Интернациональная Коммунистическая Партия

Il Comunista 1922-03-11

Appunti sulla questione agraria

VERSO IL NOSTRO CONGRESSO

I relatori al Congresso nazionale sulla questione agraria hanno considerato la istituzione dei campi modello nei punti 6 e 16 delle tesi e accennano all’opinione che detti campi debbano crearsi solo dove l’esistenza di aziende agrarie a tipo capitalistico concorrano a facilitarne la creazione.

Al congresso della Federazione di Messina noi esprimevamo il parere che l’opinione espressa dai compagni Sanna e Graziadei era manchevole e facevamo notare ai congressisti: come nell’Italia meridionale e insulare le aziende socializzabili mancano addirittura o quasi per ragioni inerenti al regime capitalistico il quale preferirà sempre l’impiego di capitali là dove i dividendi segnano un profitto più alto e realizzabile in minor lasso di tempi.

Del resto chi vive nel nostro ambiente, ne ha subito l’impressione, come ha subito l’intuizione che il nostro lavoro di propaganda è grandemente ostacolato – né potrebbe essere diversamente – dai nostri avversari i quali hanno alleati naturali e potenti l’ignoranza, la mancanza di comunicazioni, l’ambiente, e si arriva al segno che le masse, molte volte, non prestano fede ai nostri organizzatori (contadini e operai la più parte) perché non hanno accanto a loro e sul posto i santoni conosciuti.

Né ciò è da meravigliare se si pensi che le organizzazioni esistenti, da quasi un ventennio nel siracusano ad esempio, non hanno mai tentato la lotta veramente classista, ad eccezione dell’occupazione delle terre chiusasi così miseramente.

A ciò aggiungasi che è diffusissimo fra operai e contadini, dualismo oltremodo difficile a superare perché ogni governo, insieme alla diffusione dell’ignoranza e della conseguente cocciutaggine, ha avuto cura di iniettarlo nell’anima con ogni mezzo.

Si pensi alla possibilità che una interpretazione inconsulta del nostro programma posso condurre ad una lotta fra contadini ed operai che noi dobbiamo evitare con ogni mezzo fino a quando una diversa educazione – possibile solo in regime nostro – sradicherà ogni odio e sostituirà nell’animo il vero sentimento della solidarietà umana.

Si pensi che per le condizioni sopra espresse l’ignoranza, l’egoismo e la disorganizzazione delle masse durante l’attuale regime sarà sempre maggiore nelle nostre zone.

Si osservi che quantunque le nostre masse abbiano fame di terra, nell’Italia meridionale in genere, e in Sicilia in ispecie, si andò all’occupazione delle terre per puro spirito d’imitazione che anche nostri avversari furono costretti a secondare; che attualmente e per un lungo periodo di tempo dopo la realizzazione della dittatura, per i contadini dei paesi dell’interno della Sicilia, ad esempio, il mondo termina e terminerà con lo stretto di Messina.

Ciò che, in merito a progressi tecnici nella coltivazione della terra, è stato fato nell’Italia settentrionale e centrale, anche da organizzazioni operaie non ha influenza alcuna. Si sente parlare di macchine agricole meravigliose come di cose fantastiche, inattuabili.

Tutto ciò, e una miriade di fatti costatati de visu e che costituiscono esperienza, ci dimostrano che il «fatto» esempio destinato a convincere le nostre masse deve avvenire sotto gli occhi dell’osservatore; che se le masse meridionali capiscono facilmente il nostro programma perché lo guardano dal loro punto di vista utilitario che le indurrà, senza fallo, a seguirci e a sostenerci, potranno essere portate facilmente a sabotare il Potere proletario col monopolio dei prodotti, nel qual caso renderebbero necessaria – in momenti critici – l’adozione di provvedimenti coercitivi che diminuirebbero la simpatia delle masse per noi e impedirebbero il rapido effettuarsi degli scambi in natura che dovremo promuovere efficacemente.

