Partidul Comunist Internațional

Il Sindacato Rosso (I) 1923/26-27

Attività dell’Internazionale Sindacale Rossa e della Russia Sovietista

L’opera svolta e i nuovi compiti per l’avvenire

Il recente Consiglio Generale dell’I.S.R. (Internazionale Sindacale Rossa), svoltosi a Mosca alla fine di luglio, si è soprattutto occupato dei problemi di organizzazione pratica del movimento internazionale. I nostri precedenti Congressi ci hanno indicato ciò che bisogna fare. Ma come fare? Solo l’esperienza potrà insegnarcelo, e noi ne abbiamo acquistata molta, in tutti i campi. Ciò che ieri era parola d’ordine, è divenuta realtà oggi. Ormai si tratta di perfezionare i nostri metodi di conquista delle masse.

Enunciamo le principali questioni studiate dal Consiglio Generale: il fronte unico, l’atteggiamento verso il pacifismo riformista anarchico, la strategia degli scioperi, la questione delle nazionalità nel movimento sindacale, la lotta contro la reazione, la emigrazione operaia, i comitati di fabbrica e d’officina, i sindacati per l’industria, l’organizzazione sindacale nelle colonie e nei paesi semi-coloniali, le federazioni nazionali per industria e i nostri Comitati di propaganda, il nostro atteggiamento verso Amsterdam, l’organizzazione delle opposizioni rivoluzionarie, il lavoro delle donne e dei giovani, i collegamenti e le informazioni, la stampa e la bibliografia sindacale, la tattica dell’I.S.R. in Ispagna, l’opera della Lega di Propaganda Sindacale negli Stati Uniti d’America, la lotta contro il scissionismo nei sindacati, la lotta contro il sabotaggio della Conferenza internazionale dei trasporti, la tattica dell’opposizione rivoluzionaria nei sindacati tedeschi, la situazione in Ceco-Slovacchia, ecc..

La fase di sviluppo che attraversa in questo momento l’I.S.R. si definisce nel modo di porre e studiare la strategia degli scioperi. Nessun Congresso internazionale ha finora studiato, che io sappia, questo problema. Si è parlato, è vero, prima della guerra, degli scioperi politici. Ma non si sono mai esaminati gli scioperi economici e i conflitti fra capitale e lavoro dal punto di vista della strategia generale della classe operaia. Nonostante le grandi esperienze degli ultimi 20 o 40 anni, si sarebbe condotti a deduzioni del più alto interesse. Confrontiamo la bibliografia militare con quella che concerne gli scioperi. La prima comprende migliaia di volumi: in ogni paese vi sono scuole militari superiori ove si studiano le guerre del passato per applicarne gli ammaestramenti alle guerre future. Vi sono centinaia di specialisti che consumano tutta la loro intelligenza allo studio di tali ammaestramenti – tecnici, sociali, economici e politici – delle guerre. In ciascun paese vi è tutta una speciale letteratura.

Abbiamo noi niente di confrontabile per i conflitti economici fra capitale e lavoro? Quasi nulla. Lotte formidabili sono restate pressoché sconosciute. Si direbbe che tutto ciò che la classe operaia crea di nuovo per gli sforzi della sua emancipazione sia trascurato dagli osservatori. La idea medesima di studiare la strategia degli scioperi, non è stata ancora lanciata. E, pertanto, forse che la lotta di 1 milione e 200 mila minatori inglesi durata 13 settimane – lotta che scosse tutta l’Inghilterra e durante la quale il Quartier generale della Federazione dei minatori si comportò esattamente allo stesso modo che si sarebbero comportati dei generali tedeschi se fossero riusciti a introdursi nello Stato Maggiore francese – forse che – dicevamo – questa formidabile battaglia di classe ha meno importanza della battaglia di Sadowa o di quella di Moukden.

E se queste battaglie sociali hanno, come noi lo crediamo, una formidabile importanza, perché non vengono studiate affinché le masse possano trarre profitto dai loro insegnamenti? Il perché è che soltanto da pochi anni il movimento operaio sta diventando realmente internazionale: vale a dire, è soltanto dall’apparizione dell’Internazionale Comunista e dell’Internazionale Sindacale Rossa che l’internazionalizzazione dell’azione operaia è divenuta una realtà pratica. È venuto il momento di cominciare a lottare per l’unità nella lotta economica e di studiare sistematicamente la ricca esperienza del movimento mondiale degli scioperi. Il merito del Consiglio generale dell’I.S.R. è di aver posto tale questione, rendendosi conto che occorreranno degli anni di lavoro per arrivare all’altezza delle scuole militari della borghesia, nella nostra strategia della lotta di classe.

