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Lotte sindacali in Croazia: estate 2024

Categorie: Croatia, MHS, SOMK, SSSH

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Il settore del turismo

Come ogni anno, i media croati di ogni schieramento hanno trascorso la maggior parte dell’estate a discutere della stagione turistica. Paese estremamente dipendente dai profitti del settore, la borghesia croata si trova ora ad affrontare un problema significativo: la stagnazione del numero di turisti delle ultime stagioni estive desta preoccupazione per il futuro del settore nel suo complesso, mentre nel gran frastuono mediatico in diversi sono arrivati a mettere in discussione la sostenibilità dell’intero modello economico, così fortemente legato al settore dei “servizi”.

Al di là delle valutazioni sullo stato di salute del turismo croato, negli anni la borghesia, locale e non, ha certamente potuto godere dell’immobilità, in termini di lotte, del salariato impiegato nel settore. Non c’è da sorprendersi, dato che quest’ultimo è tra quelli caratterizzati dai più alti livelli di precarietà del lavoro, e di sindacalizzazione tra i più bassi in assoluto. Un quadro, questo, che necessariamente deve tenere conto anche del notevole afflusso di lavoratori stagionali provenienti dagli altri Paesi dell’ex Jugoslavia (soprattutto Serbia, Bosnia, Macedonia e Kosovo) e del crescente numero di lavoratori immigrati di lungo periodo provenienti dalle regioni asiatiche più povere. Da una parte, questi lavoratori stranieri non godono di alcuna “tutela legale” sul lavoro, dall’altra, la loro organizzazione non rientra attualmente tra gli obiettivi dei sindacati reazionari: ostacoli che, per il momento, hanno contribuito a frenare sul nascere le lotte, anche se, sempre più, si assiste al crescente ed ormai aperto lamentarsi dei lavoratori immigrati nei settori del terziario e delle costruzioni.

Dall’ingresso del Paese nell’Unione Europea nel 2013 – che ha facilitato decine di migliaia di proletari insoddisfatti ad emigrare verso i Paesi dell’Europa occidentale (in particolare Germania, Austria, Irlanda e Svezia) – il numero di scioperi in Croazia è ai minimi storici, mentre i movimenti di protesta che avevano iniziato a crescere all’indomani della crisi finanziaria del 2008 si erano già da molto prima sgonfiati. Delle poche lotte che hanno dunque visto come protagonista il proletariato croato nel periodo successivo al 2013, la maggior parte si è verificata nel settore del pubblico impiego, lì dove i sindacati sono rimasti numerosi ed influenti.

Le lotte dei lavoratori della scuola dell’infanzia

Alle porte dell’estate 2024, sono entrati in sciopero i lavoratori delle scuole dell’infanzia di tre piccole città croate – Slunj, Biograd na Moru e Vrsar/Orsera. Con l’entrata in vigore quest’anno delle nuove norme sui salari dei dipendenti pubblici e statali, è previsto un aumento degli stipendi dei lavoratori dell’asilo dal 30 al 40%: parte di una manovra da circa 1,5 miliardi di euro da parte del governo croato ai fini di alleviare, per il momento, la riduzione del valore del salario medio dovuto alla poderosa ondata inflazionistica che ha colpito il paese in seguito all’introduzione della moneta unica. In Croazia, a differenza delle scuole elementari e superiori, gli asili sono (nella maggior parte) sotto la piena giurisdizione delle amministrazioni locali, vale a dire che sta al Comune rappresentare una delle due parti firmatarie del contratto. Nei primi di maggio, mentre più di 50 città della Croazia avevano già firmato il nuovo contratto collettivo, lo stesso non poteva dirsi delle piccole città di Slunj, Biograd na Moru e Vrsar/Orsera: in seguito al rifiuto delle amministrazioni locali, i lavoratori delle tre scuole sono entrati in sciopero. A rappresentare i lavoratori dei tre istituti, ed organizzare lo sciopero, è stato il SOMK, il Sindacato dell’Istruzione, dei Media e della Cultura della Croazia (Sindikat obrazovanja, medija i kulture Hrvatske, SOMK). Il SOMK è un sindacato relativamente “nuovo”, essendo stato istituito solo nel 2010 come sezione dell’Unione dei Sindacati Autonomi della Croazia (Savez samostalnih sindikata Hrvatske, SSSH), a sua volta affiliata alla Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC).

