Verso il fronte unico proletario internazionale?
La Conferenza delle tre internazionali a Berlino
La Conferenza degli Esecutivi delle Tre Internazionali si è aperta il 2 corrente sotto la presidenza di Federico Adler segretario dell’Unione Internazionale dei Partiti Socialisti (U.I.P.S.). Le delegazioni si compongono come segue:
Seconda Internazionale: Vandervelde e Huysman (Belgio); Mac Donald, Tom Shaw, Gosling (Inghilterra); Wels (Germania); Vliegen (Olanda); Stauning (Danimarca); Möller (Svezia); Tseretelli per i socialrivoluzionari russi.
La delegazione dell’U.I.P.S.: Adler, Otto Bauer (Austria); Faure, Bracke (Francia); Crispien (Germania); Grimm (Svizzera); Czermak per i socialdemocratici di lingua tedesca in Cecoslovacchia; Martov e Kalnin per i menscevichi russi.
La Terza Internazionale: Radek, Bucharin (Russia); Frossard e Rosmer (Francia); Warskib, Stojanovik (Jugoslavia); Smeral (Cecolosvacchia); Sen Katayama (Giappone) e Clara Zetkin (Germania). È atteso il compagno Bordiga per il Partito Comunista d’Italia.
È rappresentato inoltre il Partito Socialista Italiano, che non appartiene ad alcuna Internazionale, da Serrati, Baratono e Fioritto.
Sono eletti alla presidenza: Federico Adler, Paul Faure e Clara Zetkin.
Il discorso inaugurale è tenuto da Federico Adler della Internazionale di Vienna. In seguito a nome dell’Internazionale Comunista, Clara Zetkin ha dichiarato: «Per la prima volta, dopo la riunione dell’Ufficio Internazionale di Bruxelles alla quale fece seguito la guerra mondiale, e lo sfacelo della Seconda Internazionale, rappresentanti di tutti gli strati del movimento operaio internazionale si riuniscono ad una stessa tavola. Noi dobbiamo rilevare che la scissione della classe operaia è stata causata dal fatto che certi strati operai hanno concluso un accordo di interessi con gli strati imperialisti, ciò che ha dato a molte organizzazioni della classe operaia un indirizzo controrivoluzionario. E le scissioni continueranno a farsi finchè la classe operaia non si riunisca per una lotta comune, finchè non si infranga la coalizione coi rappresentanti del capitalismo e non si stringa nella lotta per la conquista del potere politico. Prima una unione sarà impossibile, anzi dannosa.
Ciò non impedisce di riconoscere che la classe operaia, malgrado tutti gli ostacoli, deve unirsi per la lotta contro l’offensiva del capitalismo mondiale.
O la classe operaia si unisce per la lotta difensiva contro lo sfruttamento dei Pesi vinti, della Russia dei Soviet, e delle colonie e contro l’ondata delle serrate, per l’abolizione del Trattato di Versailles, per il riconoscimento e la ricostruzione della Russia dei Soviet, oppure essa pagherà le spese della guerra. Perciò l’Internazionale Comunista lancia la parola d’ordine del fronte unico proletario, ed ha accettato l’invito della U.I.P.S. ad una conferenza comune. Per assicurare il successo a questo congresso pansocialista occorre l’intervento di tutte le organizzazioni, anche di quelle non aderenti alla Internazionale sindacale di Amsterdam ed a quella di Mosca. La Internazionale Comunista propone quindi di invitare anche queste organizzazioni, pensando anzitutto ai sindacalisti ed agli anarchici.
La Russia dei Soviet che ha combattuto da sola contro i tentativi dei capitalisti dell’Intesa per rendere schiavo tutto il mondo, è oggi vittoriosa. Ora è però oggetto di attacchi «pacifici» da parte del capitalismo mondiale. Si tratta di aiutare coi fatti il primo Stato creato dalla rivoluzione mondiale.
La Internazionale Comunista è disposta, senza nascondere quello che la separa dai partiti riformisti e semiriformisti, a partecipare alla lotta comune del proletariato internazionale. Essa sa che ogni giorno di lotta proverà che nessun compromesso coi capitalisti darà al proletariato la pace ed una vita dignitosa, perché per ottenere questo occorre una vittoria completa del proletariato. Essa propone per la conferenza pansocialista il seguente ordine del giorno:
1) Difesa contro l’offensiva padronale;
2) Lotta contro la reazione;
3) Preparativi di lotta contro nuove guerre imperialiste;
4) Aiuti per la ricostruzione della Repubblica soviettista russa;
5) Trattato di Versailles e la ricostruzione dei paesi devastati.
Un attacco della II Internazionale contro la Russia
A nome della Seconda Internazionale, Vandervelde, fa una dichiarazione in cui polemizza contro gli accenni alle spese delle riparazioni contenute nelle dichiarazioni della Terza Internazionale; rileva la necessità di una unione della classe operaia per lottare contro la reazione. Egli dice che occorreranno delle garanzie contro gli eventuali tentativi di scissione dell’Internazionale di Mosca.
«È naturale – soggiunge l’oratore – che il problema della Georgia ed il problema della scarcerazione dei socialisti rivoluzionari detenuti in Russia vengano discussi». Egli crede che la conferenza pansocialista dovrebbe procedere ad una inchiesta al riguardo dei socialrivoluzionari detenuti in Russia. «Se il Governo russo continuerà nella sua lotta attuale – dice Vandervelde – noi dovremo lottare per i diritti più elementari degli uomini in Russia».
Dopo un discorso di Paul Faure della Internazionale 2 ½ ha preso la parola il compagno Carlo Radek della Internazionale Comunista per rispondere a Vandervelde.
La violenta requisitoria del comp. Radek contro Vandervelde
Nella sua vibrata risposta polemica a Vandervelde il compagno Radek ha attaccato l’ex-ministro belga come firmatario del Trattato di Versailles ch’è, senza dubbio, il più mostruoso trattato che si sia concepito e imposto ad un popolo vinto.
L’oratore ha chiesto poi la istituzione di un Tribunale internazionale per giudicare gli assassini di Rosa Luxemburg e di Carlo Liebknecht.
«Giù le mani – ha detto Radek – dai Tribunali russi fino a che i socialisti di destra non abbiano la coscienza pulita dell’assassinio di Rosa Luxemburg e di Liebknecht».
L’oratore, parlando poi della Georgia, dice: «È vero che il Governo russo ha contribuito a rovesciare il Governo menscevico georgiano, ma a ciò è stato costretto per il contegno che detto Governo teneva verso le guardie bianche. Vi sono infatti le prove che la Georgia soccorreva le guardie bianche nei loro intrighi contro la Russia dei Soviet».
Radek propone che venga nominata una Commissione per l’esame di questi documenti. Il rappresentante dell’Internazionale Comunista parla in seguito del processo dei socialrivoluzionari russi.
«Si domanda la scarcerazione – esclama — di coloro che hanno perseguitato con la rivoltella in pugno i capi della rivoluzione russa. Noi domandiamo allora dove sono gli operai, i comunisti, i rivoluzionari che parteciparono all’azione di marzo in Germania e lottarono per la Repubblica dei Consigli in Baviera. Dove sono? Essi languono nelle carceri di un Governo nel quale collaborano i socialisti di destra».
