Międzynarodowa Partia Komunistyczna

Compagna 1922/4

Le madri operaie

Tutta la fraseologia, borghese sulla virtù, sulla libertà, sull’amore, sulla famiglia, sopra i rapporti tra genitori e figliuoli, diventa tanto più nauseante quanto più si comprende come,i n realtà, la borghesia distrugga per la grande maggioranza degli uomini tutte le possibilità di vivere umanamente, spezzi ogni legame di famiglia nel proletariato, faccia dei fanciulli altrettanti [testo illegibile] di lavoro, privi la madre proletaria di tutte le soddisfazioni della maternità.

La maternità è oggi una disgrazia per le famiglie povere, per le madri povere,specialmente per le madri operaie.

Io mi trovo il mattino, sopra una di quelle carrozze tranviarie che trasportano le operaie nella manifattura.

Le giovani chiacchierano, scherzano; hanno una specie di riso continuo negli occhi e nella persona: non sono ancora troppo stanche del lavoro della vita; sentono ancora, attraverso gli inafferrabili ed intimi legami che uniscono la vita di ogni essere con quella [testo illegibile] , la bontà e la gioia che è nel vivere sano.

Ma la maggior parte di esse, non più giovanissime, appaiono diverse: ognuna si è isolata nella sua dura battaglia contro la fatica, le miserie, le amarezze che l’hanno assediata e vinta; che fanno di ogni membro della famiglia umana, che sempre troppo e solamente lavora, un individuo disperatamente solo cui la società e la vita sono nemiche.

Io guardo specialmente queste donne, operaie, spose e madri: ho l’impressione che siano ancora assenti da quel tram, da quella compagnia; e afferro nei loro discorsi, o meglio nelle loro frasi brevi, come cadute dai loro pensieri, l’oggetto delle loro preoccupazioni. 

Si alzano prestissimo il mattino: debbono mettere in ordine la casa; preparare il pranzo del mezzogiorno che il marito si riscalderà alla meglio nella pausa del lavoro, svegliare, preparare i figli perché se ne vadano a scuola. I figli, irritati dalla fretta dall’affanno che la madre involontariamente comunica loro, diventano caparbi; le madri, impazienti, li malmenano; poi se lo rimproverano nel dirselo l’una con l’altra, con quelle spezzate esclamazioni che rivelano stanchezza, amarezza, irritazione sorda, e finiscono tutte in un sospiro di rassegnazione forzata.

Vedo pure nella carrozza tranviaria delle mamme che hanno a braccio il loro bimbo ancora lattante e lo guardano con un amore che ha un non so che di triste, di accorato. – Scendendo dal tram lo lasciano, lo affidano ad altri; vanno poi a sfamarli, di tanto in tanto, tra un turno e l’altro di lavoro. Così a tutte le altre fatiche s’aggiunge anche questa: l’allattamento. Cosi la madre lavora in officina, lavora in casa, crea e allatta un bambino.

Continuo a raccogliere nelle loro parole la storia della faticosa giornata lavorano in fabbrica per molte ore: escono di là verso sera dal luogo del lavoro, dove hanno lasciato il meglio delle loro energie.

Gli operai almeno la sera possono riposare: escono, leggono i giornali, ritrovano i loro compagni di lavoro e di fede, discutono, vivono almeno per quelle poche ore, liberamente, e perciò felicemente.

Le madri operaie, no. A casa preparano la cena; accudiscono i figli che hanno sempre bisogno di un mondo di cose, a cui non si ha il tempo né il modo di provvedere completamente.

Sono costrette a tenerseli in una casa troppo ristretta, insufficiente per contenere la vivacità, la mobilità dei bimbi che hanno bisogno fisico, di giocare, di muoversi, di far chiasso, e la noia ch’essi danno alle povere madri stanche e affaccendate è tale che i figli diventano insopportabili. Oppure li lasciano nella strada e subiscono poi le conseguenze del male che la strada fa ai piccoli abbandonati.

La madre sa ciò, ma non vede rimedio possibile; quando si fa notte li caccia a dormire con un sospiro di sollievo. La notte almeno fa cessare le grida, le bruffe, le percosse, i capricci che affliggono madre e figliuoli; ma alla madre operaia non porta ancora il riposo.

