Интернациональная Коммунистическая Партия

Compagna 1922/20

I lavori della casa

Un tempo la donna proletaria, nelle città come nelle campagne, viveva esclusivamente nella sua casa. Di ciò che si svolgeva al di là di quel suo piccolo mondo, ella non sapeva nulla e non voleva nulla sapere. 

Nell’interno della sua casa cuciva, lavava, ordinava, rattoppava; di più finiva il lino e la lana, tesseva la tela, faceva le maglie, le calze e i pizzi. Ancora ai giorni nostri, in carti villaggi isolati, lontani dalle ferrovie e dai grandi fiumi navigabili, si trovano delle famiglie che hanno conservato questi usi antichi in tutta la loro purezza, e nelle quali la donna di casa è sovraccarica di lavori che alle operaie delle grandi città industriali sono da lungo tempo risparmiati.

Nei tempi passati tutto questo lavoro domestico era necessario ed utile; quanto più la donna di casa, ne era capace tanto maggiori erano l’ordine e gli agi di cui potevano godere i membri, della famiglia. E lo Stato pure ricavava un profitto da questa attività femminile; poiché le donna oltre che fabbricare i prodotti direttamente consumati dalla famiglia, creava ancora spesso dei prodotti, quali la tela, il filo, il burro, il cacio, che diventavano oggetto di vendita e che costituivano perciò delle mercanzie dei valori.

Il lavoro di quelle nostre ave non era compensato con denaro, ma ogni nomo, contadino od operaio, cercava una sposa che, secondo l’espressione popolare, avesse le mani d’oro poiché le sole risorse dell’uomo, senza l’aiuto di questi lavori domestici femminili, non sarebbero state sufficienti a mantenere la famiglia. Gli interessi dello Stato coincidevano così, in questo campo, con quelli del marito: più la donna dava prova di attività nella famiglia, più creava dei prodotti dei quali il superfluo era venduto nei mercati vicini, e più la prosperità economica del paese, presa nel suo insieme, cresceva. Ma, col sorgere del capitalismo, la macchina sostituì le abili dita della donna; la proletaria divenne una salariata costretta dalla sua condizione stessa a trascurare le opere della casa. E la casa a poco a poco si liberò della maggior parte dei lavori domestici, senza i quali le nostre nonne non avrebbero potuto supporre la famiglia. Ciò che era un tempo fabbricato in ogni casa è oggi creato dal lavoro degli operai e delle operaie nelle fabbriche e nelle manifatture; e la famiglia consuma, ma non produce più.

Tuttavia la donna deve ancora oggi pulire ed ordinare la casa, preparare il pranzo, lavare, stirare, cucire: deve compiere ancora una serie di lavori penosi, opprimenti, che le rubano tutte le ore che dovrebbero essere consacrate ai figli o al riposo o alle libere piacevoli occupazioni; e che, per quanto continui e gravosi hanno cessato di essere utili dal punto di vista della economia nazionale poiché non creano dei nuovi valori, non contribuiscono alla prosperità del paese.

Dalla schiavitù la donna potrà essere liberata quando al lavoro domestico compiuto individualmente in ogni singola casa si sostituirà, per quanto è possibile, il lavoro domestico collettivo. Nella società comunista l’operaia, poiché la donna ha diritto di assicurarsi quanto l’uomo l’indipendenza economica, non sarà più assorbita dalle faccende domestiche; ma questo lavoro sarà compiuto in gran parte da speciali categorie di operaie, le quali non faranno altro; e sarà metodicamente organizzato come tutte le altre attività e funzioni sociali. Ogni donna, rientrando nella sua casa dopo il lavoro, non dovrà più estenuarsi a pulire, a lavare, a stirare, a cucire, a rattoppare, a cucinare; ma potrà consacrare il suo tempo ai suoi cari, o ad occupazioni e distrazioni tali da migliorare, elevare ed intensificare la sua vita spirituale. La società comunista libererà la donna dalla opprimente schiavitù  domestica, e per rendere la sua vita più ricca, più completa, più libera e più lieta.