Proseguendo l’oratore propone uno scambio dei rivoluzionari tedeschi detenuti coi controrivoluzionari russi. E quindi aggiunge:
«L’Unione Internazionale dei Partiti socialisti ha convocato la Conferenza con un ordine del giorno che esclude la discussione del passato. Questo ordine del giorno sarà mantenuto?
Ciò deve essere detto poiché se fossero poste delle pregiudiziali ciò significherebbe che si ha intenzione di fare andare a monte la Conferenza, e se così fosse la Terza Internazionale declinerebbe ogni responsabilità».
La seduta viene quindi sospesa.
La seconda e la terza giornata
In principio di seduta della seconda giornata Mac Donald (Inghilterra) della Seconda Internazionale propone il rinvio delle discussioni in seguito al discorso di Radek. Egli dice che la delegazione della Seconda Internazionale deve riunirsi a parte per constatare il proprio atteggiamento in seguito al fatto nuovo provocato dal discorso polemico di Radek. La proposta di Mac Donald è accettata e la conferenza si riunisce in seduta plenaria il mattino successivo sotto la presidenza di Clara Zetkin.
Ha la parola per primo Mac Donald (Inghilterra, Seconda Internazionale). Egli dice che le sue speranze nei lavori della Conferenza sono diminuite dopo le dichiarazioni di Radek. Se questa sfiducia deve essere allontanata dalla Seconda Internazionale, si faccia in modo che ciò sia possibile. Le deliberazioni non servono a niente se la Terza Internazionale non farà una dichiarazione intorno alle dichiarazioni fatte dalla Seconda Internazionale, perché non si deve fare una conferenza comune per combattersi poi più aspramente di prima.
Parlando del problema della Georgia, Mac Donald afferma che i bolscevichi usano gli stessi mezzi contro la Georgia che adopera l’imperialismo inglese nell’Egitto e nelle Indie e contro la stessa Russia dei Soviet.
Mac Donald reclama spiegazioni intorno alle accuse mosse contro i socialrivoluzionari. Radek invece di rispondere alle domande concrete ha sollevato dei dibattiti sui nomi di Carlo Liebknecht e Rosa Luxemburg. L’oratore propone di permettere l’entrata di Vandervelde in Russia per assumere la difesa nel processo dei socialrivoluzionari.
Mac Donald legge poi la seguente dichiarazione dell’Esecutivo della Seconda Internazionale:
«Ci dichiariamo d’accordo sulle basi di una Conferenza generale per il raggiungimento di scopi limitati alle condizioni e con l’ordine del giorno proposto dalla U.I.P.S. di Vienna. Noi dichiariamo però che la Terza Internazionale deve pronunciarsi esplicitamente d’accordo sulle seguenti condizioni:
1. Rinuncia alla tattica di istituire delle frazioni;
2. Nomina di una Commissione delle Tre Internazionali per esaminare la situazione in Georgia e nei paesi che si trovano nelle stesse condizioni che dovrebbe essere compiuta allo scopo di raggiungere un’intesa tra i partiti socialisti;
3. Liberazione dei prigionieri politici e svolgimento di un processo contro i detenuti per reato comune davanti ad un Tribunale legale, accordando il diritto di difesa e di controllo al socialismo internazionale».
A questo punto domanda la parola Serrati del P.S.I. il quale tenta di conciliare le due parti in contesa. Egli dice che da parte dei bolscevichi furono commessi degli errori, ma al servizio della Rivoluzione, mentre da parte degli altri furono commessi errori al servizio del capitalismo e contro la Rivoluzione Russa.
L’energico contegno della III Internaz. Verso l’accordo
Continuando la discussione, dopo Serrati ha la parola per l’U.I.P.S. di Vienna, Otto Bauer. «Il nostro compito – egli dice – è di unire le tre armate che avanzano separatamente per dare un colpo comune. Non avremo il fronte unico se non facciamo rinascere il pensiero della solidarietà tra le tendenze. A parere mio però la via per un significato morale del fronte unico non è quella per la quale vogliono andare i compagni della Seconda Internazionale. Noi siamo come loro dei partigiani del diritto dei popoli di disporre di se stessi. Noi sappiamo che questo diritto è stato grandemente violato a cominciare dall’ultimatum dell’Austria alla Serbia fino ai trattati di pace di Versailles e di S. Germain. Ma il caso della Georgia è da considerarsi differentemente dagli altri, perché qui la bandiera rossa sventolò dinnanzi all’armata di occupazione. Io non credo che sia buona via quella di costituire la premessa morale per il fronte unico mediante condizioni che l’altra parte dovrebbe accettare. Cominciamo la lotta proletaria in comune ed il proletariato costituirà da sa la premessa della solidarietà proletaria.
«Noi siamo perfettamente convinti che la Francia ed il Belgio hanno diritto alla riparazione di quello che l’imperialismo tedesco ed austriaco hanno rovinato, ma vediamo anche che il capitalismo abusa di questo diritto, servendosi degli operai dei paesi vinti per ridurre i salari e rubando così i diritti morali che il proletariato si era conquistati.
In questa situazione noi discutiamo della Conferenza di Genova, la cui preparazione mostra che il capitalismo non cambierà la sua politica contro il proletariato. In considerazione di questo noi possiamo separarci e dire al proletariato che era impossibile una intesa perché una parte ha avanzato delle condizioni che non sono state accettate dall’altra parte. Io credo che non solo una conferenza pansocialista dovrebbe riunirsi il più presto possibile, ma noi dobbiamo lanciare oggi stesso un manifesto comune circa la conferenza di Genova».
Volgendosi quindi ai comunisti, Bauer dice:
«Accettate quanto vi è possibile di accettare dei desideri della Seconda Internazionale per eliminare così gli ostacoli che si frappongono ad un’azione comune. Non sappiamo se una commissione per la Georgia recherà risultati pratici, ma degli schiarimenti sul problema georgiano da parte di una commissione non potranno che giovare al socialismo internazionale. Lo stesso possiamo dire della difesa di Vandervelde al processo dei controrivoluzionari. Ad ogni modo, ogni provvedimento pratico per realizzare il fronte unico vale cento volte di più delle premesse morali che dovranno reggere in avvenire il nostro modo di procedere».
Date le dichiarazioni delle due Internazionali ed in considerazione del discorso di Bauer per l’U.I.P.S. Vandervelde propone di lasciar parlare un oratore della Terza Internazionale. Prende quindi la parola Radek. Egli risponde in primo luogo a Mac Donald che non ha mutato niente con la dichiarazione fatta circa l’atteggiamento della Seconda Internazionale. «In conclusione – egli ha detto – Mac Donald è stato un’eco di Lloyd George e le sue parole sono le parole del liberalismo inglese, sono le stesse parole che il liberalismo inglese usa di fronte a tutti i piccoli Stati che domina ancora. La rivendicazione del diritto di disporre di se stessi per gli Stati limitrofi alla Russia equivarrebbe oggi in realtà al dominio dell’Inghilterra sui porti della Russia. Mac Donald converte questa rivendicazione in una rivendicazione del socialismo internazionale. Perché la Seconda Internazionale non ha mai reclamato allo zarismo l’indipendenza della Georgia? Nessun membro del governo menscevico della Georgia fu fautore dell’indipendenza georgiana; tutti invece, tseretelli per il primo, furono dei patriotti panrussi. Tseretelli, ministro del Governo di Kerenski, ha contribuito a prendere l’offensiva di giugno. Dove sono ora le giustificazioni morali del processo contro di noi? Il Governo menscevico della Georgia ha favorito l’occupazione tedesca e più tardi quella inglese.
