Il fascismo, pianta di ogni clima. L’australiana “New Guard”
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Il fascismo, pianta di ogni clima. L’australiana “New Guard”
Nel 1931, nel pieno della crisi sociale causata dalla Grande Depressione, in Australia nacque una formazione paramilitare armata e reazionaria nota come “New Guard” (Nuova Guardia). Fondata dal tenente colonnello Eric Campbell, veterano della prima guerra mondiale, avvocato e ideologo piccolo-borghese, la New Guard emerse a Sydney come aperto difensore del capitalismo contro la crescente ondata di agitazione della classe operaia e lo spettro del cambiamento rivoluzionario. Sebbene spesso presentata nella storiografia borghese come un momento “pittoresco” di estremismo politico, la New Guard, come altri movimenti fascisti dell’epoca, deve essere intesa non come un’anomalia, ma come espressione concentrata del terrore della classe borghese di fronte al collasso del sistema capitalista.
Gli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30 del secolo scorso segnarono una svolta storica in tutto il mondo capitalista. Il crollo degli sforzi di stabilizzazione post-prima guerra mondiale lasciò il posto a una nuova crisi globale: sovrapproduzione, caos finanziario, disoccupazione di massa e disordini politici. In Australia, appendice del sistema imperialista del capitale britannico, i limiti del suo modello economico protetto e della sua dipendenza dalle materie prime furono messi a nudo. Quando il sistema finanziario internazionale si sgretolò e la domanda di lana, grano e minerali crollò, le fragili fondamenta della sua economia implosero. Nel giro di due anni, la disoccupazione raggiunse quasi un terzo della forza lavoro. Si infransero tutte le illusioni di prosperità liberale.
La New Guard sosteneva (e sottolineiamo “sosteneva”) di avere oltre 50.000 iscritti, provenienti principalmente dagli strati minacciati della piccola borghesia e dagli strati benestanti della classe operaia. La sua base era concentrata tra ex ufficiali, funzionari pubblici, piccoli proprietari, negozianti, artigiani specializzati e impiegati, ovvero coloro la cui precedente stabilità era stata direttamente minata dalla crisi. Questi strati, sospesi tra la borghesia e il proletariato, non hanno una traiettoria storica indipendente. Nei periodi di espansione capitalistica, possono identificarsi con la democrazia liberale. Nei periodi di collasso, tuttavia, la loro paura della rivoluzione proletaria li trasforma in truppe d’assalto della reazione. Il loro odio per il “socialismo” è l’odio per l’uguaglianza proletaria; il loro desiderio di “ordine” è il desiderio di conservare sotto la gerarchia capitalista i loro privilegi minacciati.
Gli scopi dichiarati di questa organizzazione erano un “governo leale, monarchico e costituzionale”, l’unità nazionale e lo sradicamento del “bolscevismo”, con cui si intendeva qualsiasi minaccia alla proprietà, alla gerarchia, allo Stato imperialista. Sviluppò una gerarchia di comando altamente strutturata, condusse esercitazioni in stile militare e compì atti di violenza contro riunioni di sinistra e manifestazioni sindacali. Pur sostenendo di difendere il costituzionalismo, le sue pratiche rivelavano una volontà controrivoluzionaria pronta a oltrepassare la legalità quando lo Stato esitava. Non si tratta di una contraddizione, ma della vera essenza della democrazia borghese, che mantiene la sua maschera legale solo finché l’equilibrio di classe lo consente.
Il programma della New Guard –monarchico, nazionalista, antiparlamentare ma virulentemente anticomunista – rappresentava la classica sintesi fascista: una lega ideologica composta dal panico della classe media e dal bisogno di disciplina del capitale nelle sue varie componenti. Come i suoi predecessori italiani e tedeschi, la New Guard non offrì mai una visione del mondo originale, ma si limitò a rigurgitare i detriti storici di una società borghese in decadenza. Lo stesso Campbell guardava esplicitamente a Mussolini come modello e lodò lo “Stato corporativo” del Duce, sperando di importarne il modello organizzativo in Australia. Il suo successivo tentativo di formare il Partito di Centro nel 1933, dopo una visita all’Italia fascista, dimostra la consapevole importazione ideologica del modello italiano in terra australiana, sebbene adattato alle condizioni parlamentari locali. La sua azione più spettacolare avvenne nel marzo 1932, quando Francis De Groot, membro della New Guard, a cavallo, tagliò il nastro all’inaugurazione del Sydney Harbour Bridge, un atto inteso a prevenire il premier laburista Jack Lang e a “ristabilire” simbolicamente l’autorità della Corona.