ALESSANDRA KOLLONTAY

La seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste

Pochi giorni prima dell’apertura del 1º Congresso Mondiale, ebbe luogo a Berlino, verso la fine del mese di ottobre la seconda Conferenza Internazionale delle donne comuniste. Alla Conferenza, presieduta dalla compagna Zetkin, erano presenti non solo le delegate del movimento femminile comunista dell’Europa capitalista, ma anche le dirigenti, del segretariato femminile del vicino e lontano Oriente e quelle del movimento femminile russo. Questa Conferenza non fu soltanto esternamente l’espressione del movimento internazionale; anche gli argomenti e le discussioni sui vari punti dell’ordine del giorno rispecchiarono lo stato del movimento politico e sociale del singoli paesi. Vi era rappresentata la Russia proletaria dove la propaganda fra le masse lavoratrici è svolta nella massima libertà. Vi erano le rappresentanti dei paesi dell’Oriente nel quali non è possibile iniziare una propaganda prettamente improntata ai principi comunisti, ma dove si deve ancora lottare per il riconoscimento dei più elementari diritti della donna, quali l’abolizione della poligamia, l’ammissione ad ogni grado di scuole, ecc. ecc.

Si constato però, in tutti i paesi, dalla Russia proletaria e dal lontano (Oriente, alla Europa Occidentale, una è la causa di tutte come le lotte, di tutti i dolori; il capitalismo che vedendo avvicinarsi l’ora della sua fine, crea un’ultima a via di salvezza nel raddoppiato sfruttamento degli elementi più deboli: le donne ed i fanciulli.

Il primo comma dell’ordine del giorno: i compiti politici del movimento femminile comunista, venne svolto dalla compagna Zetkin. Essa constato come la società capitalista inasprisse il suo sfruttamento sui più deboli elementi della società, sia coll’abbassamento del salario, con l’abolizione di tutte le leggi protettive sul lavoro delle donne e dei fanciulli, che, col rialzo dei prezzi dei generi di prima necessità e coll’aumento ladresco di tutte le tasse che devono servire alla riedificazione dell’edificio capitalista. Questa generale miseria delle immense masse femminili che vengono attratte nel processo di sfruttamento sociale formano però una grande armata di riserva facile a raccogliere la nostra propaganda e non ancora politicamente educate. Per questo lavoro di propaganda sono utili i circoli di donne simpatizzanti che operano già con buoni risultati specialmente in Russia, in Bulgaria, in Italia ed anche in Germania.

La relazione della compagna Sturm.

La compagna Herta Sturm riferì sui compiti del Segretariato femminile internazionale nel movimento politico e nei sindacati economici sindacati economici.

In generale venne approvato il trasloco da Mosca a Berlino. Nelle discussioni apparvero molto chiaramente le differenze dei progressi del movimento comunista nei singoli paesi, Così in molti stati capitalisti si deve ancora combattere la concezione piccolo borghese di molti compagni che vogliono vedere nei sindacati null’altro che dei luoghi di compravendita della mano d’opera, per far loro prendere l’importanza che questi organi della lotta di classe. E mentre in alcuni paesi capitalisti (Belgio, Svizzera, Austria) i comunisti non riescono ad ottenere forte seguito nei sindacati, in Italia le Camere del Lavoro vengono incendiate dai fascisti, in Germania si può svolgere un lavoro sistematico nei sindacati, in Bulgaria essi sono quasi tutti conquistati dai comunisti, stampano e, diffondono la letteratura comunista e pongono le loro case a disposizione del Partito per le sue assemblee e le sue riunioni. In Russia i sindacati si sviluppano sotto la protezione del governo, come organi di difesa dello Stato proletario, i Sindacati per le madri e bambini; i sindacati dei produttori sono in continuo sviluppo.

La relazione della compagna Sturm sui sindacati portò un completo materiale di falli sul lavoro pratico da eseguirsi. In generale venne riconosciuto che il lavoro in seno ai sindacati è il mezzo migliore per giungere a conquistare le grandi masse delle donne proletarie e si riconobbe che il compito più importante è quello di inquadrare le lavoratrici nelle nostre rosse frazioni sindacali.

Solidarietà colla Russia dei Soviets.

L’ultimo punto dell’ordine del giorno (Azione di soccorso per la Russia dei Soviet) venne svolto dalla compagna Baum. Essa dimostrò che nonostante tutte le miserie del proletariato e tutti gli ostacoli posti dalla borghesia e dai suoi aiutanti, menscevichi, le manifestazioni di solidarietà colla Russia dei Soviet sono tutt’altro che vuote frasi, ma hanno invece una notevole estensione. Quest’azione è oggi l’unica pratica manifestazione di solidarietà delle grandi masse lavoratrici. Ventimila bimbi vengono oggi mantenuti dal proletariato occidentale, e se questo numero rappresenta solo una minima parte dei bimbi da soccorrere, esso ha però un’altissima importanza per il proletariato russo e per tutto il proletariato europeo.