Come conseguenza di quanto abbiamo detto si deduce:

1. che dopo la realizzazione della dittatura occorrerà creare i campi modello anche in quelle zone dove mancano le aziende di cui è parola nei punti 6 e 16 delle tesi, assumendo zone che potranno essere gestite dal locale soviet;

2. che bisogna formare – per mezzo di queste aziende – dei magazzini di prodotti da distribuire – dietro compenso, possibilmente in natura – agli operai che non lavorano la terra e non ricavano altrimenti i prodotti necessari ai propri bisogni.

Difficile è l’attuazione del compito che ci proponiamo e quindi le cautele non saranno un difetto né nuoceranno alla snellezza della nostra organizzazione, mentre la mancanza di una di esse potrebbe rappresentare pericolo tanto più temibile per quanto imprevisto.

LUDICELLO FRANCESCO

Il Congresso dell’Unione Sindacale Italiana

Seduta antimeridiana

Quest’oggi nella sala del piano terreno del palazzo acquistato dal P.S. in via del Seminario si sono inaugurati i lavori del Congresso Nazionale dell’Unione Sindacale Italiana.

I lavori dovevano incominciare alle ore 9, ma alle 10 il numero dei presenti è ancora scarsissimo.

Sembra che attendano ancora dei rappresentanti, i quali dovrebbero giungere coi treni del mattino, ma la prima impressione è che il congresso non sarà molto numeroso.

Senza dubbio l’Unione Sindacale risente della grave crisi economica che attraversa il proletariato, che ha fortemente indebolito le organizzazioni e per conseguenza la loro disponibilità finanziaria. Il congresso non è animato, i congressisti non fanno tra di loro discussioni animate. Ambiente congressuale per ora calmo.

Sono quasi le 11 quando un membro del C.E. dichiara aperto il congresso.

Sottovia per il Fascio Sindacale Romano di azione diretta porta il saluto ai congressisti, esponendo le ragioni per cui le condizioni speciali dell’ambiente romano mantengono i sindacalisti nella Confederazione, dove essi fanno opera classista rivoluzionaria.

De Dominicis ricorda la storia ed i precedenti dell’U.S.I. I congressi di Modena, Milano, Parma, rappresentano le tappe del movimento sindacalista rivoluzionario italiano. Formula l’augurio che l’Unione Sindacale si mantenga salda e forte, unendo un saluto alle vittime politiche.

Sono proposti alla presidenza Borghi, Meschi e Nencini.

Nencini propone che il Congresso si inizi oggi alle 14, in modo di permettere la partecipazione degli altri congressisti non ancora giunti a Roma.

Sacconi protesta contro l’autoritarismo del Presidente, che instaura una dittatura di Congresso. Presenta un lungo ordine del giorno per le vittime politiche della reazione internazionale. Un congressista propone di inviare un telegramma di solidarietà ai compagni libertari che si trovano nelle prigioni della Russia dei Soviet.

Merlino chiede che si diano aiuti tangibili alle vittime della reazione.

De Giovanni propone la nomina di un Comitato pro vittime politiche.

Si approva quindi per acclamazione il saluto a tutte le vittime della reazione, unendo nello stesso ordine del giorno la protesta contro i governi borghesi e la Russia dei Soviet.

La seduta è rimandata alle 14.

Seduta pomeridiana

Alle 15 con la consueta ora di ritardo abitudinario in tutti i congressi italiani si inizia la seduta.

Sono presenti altri rappresentanti giunti nel mattino dalle province.

Vediamo Borghi, Vecchi, Giovannetti, Magro ed altri.

Mancini passa in rassegna gli avvenimenti degli anni che hanno seguito la guerra.

Il Presidente raccomanda che i congressisti partecipino alla discussione tenendo presente il loro compito morale di difendere il passato e la tradizione dell’U.S.

Le questioni personali sono state ormai superate, quindi sarà opportuno non insistervi ancora. Discussione di idee e di principi, quindi, e non di persone.

