Sotto il Capitalismo non può esserci reale liberazione della donna dalla sua millenaria oppressione
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Un volantino sulla donna e le rivoluzione comunista distribuito dal partito
La doppia oppressione a cui il regime della proprietà privata condanna le donne è una realtà comune a tutti i paesi, siano essi i più “arretrati” o formalmente i più “democratici” e moderni; dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Iran all’Afghanistan, dall’Africa all’America Latina, le donne lavoratrici pagano un duplice prezzo: alla millenaria oppressione nella società di classe della donna in quanto donna, per la proletaria si sommano, infatti, quelle del lavoro salariato e delle contraddizioni di questa società dominata dai rapporti di produzione capitalistici.
Se in alcune parti del mondo le donne vedono ancora negati diritti elementari quali il diritto all’istruzione e all’aborto, in tutti i paesi, ivi compresi quelli che si autodefiniscono come la culla della civiltà moderna, i salari delle lavoratrici sono mediamente più bassi di quelli dei lavoratori maschi a parità di mansioni, e il mondo femminile è vittima di una sistematica violenza che la morale borghese definisce di “genere” e la sua giurisdizione non riesce in alcun modo a tamponare.
Ma è proprio nella violenta esacerbazione dello sfruttamento femminile sotto il dominio del capitale che è altresì dialetticamente posta la premessa per la reale liberazione delle donne. La trasformazione capitalistica dell’economia ha covato nel suo seno la sua stessa rovina offrendo anche alle donne i mezzi sociali e politici attraverso cui ambire alla propria emancipazione: la lotta rivoluzionaria della classe proletaria, unico strumento di liberazione dal giogo del capitale, in direzione del comunismo.
Donne, lavoratrici, compagne!
In questo mondo, ove secondo la ipocrita illusione borghese il capitalismo avrebbe assicurato il benessere universale e, invece, è sempre più dilaniato dalla miseria, dalle guerre, dall’esodo di masse disperate in fuga dai conflitti e dalle carestie, entro cui il proletariato consuma le proprie giornate in un lavoro estenuante e alienante, la condizione della donna non può che inevitabilmente divenire sempre più difficile.
A nulla sono valse e valgono le “democratiche” riforme volte alla sua tutela entro e fuori la famiglia ormai allo sfascio: alla donna a cui, ancora in prevalenza, vengono affidati i lavori domestici, a cui si continua a chiedere quasi in esclusiva di badare ai figli senza alcun reale supporto sociale, la cui maternità è solo formalmente tutelata, viene anche chiesto di lavorare per lunghe ore nelle fabbriche e negli uffici, ove spesso svolge lavori pesanti per salari da fame.
Donne, lavoratrici, compagne
Questo mondo ormai interamente devastato dall’economia capitalista che spesso non riesce a garantirvi neanche un alloggio dignitoso, spedisce senza riguardi per la vita i vostri uomini a combattere in guerre infami necessarie ad arricchire la borghesia criminale, specula sulla sofferenza dei rifugiati per ottenere manodopera a basso costo, non allevia in alcun modo il peso delle vostre vite divise tra il pesante lavoro fuori casa e la cura dei figli e della famiglia.
Questa società non può offrire alcun reale miglioramento delle vostre condizioni di vita e di lavoro.
Il vile regime del capitale vi priva delle gioie e delle soddisfazioni che tutti gli esseri umani potrebbero altresì provare. Non può offrirvi altro che una parodia della vostra emancipazione, che suona come una beffa per il proletariato.
Dunque, non lasciatevi ingannare dall’illusione del femminismo borghese: senza la distruzione degli attuali rapporti di proprietà, non è possibile una vera liberazione delle donne. Finché esisterà il dominio del capitale, della proprietà privata e del lavoro salariato, la vera e piena emancipazione delle donne non sarà mai possibile.
L’oppressione delle donne potrà cessare solo entro la futura società senza classi e senza Stato, ossia nel comunismo. Qualsiasi riforma nell’ambito della società borghese non può portare ad una vostra reale liberazione né come donne, né come lavoratrici, né come esseri umani.
I fragili diritti strappati allo Stato borghese, quale il voto, il divorzio e l’aborto, nel quadro del regime capitalistico sono costantemente messi in discussione e non eliminano le cause profonde della sottomissione delle donne nella famiglia e nella società. Essi realizzano solo un’uguaglianza formale e giuridica, non un’uguaglianza reale e organica. Al contrario, proprio nella sbandierata e fallace “uguaglianza civile” risulta evidente la sottomissione sociale del genere femminile.
