Partito Comunista Internazionale

Teoria del materialismo storico (Pt.1)

Categorie: Marxist Theory of Knowledge

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Questa puntata e le altre che seguiranno sul materialismo storico nei prossimi numeri di Prometeo potrebbero a maggior diritto portar la firma del comp. Bucharin anziché la mia: ciò mi preme di dichiarare subito perché nessuno possa accusarmi di voler parere bello delle penne del pavone e più ancora per dovere di sincerità verso i nostri lettori proletarii. Dirò di più: avevo intenzione di scrivere alcuni articoli su questo interessantissimo argomento e già ne avevo in mente la trama, quando mi occorse di leggere il libro di Bucharin Teoria del materialismo storico edito in russo a Mosca pei tipi della libreria di Stato e credo già tradotto in tedesco dalla comp. Rubines. La perfetta coincidenza di vedute e soprattutto l’ordine e la sistematicità seguita dal Bucharin nella sua trattazione mi hanno indotto a soffermarmi egualmente sull’argomento, ma attenendomi, specialmente per ciò che riguarda l’ordine dell’esposizione, un po’ più fedelmente di quel che forse non avrei fatto, al modello che già esiste.

INTRODUZIONE

Gli scienziati borghesi quando si soffermano su qualche argomento di loro competenza, parlano con fare grave e misurato e direi quasi ieratico, come se la scienza fosse alcunché di nato non sulla terra, ma di disceso dal cielo: invece ogni scienza nasce dalle necessità della società e delle sue classi. Nessuno fa il conto delle mosche che si posano in ogni ora sul davanzale della sua finestra o delle foglie che cadono in autunno, ma c’è qualcuno invece che si preoccupa di contare il bestiame e di osservar le leggi della sua prolificazione, come di osservare la natura degli atomi delle materie e dei prodotti di cui ci serviamo, e più ancora della società in cui viviamo.

La classe operaia, ad ogni passo della sua lotta, si trova di fronte alla necessità della conoscenza delle scienze sociali: proprio per sviluppare la sua lotta contro le altre classi, essa deve sapere come queste classi si comportano, quali le loro condizioni e il loro sviluppo. Questo, in una prima fase, dopo la presa di possesso del potere, dovrà lottare contro il regime capitalistico degli altri paesi e con i resti della controrivoluzione; risolvere difficilissimi problemi circa la organizzazione della produzione e della distribuzione. Precisare i suoi fini immediati e remoti, come trarre massimo profitto dall’ingegno, come far sorgere dagli operai amministratori pratici nei vari rami dell’azienda statale, come avvicinarsi a larghi e spesso incoscienti strati della propria classe; tutti questi compiti richiedono la conoscenza della società, delle sue classi, delle sue particolarità, della sua condotta in questo o in quel caso, richiedono la conoscenza di relazioni economiche e psicologiche dei differenti gruppi della società; richiedono in una parola la conoscenza delle scienze sociali.

La classe operaia ha la sua scienza sociale, la sua filosofia della storia, la quale discende soprattutto da Carlo Marx.

Anche la borghesia ha creato le scienze necessarie alla sua pratica e nella sua qualità di classe dominante essa deve risolvere una grande quantità di questioni: come appoggiare il capitalismo, come assicurare il cosiddetto normale sviluppo della società capitalistica, cioè la regolare esazione del sopralavoro della classe operaia, come organizzare per questo scopo le sue istituzioni padronali preparando i quadri dei suoi impiegati, preti, poliziotti, scienziati, come trattare la politica con gli altri paesi, come liquidare i disaccordi nel seno della sua classe, come organizzare l’insegnamento perché il proletariato non sia selvaggio, non guasti le macchine e nello stesso tempo non sia disobbediente ai suoi illuminati guidatori. Per trovare la giusta strada, per orientarsi nella risoluzione pratica di questi problemi, per ciò e non per altro occorrono alla borghesia le scienze e non è a caso che i primi economisti siano stati grossi mercanti e attivi uomini di governo e che il grande teorico borghese Ricardo sia stato un abile banchiere.

Gli scienziati borghesi insistono sempre nell’affermare di essere i rappresentanti della cosiddetta «scienza pura», che tutte le passioni della terra, le lotte degli interessi, i desideri di guadagno e le altri miserabili cose di questo globo terracqueo nulla hanno di comune con la scienza; essi considerano lo scienziato come un dio che siede sull’alto della montagna, osservando impassibile questa nostra vita dalle mille svariate esigenze: la «sporca pratica» – essi dicono – non ha effetto alcuno sulla «pura» teoria.

Noi invece affermiamo il contrario: noi pensiamo che la scienza stessa nasca da esigenze pratiche e che risenta perciò del carattere della classe che le ha dato origine.

Ogni classe ha la sua pratica, i suoi problemi, i suoi interessi, il suo sguardo alle cose: la borghesia si occupa di distruggere l’organizzazione capitalistica e di assicurarsi il suo dominio su nuove basi. Non è dunque difficile capire che la pratica borghese ha esigenze diverse dalla pratica operaia; che la borghesia ha un suo sguardo alle cose la classe operaia un suo altro diverso, che la borghesia ha una sua scienza ed il proletariato naturalmente un’altra sua scienza. Non esiste dunque una scienza, ma la scienza borghese, per cui si dimostra che il plus valore non ha origine dal sopralavoro, e la scienza proletaria, che ha il suo nucleo fondamentale nella teoria del materialismo storico.