Borghi propone che Negro assuma la presidenza del Congresso.

Gervasio a nome del C.E. fa la relazione morale del C.E. dell’Unione Sindacale. Legge le adesioni pervenute dall’estero. Quella della C.G.T. francese, dei sindacalisti tedeschi, quella dell’Internazionale Sindacale Rossa. Questa dopo aver fatto i suoi auguri per i lavori del congresso, formula la speranza che i malintesi saranno eliminati ed invita il Congresso a non prendere delle decisioni affrettate ed a partecipare in ogni modo al prossimo congresso dell’I.S.R.

Clerici chiede che tenendo conto delle critiche situazioni in cui si trovano le organizzazioni le votazioni siano fatte per rappresentati e non per rappresentanti.

Bini si oppone alla proposta di Clerici ed è di opinione che la votazione si faccia per testa, come è stato fatto per i passati congressi.

Gervasio fa notare che la proposta Clerici porta ad un capovolgimento dell’ordine del giorno, il cui ultimo comma tratta precisamente delle modifiche dello statuto.

Vecchi dice che non si può dimenticare che vi sono delle tendenze e che questo congresso deve risolvere delle questioni di grande importanza.

Il Congresso di quest’anno ha avuto un lungo dibattito come preparazione, che l’oratore crede che sia stato utile.

Non si può dire che sia antidemocratico votare per rappresentati invece che per rappresentanti. Ogni tendenza ha interesse che siano esattamente valutate le sue forze.

Lo statuto dice soltanto che le organizzazioni possono essere rappresentate con un delegato ogni 500 soci.

Ma non vieta che le votazioni possano farsi per rappresentati.

La violenza della reazione borghese ha reso difficile che le organizzazioni possano mandare tutti i rappresentanti cui hanno diritto al Congresso.

Sacconi prega la presidenza di decidere si tratti di pregiudiziale oppure di inversione dell’ordine del giorno.

Clerici insiste sulla proposta.

Sacconi ricorda che al Congresso di Parma fu deciso che non doveva essere il numero degli aderenti che rappresentavano il valore morale dell’U.S.I., ma il numero delle organizzazioni.

Non bisogna poi dimenticare che altri periodi difficili, come durante la guerra, furono attraversati pari per lo meno a quello di oggi.

Chiede il mantenimento del sistema di votazione per rappresentanti.

Bonazzi chiede in base a quali dati avverrebbero le votazioni se fosse approvata la pregiudiziale Clerici.

Giovannetti sostiene che le condizioni attuali dell’U.S. non sono peggiori di quelle di altri periodi e lo dimostra con il numero dei delegati presenti in questo Congresso, messi in relazione con quelli di altri precedenti. Questo Congresso dimostra che l’U.S. è più forte che mani numericamente e moralmente.

Mancini parla contro la pregiudiziale Clerici, che se fosse approvata distruggerebbe la stessa ragione di essere dell’U.S.I.

Al Congresso di Genova il segretariato della resistenza fu vinto per l’equivoco riformista, che fecero entrare in gioco la forza numerica delle Federazioni.

Da qui nacque il Comitato Nazionale di azione diretta, che inutilmente tentò la conquista della Confederazione, che costituiva il peso di piombo del proletariato italiano.

Negro dichiara di essere d’accordo con Clerici. Ogni congressista deve tener conto della situazione del nostro movimento.

È giusto che la votazione debba dipendere dalle possibilità finanziarie delle organizzazioni?

Durante la guerra si trattava soltanto di difendere l’esistenza dell’U.S.I., ma oggi si tratta di questioni di capitale importanza.

Essi sono tutti rappresentanti di leghe e di sezioni di Camere del Lavoro e non avviene come nella Conf. Dove sono rappresentati organismi mastodontici.

Alle 16 il Congresso continua.

Il discorso di Trotzki sul fronte unico

MOSCA, 8.