Mac Donald domanda se non vediamo il buon fine, ma invece di domandare ciò egli dovrebbe guardare la situazione. Se non abbiamo fiducia nella Seconda Internazionale, questo vuol dire che noi temiamo che essa mancherà al momento della lotta. Non dovete credere che non vogliamo la lotta comune contro il capitalismo. Per questo appunto non abbiamo fatto delle condizioni, voi non avete ora però il diritto di porci delle condizioni. Tuttavia parliamo un po’ dei vostri desideri. Che cosa volete dire con la rinuncia alla tattica delle frazioni? Noi non rinunceremo mai alla lotta per una tattica rivoluzionaria nei sindacati. I maggioritari tedeschi, gli indipendenti ed i socialisti indipendenti inglesi nel seno del Labour Party non hanno forse aggruppamenti dei loro membri nei sindacati? I democratici vogliono essi impedire la libera lotta spirituale nei sindacati?». Venendo poi a parlare della situazione georgiana, l’oratore dice: «Con la nomina di una Commissione per la Georgia sono d’accordo supponendo che la frase contenuta nella dichiarazione della Seconda Internazionale «I Paesi in simili condizioni» riguardi i rapporti del Labour Party con le Indie, l’Egitto e l’Irlanda». Passa quindi ai socialrivoluzionari russi:
«I socialrivoluzionari – egli dice – dinnanzi ai nostri tribunali hanno il diritto di difendersi liberamente. Se Vandervelde vuol venire a Mosca per difendere i socialrivoluzionari lo saluteremo ben volentieri e noi opporremo un buon accusatore comunista al firmatario del trattato di Versailles, al membro del Governo che si è rifiutato di incontrarsi a Prinkipo e che contribuì a preparare una nuova offensiva contro la Russia dei Soviet, un accusatore che conoscerà il passato dei socialrivoluzionari ed anche il passato di Vandervelde e che gli dirà quanto merita.
Ed approviamo anche la proposta di Bauer di metterci d’accordo ancora qui sulla conferenza stessa per una manifestazione comune contro la Conferenza di Genova, la quale in realtà prospetta tutt’altro che la ricostruzione europea. Noi siamo per l’unità del proletariato senza condizioni».
Dopo il discorso di Radek la Conferenza
All’ultima seduta [testo illeggibile] Federico Adler [testo illeggibile] affermarono tutti e che [testo illeggibile] il cui sunto è il seguente:
«La Conferenza riconosce che nel momento attuale può trattarsi solo di una consultazione allo scopo di preparare un’azione comune per il raggiungimento di fini determinati. La conferenza propone quindi che gli Esecutivi diano il loro consenso alla nomina di una Commissione di nove membri aventi l’incarico di proporre un’altra conferenza dei tre Esecutivi, una conferenza alla quale saranno ammessi anche i Partiti che non aderiscono a nessuna internazionale. Ogni Esecutivo ha piena libertà di scelta delle persone cui ha diritto. La Conferenza ritiene opportuno che questo Comitato di organizzazione cerchi di organizzare un incontro per uno scambio di idee, tra i delegati della Federazione Internazionale sindacale d’Amsterdam e l’Internazionale dei Sindacati Rossi di Mosca, onde esaminare ed assicurare l’unità sindacale nazionale ed internazionale. La Conferenza prende atto della dichiarazione dei rappresentanti dell’Internazionale Comunista che questa, nel processo contro i 47 socialisti rivoluzionari ammetterà tutti i difensori da essi desiderati, che la pena capitale viene esclusa, che i dibattiti saranno pubblici e che quindi dei delegati delle tre Internazionali possono assistere quali uditori autorizzati a prendere dei resoconti stenografici per riferirne ai Partiti che fanno parte degli Esecutivi. La Conferenza constata che ognuno dei tre Esecutivi si dichiara d’accordo nell’accettare da tutte e tre le tendenze dei documenti relativi alla Georgia e prenderli in esame. La Conferenza invita il Comitato di organizzazione a raccogliere le conclusioni di questo esame ed a riferire in merito alla conferenza dei tre Esecutivi. La conferenza constata che i delegati della Seconda Internazionale hanno fatto dichiarazioni che essi non ritengono possibile la convocazione di una conferenza pansocialista nel mese e durante la Conferenza di Genova. La Conferenza in via di massima è d’accordo nella necessità di una conferenza generale e ciò al più presto possibile. L’organizzazione della conferenza generale non essendo possibile durante il mese corrente, l’odierna Conferenza dichiara necessario di esprimere la volontà di unità del proletariato cosciente di classe in una manifestazione il giorno venti aprile e là dove non fosse possibile per motivi di ordine organizzativi, il primo maggio. In questa manifestazione si devono agitare i seguenti problemi: giornata di otto ore; disoccupazione causata dalla politica delle riparazioni; l’azione comune del proletariato contro la offensiva capitalista; aiuto alla rivoluzione russa e alla Russia affamata; ripresa delle relazioni economiche e politiche di tutti gli Stati con la Russia dei Soviet; fronte unico proletario in ogni paese e nell’Internazionale».
Adler comunica che questa dichiarazione è stata firmata dai rappresentanti di tutte e tre le Internazionali e che comunque la Terza Internazionale, l’U.I.P.S. nonché Tseretelli hanno già fatte dichiarazioni particolari che saranno messe a verbale e che costituiscono delle riserve circa la dichiarazione comune. Per quanto difficile sia stato il nostro lavoro, termina Adler, abbiamo fatto qualche cosa con la coscienza di aver salvato la causa del proletariato internazionale.
Dopo i lavori di questa conferenza noi, per la prima volta, dopo che la borghesia ha trionfato sulla scissione del proletariato possiamo alzarci e gridare «Viva l’Internazionale unita che lotta».
La Conferenza è chiusa a mezzanotte. I presenti si alzano per cantare l’Internazionale.
Le risoluzioni del Consiglio Centrale allargato dell’Internazionale dei Sindacati Rossi
2° Sessione tenuta a Mosca dal 17 febbraio al 12 marzo 1922
Assistono alla seconda Sessione del Consiglio Centrale dell’I.S.R. i rappresentanti dei seguenti paesi: Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Finlandia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Olanda, Spagna, Italia, Svizzera, Austria, Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia, Lituania, Estonia, Bulgaria (i delegati bulgari sono anche rappresentanti degli altri paesi dei Balcani), Giappone, Corea, Indie.
Sono anche presenti in qualità d’invitati alcuni delegati dei diversi paesi dell’Estremo Oriente.
