arma nelle mani della società borghese di cui questa sa servirsene a meraviglia. I suoi emissari, dal pulpito delle chiese, attraverso ai giornali, nelle conferenze, raccomandano continuamente alle donne, sia pure in forma più o meno chiara, più o meno aperta, in nome della loro pace famigliare e dell’ordine collettivo, di frenare le idee ribelli dei loro uomini.
E purtroppo quante donne di casa ancora si prestano a questo gioco, ed indirettamente contribuiscono ad aumentare la miseria delle loro famiglie, ed a mantenere la schiavitù della loro classe.
Eppure oltre le mura domestiche ferve la lotta ove si agitano i loro interessi di proletarie.
Le conseguenze di questa lotta si ripercuotono sulla vita delle donne di casa, eppure questa enorme massa di proletarie sofferenti e sfruttate non fa valere il suo peso sulla bilancia della lotta di classe.
La classe capitalista muove l’offensiva contro i salari, i quali diminuiti sono fonte di nuove preoccupazioni e di nuovi fastidi alle donne di casa. La classe capitalista colla sua politica fa maturare i germi di nuove guerre che cosi terribilmente si ripercuotono sulla vita materiale, morale ed intellettuale delle donne. La classe capitalista ha sferrato la più feroce reazione che l’umanità abbia conosciuto, che colpisce inesorabilmente tutto il proletariato senza distinzione di sesso.
Le donne di casa che soffrono tutti i dolori di cui soffre la classe proletaria devono fare uno sforzo, uscire dalla grettezza delle ristrette cerchia d’idee ed elevare la mente verso gli interessi della propria classe, anche se occupandosi di questi bisognerà trascurare un poco i propri interessi personali; tanto mentre le donne di casa si affaticano a riparare alle piccole brecce del loro bilancio domestico, l’offensiva borghese farà a questo delle brecce sempre più grandi che con tutta la loro buona volontà non riusciranno più a riparare.
Gli interessi delle donne di casa sono strettamente legati a quelli della classe proletaria perciò esse non devono disertare le file.
FELICITA FERRERO
La politica e la donna
La donna dice: La politica, e come mi può interessare? Politica, parola un po’ vaga, parola che da il senso della brutalità, della noia.
La politica per lei, è la bettola e il comizio pubblico: l’alcool, il pugno ed ancora il lungo discorso che appare su diverse colonne del giornale e del quale non si comprende nulla.
Ma viene il giorno nel quale bisogna andare di porta in porta a mendicare il lavoro. Il pane è caro. La famiglia si ammassa la sera in una camera senz’aria, e la donna si lamenta.
Viene la guerra., I suoi cari le vengono rapiti, uno di essi muore, ella si racchiude nel suo dolore e pensa: «Così vuole il destino!».
Isolata nella sua casa, nei pensieri della famiglia, essa non sa!
Essa non sa che la politica è il pane, il lavoro ed anche la guerra. Essa non sa che nelle conferenze diplomatiche oggi ci si disputa a proposito del petrolio o del carbone, si calcolano debiti e crediti, come essa fa la sera davanti al suo libro della spesa.
Essa non sa che la politica che la spaventa tanto, è oggi soprattutto economia, e che la dispensa è vuota in Europa, perchè, quali massaie imprevidenti, i governanti hanno follemente consumate le loro riserve e si trovano poveri ed affamati davanti una tavola vuota.
In Russia i rivoluzionari insegnano a leggere al popolo, in Francia il popolo legge i giornali ma non sa leggere nel libro della vita. Ai rivoluzionari, il compito di questo insegnamento.
Le operaie, le contadine soffrono. Esse non sanno perchè, esse non sanno che vi è un rimedio, che tutto questo si può modificare, che cambierà se esse lo vogliono.
Bisogna che le donne comprendino che gli affari del paese sono i loro affari come quelli degli uomini. Questi vanno male? Ragione di più per interessarsene, per tentare di conoscerne il fondo. La donna non vota. Che importa? Non è la scheda elettorale, senza dubbio, che dà il buon senso, la chiaroveggenza. Non è con la scheda elettorale che il popolo ha fatta la rivoluzione e la Comune.
Senza chiasso, senza grandi parole è necessario che le donne si istruiscano, che esse imparino a tutto vedere, tutto comprendere. Non un entusiasmo irriflessivo nato da un sentimentalismo vago, no, ma una convinzione lentamente maturata, nata dalla loro vita, dalla loro sofferenza.
lo vorrei che tutte le nostre compagne conoscessero il libro di Massimo Gorki: “La Madre”.
E’ la storia di una donna povera e vecchia, che non ha conosciuta che una vita brutale, che degli uomini brutali. Essa non sa leggere. Essa sa riflettere. Essa vede il suo figlio maggiore mutare con essa, non credeva che un uomo роtesse mutare.
Essa lo vede buono e dolce con lei. Essa lo vede chino sui libri, raccontandole qualche volta delle cose straordinarie che essa non comprende ancora bene, le parla di una vita nella quale gli uomini si ameranno e dove tutti avranno della terra e del pane. Ella sa che queste cose non bisogna, dirle forte e trema quando egli la lascia per andare di villaggio in villaggio per parlare agli operai ed ai contadini. La fede del figlio diventa la sua. Essa lavorerà con lui. Essa porterà degli opuscoli e dei libri sotto al suo mantello fino al giorno in cui senza paura ella cadrà sotto lo staffile dei poliziotti.