Essa non ha mai finito, deve rattoppare, lavare, stirare, sbrigare un mondo di lavoro che ogni giorno si accumula sulla casa, la quale ha tante necessità e dispone di mezzi limitati: la massaia deve rimediare allo sbilancio perenne che è nell’economia domestica di tutte le case operaie: ricuce per non ricomprare; si ammazza di fatica per economizzare. Così la vita la logora, le corrode, prima del tempo, le forze, la freschezza, la bellezza, le inaridisce l’anima, la rinserra li, in quelle angustie di tutti i giorni, isolandola dal mondo, dal marito, persino dai figli, che le costano tanta fatica, che le spremono tutte le forze, senza che ella abbia la possibilità di compiacersi in loro della sua opera madre, di martire.

Ma non è una iniquità sociale questa? Che sull’operaia, sposa e madre gravi un così enorme peso di estenuazione? ma creare, allattare, allevare i figli è opera difficile, delicata, importantissima: da sola riempie la giornata di una donna, assorbe le sue energie; ed è opera produttiva per la collettività. Bisogna che sia riconosciuta come tale, dalla società, l’opera della madre.

Il diritto sociale della madre non è stato ancora fondato: eppure l’emancipazione della donna non è e non sarà possibile fino a che questo diritto non sarà riconosciuto.

La società, che considera come lavoro produttivo e capace di assicurare l’indipendenza economica quello di fabbricare sigarette o dei cappellini e delle stoffe, non dovrà riconoscere come la creazione e l’allevamento dei bimbi, nei quali l’umanità si rinnova e si perpetua?

La società borghese ha perso il concetto del valore vero della maternità. Dell’amore materno parla come di un sentimento che sboccia nella madre per forza di natura e deve indurla a tutti gli sforzi, farla capace di tutti i sacrifici, di tutti gli eroismi.

Dove la fatica uccide e la miseria incalza, dove tutti i mali a cui è condannata la moltitudine dei salariati minacciano e rendono difficile la nascita e la vita dei bimbi, rimedi la madre, col suo amore materno.

Ma le madri proletarie a cui la società chiede l’eroismo di tanto patire, man mano che s’allarga la sfera nella quale erano un tempo confinate, man mano che, come l’uomo, si interessano dei problemi della vita e vanno acquistando una loro capacità critica, è naturale che si domandino se la società non chieda loro veramente troppo.

E ancora: quale vita la società assicura, anche nell’avvenire, ai figli delle donne operaie? quali sogni di bene, di pace le madri operaie possono creare intorno alla culla dei loro bambini? Eppure di questi sogni e di queste speranze si nutre l’amore della madre. La società presente, oltre che assicurare alla madre operaia una lunga serie di pericoli, di patimenti, di fatiche, da alla madre operaia la certezza che nei figli si perpetuerà la sua miseria. Le donne proletarie ormai vedono chiaramente le due classi sociali nelle loro reciproche, precise posizioni e sanno come fin dalla nascita si entri nell’una o nell’altra, come da ciò dipenda il destino avvenire.

Un tempo la donna che tutto accettava, senza nulla indagare, diceva a sè ed ai figli il mondo è sempre stato così; i poveri sono sempre stati poveri.

E si rassegnava, e creava, nella miseria, dei miseri. Oggi constatando l’esistenza delle due classi sociali, quella degli sfruttatori e quella degli sfruttati, si rende conto della somma delle fatiche e di mali che l’una getta sull’altra, per il suo vantaggio; sa che la classe operaia, la quale costituisce i quattro quinti del genere umano, ed è la fonte principale del progresso, della ricchezza, della felicità collettiva, è privilegiata del male; sa che una società, nel quale ai nati poveri assegna una simile sorte non può comprendere e valutare l’ufficio sociale della madre.

Da questa conoscenza nasce, deve nascere la sua ribellione

Quando nella vita degli uomini verrà abolito lo sfruttamento di un individuo sopra un altro, e tutta l’umana famiglia lavorerà nell’interesse e per il bene di ognuno, e ogni uomo, nascendo, avrà assicurata la libertà e la possibilità di vi vere, la nascita di un uomo nuovo sarà considerata fatto importantissimo.