La conferenza si chiuse con un caloroso messaggio alla Russia dei Soviet, che è la protettrice e la forte avanguardia del proletariato internazionale, e con un appassionato appello della compagna Zetkin agli sfruttati di tutto il mondo.

Guerra alle donne!

Nel Giornale d’Italia del 24 novembre 1922 a pagina 5 un maestro elementare, certo Cecconi Antenore insegnante nelle scuole di Roma, in un breve articolo espone i metodi unici, secondo lui, atti a rimediare alla vasta disoccupazione maschile tra la classe dei maestri, Questi metodi, manco a dirlo, sono riassunti in queste tre parole Guerra alle donne! Infatti, notando come l’80 per cento del personale insegnante nelle scuole elementari sia femminile, egli, con santo sdegno, dice che bisogna porre un freno a tanta invadenza femminile e, tanto per cominciare si deve proibire l’insegnamento alle maestre maritate (perché quando una donna ha marito ha il sacrosanto dovere di attendere soltanto ad accomodare i buchi delle calze del proprio illustre consorte e di cucinare) e di pagare le maestre. ancora nubili meno dei maestri, perché mentre un uomo ha diritto di comprarsi una cravatta di seta e di andare al caffè o al cinematografo, una donna non deve permettersi questi lussi e per una donna basta quindi guadagnare qualche cinque o sei lire al giorno e non più che bastano per il mangiare senza

ricercatezza e vestire senza eleganza.

Prima nessun uomo aveva per ideale quello di diventare maestro elementare o per lo meno pochi, perché i maestri elementari erano pagati in modo irrisorio. L’insegnamento delle prime nozioni, perciò, era quasi un lavoro di donne come lo spazzare e il lavare i piatti.

Quando, però, gli stipendi alle maestre furono aumentati, diversi uomini presero la professione del maestro, e, ora che siamo in tempo di carestia, anche far la maestra sta diventando una cosa da uomo, una di quelle cose che una donna onesta che si rispetti non deve fare. Ma per ora, almeno, si ha il coraggio di dire che le donne non devono esser maestre unicamente per interesse dei maestri uomini.

Ancora nessuna proibizione di carattere morale inibisce alla donna questa professione. Ammettiamo però, per un momento che il signor Cecconi Antenore ottenga il suo scopo e riesca a cacciar tutte le donne (tutte è evidente: per ora le maritate, per serbare un barlume di legittimità, poi, col tempo, anche le ragazze che già fin da ora avranno uno stipendio inferiore ai colleghi uomini) in modo che non vi sia più una donna insegnante, e tra qualche decina d’anni si sentirebbe dire da tutte le persone per bene che la donna non è adatta a far la maestra elementare, professione alla quale solo un uomo può aver diritto; perché un uomo è più intelligente è più energico è più giusto etc. Proprio come ora si sente dire che la donna non è adatta a far la dottoressa (oh! scandalo una donna certi studi, e poi non ha l’intelligenza bastante), o l’avvocatessa, la conduttrice di tram o la farmacista o la lavorante in una fabbrica, Queste, sicuro son cose che non si dicono a una donna per bene e poi la donna è debole, è senza intelligenza e soprattutto perde la sua purezza la sua grazia, la sua femminilità, la sua ingenuità se lavora fuori di casa.

Ma come non accorgersi che tutto il cumulo di pregiudizi morali che ci legano, altro non sono se non parole altisonanti create e dette solo per respingerci dalla vita e tenerci avvinti alta morte della schiavitù nostra secolare? Come non convincersi che se tutti i lavori disadatti è quasi vergognosi per una donna sono per l’appunto quegli unici che vengono remunerati (poiché cucinare è da donna ma fare il cuoco in un albergo è da uomo, cucire è da donna, ma fare il sarto è anche da uomo, lavare è da donna ma fare l’operaio in una lavanderia è da uomo etc…) ciò vuol dire che non c’è lavoro da donna, lavoro da uomo, ma c’è solo lavoro con paga e lavoro senza paga, il quale ultimo è obbligata a farlo la donna perché, essendo schiava non può ribellarsi?

E come non si accorgono i combattenti che valendosi del loro diritto di più forti e cacciando la donna dalla scuola come l’hanno cacciata dai tranvai e dalle officine e dalle poste non fanno altro che commettere una nuova ingiustizia senza rimediare neppure ad uno degli infiniti mali sociali? Quando un centinaio di maestri che ora muoiono di fame avranno il posto che avrete ottenuto?