Sono state adottate le seguenti risoluzioni che traduciamo dal testo ufficioso in francese.
1. – Sulla riunione d’una conferenza Internazionale (Risoluzione adottata nella seduta pubblica del 5 marzo 1922).
Dopo un profondo esame della proposizione formulata dall’organizzazione norvegese, di convocare una conferenza internazionale alla quale dovrebbero partecipare i delegati dell’I.S.R. e quelli della Federazione Sindacale Internazionale di Amsterdam al fine di elaborare in comune le forme ed i metodi di lotta contro l’offensiva capitalista, il Consiglio Centrale allargato dell’I.S.R. decide:
1) I passi fatti dai nostri compagni norvegesi per la pratica realizzazione del fronte unico di combattimento di tutto il proletariato organizzato del mondo, sono assolutamente conformi a quelli dell’Ufficio Esecutivo dell’I.S.R. che ha già, e parecchie volte, invitato il Comitato Direttivo della F.S.I. d’Amsterdam a intraprendere un’azione comune su alcune questioni attuali, senza che tuttavia queste richieste fossero comprese ed accolte.
2) Il C.C. dell’I.S.R. si dichiara pronto a partecipare ad una conferenza internazionale alla quale l’I.S.R. convocherebbe tutti i partiti comunisti e socialisti e tutte le organizzazioni operaie del mondo, oppure ad una conferenza internazionale sindacale che dovrebbe organizzare la resistenza comune contro l’offensiva del capitale e la reazione imperialista.
3) Il C.C. incarica il Comitato Esecutivo di mettersi, a questo scopo, in rapporto con le organizzazioni che si incaricheranno di prendere l’iniziativa di riunire questa conferenza internazionale.
4) Tutte le organizzazioni affiliate all’I.S.R. che avessero delle proposte pratiche da formulare a questo riguardo sono invitate a sottometterle al Comitato Esecutivo in vista di una discussione dettagliata e concreta d di una applicazione sistematica.
5) Nessuna organizzazione affiliata all’I.S.R. non deve partecipare a conferenze o congressi nei quali non siamo presenti delegati ufficiali dell’I.S.R.
6) Il C.C. propone all’organizzazione norvegese di elaborare un progetto di azione pratica che sia, a suo avviso, suscettibile di servire di base al lavoro internazionale dell’I.S.R. e della F.S.I. d’Amsterdam.
2. – L’offensiva capitalista e l’unita del fronte proletario.
1) L’offensiva capitalista che si è sviluppata attualmente nel mondo intiero è un tentativo della borghesia per eliminare le contraddizioni del sistema di produzione capitalistica, accentuato dalla guerra usando del proprio potere economico e politico, e per caricare sul proletariato le spese della guerra ed il peso della crisi economica. La crisi mondiale costringe i capitalisti di tutti i paesi a ridurre fortemente le spese di produzione. La divisione organica attuale del proletariato permette alla borghesia di diminuire il costo della produzione riducendo i salari in ragione della minore o maggiore resistenza che le viene opposta, prolungando le ore di lavoro, intensificando in tutti i modi lo sfruttamento del lavoro, togliendo al proletariato le sue conquiste più elementari e riducendolo anche ad una profonda miseria.
2) Questa offensiva è stata sistematicamente organizzata dal capitale mondiale. Essa non si distingue nei diversi paesi che dalle sue apparenze esteriori. Nei paesi dove il cambio è alto, delle immediate riduzioni di salario vengono imposte ai lavoratori, mentre che nei paesi a cambio deprezzato, senza adottare materialmente i tagli dei salari, si giunge allo stesso risultato per il diminuito potere d’acquisto della moneta. In fondo i due modi di procedere sono esattamente equivalenti. Entrambi mirano ad una pauperizzazione continua delle grandi masse operaie ed a minacciarle anche nella loro stessa esistenza. Ne risulta fra i lavoratori un sordo malcontento ed una continua aspirazione all’unità ed all’azione comune di difesa contro una miseria intollerabile.
3) I capi riformisti della F.S.I. di Amsterdam si sono dimostrati assolutamente incapaci di organizzare le masse operaie per la difesa contro l’offensiva capitalista. Ancora recentemente essi scioccamente si affaticano a rassicurare i lavoratori inquieti facendo l’elogio della Società delle Nazioni e sostenendo la collaborazione col padronato tra le associazioni dei lavoratori ed i governi di coalizione. Malgrado che la loro politica e la loro tattica abbiano completamente fallito, essi non intraprendono nulla per organizzare una tenace resistenza del proletariato contro l’offensiva padronale e si abbandonano a delle recriminazioni impotenti.
Né in America, né in Inghilterra, né in Isvizzera, né in Svezia, né in Francia i capi sindacali opportunisti non hanno tentato di raggruppare l’insieme delle forze proletarie per opporle alla potenza del capitale. Gli uomini di Amsterdam non hanno tentato di lottare seriamente né nazionalmente, né internazionalmente. Durante lo sciopero i minatori inglesi sono stati traditi tanto nazionalmente che internazionalmente dalla burocrazia sindacale. In Cecoslovacchia ed in Isvizzera, la burocrazia sindacale non cessa di sabotare la resistenza al capitale perché essa potrebbe scuotere, con una azione unita del proletariato, il potere capitalistico.
4) Questo rifiuto della burocrazia sindacale di organizzare e di condurre l’azione unitaria di tutto il proletariato ostacola spesso lo sviluppo della resistenza delle masse operaie all’offensiva del capitale. Anche larghi strati, sempre più numerosi, delle masse operaie, cominciano a rendersi conto di ciò. La loro volontà di lotte allargate è la migliore condizione prima per organizzare l’unità del fronte anche se esso deve essere contro la volontà della burocrazia sindacale di Amsterdam.
Gli aderenti all’I.S.R., i sindacalisti rivoluzionari ed i comunisti hanno il dovere di prendere l’iniziativa della formazione del fronte unico contro l’offensiva del capitale. Lo scopo dell’unità del fronte è di riunire tutti gli operai organizzati o no nei Sindacati aderenti ad Amsterdam, disposti ad ingaggiare la lotta contro la riduzione dei salari, contro il prolungamento della giornata di lavoro, contro l’accentuazione dello sfruttamento, contro la derisoria retribuzione delle donne e dei fanciulli per i quali il lavoro viene sempre maggiormente ad essere sfruttato e contro la miseria quotidiana della vita operaia.
5) Il padronato organizzato impiega energicamente il potere dello Stato che detiene contro la classe operaia.
Per ciò quest’ultima si troverà nella necessità di allargare la difesa dei suoi interessi economici ed immediati e di trasformarla in una offensiva contro il potere dello Stato borghese al fine di soppiantarlo con la organizzazione del potere proletario.