Premesso il carattere classista della scienza si presenta il problema se la scienza borghese sia superiore a quella proletaria, o quale delle due sia la vera; per noi la risposta è agevole, come agevole altresì sono le dimostrazioni delle nostre affermazioni. Osservando le condizioni della borghesia abbiamo notato che questa è interessata a conservare il regime capitalistico, e che, nonostante che tutto sia mutevole sotto il sole – vi era il regime degli schiavi, quello feudale, vi è il capitalismo, altri ne succederanno – non vuol confessare né comprendere che da una forma sociale si passa all’altra, crede nella eternità del suo regime e non è capace di osservare i fenomeni di sviluppo della società stessa, che continuamente si trasforma. Durante la guerra mondiale ad es., quale scienziato borghese ne aveva previste le conseguenze? Ciascuno si affannava a prevedere e a dimostrare la vittoria delle armi del proprio capitalismo e nessuno di essi aveva saputo prevedere la rivoluzione russa, inizio di quella mondiale: l’avevano prevista invece i comunisti e più specialmente i bolscevichi, perché i rappresentanti della scienza proletaria, che non sono interessati a mantenere in vita il vecchio, necessariamente devono essere molto più perspicaci. La scienza proletaria è dunque superiore a quella borghese perché esamina i fenomeni senza la passione offuscante dell’interesse immediato da tener vivo ed è la sola vera, perché essa soltanto sa prevedere e spaziar lo sguardo al di là dei meschini bisogni immediati.

La società umana è alcunché di molto complicato, e complesse sono anche le sue attività e le sue energie: esistono le molte questioni inerenti alla organizzazione governativa, alla religione, all’arte, alla filosofia, alle scienze esatte, alle relazioni famigliari etc., il tutto complicantesi con mille interferenze, onde dal torrente tumultuoso del vivere sociale, ponendo gli opportuni limiti, scaturiscono le varie divisioni della scienza: una studia il governo della vita economica, l’altra il diritto, l’altra la morale etc. Ognuna di queste divisioni si suddivide in due altre, delle quali una analizza l’oggetto in sé e l’altra il suo sviluppo nel tempo e nello spazio ed è la scienza storica: così ad es. la teorica del diritto esamina come sorge, come si modifica, da che dipendono le sue forme, mentre la storia del diritto si occupa di quando questo sorse, delle sue fasi successive, dello sviluppo in un tal luogo o in una tale epoca. Esistono poi due scienze che non considerano partitamente gli aspetti della vita della società, ma che la considerano nel suo insieme, nella sua complessità: la storia guarda e descrive come è passato nei secoli il torrente della vita; la sociologia le forme della vita sociale, il loro sviluppo, il loro fine, il cangiamento di esse. Donde si vede in quale rapporto stanno tra loro storia e sociologia: questa chiarisce le leggi dello sviluppo umano, dimostra ad es. che le forme dello stato dipendono da cause economiche e lo storico deve in qualsiasi epoca trovar questo vincolo e mostrare come si manifesta in concreto; la storia a sua volta arreca il materiale per le indagini sociologiche.

Il proletariato ha la sua sociologia, conosciuta sotto il nome di teoria del materialismo storico, o anche di metodo di materialismo della storia, o più semplicemente di materialismo economico. Tale geniale teoria, elaborata in prima da Marx e da Engels si manifesta come un acutissimo strumento del pensiero e della sapienza umana.

Mercè sua il proletariato si liberò da tutte le illusioni e gl’imbrogli che gli sbarravano il cammino e gli rendevano difficoltissima la sua lotta di classe; mercé sua i comunisti possono predicare la guerra civile e la rivoluzione, la dittatura proletaria e le forme future della economia sociale, la condotta delle diverse classi, partiti, gruppi, nella grandissima rivoluzione, dalla quale il mondo uscirà rinnovellato.

Alla esposizione e alla interpretazione dei varii fenomeni, delle forme e degli istituti sociali, dal nostro punto di vista classista, che abbiamo dimostrato essere il migliore e l’unico vero, e facendo tesoro delle esperienze specie dell’ultimo decennio, dedicheremo le puntate seguenti. Per dare al lettore un cenno dello schema della trattazione, del suo ordine e della sua importanza accenneremo brevemente alle cose che seguiranno, e che prenderanno all’incirca altre quattro o cinque o più ampie puntate. Saranno dunque argomento di queste brevi note sul materialismo storico l’etiologia e la teleologia (origine e scopo) delle scienze sociali, la vexata quaestio del determinismo e del libero arbitrio, la dialettica del materialismo, il complesso logico e reale della società, l’equilibrio tra società e natura e fra i varii elementi sociali, la distruzione e la ricostruzione dell’equilibrio sociale, lo sviluppo della lotta di classe fino alla futura società senza classi. Il tutto – è superfluo aggiungerlo – dal nostro punto di vista strettamente marxista, sperando così di far cosa grata ed utile ai nostri lettori proletari, dei quali, molti purtroppo, in diversi problemi essenziali hanno ancora le imprecise vedute delle quali la scienza borghese con larghezza di mezzi cerca d’imbottire tutti i cranii.