La SSSH è il successore formale della Lega dei Sindacati della Croazia dell’era titina (Savez sindikata Hrvatske, SSH) – la quale prima del 1989 rappresentava l’unica confederazione sindacale legale in Croazia –  ed è ad oggi la più grande del Paese e rappresenta un largo numero di lavoratori sia nel pubblico che nel settore privato. Per quanto concerne quest’ultimo, molti tra i sindacati che aderiscono all’SSSH, così come in generale la stessa leadership della confederazione, più che per la loro attitudine alla lotta sono soliti passare alla cronaca per il loro coinvolgimento in ogni tipo di corruzione, conseguentemente tradendo gli interessi dei lavoratori. Un po’ diversa la situazione dei due più importanti sindacati attivi nel settore pubblico aderenti alla confederazione  – il SOMK e il sindacato dei lavoratori dell’istruzione Preporod – che sebbene intrisi di retorica politica “radicale” si sono distinti per il loro più alto livello di combattività.

In ogni caso, il SOMK non è il sindacato “maggiormente rappresentativo” delle insegnanti di scuola materna in Croazia. Il sindacato “maggioritario” è il ben più vecchio Sindacato dei lavoratori della scuola materna della Croazia (Sindikat radnika u predškolskom odgoju i obrazovanju Hrvatske, SRPOOH), che invece aderisce al Centro dei sindacati croati (Matica hrvatskih sindikata, MHS): principale concorrenza della SSSH, l’MHS fu fondato negli anni ’90 da sindacalisti “dissidenti”, ed è attualmente la più grande confederazione sindacale, maggiormente radicata nel settore pubblico.

Forse ancor più della SSSH, l’MHS si è guadagnato la reputazione di essere un sindacato filopadronale, sempre pronto a scendere a compromessi per tutelare gli interessi dello Stato borghese. A questo proposito, difficile trovare un migliore esempio dello sciopero dei lavoratori dell’istruzione del 2019, quando i dirigenti dei sindacati dell’MHS si sono affrettati a mettere la firma per porre fine allo sciopero – in diretta contraddizione con la volontà apertamente espressa dai lavoratori, i quali erano pronti a portarlo avanti anche a seguito della minaccia, da parte del governo, di rispondere con la repressione. In quell’occasione, il sindacato minoritario Preporod si era invece opposto alla linea dell’MHS, ma senza poterne influenzare il risultato.

All’incirca durante lo stesso periodo, simile era la situazione nelle scuole dell’infanzia: il SOMK si era mosso per organizzare una serie di proteste come parte della lotta contro il declino del tenore di vita, mentre il SRPOOH, molto più grande, restò a guardare. Non è un segreto che il SOMK sia stato originariamente fondato da sindacalisti insoddisfatti dalla condotta della SRPOOH, e sembra chiaro che il loro approccio più combattivo abbia portato dei risultati: i membri del SOMK sono passati da appena 200 nel 2010 a oltre 3.500 in questo decennio.

Proprio in questo contesto devono essere inquadrati i tre scioperi di Slunj, Biograd e Vrsar/Orsera, dove il SOMK ha misurato le proprie forze decidendo di portare avanti tre scioperi simultanei nelle tre diverse scuole. Come già detto, in Croazia è  il Comune che paga i salari ai lavoratori della scuola dell’infanzia, e non il Ministero dell’Istruzione: in generale, questa peculiare caratteristica, rende decisamente più complesso, allo stato attuale e in assenza di un forte ed organizzato sindacato di categoria, qualsiasi tipo di mobilitazione a livello nazionale (come quella degli “altri” insegnanti nel 2019) e porta dunque i lavoratori delle materne a condurre lotte alquanto isolate e “localizzate”.

Proprio a causa di questa componente “locale”, non c’è da sorprendersi allora del fatto che i tre scioperi sopra citati abbiano conseguito risultati molto diversi. Il primo a concludersi è stato quello di Slunj, con un parziale successo dei lavoratori: il 7 giugno, nonostante il rifiuto di firmare il nuovo contratto collettivo come chiesto dal sindacato, il sindaco ha comunque dovuto concedere un aumento dei salari. Lo sciopero di Vrsar/Orsera ha seguito l’esempio di quello di Slunj, e dopo sei settimane di sciopero il Comune ha accettato la maggior parte delle rivendicazioni.