In Francia come in Russia, è col lavoro oscuro di centinaia di compagne, lavoro paziente e tenace, lavoro di mesi e di anni che la Rivoluzione potrà trionfare. Quando essa sarà fatta nel cuore e nello spirito delle operaie essa sarà vicina ad effettuarsi anche sulla piazza.
GELTRUDE CHARLES. (Dall’Ouvrière)
Il movimento femminile comunista in Francia
L’organizzazione delle donne in seno al Partito socialista non è stata mai, in Francia, molto curata.
Prima e dopo la guerra, due o tre gruppi di compagne vissero di un’esistenza effimera; soloil gruppo costituitosi a Parigi ebbe un debole sviluppo e si mantenne in vita, almeno, nominalmente.
Esso tiene poche riunioni, ma celebrò nondimeno ogni anno, anche durante la guerra, la Giornata Internazionale delle donne. Nel 1913 la manifestazione fu proibita dalla polizia.
All’epoca della scissione, a Tours, la maggior parte delle compagne si unì ai socialisti. Le donne comuniste si trovarono cosi senza alcun organismo speciale di propaganda fra le donne lavoratrici.
Una difficoltà ancora più seria rende più difficile l’opera delle nostre compagne. E’ lo spirito profondamente arretrato, che regna negli iscritti al Partito, spirito che è necessario di analizzare almeno sommariamente.
Molti compagni non si sono mai domandati il perché dell’attuale stato di schiavitù della donna.
Essi considerano la condizione attuale delle loro compagne come logica ed indiscutibile, e nella organizzazione comunista dell’avvenire essi non prevedono la trasformazione della vita famigliare.
La condizione della donna, che la lega fatalmente al focolare domestico non li colpisce; al contrario essi sarebbero piuttosto pronti a protestare contro qualunque modificazione a questo stato di cose,
Le donne comuniste dovranno dunque lottare per modificare la mentalità di questi compagni.
Esse dovranno convincerli che non vi potrà esistere il regime comunista fino a che la donna, l’essere umano più sacrificato dalle società attuale, avrà conquistato il diritto di avere una personalità propria, fino a quando essa non avrà conquistato l’indipendenza economica, sola base di una vera emancipazione.
Noi dobbiamo osservare però a parziale discolpa dei nostri compagni, che questa specie di disprezzo per la donna, ha un carattere generale in Francia, e noi possiamo con soddisfazione affermare, che è negli ambienti comunisti che le donne sono accolte con la fraternità più sincera e lo spirito di giustizia più manifesto.
La mentalità, accennata più sopra spiega pure, in parte, il ritardo nell’organizzazione sistematica del lavoro di propaganda fra le masse femminili.
Ora però le risoluzioni votate dal Congresso Internazionale comunista hanno avuto attuazione anche in Francia. Il Segretariato delle donne comuniste conta quattro mesi di esistenza. Esso ha però più abbozzato che realizzato.
Il Congresso di Marsiglia ha concesso una parte delle sue sedute alla discussione dei metodi di propaganda fra le donne.
In quest’epoca ebbe luogo la prima Conferenza Nazionale.
Non si contano molte donne nel Partito comunista francese, il lavoro di propaganda cammina lentamente, ma noi speriamo che nuove forze si recluteranno e che si giungerà ad ottenere dei risultati soddisfacenti anche nel corso di questo nuovo anno.
MARTHE BIGOT
Pregiudizi
Giorni sono partecipai alla adunanza di un gruppo femminile, e sentii con molto rincrescimento qualche compagna lamentarsi del poco interessamento dei compagni a tutto ciò che riguarda il movimento femminile.
I compagni, spesse volte, fanno in modo che le loro mogli si allontanino dal gruppo, adducendo la ragione che quando una donna si forma una famiglia, è assurdo che continui ad essere iscritta ad un partito politico, che essa deve curare la propria casa e che nel nostro Partito non vi dovrebbero far parte delle donne, perchè esse sono deboli e senza coraggio.
Tutto questo però è in contrasto stridente coi principi comunisti, dato che il Partito nostro riconosce che senza la partecipazione dell’elemento femminile il proletariato potrà difficilmente compiere una rivoluzione vittoriosa.
Questi compagni non sentono la necessità di elevare moralmente la loro donna, essi la considerano come cosa nulla; è un male però perché se tutti i compagni coscienti, che sentono in loro la grande fede, che sono entusiasti dell’idea che professano, sentissero l’impellente necessità di comunicare questo entusiasmo alla propria moglie, all’essere che condivide i loro dolori, e le loro gioie, alla compagna della propria vita, se svegliassero colla forza della fede che li illumina quella sonnolente indifferenza che fa delle donne creature eternamente sottomesse, incitando la donna ad entrare nelle file del Partito comunista, preparandola a prendere parte attiva alla lotta, interessandola al movimento politico, affidandole dei compiti importanti, trattandola da uguale, non mancherebbero di convincerle della bontà della nostra causa,
Ma anche noi compagne abbiamo dei doveri, noi dobbiamo gettare lontano da noi i pregiudizi, la timidezza, ribellandoci alle false convenienze sociali, schierandoci fianco dei compagni per combattere la lotta comune, facendo valere i nostri diritti, osservando i nostri doveri, dando al Partito il nostro aiuto morale e materiale. Così tante creature stanche come noi dal peso che le opprime, che le sfinisce, seguirebbero con simpatia, sicure e fiere la nostra via, via di redenzione nostra, dei nostri figli, dell’umanità sofferente.
V. I.