Partito Comunista Internazionale

Attivismo e spontaneismo nei fronti unici del pacifismo pluri‑classista

Categorie: Activism, Capitalist Wars, Opportunism

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Non mancano i gruppi politici che denunciano la progressione del capitalismo mondiale verso una imminente guerra mondiale. Ma il problema, come sempre, oltre a comprendere cosa davvero sta succedendo, è stabilire come reagire.

Si formano larghi movimenti pacifisti a sostegno di dati partiti politici. A causa della loro struttura “aperta a tutti” questi fronti non sono in grado di esprimere posizioni univoche: il loro scopo è reclutare per i loro partiti di riferimento.

La tesi marxista dice: non è possibile, anzitutto, che la coscienza del cammino storico appaia anticipata in una singola testa umana, per due motivi: il primo è che la coscienza non precede ma segue l’essere, ossia le condizioni materiali che circondano il soggetto della coscienza stessa; il secondo è che tutte le forme della coscienza sociale vengono – con una data fase ritardata perché vi sia il tempo della generale determinazione – da circostanze analoghe e parallele di rapporti economici in cui si trovano masse di singoli che formano quindi una classe sociale. Questi sono condotti ad “agire insieme” storicamente molto prima che possano “pensare insieme”. La teoria di questo rapporto tra le condizioni di classe, e l’azione di classe col suo futuro punto di arrivo, non è chiesta a persone, nel senso che non è chiesta a un singolo autore o capo, e nemmeno è chiesta a “tutta la classe” come bruta momentanea somma di individui in un dato paese o momento, e tanto meno poi la si dedurrebbe da una borghesissima “consultazione” all’interno della classe. (“La falsa risorsa dell’attivismo”, Riunione generale, 7 settembre 1952)

L’attivista attende che dal movimento pacifista sorga spontanea la coscienza di classe e vede in questi piccoli gruppi isolati i primi passi della rivoluzione, nello spirito fallimentare dell’anarchica propaganda dell’atto. L’azione rivoluzionaria contro la guerra richiede invece una intesa internazionale unica, altrimenti ogni sforzo si disperde nelle richieste particolari e di presunte specificità di gruppi locali.

Il partito deve essere in grado di controllare ogni aspetto della sua vita, ogni funzione della sua organizzazione; per modo che nulla gli piombi inatteso incompreso misterioso. Andare in giro a spacciare per posizioni della Sinistra quelle che sostengono che il terrorismo è “un raggio di luce” per il proletariato, che il folclore politico dei gruppuscoli a base studentesca intellettuale sottoproletaria è “campo rivoluzionario”, che i “comitati operai” sono ubbie, per cui lavorarci dentro è “attivismo”, “economicismo”, e poco dopo sostenere il contrario, non per effetto di mutate situazioni ma perché spinti da “impazienza”, delusi che nulla ne sia derivato all’immediato, contrabbandare questo moto pendolare per “tattica” della Sinistra, significa disorientare i militanti, seminare la sfiducia nel partito, sgretolarne l’organizzazione, compromettere decenni e decenni di duro e coerente lavoro. (“Il partito non nasce dai ‘circoli’”, 1980)

Il piccolo circolo attivista è l’equivalente pratico del vasto fronte unito: cerca di reclutare gente di ogni tipo non in un partito coeso e definito ma in un’azione per l’azione. Pretende compensare con il numero la sua incoerenza politica.

Dal IV Congresso, fine del 1922, in poi la previsione pessimista e la vigorosa lotta della Sinistra seguitano a denunziare le tattiche pericolose (fronte unico tra partiti comunisti e socialisti, parola del “governo operaio”) e gli errori organizzativi (per i quali si volevano ingrandire i partiti non solo coll’accorrere ad essi di proletari che abbandonassero gli altri partiti a programma azione e struttura socialdemocratica, ma con fusioni che accettassero interi partiti e porzioni di partiti dietro patteggiamenti coi loro stati maggiori, ed anche coll’ammettere come sezioni nazionali del Comintern i pretesi partiti “simpatizzanti”, il che era un palese errore in senso federalistico).

In una terza direzione la Sinistra denunzia fin da allora, e sempre più vigorosamente negli anni successivi, il grandeggiare del pericolo opportunista: questo terzo argomento è il metodo di lavoro interno dell’Internazionale, per cui il centro rappresentato dall’Esecutivo di Mosca usa verso i partiti, e sia pure verso parti dei partiti che siano incorse in errori politici, metodi non solo di “terrore ideologico”, ma soprattutto di pressione organizzativa, il che costituisce una errata applicazione e man mano una falsificazione totale dei giusti principi della centralizzazione e della disciplina senza eccezioni. (“Tesi di Napoli”, 1965)