Antiparlamentarismo
Categorie: Parliamentarism, Socialist League
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Da Commonweal, Vol 6, No. 230, 7 June 1890, p.180-181
La maggioranza di quelli che hanno questo foglio in mano sanno che, essendo organo della Socialist League, il Commonweal sostiene l’astensione dall’azione parlamentare; che la Socialist League non propone candidati, né raccomanda ai propri membri di votare questo o quest’altro candidato; che i lettori di queste colonne troveranno menzionato il parlamento, ma mai con il dovuto rispetto, e per lo più solo per rimarcare la corrotta morale di questi ultimi giorni del capitalismo.
La nostra linea politica è, in breve, per l’astensione da qualsiasi tentativo di impiego della macchina costituzionale governativa, benché ad alcuni socialisti quello appaia l’unico mezzo per portarci fin sul margine della Rivoluzione Sociale.
Questa politica astensionista appare ad alcuni mera follia, e forse ad altri inspiegabile.
Cerchiamo allora di spiegarla, lasciando che altri ci chiamino stupidi, se crederanno, ma dopo aver ascoltato la nostra spiegazione.
Quale è lo scopo della propaganda socialista?
Certamente intende chiarire a tutte le classi lavoratrici che la (cosiddetta) società, così come si presenta oggi, è fondata sul furto delle classi “superiori” a danno delle classi “inferiori”, ovvero dei tanti da parte dei pochi; e sarà sempre così, fintantoché perdurerà il privilegio di questa rapina, coloro che fanno tutto il lavoro utile saranno costantemente deprivati delle migliorie della vita che fanno la differenza fra l’uomo civilizzato e il selvaggio; mentre le loro vite saranno molto più faticose e sgradevoli di quelle della maggioranza dei selvaggi.
In breve, una diffusa insoddisfazione per la loro posizione e il senso della sua ingiustizia sono le prime cose alle quali vogliamo aprire le menti dei lavoratori.
Inoltre, vogliamo chiarire loro che questa posizione di schiavitù, questa iniquità che li rende così miserabili e pieni di rancore, non è una condizione inevitabile per chi vive producendo la ricchezza del paese (ovvero i soli che hanno qualche possibilità di essere onesti in questo paese); che questi lavoratori e lavoratrici potrebbero lavorare, vivere, e essere utili se solo lavorassero gli uni per gli altri, ovvero, per i loro amici e non per i loro padroni privilegiati, cioè per i loro nemici.
Ancora, dobbiamo mettere in chiaro ai lavoratori che questi privilegi per pochi che costringono la maggioranza a una vita miserabile, costituiscono una esplicazione della parola, istituto della proprietà privata; per cui chi dichiara di voler abolire i privilegi intende dire che vuole abolire l’istituto della proprietà privata; e che chi difende l’istituto della proprietà privata difende il privilegio, la madornale diseguaglianza fra ricchi e poveri, la conseguente miseria di tutti i veri lavoratori, e la conseguente degradazione delle genti di tutte le classi.
Sia inteso chiaramente che soltanto due grandi sistemi sociali sono possibili, la Schiavitù e il Comunismo; tutti quelli che conoscono l’ABC del socialismo lo sanno.
Il Comunismo ovvero l’abolizione della proprietà individuale è il nostro scopo, lo scopo di tutti i veri socialisti.
Potrà il Parlamento aiutarci a conseguire questo risultato?
Si risponde a questa domanda con un’altra domanda. Quale è lo scopo del Parlamento?
Il mantenimento del privilegio; della società dei ricchi e dei poveri; della società dell’ineguaglianza, e la conseguente miseria dei lavoratori e la degradazione di tutte le classi. Chiaramente se questo è il suo scopo, il suo motivo di esistere, cambierà il proprio scopo con il nostro soltanto se sarà costretto, o ingannato a farlo.
Può essere forzato?
Beh, il Parlamento è il padrone dell’Esecutivo; in altre parole, della forza bruta che sottomette le classi industriose a una vita miserabile; impiegherà la energia bruta per sottomettere quelle classi finché ne avrà la forza. Quando non ne avrà più la forza, cesserà di esistere.