6) Il fronte unico deve essere realizzato nazionalmente ed internazionalmente. Noi ci distinguiamo dalla gente di Amsterdam in primo luogo perché noi siamo disposti a lottare in tutti i momenti e con tutti i mezzi, contro tutte le conseguenze dello sfruttamento capitalistico (riduzioni di salari, prolungamento della giornata di lavoro, intensificazione dello sfruttamento). La gente di Amsterdam non rifiuta soltanto la lotta per la dittatura del proletariato: essi cercano anche di impedire tutte le serie azioni economiche convinti che esse impedirebbero la ricostruzione del capitalismo. Noi incitiamo alla resistenza contro l’offensiva padronale perché in essa noi scorgiamo il solo mezzo per impedire l’asservimento definitivo della classe operaia. Noi vogliamo questa lotta perché lontani dal desiderare la ricostruzione del capitalismo noi perseguiamo l’abolizione del sistema capitalistico. Noi siamo convinti che la classe operaia possiede le energie necessaria alla ricostruzione dell’economia sociale ed alla instaurazione dello Stato proletario, solo mezzo per sopprimere ogni forma di sfruttamento. Noi ci opponiamo alla ricostruzione del capitalismo perché all’indomani della colossale devastazione della guerra mondiale ciò non è più possibile che a prezzo della degradazione di milioni d’operai europei – votati ad una esistenza nella quale il livello sarebbe assolutamente al disotto di un minimum necessario – al prezzo di sofferenze di una innumerevole armata di disoccupati, di uno sfruttamento coloniale aggravato, della continuazione degli armamenti e di nuove guerre imperialiste.
7) Noi siamo localmente disposti ad agire di concerto con tutti gli operai, impiegati e funzionari, senza eccezione.
Noi auspichiamo a questa azione d’insieme immediata per favorire il ritorno al lavoro di milioni di disoccupati, altrimenti votati ineluttabilmente alla miseria ed alla morte. Noi la auspichiamo anche perché sappiamo che delle migliori condizioni umane di esistenza aumentano le energie combattive della classe operaia. Noi siamo disposti a combattere nei primi ranghi ed a compiere i maggiori sacrifici a fianco di quelli stessi che son stati fin qui incapaci di comprendere la necessità della lotta per la conquista del potere economico e politico.
8) Noi invitiamo tutte le organizzazioni operaie di tutti i paesi a formare con noi un fronte unico sul terreno della difesa degli interessi economici della classe operaia.
Entro questi limiti noi ci dichiariamo disposti ad agire di concerto con tutte le organizzazioni operaie, quali che siano le loro opinioni politiche. Noi crediamo utile e necessario di esigere imperiosamente ovunque, dalla burocrazia sindacale, l’organizzazione e la direzione di simili azioni d’insieme.
9) Le rivendicazioni salariali delle categorie di operai meno indispensabili alla produzione devono essere allacciate a quelle dei lavoratori lo sforzo dei quali è assolutamente necessario alla vita sociale. In caso di sciopero di ferrovieri, di marinai, di minatori ed in linea generale in caso di sciopero nelle industrie d’una portata internazionale, gli scioperanti debbono essere sostenuti attivamente dai lavoratori di tutti i paesi vicini.
Nei paesi a cambio deprezzato la migliore occasione per organizzare la lotta d’insieme sarà fornita dalla resistenza al rincaro dei viveri, con la rivendicazione del controllo operaio sulla produzione, sul commercio e sui prezzi, e dalla resistenza tendente a rigettare i carichi delle imposte e delle spese di guerra sulle classi ricche.
Nei paesi coloniali o semi colonizzati, quali le Indie, la Cina ed il Giappone, la classe operaia è simultaneamente alle prese con una giovane borghesia indigena arrivata al potere e con gli sfruttatori ed oppressori stranieri. Incombe il dovere all’I.S.R. ed ai lavoratori dei vecchi paesi capitalisti, di venire in aiuto, moralmente e materialmente, al giovane proletariato rivoluzionario d’Estremo Oriente in lotta per conquistare condizioni umane di esistenza contro gli sfruttatori stranieri ed indigeni.
10) I sindacati rivoluzionari hanno ovunque il dovere di prendere l’iniziativa per la formazione del fronte unico sulle basi della lotta di classe e contro qualunque forma di collaborazione con la borghesia. La nostra azione si deve sviluppare sull’attuale terreno di lotta quotidiana della classe operaia (salari, giornata di lavoro, base di esistenza, lavoro delle donne e dei fanciulli).
Nel corso della lotta i sindacati rivoluzionari ed i loro dirigenti devono impiegare la maggiore energia per assicurare la vittoria operaia.
11) Il fronte unico deve dunque essere fatto esclusivamente per la lotta. Qualora le organizzazioni riformiste o altre siano disposte ad agire realmente ed a difendere le rivendicazioni più urgenti della classe operaia, i sindacati rivoluzionari sono tenuti a sostenerle con tutte le loro forze. Il fattore decisivo è dunque per avere l’azione pratica, il rifiuto assoluto e categorico di collaborare, in alcun modo, con la classe capitalista, e la salvaguardia integrale per l’indipendenza organica e politica delle nostre organizzazioni. L’unità del fronte non significa dunque assolutamente un abbandono dei principi, dei programmi e della tattica dei Sindacati Rossi. Concludendo, con le altre organizzazioni operaie una convenzione tendente al compimento in comune di certe azioni i Sindacati rivoluzionari non fanno che allargare la propaganda delle loro idee e dei loro principi.
Il fronte unico significa l’azione comune e fraterna fra i proletari che hanno ancora una diversa concezione degli scopi ultimi e con le frazioni del semi-proletariato delle città e delle campagne disposti a combattere i capitalisti e i grandi proprietari terrieri. L’unità del fronte è la comunità di lotta dei proletari contro il nemico comune: la borghesia. Il fronte unico è dunque inconciliabilmente opposto alla concezione della gente di Amsterdam: la collaborazione con il capitale.
12) Le aspirazioni della classe operaia al fronte unico per la difesa comune contro l’offensiva capitalistica urta al massimo grado i diritti della F.S.I. di Amsterdam e delle organizzazioni affiliate a quest’ultima.
È per questo che essi lavorano sistematicamente alla scissione del movimento operaio, nello stesso tempo che l’offensiva capitalista batte in pieno sul proletariato e mentre la borghesia aumenta le brutalità contro la classe operaia. Questa scissione è stata effettuata in Francia dove i riformisti hanno ridotto il movimento sindacale in una situazione delle più critiche. Essi applicano la stessa tattica in Isvizzera con grande energia. Qui uno dei dirigenti di Amsterdam ha preso l’iniziativa di fare escludere numerose sezioni prese fra le più forti del Sindacato dei metallurgici svizzeri, che non hanno voluto sottoscrivere al suo riformismo. Ma noi assistiamo in un buon numero di altri paesi a delle manovre simili contro l’unità sindacale. La F.S.I. di Amsterdam risponde anche alle aspirazioni più profonde della massa operaia che tendono, in una situazione estremamente difficile, al fronte unico, portando ovunque la scissione e preferendo l’intesa con la borghesia all’intesa con i lavoratori rivoluzionari.
13) Ma questa tattica dei dirigenti della F.S.I. di Amsterdam e delle sue organizzazioni nazionali, non può impedire l’I.S.R. ed i sindacati affiliati di ripetere ovunque e senza tregua i propri proponimenti di concentrazione unitaria dell’azione operaia.
