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Dagli Usa – Nel capitalismo i provvedimenti contro il Covid‑19 significano nessuna difesa per la classe operaia

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Il capitalismo americano, nel suo modo sicuro di sé, si è trovato a fare i conti con un nemico che non era pronto a combattere: un’epidemia virale in rapida diffusione. Nonostante i molti avvertimenti della situazione in Cina e i ripetuti allarmi dei Centers for Disease Control, la classe dominante non ha fatto nulla a difesa di chi sfrutta e che pretende proteggere. Così, immancabilmente, il virus si è diffuso in tutto il pianeta.

A causa di questa incipiente pandemia i mercati hanno vacillato e sono crollati, e il panico mediatico si è diffuso tra la popolazione. Il risultato è una crisi economica in aggiunta all’epidemia virale. Ma il governo borghese ha solo segnalato lo interrompersi di quella che prima era un’impennata finanziaria. In risposta gli Stati Uniti con estrema prontezza hanno iniettato finanziamenti nell’economia. Gran parte del sollievo finanziario, per la somma di 1,5 miliardi di dollari in prestiti a breve termine, sarà utilizzato per attenuare le fluttuazioni del mercato. La classe operaia può solo sperare che le arrivi qualche briciola di tutto questo, un domani, quando la pandemia sarà passata.

Mentre il Parlamento avrebbe approvato un congedo di malattia retribuito, il pretesto del passaggio in Senato lo sta bloccando. Comunque il disegno di legge offre alle imprese e alle società la possibilità di non concederlo, il congedo di malattia. Le proposte immediate del governo per il sostegno finanziario ai lavoratori e alle loro famiglie sono solo sotto forma di riduzioni alle tasse. Quindi la possibilità di tirare avanti per la classe operaia resta solo nel continuare la sua sottomissione al regime del lavoro, a rischio di ammalarsi.

È stata proposta anche una dilazione per gli interessi sui prestiti agli studenti. Ma i laureati dovranno comunque andare al lavoro per trovare i soldi per pagare i prestiti, se vogliono sperare di liberarsene prima che il tasso d’interesse torni a crescere. Anche gli sconti sui combustibili sono revocati di fronte a questa epidemia. Ancora una volta davvero ognuno per sé.

La classe dominante sta mostrando quale è la sua priorità, che non è la stessa della classe operaia, cioè il continuo sviluppo economico ottenuto dall’espandersi dei mercati e della produttività. Così, per mantenere in vita la sua economia, la classe dominante continuerà a costringere la classe operaia a lavorare anche durante la pandemia.

Questa deforme priorità si ripercuote anche sulla gestione della crisi della sanità. Nonostante l’aumento delle possibilità di infezione che deriva dal continuare a lavorare, il governo federale ha praticamente abbandonato l’effettuazione dei test virali. E l’affermazione del presidente che un’azienda negli Stati Uniti sarebbe pronta a provvedere ad un programma di test e avrebbe già preparato le strutture suona farsesca, nel migliore dei casi. Il sistema medico, privatizzato, non offre la possibilità di risposte adeguate a una rapida epidemia. Da tempo gli interessi del capitale hanno plasmato il sistema sanitario americano, e questo si sta ora dimostrando incapace di fornire assistenza alla classe operaia e ai disoccupati, che corrono il rischio di infezione ogni giorno che la pandemia continua.

Questo fenomeno non è solo negli Stati Uniti: in tutto il mondo gli interessi del capitalismo si scontrano con il contenimento del virus. Ovunque ci si aspetta che la classe operaia resti al lavoro, nonostante che si sia contagiosi anche prima di mostrare di essere infetti.

In Cina, dove il lavoro continua da febbraio, l’aumento del prezzo degli alimenti sta creando condizioni di vita intollerabili. Nonostante il governo cinese affermi di redistribuire il cibo, il partito al potere chiede che gli operai tornino al lavoro perché, domani, i prezzi tornino a scendere.

Benché si mantengano i proletari al lavoro, tutti le riunioni sono state proibite, e in Italia è stato imposto il divieto delle assemblee sindacali.

La società capitalista ha gettato via la sua maschera di coesistenza pacifica tra le classi per mettere a nudo il suo vero atteggiamento verso la classe operaia: lavorare, nonostante la pandemia, per arricchire l’economia.