Trotzki riguardo al fronte unico disse che in tutti i partiti comunisti gli elementi più forti e quelli più deboli, cioè i due forti estremi, mostrano poco interesse per il fronte unico.

Tuttavia la lotta delle masse operaie per l’esistenza non può attendere che noi abbiamo acquistato la maggioranza del proletariato. Le masse senza partito non comprendono il nostro invito per il dopodomani. Per loro non esiste che l’oggi.

Noi arrischiamo di apparire ai loro occhi come dei settari se ci rifiutiamo di sostenere le loro rivendicazioni immediate.

È assolutamente comprensibile e, risulta indiscutibile la ripugnanza del partito comunista francese di assidersi allo stesso tavolo con Jean Longuet, che i comunisti hanno combattuto aspramente fino a poco tempo fa. Ma le masse non si preoccupano di queste delicatezze. Noi dobbiamo pigliare l’iniziativa della lotta per il pane, altrimenti la massa non verrà con noi.

Un compagno della Humanitè ha accennato che è per loro insopportabile l’idea di prendere contatto col partito che ha sulla coscienza l’assassinio di Rosa Luxemburg e Carlo Leibknecht.

Ma se questo non è un ostacolo per i compagni tedeschi, come ha detto Thalheimer, questo costituisce tanto meno un argomento che possa essere invocato dai compagni francesi.

L’oratore passa quindi ad esaminare altri argomenti che sono stati sollevati contro il fronte unico.

Si crede che questa tattica sia stata dettata dagli interessi della Russia dei Soviety, e che sia biasimevole. Allora si dovrà mettere forse un paragrafo nello statuto del Comintern nel quale sia detto che se un paese viene a trovarsi in questa sfortunata posizione, deve essere automaticamente radiato dall’Internazionale.

Evidentemente questo è assurdo, come è assurda l’asserzione del compagno francese che la tattica del fronte unico significa il ritorno alla situazione di prima del Congresso di Tours. Si è detto che abbiamo quasi la maggioranza dei sindacati. Che significa quasi la maggioranza?

In lingua povera, questo vuol dire avere la minoranza. Noi dobbiamo assicurarci il nostro avvenire. Il nostro metodo deve essere pratico e non retorico. Noi dobbiamo conquistare le masse che non vengono ancora con noi coi metodi di cui si sono serviti sinora i partiti comunisti.

Zinoviev nel suo discorso di chiusura disse che è intenzione di molti compagni russi, allorquando ci incontreremo coi rappresentanti dell’Internazionale due e mezzo e con quelli di Amsterdam di fare i conti coi traditori, coi fautori della guerra mondiale imperialista. Cosa dobbiamo rispondere loro? Malgrado tutti i delitti di Vandervelde e dei suoi compagni, questi capi godono ancora la fiducia degli strati conservatori delle classi operaie, perciò noi dobbiamo accettare ad ogni costo questa condizione.

È comprensibile l’irritazione che regna in seno a certi partiti comunisti come ad esempio quello francese e quello italiano, contro la tattica del fronte unico, ma la situazione generale di oggi è diversa da quella del ’19 quando ci rifiutammo di prendere parte alla conferenza internazionale di Berna. La situazione di oggi è che dobbiamo discutere le rivendicazioni immediate essenziali del proletariato, ed è perciò necessario dar modo ai capi delle altre associazioni internazionali di discuterne con noi.

Venne poi approvato il noto ordine del giorno in cui udita la discussione sul fronte unico e dissipati tutti i malintesi, constatato che la tattica del fronte unico come viene proposta dall’Esecutivo non coincide affatto con il riformismo, ma corrisponde alla tattica del Comintern, si delibera che la tattica del fronte unico deve corrispondere alle condizioni di ogni singolo paese.

Inoltre l’ordine del giorno si pronuncia in favore della partecipazione alla conferenza comune delle tre Internazionali, alla quale dovranno possibilmente intervenire tutte le associazioni internazionali sindacali.