Allora alla maternità sarà riconosciuto il suo valore vero. La maternità sarà circondata di tutto le cure, non solo perché sacra e degna di religioso rispetto è la madre, ma perché sacra e, gravissima è la formazione e l’apparizione di un essere umano, poiché l’umanità sarà tanto migliore e più felice quanto più sani e migliori saranno i nuovi nati.

Allora la madre riavrà il suo significato nel mondo e la sua gioia: non vedrà più nel figlio una delle infinite cagioni di miseria e di estenuazione, ma la sua creazione, che assorbirà il suo tempo e le sue energie, ma in cui si compiacerà, intorno a cui creerà ancora i sogni più belli, che si prolungheranno nell’avvenire dei figli come una benedizione.

Le donne e il fronte unico proletario

La lotta per l’uguaglianza di diritti politici nei due sessi era rivoluzionaria quando, per esempio in Germania, le leggi privavano la donna di ogni diritto, e la lotta per il suffragio universale minacciava una delle piazze forti dello Stato capitalista. Questa lotta potrebbe anche assumere un valore rivoluzionario nel paesi quali, in Francia, la Svizzera a la Bulgaria, dove le operaie sono lontane dal movimento proletario, e dove questa agitazione potrebbe essere uno dei mezzi per migliorare l’educazione politica della donna.

La parola d’ordine Abbasso la guerra! alla quale si attenevano  le poche compagne coscienti che osarono ribellarsi alla follia nazionalista, offrendosi alle persecuzione dei governi borghesi, è ancora suscettibile di scatenare oggi del movimenti rivoluzionari.

Si tratta di mettere in Inghilterra, in America, e nel Giappone un termine ai nuovi preparativi di guerra, si tratta di impedire in Francia, nuove rappresaglie contro la Germania, ed infine di agire in modo che i disegni di guerra della Piccola Intesa, della Polonia e degli stati limitrofi della Russia, contro il potere dei Soviet, non possano essere effettuati.

Ma senza dubbio, le rivendicazioni più sentite dalle operaie di tutto il mondo sono quelle che si connettono alla loro miseria quotidiana. Come nutrirsi e nutrire i propri figli, come vestirsi in quest’epoca di caro vita? Come potersi alloggiare in case sane? Come aumentare il salario insufficiente? Come bastare nel medesimo tempo, alla casa e al lavoro della officina.  Che diventare quando non si può più lavorare? Come pagare il latte per il nuovo nato, come procurare i mezzi per preparare il suo corredino? Come vivere quando rincrudisce la disoccupazione o quando il padre di famiglia è gettato in una prigione per aver difeso gli interessi dei lavoratori?

Queste sono le domande alle quali bisogna rispondere. E in tutti i paesi una sola risposta è possibile, giacché dappertutto le classi dirigenti, per rimediare alla crisi economica provocata dal conflitto mondiale, per ricostruire il mondo capitalista, gettano il peso schiacciante dei debiti di guerra e del dopo guerra sulla classe lavoratrice.

Ecco il perché dell’offensiva internazionale del capitale, lanciata, con la medesima chiarezza di scopo, il medesimo insieme, il medesimo vigore.

Lo spettacolo è uguale dappertutto. Caro viveri, mancanza di generi di prima necessità per le famiglie operaie , lusso sfrenato degli sfruttatori. Milioni di operai senza lavoro, i prezzi che rialzano mentre i salari diminuiscono, la prostituzione che diventa necessità per le figlie dei poveri, l’aborto punito colla galera, ma nessuna misura di protezione per salvare i bimbi che nascono nella miseria. L’inviolabilità della proprietà dei ricchi, le imposte crescenti schiacciano le classi povere. Oggi lo sfruttamento e l’oppressione del proletariato mondiale sono più intensi chi mai.