Questo ha fatto sì che molte organizzazioni della classe operaia chiedessero di fermare il lavoro nei settori non essenziali fino a quando la pandemia non sia passata.

In Italia gli scioperi si stanno diffondendo in tutto il paese e i principali sindacati di base – Usb, S.I. Cobas, Cub – li sostengono chiedendo scioperi nazionali in tutte le industrie non essenziali per la lotta contro l’epidemia, chiedendo la chiusura delle fabbriche e il pagamento pieno dei salari. I sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil), invece, il 14 marzo hanno firmato un accordo con i padroni e il governo per non fermare la produzione e solo chiedono che “misure di sicurezza”.

Anche i dipendenti degli stabilimenti di assemblaggio di automobili in Canada si sono rifiutati di lavorare a causa delle preoccupazioni per il loro stato di salute. Nel Regno Unito, dove il Parlamento e il Primo Ministro hanno deciso di aspettare che l’epidemia virale passi “in modo naturale”, i lavoratori hanno iniziato a organizzare scioperi per costringere il governo e i datori di lavoro a riconoscere le esigenze e la sicurezza della classe operaia.

È solo attraverso l’unione della classe operaia su questo fronte sindacale che i governi capitalisti riconosceranno le loro esigenze e richieste. E tutti questi scioperi hanno le stesse richieste: l’accesso di tutti alle cure e l’interruzione del lavoro durante l’epidemia.

Negli Stati Uniti, la struttura burocratica della Federazione Americana del Lavoro (AFL‑CIO) non ha fatto nulla per forzare la mano del governo. Nonostante che sarebbe in grado di schierare un fronte sindacale simile a quello italiano, la dirigenza dell’AFL‑CIO ha finora solo avanzato lamentele. Presentano petizioni ai governi capitalisti che assicurino l’aumento delle produzioni come mezzo per mitigare i danni causati dalla pandemia. Ciò è ridicolo quanto il governo che mostra sperare che le imprese capitaliste si impegnino in una comune azione preventiva. Appellandosi ad illusori “interessi comuni” che le imprese capitaliste e la classe dominante avrebbero con la classe operaia, i capi sindacali dell’AFL‑CIO dimostrano di voler mantenere solo buoni rapporti con la classe padronale. E lo fanno a spese della classe operaia americana, sia dei loro iscritti sia di tutti gli altri.

Ma, mentre i dirigenti del sindacato restano fermi, la classe operaia in tutto il paese colpito dall’epidemia comincia a muoversi. Gli operatori sanitari di New Orleans, che devono lavorare in condizioni estremamente pericolose durante la crisi sanitaria, hanno iniziato a chiedere il necessario sostegno materiale che i sindacati non sono riusciti a rivendicare. A New York, dove ancora il sindaco teneva aperte le scuole pubbliche, gli insegnanti hanno chiesto la loro chiusura. E dove il governo capitalista si rifiuta di alleviare le carenze materiali causate dal panico, la classe operaia si sostiene a vicenda con le risorse di cui dispone. Le richieste della classe operaia negli Stati Uniti sono le stesse dei lavoratori in tutto il pianeta: un sostegno totale e immediato durante il corso della pandemia.

Solo la classe operaia unita è in grado di avanzare le proprie ragioni di fronte all’attività insensata dei governi capitalisti al potere. Unendosi alla classe operaia europea e canadese, già in sciopero, e in solidarietà con i lavoratori sofferenti dell’Asia orientale, la classe operaia americana può esigere l’indispensabile assistenza medica e una pausa dal lavoro durante la pandemia.

Attraverso questo fronte di classe così unito, la classe operaia internazionale può cambiare la società e dare priorità ai bisogni umani, in questa crisi come nel futuro. Questa unione di classe, in coordinamento con il Partito Comunista Internazionale, può resistere alle costrizioni del mercato per la continua redditività delle imprese, che saranno sempre sorde ad ogni sofferenza dei lavoratori. Mentre la borghesia si ingegna con tutte le sue energie a tamponare le falle del suo contraddittorio sistema, solo l’unione della classe operaia può portare alla sua emancipazione.