Le lotte di Slunj e Vrsar/Orsera non sono state delle passeggiate, e le rispettive amministrazioni locali hanno fatto del loro meglio per reprimere gli scioperi con tutti i mezzi a disposizione; a Vrsar, tre insegnanti sono stati sospesi dal loro incarico. Tuttavia, entrambi gli scioperi, come già detto, si sono conclusi più o meno positivamente. Tutt’altra cosa invece il caso dello sciopero di Biograd na Moru: l’amministrazione comunale, da tempo in trattativa per privatizzare l’Istituto, ha alzato il tiro contro i lavoratori in sciopero e ha sin da subito rifiutato qualsiasi tipo di accordo. L’asilo della città è stato dotato di un servizio di guardia per impedire l’ingresso dei sindacalisti nell’edificio, ma non solo: dichiarando illegale lo sciopero, il vicesindaco ha chiesto l’intervento diretto della Polizia contro gli insegnanti stessi. Al personale scolastico non è stato permesso di contattare preventivamente i genitori dei bambini, né di accedere alla maggior parte degli spazi dell’edificio in cui lavoravano. Nella linea dura del Comune ha pesato anche il fattore tempo: che l’affluenza agli asili vada diminuendo con l’avanzare dell’estate è un fatto che avrebbe giocato, per ovvi motivi, a discapito degli scioperanti. Il 16 luglio, dopo due estenuanti mesi di sciopero, i lavoratori e il SOMK hanno deciso di porre fine allo sciopero non avendo raggiunto nessun accordo con l’amministrazione locale. Il SOMK aveva poi “promesso” che lo sciopero sarebbe ripreso in autunno, ma per il momento non vi sono segni di ripresa all’orizzonte.

Lo “sciopero di avvertimento” alla Calucem

Come già detto, i lavoratori del settore pubblico (e in particolare quelli dell’istruzione) rimangono generalmente lo strato più combattivo del proletariato croato. Tuttavia, questo non vuole chiaramente significare che nel settore privato non cada una goccia, per quanto l’intensità delle lotte risulti in genere attenuata. Tra questi casi rientra il breve “sciopero” presso la cementeria Calucem (parte del gruppo Molins Construction Solutions, con sede in Spagna) nella città di Pola, che ha avuto luogo il 10 luglio. Lo “sciopero” è stato organizzato dopo un mese di inutili trattative tra la direzione dell’azienda e il sindacato croato dei lavoratori edili SGH (Sindikat graditeljstva Hrvatske), aderente alla SSSH. I lavoratori chiedevano un aumento salariale del 20%, buoni pasto e più giorni di ferie all’anno; l’azienda si è fermata ad aumento del solo 6,75% e le trattative sono arrivate a un punto morto.

Alla luce di ciò, il sindacato ha deciso di organizzare un breve “sciopero di avvertimento” della durata di quattro ore: si sarebbe trattato di uno “sciopero”, dunque, per avvertire l’azienda della disponibilità dei lavoratori a scioperare….. per davvero (!). L’azienda, di risposta al gentile avvertimento, ha cercato di cavarsela  piuttosto miseramente tentando di “corrompere” i lavoratori con un bonus una tantum di 900 euro, ma senza successo: secondo quanto riferito, l’entrata in sciopero sarebbe comunque stata sostenuta da oltre l’80% dei 150 dipendenti della Calucem. Terminato lo “sciopero di avvertimento”, la direzione di Calucem ha poi finito per offrire un aumento salariale del 7,25% per l’anno 2024 e un ulteriore aumento del 10% nel 2025. Il SGH, che certamente aveva già dimostrato di non brillare per determinazione, ha accettato l’offerta padronale e ha posto fine alla mobilitazione dei lavoratori della fabbrica.

Difficile a pensarlo, ma lo “sciopero” della Calucem e i tre scioperi degli asili nido descritti in precedenza sono stati i quattro casi di lotta più significativi nel Paese durante i mesi estivi del 2024. Ormai, livelli di agitazione così bassi non rappresentano un’eccezione in Croazia, ma sono diventati la regola per buona parte dell’ultimo decennio. Ciononostante, resta per noi assolutamente fondamentale continuare lo studio sia delle tendenze generali, sia degli aspetti più particolari di tali lotte, poiché il Partito dovrebbe essere pronto, quando le sue forze lo consentiranno, ad intervenire attivamente nel movimento operaio. Altri Paesi dell’ex Jugoslavia, non presi in considerazione da questo articolo, hanno certamente avuto un’estate più “calda” in termini di combattività del proletariato. La Bosnia-Erzegovina, ad esempio, ha visto un’ondata di proteste ed avvisaglie di sciopero nei settori dell’istruzione, della sanità, delle telecomunicazioni e dell’industria mineraria – tutti temi che potrebbero essere trattati in un prossimo articolo.