Ho citato intenzionalmente – di tutte le questioni esaminate dal Consiglio Generale – proprio quella che non è stata risolta, per mostrare quali problemi di ampiezza letteralmente prodigiosa ci si pongono innanzi. Ma la complessità e la ampiezza dei nostri compiti non spaventano l’I.S.R.. Chiunque prenda parte effettivamente al movimento sindacale internazionale si rende conto dello sviluppo quotidiano delle forze rivoluzionarie.

Ci riesce spesso difficile poterle precisare in cifre, ma la stessa gente di Amsterdam deve riconoscere che la corrente di sinistra si ingrossa sempre più.

Al recente Consiglio Generale, tutti noi abbiamo avuto la netta sensazione che l’Internazionale Sindacale Rossa era divenuta una organizzazione internazionale e che il legame fra le parti che la compongono, si è fortemente stretto. Degli anni dovranno evidentemente ancora trascorrere prima che l’I.S.R. riesca ad abbracciare i milioni di operai aderenti ai sindacati riformisti e le decine di milioni di operai che restano al di fuori dei Sindacati, degli anni trascorreranno prima che la I.S.R. divenga ideologicamente, dal punto di vista organizzativo, una potenza assolutamente unita. Ciò perché le difficoltà da sormontare sono veramente grandi e l’influenza dell’ideologia borghese sulle masse operaie è lungi dall’essere vinta.

Quanti anni ci occorreranno ancora?

Noi l’ignoriamo, ma noi sappiamo però che ogni giorno ci accostiamo all’unità, che ogni congresso, che ogni conferenza è per noi un passo fatto sulla via della creazione di un organo dirigente la lotta del movimento sindacale internazionale.

Non è permesso di dubitarne: i lavori del Consiglio generale ci hanno ispirato il più sano ottimismo.

A. Lozovsky

La risposta di Amsterdam a Mosca sulla proposta di fronte unico proletario mondial

Nel nostro numero del 14 luglio noi riportammo integralmente la lettera diretta dalla Centrale dei Sindacati Panrussi alla Federazione di Amsterdam, per la costituzione del fronte unico proletario. Diamo ora la risposta della Federazione Internazionale di Amsterdam, approvata all’unanimità meno uno dal suo Consiglio Direttivo.

«Il Comitato internazionale della F.S.I. deliberando sulla proposizione di un fronte unico e specialmente in rapporto alla lettera del Consiglio Centrale panrusso dei Sindacati operai e quella riferentesi alla risoluzione del Consiglio Generale dell’I.T.F. (internazionale dei Trasporti); considerando che nelle circostanze attuali nel momento in cui la reazione fa uno sforzo supremo per annientare la forza dell’organizzazione sindacale, è d’una importanza capitale per la classe operaia organizzata di vedere realizzarsi l’unità sindacale; che questa unità sindacale, per raggiungere il suo scopo, deve realizzarsi nel quadro di ciascun centro sindacale nazionale e della F.S.I.; rinnovando il desiderio sincero della F.S.I. di vedere i sindacati russi avvicinarsi alla massa dei lavoratori organizzati del mondo e a conformarsi alle risoluzioni dei congressi sindacali d’Amsterdam, di Londra e di Roma; considerando, tuttavia, che di unità sindacale non si potrà utilmente parlare se prima non si è creata un’atmosfera di stima e di fiducia reciproca; che per creare questa atmosfera gli attacchi e le ostilità contro la F.S.I., le sue organizzazioni affigliate ed i suoi militanti devono cessare in modo assoluto; che, inoltre, gli operai russi devono dichiararsi disposti ad agire in Russia identicamente ai loro compagni operai organizzati d’altri paesi che combattono la guerra e la reazione in tutte le sue forme; approvando le dichiarazioni anteriori del Bureau della F.S.I.; riafferma di essere disposto ad entrare in trattative con i delegati della Centrale Sindacale di Russia alla sua volta mandataria delle organizzazioni russe, allorché le condizioni su enunciate sian state accettate e realizzate dalle organizzazioni suddette.