Alla fine della riunione fu votata una risoluzione contro lo sfruttamento della gioventù operaia, una protesta contro il terrore bianco ed una risoluzione per il proseguimento del lavoro di soccorso.

Si passò quindi alla nomina del Presidio.

Furono eletti: Bucharin, Radek RUSSIA), Brandler (Germania), Terracini (Italia), Kreibich (Cecoslovacchia), Souvarine (Francia), Karr (America). Supplenti: Waletzki (Estonia) e Kuusinen (Finlandia).

L'unione sindacale italiana

Al momento della scissione dei comunisti dal Partito socialista, molti si attendevano un maggiore avvicinamento tra il nuovo partito e il movimento della Unione Sindacale, nato in fondo anch’esso da una secessione di sinistra del Partito socialista; quella dei sindacalisti rivoluzionari, quali formarono la centrale sindacale dissidente dalla Confederazione Generale del lavoro e in seguito, specie durante la guerra, dopo essersi divisi da una larga sfaldatura di interventisti e da molti teorici del loro movimento passati con armi e bagagli alla politica borghese, si avvicinarono strettamente agli anarchici italiani.

Ma notevoli differenze separano la posizione di principio e di metodi di comunisti e sindacalisti-anarchici sia nei riguardi del programma di azione proletaria, sia della critica all’opportunismo riformista.

Non vogliamo certo riandare le differenze teoriche tra i due movimenti, che sono ben note e ben nette, ma piuttosto passare in rassegna i problemi pratici che si pone nell’odierno Congresso la Unione sindacale, movimento che ha molti e gravi difetti, ma racchiude innegabilmente una parte notevole delle energie rivoluzionarie del proletariato italiano.

Anzitutto il Congresso si occuperà della unità sindacale proletaria in Italia; grave problema, sul quale tutti sembrano essere di accordo, ma che in realtà è visto in modo diversissimo da socialisti, sindacalisti e comunisti. I primi sono sfavorevoli ad una unione che metterebbe in troppo serio pericolo la maggioranza che detengono nella Confederazione del lavoro, i secondi sono in fondo pregiudizialmente separatisti. Dal momento che ritengono che il Sindacato è sufficiente organo rivoluzionario, non respingono il concetto della organizzazione sindacale unica, ma vi pongono la pregiudiziale che le direttive di esso debbano essere rivoluzionarie. Sono quindi per la uscita della sinistra da quei sindacati che cadono sotto la dittatura dei funzionari di destra. È un punto di vista che ha la sua logica, ma si chiude in una contraddizione, in quanto contiene il riconoscimento implicito che il Sindacato non è rivoluzionario per se stesso, ma lo è solo a condizione che abbia una direttiva rivoluzionaria datagli da un gruppo dirigente, che finisce coll’essere un movimento politico ed un partito. I comunisti, infine, vedono la massima virtù del Sindacato appunto nella sua qualità di riunione della più grande massa, e credono che la unità non debba essere subordinata a pregiudiziali, ma sia essa stessa la pregiudiziale per il lavoro di penetrazione nel Sindacato del programma rivoluzionario il cui focolare è nel partito politico.

Per queste ragioni, mentre i comunisti non hanno pensato né penseranno mai nemmeno per un momento ad uscire dalla Confederazione del lavoro, e non desisteranno mai dal chiamare in essa le forze sindacali che ne sono fuori, la Unione sindacale subordinerà sempre la propria entrata ad una serie di condizioni che si risolvono in quella di escludere i dirigenti e l’indirizzo attuale. Ma siccome per realizzare questo scopo comune a comunisti e sindacalisti, il mezzo più diretto sarebbe proprio la unificazione, così si stabilisce un circolo vizioso da cui non crediamo che l’attuale congresso saprà uscire.

