Partito Comunista Internazionale

Contro il teatrino elettorale – Per la lotta di classe

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Dagli opposti schieramenti in vista del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari l’inganno contro i lavoratori è lo stesso: che il voto – nel quadro di questo sistema sociale, economico e politico – sia uno strumento utile alla difesa delle condizioni di vita e degli obiettivi politici della classe lavoratrice.

La menzogna ha un nome: sovranità popolare. I lavoratori non sono sovrani di un bel nulla, giacché il potere politico è saldamente nelle mani della classe dominante, cioè degli uomini della grande industria, della finanza e dei proprietari fondiari.

Il potere politico è esercitato da questa classe sociale, la borghesia, contro la classe lavoratrice, innanzitutto attraverso la macchina statale, che non è affatto un’entità neutra al servizio dei cittadini bensì lo strumento per il dominio e l’oppressione dei lavoratori, nell’interesse del padronato.

Quale che sia il numero dei suoi figuranti nel parlamento per i lavoratori non cambia nulla: hanno varato le leggi del passato contro i proletari (pensioni, jobs act, ecc. ecc.) e lo faranno nel futuro.

Il potere economico e politico, il maneggio della macchina statale e dei mezzi di informazione, garantiscono alla classe dominante la certezza che le elezioni e i partiti che vi partecipano portino comunque a governi che tutelino i suoi interessi.

Ormai i partiti che fanno parte del gioco parlamentare, o che vorrebbero farne parte, dichiarano con quella sola scelta di stare dalla parte della borghesia.

O preparazione elettorale o preparazione rivoluzionaria, abbiamo scritto noi comunisti rivoluzionari sulla nostra bandiera!

I lavoratori non devono abboccare alle false promesse di chi vuole illuderli che basterà un voto per cambiare in meglio le loro condizioni, per opporsi al taglio dei salari, all’aumento della disoccupazione, al razzismo imperante.

Anche se vi fosse un partito realmente dalla parte dei lavoratori in grado di prendere milioni di voti, questi non basterebbero a cambiare la natura del presente regime sociale e politico. Sarebbero sempre in minoranza entro il parlamento e se mai, per assurdo, potessero divenire maggioranza, la classe dominante chiuderebbe lei stessa il parlamento e getterebbe via la maschera democratica per mostrare il vero volto della dittatura del capitale sui lavoratori.

Questa fu la lezione del fascismo.

Milioni di voti non servirebbero a nulla. Centinaia di migliaia di lavoratori in sciopero possono portare in pochi giorni aumenti salari e miglioramenti materiali nelle condizioni di vita dei lavoratori che nessun “percorso parlamentare” può ottenere.

In un frangente di grave crisi economica e politica della borghesia, un vasto movimento di scioperi, inquadrati in un grande sindacato di classe, diretto dalla parte più cosciente dei lavoratori inquadrati nel vero partito comunista sono le condizioni che permetteranno di togliere il potere politico alla borghesia e liberare l’umanità dal capitalismo.