Noi raccomandiamo di non cessare di chiarire ai lavoratori la necessità assoluta del fronte unico. Se i dirigenti sindacali riformisti rifiutano la direzione dell’azione comune e declinano le intese con i sindacati rivoluzionari per la sola ragione che questi hanno precisamente una mentalità rivoluzionaria e comunista, noi raccomandiamo di appellarsi, al disopra dei questi dirigenti, alle masse aderenti alle loro organizzazioni denunciando la loro tattica criminale dei loro capi e il pericolo che essi rappresentano per la classe operaia.
14) Gli aderenti alla F.S.I. di Amsterdam da una parte e quelli delle organizzazioni anarchiche dall’altra debbono essere ovunque in grado di organizzare e condurre le azioni comuni con i comunisti, i sindacali ed i membri dei Sindacati rossi. Mantenendo strettamente l’integrità dei nostri principii noi abbiamo l’obbligo di rispettare una rigida disciplina di classe ovunque dei lavoratori professanti opinioni diverse dalle nostre sono disposti a combattere di concerto con noi.
15) Occorre raggruppare nazionalmente ed internazionalmente con la più grande coesione tutti i nostri aderenti, nel seno dell’I.S.R. Quando gli altri lavoratori lavoreranno in comune con noi, la pratica e l’esperienza dell’azione riveleranno loro ben presto le insufficienze e gli errori dei metodi riformisti ed anarchici che saranno così eliminati. La fedeltà incondizionata e l’esempio di devozione dei membri dell’I.S.R. a la causa comune unitamente ad una critica implacabile ma obbiettiva di tutte le insufficienze e di tutti gli errori dei nostri avversari finiranno per assicurare la vittoria del proletariato.
16) Nello stesso tempo che una intensa attività dei gruppi di tutte le frazioni della classe operaia sul terreno della resistenza pratica, i sindacati rivoluzionari devono proseguire instancabilmente il loro lavoro fondamentale di concentrazione delle masse in vista di una futura offensiva contro il capitale. Più il lavoro dei sindacati rossi sarà energico, sistematico e diretto con la coscienza dello scopo a cui esso mira, e più rapidamente essi riusciranno a raggruppare i lavoratori di tutte le tendenze ad una piattaforma pratica …………………………………………………………………………
Il Sindacato Rosso – 22 aprile 1922 – Anno II – N. 16
Come abbiamo promesso nel numero scorso, diamo la seconda ed ultima parte delle risoluzioni adottate dal Consiglio Centrale dell’Internazionale dei Sindacati Rossi, tenuto a Mosca nei giorni dal 17 Febbraio al 12 Marzo del corrente anno.
3. – Sull’opera di scissione di Amsterdam.
I dirigenti sindacali riformisti si accaniscono a continuare nell’attuale periodo di crisi capitalistica e di offensiva padronale contro la classe operaia, la politica di collaborazione che hanno fatto durante e dopo la guerra.
I capi sindacali riformisti si sentono così strettamente attaccati alla società borghese, che essi cercano di reprimere tutte le velleità rivoluzionarie del proletariato. Ma c’è di più. Il capitalismo non potendo mantenere – esso lo può soltanto in una maniera generale – il suo sistema capitalistico, in via di disgregazione che riducendo in istato di schiavitù il proletariato, i capi del sindacalismo riformista si mostrano ostili a tutte le azioni della classe operaia tendenti a porre dei limiti al capitalismo. E la logica delle cose li costringe non soltanto a rinunciare ai fini rivoluzionari della classe operaia ma anche a combattere direttamente questa, o certe frazioni di essa in una misura grandissima, se non volesse agire ancora che nelle lotte ristrette alle pure questioni di salario.
Questo atteggiamento crea necessariamente un antagonismo crescente fra i capi riformisti e le masse operaie. Alfine di sottrarre queste all’influenza delle avanguardie rivoluzionarie, al fine di impedire anche la unità del fronte che gli operai reclamano energicamente per resistere alle incessanti aggressioni della borghesia, al fine di poter continuare la loro collaborazione con gli sfruttatori; i signori di Amsterdam fanno oggi, senza il minimo scrupolo, opera di scissione e di distruzione delle organizzazioni sindacali. Gli uomini che si sono affaticati a far dividere il potere politico della borghesia al proletariato mediante la democrazia borghese, non esitano a violare i principii di questa democrazia nei sindacati qualora la maggioranza democratica d’una organizzazione sindacale si pronuncia per la tattica rivoluzionaria.
I fatti provano, in Germania, in Francia, in Isvizzera ed altrove che gli uomini di Amsterdam non recedono dalla loro opera di scissione anche di fronte all’impiego dei più abbietti procedimenti.
La tattica di collaborazione con la borghesia e la viltà dei dirigenti sindacali di Amsterdam hanno fatto perdere ai sindacati la loro potenza di attrazione. Milioni di operai esasperati sono usciti dalle organizzazioni.
Gli intrighi dei capi riformisti di Amsterdam separano il movimento sindacale e rischiano di demolirlo nel momento che le organizzazioni padronali prendono un potente slancio.
Constatando questi fatti e denunciando come un delitto di fronte alla classe operaia del mondo questa opera di scissione e di distruzione sindacale, il Consiglio Centrale dell’I.S.R., uniformandosi alle decisioni del I Congresso dell’Internazionale dei Sindacati Rossi, invita tutti gli organizzati coscienti del mondo a rimanere, a dispetto di tutte le manovre criminali dei dirigenti riformisti nei Sindacati ed a perseguire instancabilmente la loro trasformazione in organizzazioni rivoluzionarie.
Se in qualche paese i dirigenti riformisti procedono alla espulsione di militanti isolati o allo scioglimento di sezioni, gli organizzati rivoluzionari hanno il dovere di elevare una violenta protesta contro i secessionisti e di esigere che le misure prese siano annullate. I militanti esclusi e le sezioni sciolte sono tenuti ad usare tutti i mezzi statutari per ottenere la loro reintegrazione. Nell’intervallo le sezioni sciolte debbono funzionare come prima osservando, fin dove è possibile, i regolamenti dei sindacati. Se parecchie sezioni di un sindacato sono state escluse o se in un paese parecchi sindacati lo sono stati, i membri dell’I.S.R. hanno il dovere di raggruppare gli esclusi e di annodare strette relazioni fra di essi e le organizzazioni già aderenti alla I.S.R.
È opportuno, come mezzo di protesta energica contro le esclusioni, di inscrivere nei Sindacati rivoluzionari, sull’esempio di quanto è stato fatto in Isvizzera, i militanti od i gruppi o sezioni, esclusi dai sindacati, anche se appartenenti ad un’altra professione o a un’altra industria mantenendoli in tal modo in tutti i loro diritti.
Nei paesi dove, come in Francia, gli uomini di Amsterdam hanno terminata la loro opera di scissione, le organizzazioni rivoluzionarie devono difendere il principio dell’unità sulla base della libertà di discussione e della rappresentanza proporzionale in tutti i comitati.