Il capitalismo non può più accontentarsi dei metodi di ieri e non può neppure garantire ai suoi schiavi la miserabile esistenza di altri tempi. Ecco perché la disperazione, il rancore e lo spirito di rivolta nasce anche negli strati operai che erano rimasti sempre estranei al movimento sociale. Le operaie, le madri, ieri ancora indifferenti, oggi sono con noi nella azione; la rivolta di questi deboli, delle donne più sfruttate esprimono il grado di miseria delle grandi masse che godevano ancora poco tempo fa di un minimum d’esistenza. E’ così che il fronte della lotta proletaria si estende, e le donne vengono a prendervi il loro posto, al fianco dei loro fratelli e dei loro mariti. E’ così che si produce un avvenimento senza il quale la vittoria della classe operaia, vittoria che deve emancipare la donna, è impossibile.

Il proletariato tutto sta davanti a questo dilemma, O la miseria senza fine, le barbarie e la morte, o la lotta e la vittoria. E la quistione si pone inesorabilmente.

Da quale parte della barricata è il posto delle donne, madri, figlie e sorelle dei lavoratori?

Si schiereranno esse colla classe padronale, col capitale nazionalista e patriottardo, col consorzio internazionale per lo sfruttamento della Russia proletaria?

O prenderanno esse il loro posto nel fronte unico del proletariato di tutto il mondo, operai e operaie, contadini e contadine, uniti contro il nemico comune, contro il capitale e per la difesa della Russia rivoluzionaria?

Il proletariato russo ha fatto la sua scelta, Avanguardia invincibile difende gli interessi del proletariato mondiale. Le operaie e le contadine della Russia servono cosi la causa della emancipazione della donna.

Alle operaie degli altri paesi, alle lavoratrici di tutto il mondo, di fare ora il solo gesto utile alla difesa del loro focolare e dei loro figli, della loro classe e della Russia dei Soviet, formando i fronte unico di tutti gli sfruttati contro tutti gli sfruttatori.

HERTHA STURM – Berlino

Le lavoratrici della casa

Esiste una categoria di lavoratrici disperse nelle numerose case borghesi e piccolo- borghesi, sottoposte più di tutte le altre categorie di sfruttati a condizioni di vita misere ed umilianti, non salvaguardate nei loro diritti da una organizzazione propria e delle quali non è apprezzato l’ufficio. Esse compiono nelle case altrui lavori domestici, le umili fatiche con cui si mantiene pulita, bella e gradevole la casa.

In Torino c’è un ufficio di collocamento per queste lavoratrici quasi sempre raminghe di famiglia in famiglia, perennemente scontente della loro situazione e tormentate dall’inutile desiderio e dalla più inutile speranza di trovare nella padrona ideale il rimedio alla tristezza della loro sorte.

Nel locale miserevole in cui questo ufficio ha la sede s’affollano ogni giorno le donne alla ricerca di lavoro; molte offrono l’opera loro per alcune ore della giornata, e sono queste le meno infelici. Sono proletarie che con qualche ora di lavoro giornaliero tentano di supplire alla deficienza delle [testo illeggibile]  della famiglia, utilizzando le loro capacità di donne di casa e quel po’ di tempo che rimane loro libero dal disbrigo delle faccende domestiche; sono delle salariate compensate con salari troppo esigui e sproporzionati al loro lavoro, non sufficientemente valutato e pessimamente organizzato. Ma la loro condizione più o meno misera rientra nel quadro delle miserie e dei mali fra cui si dibatte l’innumerevole proletariato, sempre assillato dal bisogno, sempre abbrutito nella fatica.

Ben più triste è la condizione di quelle, fra queste donne, che si rassegnano a vivere tutta la loro vita nella casa dei padroni, di cui diventano la macchina di lavoro a disposizione di tutti i membri della famiglia, in tutte le ore della giornata.

Senza parlare del tristissimo modo con cui esse sono alloggiate (quasi sempre nei locali non altrimenti utilizzabili per le loro infelici condizioni) e del peggior modo con cui sono abitualmente trattate; si consideri che per queste lavoratrici l’orario del lavoro giornaliero non è limitato o comunque stabilito da alcuna regola; esse sono occupate tutto il giorno; non è loro riservata un’ora della giornata per pensare, agire, vivere liberamente; la loro personalità è come assorbita, distrutta da coloro per cui lavorano, e che in compenso le mantengono.