Riguardo al problema dei rapporti internazionali la situazione della U.S.I. non è semplice. Una tendenza, quella dei sindacalisti rivoluzionari «puri», sostiene l’adesione alla Internazionale sindacale rossa, con la conseguente accettazione degli inviti di questa a lavorare per la unità sindacale. L’altra tendenza, che fa capi agli anarchici, è invece contro la I.S.R. perché la ritiene infeudata alla Internazionale comunista e ai partiti politici. I sindacalisti «puri» dispongono in materia di un argomento che dovrebbe essere decisivo: la incontrastata adesione della U.S.I. fin dal 1919 alla terza Internazionale, ossia addirittura alla Internazionale politica comunista, che comportava ben altro impegno di quello assai vago che chiede la Internazionale sindacale rossa. Gli anarchici borghiani possono bene addurre a loro discolpa il fatto innegabile di avere frainteso tutto il significato della rivoluzione russa e del programma della terza Internazionale, ma questo argomento non dimostra che essi non abbiano compiuto un audace voltafaccia: nel 1920 a Mosca il Borghi, giunto dopo la fine del Congresso della I.C. alla quale se fosse arrivato in tempo avrebbe partecipato con voto deliberativo per la U.S.I. dichiarava di accettare le decisioni del Congresso, che era il Congresso politico comunista, salvo alcune riserve sulla tattica parlamentare, e circa le quistioni italiane asseriva che l’unica difficoltà ad una definitiva intesa tra la Unione sindacale e i comunisti era il fatto che i comunisti italiani erano ancora insieme ai controrivoluzionari della destra del Partito socialista.

Un altro argomento della frazione sindacalista è quello che mentre gli anarchici rimproverano alla Internazionale sindacale di Mosca la pretesa subordinazione alla Internazionale comunista che si riduce in realtà ad un semplice collegamento accettato da sindacalisti estremisti di tutti i paesi, e sostengono che il Sindacato non deve essere assoggettato a partiti politici, costituiscono essi stessi, come è risultato nel Congresso della Unione anarchica italiana nella polemica che ha preceduto il Congresso attuale, e nella accanita lotta per prepararlo e per guadagnarvi la maggioranza, un gruppo politico, un vero partito, che agisce verso la Unione sindacale come tutti i partiti che tendono ad assicurarsi la dirigenza di un organismo sindacale.

Il cavallo di battaglia della tendenza anarchica nel Congresso sarà in ogni modo il tiro a palle infuocate contro il comunismo dittatoriale, la Repubblica dei Soviet, e la Internazionale comunista. È da augurarsi che un giorno gli anarchici constatino come noi comunisti non siamo così spregevoli da lavorare per la borghesia né tanto fessi da farlo senza accorgercene. E lasciamo andare quello che constateranno sul conto proprio.

Ci pare però che, se il Congresso poco potrà conchiudere sui problemi della unificazione sindacale e dei rapporti internazionali, e se non potrà uscire con chiarezza da una discussione sul valore teorico e tattico dei rapporti tra sindacati e movimenti politici (in materia solo i comunisti posseggono, non diciamo la quintessenza della verità, ma una spiegazione soddisfacente e completa che non faccia a calci con la ragionevolezza e con la realtà) potrebbe utilmente prendere posizione sulla quistione della riscossa proletaria contro l’offensiva padronale, ossia sui problemi del fronte unico e dell’Alleanza del lavoro.

I punti di vista del nostro Partito sostenuti in materia, e che saranno ribaditi nel manifesto che apparirà domani sui quotidiani del Partito, sono tali che a nostro credere sindacalisti e anarchici li possono accettare, senza fare nessuna concessione alla ideologia comunista, cosa che noi non domandiamo come non saremmo disposti a concedere verso quelli che ci appaiono gli errori delle altre scuole proletarie. Si tratta di dare una base concreta all’azione di tutto il proletariato, che la conduca verso una grande battaglia di masse e la preservi dal degenerare nella collaborazione di classe. Su questo punto il congresso della U.S.I. potrebbe e dovrebbe dire al proletariato una chiara parola, uscendo dalle vaghe formole della alleanza incolore di cui fin qui si è parlato e la cui sterilità appare a tutti evidente.