Se malgrado tutti gli sforzi non è possibile ottenere la reintegrazione di tutti i militanti nei loro sindacati o se dei sindacati interi sono stati esclusi dalle loro Federazioni d’industria, gli esclusi devono chiedere la loro reintegrazione all’organismo centrale sindacale.
È importante che questi passi non siano fatti soltanto dal punto di vista formale dell’unità operaia.
Bisogna soprattutto usare tutti i mezzi per far comprendere alle grandi masse la urgente necessità dell’unità operaia nella lotta quotidiana. Bisogna porre i capi di Amsterdam nella condizione di dichiarare senza equivoci, su quelle questioni concrete, di salario, di difesa delle 8 ore, di mantenere e di estendere i diritti dei consigli di fabbrica. Si decidono essi ad appoggiare d’ora innanzi l’azione dei lavoratori, o vogliono continuare a sabotare, in favore della borghesia, l’unità operaia?
Per quanto concerne le affermazioni menzognere dei capi della F.S.I. che imputano alla I.S.R. dei disegni o una attività secessionista, il C.C. dell’I.S.R. dichiara altamente che i suoi aderenti hanno il profondo rispetto della volontà delle maggioranze operaie e non tenteranno giammai di imporre ad essere in alcun modo la loro. L’osservanza di questo principio è tanto più facile agli aderenti all’I.S.R. in quanto che, malgrado gli sforzi disperati dei dirigenti di Amsterdam, la maggioranza degli organizzati si afferma sempre più frequentemente, in numerose sezioni ed in intere organizzazioni, per la I.S.R. che riconosce come il centro del movimento sindacale rivoluzionario del mondo.
4. – I Sindacalisti rivoluzionari e l’Internaz. Sind. Rossi.
L’I.S.R. rappresenta la concentrazione di tutte le forze sindacali rivoluzionarie e riunisce sotto le sue bandiere i lavoratori sindacalisti, comunisti o politicamente neutri; ma dei malintesi e delle confusioni si sono prodotte in taluni centri sindacalisti, circa le risoluzioni del I Congresso dell’I.S.R. relativi ai rapporti di quest’ultima con l’Internazionale Comunista.
Il Consiglio Centrale dichiara che queste risoluzioni non devono in alcun caso essere interpretate come significanti la subordinazione dei Sindacati ai Partiti Comunisti o dell’I.S.R. alla I.C. e che esse tendono unicamente a realizzare la concentrazione di tutte le forze organizzate della classe operaia in vista del rovesciamento del regime capitalista.
Dei sindacalisti tedeschi hanno proclamato a Düsseldorf il proposito di costituire una «Internazionale puramente sindacalista». Il C.C. si vede nella necessità di mettere le organizzazioni rivoluzionarie in guardia contro questa opera di scissione e di protestare contro questo attentato all’unità proletaria. Esso considera che una simile «Internazionale» di settari sarà votata ad una completa impotenza.
Persuaso di riuscire a trovare una sicura piattaforma per il consolidamento del blocco di tutte le forze rivoluzionarie, il Consiglio Centrale indirizza a tutti i sindacati rivoluzionari, compresi quelli che si sono già pronunciati contro l’I.S.R., un pressante appello e li invita a partecipare al nostro secondo congresso.
5. – Sui Comitati di propaganda internazionale.
1° Dopo aver presa conoscenza dei rapporti presentati sull’attività e sui compiti più urgenti dei Comitati di propaganda internazionali, il C.C. approva la tattica applicata finora, e formula il voto che essi continuino in avvenire, con una energia raddoppiata, la loro propaganda dei principi della lotta di classe rivoluzionaria.
2° Il C.C. constata che dopo il 1° Congresso dell’I.S.R. i segretariati internazionali d’industria affiliati alla F.S.I. di Amsterdam hanno continuata ed intensificata, per ordine di questa, la loro nefasta opera secessionista, allo scopo di escludere alcuni sindacati e di isolare di conseguenza tutti gli elementi rivoluzionari.
3° I dirigenti dei segretariati internazionali d’industria conducono una violenta campagna contro i sindacati rivoluzionari, indebolendo l’organizzazione unitaria della resistenza proletaria contro l’offensiva capitalista.
4° I segretariati internazionali assistono quasi sempre inattivi ed impassibili alle vaste azioni difensive del proletariato che si producono spontaneamente in tutti i paesi, abbracciando successivamente le diverse branche d’industrie. In parecchi casi citiamo, a titolo d’esempio, la lotta dei minatori inglesi e lo sciopero dei tessili francesi, essi hanno tradito vergognosamente gli interessi del proletariato.
5° La politica reazionaria di scissione dei segretariati internazionali è resa particolarmente manifesta dalla loro attitudine verso i Sindacati russi. Essi rifiutano, sotto vari aspetti, di ammettere questi ultimi nel seno delle Federazioni Internazionali. Nella maggior parte dei congressi internazionali delle Federazioni sindacali che hanno avuto luogo nel corso del passato semestre i sindacati russi non furono ammessi che in qualità di invitati. In qualche caso (congresso dei metallurgici a Lucerna, congresso degli edili a Bregeuz) i dirigenti delle Federazioni Internazionali non sdegnarono di ricorrere all’aiuto dei governi borghesi e della polizia per impedire ai delegati russi di assistere ai congressi.
6° Malgrado queste provocazioni dei dirigenti dei segretariati internazionali, il C.C. dell’I.S.R. invita i Comitati di propaganda ed i sindacati rivoluzionari affiliati, a fare tutto ciò che è in loro potere per salvaguardare l’unità di organizzazione delle Federazioni internazionali, considerando che è assolutamente necessario di opporre al capitale aggressivo, nell’attuale periodo di offensiva padronale, un fronte operaio unito.
7° Così il C.C.E. raccomanda a tutti i sindacati rivoluzionari di restare nelle Federazioni e di svolgere un’azione energica contro la scissione del movimento sindacale, contro l’esclusione degli elementi rivoluzionari, per l’ammissione di tutte le organizzazioni sindacali, senza eccezione, nel seno delle Federazioni Internazionali delle loro industrie, e per la loro partecipazione al prossimo Congresso Internazionale.
I sindacati che si sono sino ad ora rifiutati, per ragioni varie, di aderire alle Federazioni Internazionali, sono invitati a farlo al più presto.
8° Il C.C. dà attualmente, nell’interesse del movimento rivoluzionario, la più grande importanza al lavoro dei Comitati di Propaganda.
Egli impegna questi Comitati ad intensificare la loro attività ed a prendere tutte quelle misure che permettono di creare una coesione ideologica veritiera e di tenersi in stretto contatto con i sindacati rossi e le minoranze rivoluzionarie delle Federazioni Internazionali. A questo scopo i Comitati dovranno prendere una posizione netta e precisa di fronte ai compiti ed egli avvenimenti tutti, della vita sindacale, nazionale ed internazionale.
9° Il C.C. invita il Com. Esecutivo dell’I.S.R. a prestare una attenzione particolare a questo ramo della sua attività, ad unificare nei termini del possibile il lavoro dei Comitati di Propaganda ed a sostenerli con tutte le sue forze.