La servitù proletaria non è cosi brutalmente evidente per le altre categorie di salariati, i quali sono schiavi in quanto per essi la vita, il mantenimento, l’alloggio, la possibilità di crearsi una famiglia, di farsi una casa, dipendono dal lavoro e dal salario che il padrone loro concede, ma almeno godono nella loro giornata di qualche ora che può essere liberamente vissuta.

A queste infelici donne, invece, anche la libertà materiale di uscire, di dormire, di mangiare, di esprimersi è impedita.

Vi sono padroni e padrone che vietano alle loro domestiche la lettura dei libri e dei giornali, la cura della propria persona, della propria bellezza, con una crudeltà incosciente, che le vittime stesse non misurano e tanto meno giudicano.

Se fossero capaci di questa comprensione e di questo giudizio sarebbero pure capaci di ribellione. La sottomissione con cui accettano la loro condizione  proviene appunto da un errore di giudizio connaturato nella loro coscienza, e che si esprime nella costatazione fatalista che il mondo è fatto così, e c’è chi nasce ricco e chi nasce povero e servo; nel riconoscimento passivo che esistono sulla terra due umanità: quella che s’ impadronisce della vita, delle sue ricchezze, dei suoi godimenti, che dispone delle moltitudini per servirsene, per sfruttarne le forze, le energie, le capacità; che governa, fa le leggi, parla, scrive, delibera in nome dell’umanità intera, poiché alle moltitudini di cui si serve come di strumento non riconosce una voce, un pensiero, una volontà di orientarsi nella vita in un modo suo, secondo un interesse proprio. E l’altra umanità, quella costituita appunto da queste moltitudini che lavorano, soffrono mille stenti, si difendono affannosamente dalla fame, sono dominate, soffocate materialmente e spiritualmente.


Le più umili lavoratrici, le più schiave, quelle per cui l’esistenza di queste due umanità è più evidente, non si domandano perché ciò avvenga, da che ciò nasca; come si mantenga questo assurdo stato di cose, come sia tollerato da chi ne soffre. 

Così disperse, disorganizzate, isolate, sono troppo lontane dall’avanguardia operaia, che lotta tenacemente allo scopo di riconquistare all’umanità lavoratrice il diritto di crearsi un Governo suo, per ricostruire la società in modo che l’umanità ritrovi, in un regime comunista, la sua unità; e la produzione sia razionalmente organizzata in tutte le sue forme, in tutti i lavori femminili in cui oggi queste misere lavoratrici consumano la lorо pallida e muta esistenza.

G.R.

Alle Donne proletarie

Lavoratrice dei campi e dell’officine, massaie, madri, giovanette, non sentite in cuor vostro il bisogno di un Ideale?

Si il bisogno di un Ideale lo sentite come i vostri figli, perché come loro vivete in mezzo alla grande umanità che si emancipa e si sublima nell’uguaglianza del dolore e della fatica comune. Voi donne dovete sentire come gli uomini il bisogno di ribellarsi al sistema economico e morale attuale. E’ logico che sentiate maggiormente tale necessità, perché voi proletarie siete a contatto, conoscete profondamente la schiavitù e lo sfruttamento a cui è sottomesso ogni vostro famigliare.

Voi vedete accrescere la miseria nella classe lavoratrice a cui appartenete.

Da lungo tempo i salari sebbene aumentati non corrispondono più ai prezzi altissimi della vita, la disoccupazione fa sentire i propri artigli di dolore.

I magazzini rigurgitano di merce, mentre molte di voi non sapete come nutrire i vostri figli, non sapete come comperare gli indumenti indispensabili.

Le cattiverie, le miserie. le tristezze a cui è sottoposta ogni vostra famiglia non vi stancano? Non sentite la necessità di ribellarvi? La necessità di comunicare ad altri il vostro disagio materiale a cui si aggiunge quello morale? Se voi sentite tutto questo nell’anima vostra che si abbatte continuamente, perché non alleggerite tale peso col portare la vostra voce di lavoratrici e di madri alla grande massa proletaria, alla massa che come voi è accasciata e ribelle, la massa sfruttata, calpestata da una minoranza infame che è la borghesia capitalista?