E tutti gli altri? e tutti coloro che la guerra ha rovinati fisicamente? 

Ma perché invece di pigliarvela con le donne non ve la pigliate p. es. col governo che non vuole impiantare tante scuole di più? E si che gli analfabeti non mancano. Ma, perché non volete vedere che solo scalzando la società dalle radici si potrà togliere il marcio??

La protezione della maternità

Togliamo dal libro di G. Montrueil Strauss «Avant la maternité» qualche pagina che può interessare le nostre lettrici.

PROTEZIONE MEDICA.

È accertato che in tutti i paesi la mortalità infantile proviene nella più gran parte dei casi da cause materne precedenti la nascita del bambino.

Queste cause sarebbero:

1) Salari insufficienti ai bisogni famigliari

2) Malattie veneree dei genitori,

3) Condizioni sanitarie della madre durante la gravidanza.

4) Cattiva assistenza durante il parto.

5) Mancanza di cure subito dopo il parto.

E inutile aggiungere che se queste cause uccidono il bimbo, esse non sono senza effetto sulla salute e vita della madre.

Salvo le condizioni economiche che determinano troppo spesso il cattivo stato sanitario dei genitori, noi vediamo che queste condizioni sono essenzialmente d’ordine igienico e medico cioè perfettamente rimediabili coll’aiuto di una migliore organizzazione sanitaria. E ricordando soltanto la sifilide, per non citare che uno solo dei pericoli che attorniano l’esistenza del fragile neonato, noi comprendiamo a qual punto è essenziale l’organizzazione di una sorveglianza medica prenatale. natale e post-natale.

IL LAVORO ECCESSIVO, LE PRIVAZIONI, LA PROTEZIONE MATERNA

II lavoro eccessivo è nocivo non solamente alla donna incinta, ma anche al suo bambino. Un terzo degli accidenti mortali, dei bimbi che muoiono nel primo mese, proviene dal soverchio affaticarsi della madre durante la gravi danza. La fatica fisica è difficile a limitarsi. All’infuori dei lavori di laboratorio e di officina speciali, si deve ammettere che la donna che accumula le cure della casa e dei bambini alle fatiche di un mestiere renumeratore, è sottoposta continuamente ad una fatica troppo pesante per le sue forze fisiche. Così la madre carica di famiglia che sopporta da sola il peso della casa, fa il bucato, rammenda, esercita una funzione della quale spesso non si riconoscono i pesanti obblighi materiali.

Sarebbe necessario che tutte le donne potessero riposarsi almeno gli ultimi mesi della gravidanza, cioè che esse cessassero la loro professione, se esse sono salariate, che esse fossero aiutate nei lavori di casa se madri di famiglia

LA CRISI MATERNA.

Ma l’eccessivo lavoro materiale non è la sola causa della eccessiva mortalità infantile; le preoccupazioni economiche, le privazioni. esercitano un’azione non meno nefasta sulla salute della madre e del bambino.

Questa constatazione non si applica solo a quelle donne che una maternità illegale e dolorosa spinge alle peggiori esasperazioni morali e psicologiche; essa abbraccia tutte quelle donne per le quali le gioie della maternità sono offuscate da angoscie materiali, cioè le madri e le spose della classe lavoratrice che vivono alla giornata e che formano più di un terzo della popolazione.

Fra gli accidenti che troppo sovente peggiorano le sorti dei lavoratori a piccolo salario, il carico di un bambino è quasi sempre uno dei più gravi.

L’IGNORANZA DELLE MADRI L’ASSENZA D’ISTRUZIONE RAZIONALE

Le future madri sono spesso preoccupate e qualche volta angosciate per la loro sorte. Esse sono quasi sempre ignoranti delle loro nuove condizioni psicologiche determinate dalla gravidanza, dalle cure alle quali devono sottoporsi, dei pericoli che devono evitare. Nulla le prepara alla loro nuova funzione, e se ai giorni nostri la puericoltura, cioè l’arte di allevare i figli ha preso piede nell’insegnamento ufficiale nulla si è fatto per estendere alla futura madre i benefici di un’istruzione che non ha ancora per scopo che la salute del neonato; nulla è ancora stato intrapreso per dissipare l’ignoranza che ha già ucciso tante donne, determinato tante infermità e dolori.

La protezione della maternità, coll’educazione illuminata delle future madri, è ancora interamente da organizzare.