Esso ha modo di concentrare organicamente e tecnicamente nel meccanismo del Com. Esec. l’attività dei principali Comitati di Propaganda.
10° Tutte le organizzazioni aderenti alla I.S.R. sono invitate ad appoggiare il più possibile i Comitati di Propaganda dei loro paesi. Gli aderenti della I.S.R. devono prestare una attenzione speciale alla propaganda rivoluzionaria nei sindacati, alla convocazione dei congressi ed al miglioramento della stampa sindacale.
11° Le minoranze rivoluzionarie sindacali di tutti i paesi hanno pure il dovere di designare nelle principali industrie, dei fiduciari o di costituire dei Comitati Nazionali di propaganda, incaricati d’applicare le direttive dei Comitati Internazionali e di collaborare attivamente con i segretariati competenti ai quali saranno forniti dei rapporti mensili. Le relazioni fra i fiduciari od i Comitati e l’I.S.R. sono assicurati dai delegati autorizzati dall’I.S.R. designati con l’assentimento dell’organizzazione centrale sindacale rivoluzionaria di ogni singolo paese.
12° Il compito principale dei comitati di propaganda consiste nell’elaborazione di un programma d’azione concreta, tenendo contro delle particolarità di ciascuna industria, ed indicante i principali mezzi di difesa contro l’offensiva padronale.
Le decisioni del I° Congresso dell’I.S.R. sui compiti immediati e locali, devono essere completate e concretizzate.
13° Accettando il progetto di statuto, compilato dai Comitati di Propaganda internazionale e dal Comitato Esecutivo dell’I.S.R., il C.C. dichiara di non osservare che la base fondamentale degli statuti dei diversi comitati ed essere dovere di questi applicare le particolarità dei diversi rami d’industria.
14° Il C.C. propone di designare specialmente in ciascun caso, di Conferenze dei sindacati e delle minoranze rivoluzionarie delle Federazioni d’industria, la sede del segretariato. È in generale desiderabile che la sede dei Comitati di Propaganda sia stabilita nei paesi dove i Sindacati Rossi (o la minoranza rivoluzionaria) sono i più numerosi ed i più attivi.
15° Il C.C. raccomanda i Comitati di Propaganda, di trattare con la più grande attenzione la questione finanziaria. La regolarizzazione deve essere adatta alle condizioni particolari delle diverse industrie e deve tendere ad assicurarsi le risorse necessarie a mezzo di offerta libera, di sottoscrizioni o della quotizzazione regolare degli aderenti dell’I.S.R.
16° Nelle industrie in cui la maggioranza degli organizzati aderisce all’I.S.R. e dove i Segretariati Internazionali non conservano il loro posto che grazie all’adesione dei sindacati rivoluzionari, il C.C. crede utile e necessario fare il possibile per salvaguardare malgrado tutto l’unità delle Federazioni. Non è che quanto tutti i nostri sforzi sono ostacolati dal sabotaggio degli uomini d’Amsterdam impieganti tutti i mezzi a combattere la chiara volontà degli organizzati che i Comitati di Propaganda hanno il dovere di prendere, nell’interesse dei lavoratori stessi, delle misure energiche in ista della concentrazione organica internazionale degli elementi rivoluzionari, e della preparazione della riunione di un congresso internazionale.
In caso di convocazione del Congresso internazionale tutti i sindacati appartenenti all’industria in questione e che sono sul terreno della lotta di classe, devono essere invitati.
6. – Sui rapporti del Comitato Esecutivo.
1° La seconda seduta del C.C. dell’I.S.R. approva l’operato del Comitato Esecutivo. Il C.C. constata con soddisfazione che a dispetto di tutte le difficoltà esso è riuscito a dare un carattere rivoluzionario al movimento sindacale di tutti i paesi ed a fare dell’I.S.R. il centro delle forze dell’azione rivoluzionaria del proletariato.
2° Il C.C. approva tutte le misure prese dal C.E. in vista della creazione del fronte unico proletario e la proposta che è stata fatta alla Federazione Int. Sin. d’Amsterdam, e più particolarmente la proposta relativa ad una campagna comune contro il terrore bianco in Spagna ed in Jugoslavia ed all’azione contro la scissione del movimento sindacale in Francia.
3° Il C.C. approva la tattica seguita dal C.E. per ottenere l’adesione dei diversi sindacati rivoluzionari alle Federazioni Nazionali d’industria.
4° Il C.C. impegna le sezioni dei differenti paesi a sviluppare una maggiore attività a favore dell’I.S.R. nelle riunioni sindacali, ecc., nei comizi, nelle conferenze, nei congressi politici o sindacali ed a tenersi a tale scopo, nei più stretti rapporti con il C.E.
5° Considerando la necessità di far stampare un organo centrale dell’I.S.R. come le diverse altre pubblicazioni importanti, il C.C. decide di incaricare il C.E. di trasferire l’edizione in Europa Occidentale.
6° Constatando la scarsità di buona letteratura sindacale, il C.C. incarica il C.E. di prendere tutte le misure utili per migliorare la biblioteca dell’I.S.R. alfine di metterla in condizione di poter fornire ai nostri aderenti le armi indispensabili per la loro propaganda. Dei collaboratori debbono essere reclutati nei diversi paesi.
La ripartizione delle pubblicazioni si farà a mezzo delle organizzazioni aderenti e delle minoranze rivoluzionarie. È necessario che le spese di stampa, ecc. siano coperte dall’entrata proveniente dalla vendita di questa letteratura stessa.
7° Il C.C. crede necessario di mettere a contribuzione tanto per la stampa sindacale quanto per quella di partito, tutte le possibilità d’una informazione rapida e di ricorrere al servizio dell’Agenzia Telegrafica Internazionale alla quale saranno inviati dei rapporti sull’attività dell’I.S.R. e sul movimento sindacale rivoluzionario.
8° Il C.E. ha il dovere di prestare una attenzione particolare al pericolo della scissione e dell’evoluzione social-riformista ed imperialista, dei sindacati nelle colonie e nei paesi semicoloniali d’Asia.
Questo pericolo è provocato in parte dall’immigrazione della mano d’opera qualificata curasca. Le tendenze secessioniste debbono essere combattute senza tregua.
9° Riconoscendo l’importanza crescente del movimento operaio dei paesi Orientali dove l’evoluzione industriale sollecita con rapidità e sottolinea la necessità d’una collaborazione stretta in questo movimento dell’I.S.R., il C.C. approva la formazione di un comitato per l’Estremo Oriente. Questo comitato dovrà svolgere la più vasta attività propagandistica nelle masse operaie dell’Oriente.
10° Il C.C. approva la lettera circolare del C.E. relativa alla Gioventù Operaia come tutti i passi fatti per stabilire una collaborazione stretta tra l’I.S.R. e l’Internazionale Giov. Comunista.
Il C.E. deve fare tutto il possibile per difendere energicamente gli interessi della gioventù operaia, ed ottenere dalla classe operaia organizzata, che abbia a sostenere con tutte le sue forze gli interessi economici dei giovani ed assicurare loro una rappresentanza autorizzata godente di pieni diritti nella direzione di tutte le organizzazioni sindacali.