L’internazionale Comunista fa muovere a tutti i lavoratori la necessità di unire tutti gli sforzi; ed essere uniti pronti a qualsiasi lotta.

L’Internazionale Comunista chiama tutte voi proletarie di ogni nazione, perché come i vostri uomini partecipiate alla lotta di classe.

Siate dunque voi donne militanti nel partito Comunista, siate pronte a fianco degli uomini che combattono e si sacrificano per una vita migliore, siate con loro nelle lotte aspre e avanti per il comunismo!

Voi che soffrite, voi tutte oppresse, sfruttate ed asservite, unitevi.

Donne fate che il proletariato debba serrare le file ed avviarsi risolutamente per la via dell’emancipazione. Viva il Comunismo!

TIGLI ADELINA

Aspetti dello sfruttamento del lavoro femminile nelle industrie dell'abbigliamento

La donna lavoratrice, ovunque presti la propria opera è grandemente sfruttata; ma nelle industrie cosiddette dell’abbigliamento, sartorie, modisterie, lavanderie, stiratorie, ecc. lo sfruttamento raggiunge il massimo grado. Ciò dipende dal fatto che queste industrie impiegano quasi esclusivamente mano d’opera femminile, la quale come più debole e più remissiva non partecipa al cammino ascensionale di tutto il proletariato, mentre le donne che lavorano insieme agli operai usufruiscono quasi sempre dei miglioramenti che questi vanno via via conquistando. Anche in questi tempi in cui i salari nominalmente sono elevati, molte donne, nella piena vigoria delle loro forze, non percepiscono che un misero salario di due o tre lire per otto ed alle volte dieci e più ore di lavoro,.

Le commesse dei negozi di mode, di stoffe, ecc. hanno esse pure degli stipendi di fame e degli orari lunghissimi, oltre all’obbligo di una certa ricercatezza nel loro abbigliamento personale.

A mantenere basso il livello dei salari in questa industria oltre alla ragione accennata – che è la maggiore – altre concorrono in vario grado.

Molte delle industrie di cui parliamo distribuiscono la maggior parte del lavoro a domicilio.

Molte donne di casa di famiglie piccole borghesi, di travet cercano di rinvigorire il misero bilancio domestico assumendo lavoro da eseguirsi in casa nelle ore di riposo.

In questi ultimi tempi in cui la classe media si va sempre più proletarizzando, il lavoro a domicilio è particolarmente ricercato, e ciò concorre a mantenere basso il livello dei salari nei laboratori.

Una conseguenza del basso livello dei salari è l’allontanamento delle migliori energie delle donne da queste professioni. Questo fenomeno di dispersione delle donne dalle industrie che più si addicono alle loro attitudini, e che per questo senso potremmo dire femminili, è stato grandemente influenzato dalla guerra che ha spinto la mano d’opera femminile nei grandi opifici in cui venivano praticati migliori salari. I laboratori tenuti da case religiose che prima della guerra erano zeppi di personale si vuotarono ben presto e rimasero deserti. Molte case industriali furono costrette a commettere i propri lavori fuori dai grandi centri: nei paesi, nei villaggi di campagna; non trovando nelle proprie sedi mano d’opera disponibile.

In conseguenza di ciò le lavoratrici nelle industrie dell’abbigliamento risentirono meno, e più tardi- in proporzione delle altre- le conseguenze della crisi di disoccupazione. Ma oggi, in cui le donne in buona parte devono abbandonare le occupazioni assunte durante la guerra per ritornare alle primitive, anche nelle industrie dell’abbigliamento la disoccupazione infierirà.

Disoccupazione che sarà anche accentuata dal fatto che per l’immiserimento del proletariato l’abbigliamento di questo si farà sempre più povero e non bisognevole di cure speciali; ed ancora perché tutte le massaie cercheranno coll’assumere lavoro a domicilio, di migliorare un pochino le precarie condizioni finanziarie delle loro famiglie. 

P. R.