Ma la New Guard non nacque come fenomeno isolato. La sua crescita corrispondeva direttamente all’intensificarsi delle contraddizioni capitalistiche. La depressione in Australia aveva gettato centinaia di migliaia di persone (prevalentemente proletari) nella disoccupazione e nella povertà, mentre l’apparato statale cercava di imporre una brutale austerità attraverso il “Premiers’ Plan”. I governi laburisti, da tempo compromessi dal loro ruolo di amministratori capitalisti, vacillavano sull’orlo del collasso. Scioperi di massa, consigli dei lavoratori disoccupati e agitazioni guidate dai comunisti si diffusero nei centri urbani. Fu in questo scenario che la reazione fascista trovò terreno fertile, non in un forte movimento operaio, ma nel suo momentaneo disorientamento e nelle esitazioni della sua leadership politica.
Il CPA (Communist Party of Australia), era riuscito a stabilire un punto d’appoggio nei sindacati industriali e nelle leghe dei disoccupati. Il partito contribuì a guidare gli scioperi a Broken Hill, Newcastle e nei bacini carboniferi e organizzò manifestazioni antifasciste nei centri urbani. Per la borghesia, ciò rappresentava non un fastidio da poco, ma una minaccia strutturale. Sebbene numericamente ancora modesto, il CPA era riuscito a inquadrare la crisi capitalista in termini di classe e aveva iniziato a collegare il malcontento spontaneo dei lavoratori a una visione rivoluzionaria più ampia. In assenza di una vittoria proletaria decisiva, la classe dominante preparò la sua risposta, non solo con leggi e urne elettorali, ma anche con manganelli e organizzazione paramilitare.
Al contrario l’ALP (Australian Labor Party), legato allo Stato e alla classe dirigente con la sua fedeltà al parlamento, non aveva né la volontà né i mezzi per guidare una lotta rivoluzionaria. La sua opposizione passiva creò il vuoto in cui il fascismo fece il suo ingresso.
La sinistra comunista, guidata dal programma marxista, ha sempre sostenuto che il fascismo non è il prodotto di un “estremismo” ideologico o di un odio irrazionale, ma un metodo di dominio di classe. Come affermammo nel 1921 e ribadimmo nel 1926, il fascismo emerge quando la borghesia non può più governare attraverso i meccanismi liberali. È un adattamento difensivo nei confronti di crisi rivoluzionarie, volto a preservare l’economia capitalista, disarmare il proletariato e mobilitare le mezze classi in forme reazionarie. La New Guard svolse tutti e tre i ruoli:
1. Servì a difendere la produzione capitalista in un momento in cui gli scioperi e i disordini sociali minacciavano la disciplina sul posto di lavoro.
2. Represse violentemente le espressioni di lotta della classe proletaria, prendendo di mira le riunioni comuniste e sindacali, i sindacalisti e i consigli dei disoccupati.
3. Nacque e venne diretta dal grande capitale inquadrando settori della piccola borghesia, mezza-classe storicamente vacillante e sempre disposta a schierarsi dalla parte del più forte.
Sebbene la New Guard non riuscisse a conquistare il potere statale né a consolidarsi come partito fascista di massa sul modello italiano o tedesco, ciò non fu dovuto alla sua mancanza di intenzioni o alla sua natura di classe. Piuttosto, ciò rifletteva la limitata profondità della crisi australiana e la possibilità da parte della classe dirigente a continuare a gestire i propri affari attraverso mezzi parlamentari e l’apparato laburista. Lo stesso Campbell, dopo aver flirtato con il fascismo dichiarato, fu scartato dalla borghesia una volta esaurita la sua utilità. La reazione aveva raggiunto il suo scopo: il movimento operaio era frammentato, i sindacati erano contenuti e l’ordine borghese era preservato.
In questo senso, la New Guard non deve essere vista come una curiosità fallita della storia politica australiana, ma come un episodio reale della storia internazionale della controrivoluzione borghese. Le sue lezioni sono durature. Finché il capitalismo rimarrà intatto e finché il proletariato non avrà un proprio partito rivoluzionario, le forme fasciste – marginali o dominanti che siano – torneranno ovunque la classe dominante affronti una crisi e abbia bisogno di un bastone per garantire il proprio dominio.
L’unica via contro il fascismo, come contro il liberalismo, è la rivoluzione proletaria: la distruzione dello Stato capitalista, l’abolizione del lavoro salariato e la dittatura della classe operaia, guidata dal suo partito comunista.