Per ciò che concerne la collaborazione fra la F.S.I. ed i segretariati professionali internazionali, il Comitato, fedele alla sua tattica inaugurata alla Conferenza sindacale internazionale di Zurigo nel 1913 e in conformità agli accordi conclusi fra il Bureau delle F.S.I. ed i segretari internazionali a Roma; riconoscendo la necessità di una azione comune e sostenuta negli organismi su designati, [TESTO MANCANTE] non intraprendano alcuna azione che possa mettere in giuoco le decisioni dei Congressi internazionali, senza avere in precedenza discusso con la Direzione delle F.S.I..

Infine, allo scopo di evitare per l’avvenire le difficoltà risultanti dagli avvenimenti di questi ultimi mesi, il Comitato Internazionale incarica il Bureau delle F.S.I. di riunirsi nel più breve tempo possibile con tutti i segretari professionali internazionali».

Su questo importantissimo argomento è stata formulata anche una dichiarazione di principio, che riproduciamo nel suo testo integrale.

Dichiarazione di principio

In conseguenza della risoluzione presa in merito alla proposta del Consiglio Centrale pan-russo dei Sindacati operai per la costituzione di un fronte unico, la F.S.I. perseguendo la sua lotta incessante contro tutti i militarismi, contro tutti i capitalismi, contro tutte le reazioni e per il trionfo della classe operaia internazionale e della pace, è pronta a collaborare con tutte le organizzazioni operaie regolarmente accettanti questo programma e poste sul terreno dell’indipendenza sindacale.

La lotta di classe è la dottrina, la sparizione del salariato e l’emancipazione operaia ne è il suo ideale, ma la F.S.I. non saprebbe disconoscere che il regime democratico è la condizione essenziale di tutti i progressi in questo senso. Essa deve dichiarare che le riforme, i progressi sociali preparano più sicuramente l’emancipazione morale e materiale delle masse popolari che le declamazioni demagogiche, dalle quali la reazione trae i suoi argomenti di terrore delle collettività e gli elementi dei suoi successi sulle forze del progresso.

La F.S.I. proclama il diritto dei lavoratori di resistere all’oppressione con tutti i mezzi in loro potere, non esclusa la rivolta, ma essa non saprebbe sostituire la guerra civile alla lotta di classe.

L’esercito della Rivoluzione mondiale conta un soldato di più.

La vittoria del proletariato internazionale non può essere che l’emancipazione di tutti, con l’istituzione di un regime nel quale sia sparita la proprietà individuale e gli interessi particolari siano banditi a benefizio dell’interesse generale delle collettività umane. Su questo terreno, per questi scopi, la F.S.I. conduce la sua battaglia, che è quella della classe operaia internazionale. Affermando l’ideale proletario, difendendo palmo a palmo le conquiste operaie, preparando le trasformazioni immediate indispensabili, la F.S.I. è in diritto di chiedere il concorso dei lavoratori di tutti i paesi e questi hanno il dovere di darglielo.

Al disopra delle tendenze, al disopra delle personalità, al di fuori e contro tutti gli interessi capitalisti, militaristi e nazionalisti, la F.S.I. lavora a realizzare la divisa del manifesto comunista: Lavoratori di tutti i paesi unitevi!

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L’Internazionale di Amsterdam ha approvato inoltre una risoluzione contro il fascismo (di cui non abbiamo ancora il testo) e contro il pericolo di guerra.

Circa la risposta ai Sindacati rossi della Russia dei Soviet, non intendiamo anticipare nostri commenti alla decisione che prenderanno i nostri compagni della Centrale dei Sindacati Panrussi, ma non possiamo tacere questa semplice constatazione: è la prima volta che l’Internazionale di Amsterdam discute a lungo e ponderatamente e dedica un suo documento ufficiale a Mosca, documento che può essere discusso, nonostante la sua evidente pregiudiziale dilatoria e gli altri espedienti ostruzionistici del fronte unico.

Questo solo fatto dice che, come i Governi non possono più «ignorare» l’esistenza della Russia dei Soviet, così, nel campo sindacale, Amsterdam non può più prescindere per qualsiasi forma di azione, dall’esistenza dell’Internazionale Sindacale Rossa.

La verità è in marcia …