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Arranca a fatica la locomotiva tedesca

Categorie: Capitalist Crisis, Germany

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Nei passati decenni tutti gli economisti, gli analisti e i pennivendoli asserviti al carrozzone della borghesia rassicuravano l’opinione pubblica esaltando il sostenuto sviluppo del sistema industriale e dell’economia tedesca paragonandola ad una poderosa locomotiva lanciata verso un futuro di progresso. 

Si raccontava questa essere in grado di trascinare nella sua impetuosa corsa verso nuovi traguardi di piena occupazione e benessere  tutti i vagoni a lei attaccati, compreso quello italiano.

Gli indici economici di quel sistema produttivo sono stati presi come metro di paragone quasi a esaltarne e invocarne un virtuoso inseguimento in particolare da parte dell’Italia.

I dati relativi all’economia tedesca pubblicati in questi giorni raccontano che quella apparentemente inarrestabile corsa sta ora subendo una brusca frenata confidando nel superamento della crisi e in una debole ripresa prevista nel 2026. 

Crisi che noi sosteniamo essere di sovrapproduzione: la montagna di merci invendute e invendibili intasano i binari e rischiano di far deragliare la locomotiva.

I dati forniti dagli analisti borghesi indicano che dopo due anni di recessione, nel 2023 e 2024, non c’è stata la tanto agognata ripresa, anzi nell’agosto di quest’anno hanno dovuto registrare un calo della produzione industriale, energetica e nelle costruzioni del 4,3% rispetto al mese precedente, causato principalmente da una forte contrazione del (-18,5%) del comparto dell’automotive. Va ricordato che tutto l’insieme dell’industria dell’automobile rappresenta il settore di maggior importanza e peso nella produzione industriale.

Non potendo e volendo ammettere che si tratta di una generale crisi di sovrapproduzione, ampiamente già descritta dall’analisi marxista, presentano una diversa narrazione che racconta di una crescita continua, se pur con qualche “intoppo”. 

Tutto parte dalla grave crisi finanziaria del 2008 seguita da una modesta ripresa a sua volta interrotta dalla pandemia del 2020. Lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, iniziata in questa fase nel febbraio 2022, ha prodotto la perdita del significativo mercato russo e il vertiginoso aumento dei costi energetici dovuti principalmente al sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 nel settembre 2022: questi dalla Russia trasportavano gas a basso prezzo alla Germania.

Il Financial Times, elaborando e depurando tutti i dati delle precedenti crisi, afferma che la produzione tedesca nell’agosto 2025 è scesa al livello del 2005.

Gli organi federali interessati e gli industriali tedeschi sono intenti a studiare investimenti e programmi per rimettere in moto la “locomotiva”  tenendo conto anche delle necessarie trasformazioni riguardanti la produzione di veicoli elettrici. A questo riguardo, sempre nell’intento di ridurre i costi e massimizzare il profitto, le industrie automobilistiche Volkswagen e Mercedes, seguendo l’esempio della francese Renault, hanno avviato un progetto per costruire veicoli elettrici direttamente in Cina, fruendo della sua esperienza in quel settore.

È ovvio che questa brusca frenata si ripercuoterà in particolare nel settore dell’automotive italiano poiché l’industria tedesca assorbiva il 20% delle esportazioni di componenti per auto dall’Italia, quota che difficilmente sarà mantenuta. 

Di conseguenza la crisi del settore automotive italiano si prospetta molto pesante in un prossimo futuro perché a quella tedesca si somma di fatto la forte riduzione del 42,8% della produzione di auto in Italia da parte di Stellantis (ex Fiat) in cui, tra l’altro, molte piccole aziende di sub-forniture lavorano in regime di unico fornitore della casa automobilistica. Saranno quindi queste piccole aziende le prime a subire i tagli e i massicci licenziamenti a causa delle loro ridotte dimensioni e della dispersione sul territorio; e i rispettivi lavoratori saranno più facilmente sacrificati sull’altare del profitto capitalista.

Soltanto avvalendosi di organizzati e validi sindacati di classe, i lavoratori potranno opporsi al loro sacrificio ed ottenere adeguata difesa e ristoro economico tra cui il principale sarà il salario integrale ai lavoratori licenziati.