Ora io, da parte mia, dico come ho sempre detto, che i socialisti potrebbero essere obbligati, come ultimo atto della Rivoluzione, a utilizzare la forma parlamentare, al fine di paralizzare la resistenza dei reazionari, col renderla formalmente illegale, cioè distruggendo il potere degli uomini armati, sui quali in realtà giace il potere del parlamento e dei tribunali. Ma questo potrà avvenire soltanto nell’ultimo atto; quando i socialisti saranno tanto forti da occupare il parlamento, allo scopo di farlo morire, insieme al privilegio la cui protezione è il suo scopo, la rivoluzione sarà già in atto, o quasi.
Nel frattempo, è chiaro che non possiamo obbligare il parlamento a mettere fine alla sua stessa esistenza; o, comunque, a fare qualsiasi cosa che non creda possa condurre alla stabilità del privilegio, o alla schiavitù dei lavoratori.
Bene, possiamo invece manovrare il parlamento verso il Socialismo, verso il Comunismo?
Mi pare una impresa senza speranza.
Potrebbe non risultare difficile, forse, mettergli pressione per fargli approvare delle misure per “il miglioramento della massa delle classi lavoratrici”. Ma con questo come salvare la “reputazione” dei socialisti? – i quali, se non stanno attenti, scopriranno che anziché usare il parlamento, saranno essi ad essere usati da lui.
Ricordiamo, inoltre, che la comprensione del Socialismo si va diffondendo molto rapidamente, e che persino i parlamentari e i loro burattinai presto sapranno cosa significa, e metteranno da parte ogni ingenuità per escludere ogni misura che possa appena sembrare socialista; o alla fine, e forse presto, si irrigidiranno rigettando qualsiasi cosa che appaia socialista.
Il fallimento del tentativo di impossessarsi dello “Stern” per i socialisti parlamentari dovrebbe essere una lezione sufficiente del potere dei reazionari, dei Liberali così come dei Conservatori, e il modo in cui resisteranno ad essere messi nell’angolo.
Bene, allora, se noi non possiamo forzare il parlamento a dichiarare di metter fine alla sua funzione di salvaguardia del privilegio, evidentemente quando è vigorosamente in vita; se non possiamo manovrarlo per portarlo a favorire la cosa che più odia – il socialismo – cosa possiamo noi fare?
“Niente”, dicono i nostri amici parlamentari.
Non mi sembra così.
È niente tenere in vita e far montare lo scontento di fronte alla vile schiavitù odierna?
È niente mostrare agli scontenti che essi stessi possono abbattere questa schiavitù?
È niente indicar loro ciò che li attende oltre la stagione di lotta, e come i lavoratori potranno essere felici quando non siano derubati di tutti i piaceri della vita da parte degli oziosi che vivono sul loro lavoro?
Per di più, gli eventi degli ultimi 12 mesi stanno esprimendo una nuova energia dalla massa dei lavoratori, ed essi stanno iniziando ad apprendere come efficacemente associarsi.
È ora molto più facile che cinque anni fa volgere l’attenzione dal parlamento dei loro padroni alla loro propria organizzazione.
In breve, la vera arma dei lavoratori e contro il parlamento non è la scheda ma il boicottaggio.
Ignorate il parlamento; abbandonatelo, e rafforzate le vostre organizzazioni per volgervi direttamente contro i vostri padroni di oggi, e per apprendere come affrontare i vostri interessi tanto ora quanto nel futuro, e tenete saldamente in mente, e lavorate per il giorno in cui avrete da usare la grande arma che la vostra stessa posizione di strumenti non pagati mette nelle vostre mani, l’arma dello sciopero generale.
Pensate a questo, e lasciate che siano i politicanti ad eleggere i politicanti; lasciate che siano le classi superiori e la borghesia a scegliere i membri di quel loro Comitato per la Continuazione della Schiavitù, che si fa chiamare Camera dei Comuni, e vedrete quale terrore ispirerete nei cuori degli ipocriti affettati che si fanno chiamare statisti.
Un terrore che sarà giustificato dagli eventi; perché tale boicottaggio antiparlamentare mostrerà la vostra determinazione ad essere liberi, e vi darà gli strumenti per raggiungere la vostra libertà.
William Morris