La liberazione delle donne non passa, come sostiene il femminismo, dalla contrapposizione del “popolo femminile” al “popolo maschile”, preservando la conservazione della società attuale. Le rivendicazioni delle donne lavoratrici devono congiungersi, andandosi a sommare, a quelle della propria classe, la classe salariata, convergendo in una lotta di classe comune contro l’intera società borghese. Solo sotto questa bandiera può essere fruttuosamente collocata la questione femminile e divenire finalmente vittoriose le specifiche rivendicazioni delle donne lavoratrici.
Donne, lavoratrici, compagne: è indispensabile scagliare le rivendicazioni femminili contro lo Stato borghese!
La liberazione del genere femminile è irrealizzabile senza l’annullamento di ogni forma di proprietà privata sui mezzi di produzione e di ripartizione, senza la partecipazione cosciente e volontaria delle donne all’organizzazione e all’attuazione della vita collettiva, ossia senza il comunismo.
L’esaltazione della reale essenza della donna come donna, così come quella dell’uomo in quanto tale, è incompatibile con la forma di merce (forza lavoro), a cui la società capitalista ha ridotto entrambi.
Lavoratori e lavoratrici devono avanzare di pari passo e insieme mobilitarsi: inizialmente in difesa delle proprie condizioni di vita e contro lo sfruttamento capitalista, con rivendicazioni immediate volte a ridurre le sofferenze contingenti, per poi sferrare domani l’attacco definitivo volto a rovesciare lo Stato borghese, bastione dell’oppressione della classe dei lavoratori. Solo in questo quadro di distruzione dell’apparato del capitale le donne lavoratrici potranno rivendicare i propri diritti in quanto donne e guadagnarli alla propria nuova vera vita, a differenza che entro il regime di classe che, con le sue vacue riforme, la sua fallace legislatura, la sua inconcludente giurisdizione e il suo ipocrita moralismo, non le libera ma altresì le condanna alla doppia oppressione!
Donne, lavoratrici, compagne!
In questo momento storico di grave e persistente crisi del Capitale
– in cui l’attacco dello Stato borghese agli effimeri diritti conquistati dai lavoratori con dure lotte si è inevitabilmente esacerbato;
– in cui le “pacifiche” borghesie nazionali, consce della potenzialità proletaria, cercano di soffocare il seppur ancora flebile sussulto di lotta di classe sospinto dal continuo peggioramento delle condizioni dei lavoratori;
– in cui la miseria e le guerre costringono masse sempre più ingenti a fuggire da una parte all’altra del mondo, il cui carattere “globale” è realmente tale solo per gli affari dei vari imperialisti;
– in cui, ancora una volta, il capitalismo fa precipitare la classe operaia nella sua guerra per preservare la propria esistenza,
la lotta di classe avrà bisogno più che mai del contributo delle donne, le quali potranno offrire quella parte di loro stesse che arricchisce e completa il fronte di battaglia e la sua determinazione!
La vostra presenza è indispensabile, sia nella prima fase di lotta difensiva che nella successiva e definitiva lotta per la presa del potere e la instaurazione della dittatura del proletariato, per la transizione economica al socialismo ed infine per il passaggio alla società del futuro ove l’umanità potrà riappropriarsi della propria vita e vitalità, il comunismo.
Come già affermato da Lenin, senza la partecipazione delle donne, il proletariato difficilmente riuscirà a realizzare la sua rivoluzione vittoriosa!
Senza la mobilitazione delle donne alla lotta di classe per il Comunismo, lo scontro con il capitalismo è più difficile da affrontare e impossibile da vincere, così come senza la completa liberazione sociale ed individuale della donna non può esistere alcun passo reale verso il comunismo.
Il mondo proletario si aspetta che le donne lavoratrici lottino per risollevare le loro vite umiliate e degradate alla loro nuova esistenza entro l’unico sistema sociale in grado di restituire e garantire dignità e prosperità agli sfruttati di oggi.
La specie umana ha bisogno che le donne proletarie si impegnino con orgoglio e coraggio nella lotta che le condurrà verso un futuro diverso, in cui potranno realizzarsi pienamente e con gioia come esseri viventi liberi dall’alienazione della doppia oppressione.
Donne, lavoratrici, compagne!
È questo il grido di guerra contro l’oppressione che soltanto il partito di classe può diffondere. È l’indirizzo antidemocratico ed anticapitalista che si sprigiona dall’invariante programma della Sinistra Comunista, complessiva visione del trapasso generale alla futura società di specie.
Partito Comunista Internazionale