Riunione Generale Internazionale di settembre, come sempre punto di riferimento del lavoro di Partito Pt. 1
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Nei giorni 27 e 28 settembre si è tenuta la periodica Riunione Generale del partito, in forma inevitabilmente mista, cioè in presenza e online, vista la distribuzione planetaria delle forze del partito.
Come sempre sono stati affrontati i temi vitali della dottrina di partito, nell’intento non certo di trovare nuove e risolutive soluzioni all’assenza di ampi movimenti proletari, sola premessa a un periodo rivoluzionario, ma piuttosto per ribadire i cardini della dottrina del partito della rivoluzione, per confermare, anche alla luce di recenti acquisizioni e sviluppi, la correttezza del metodo e delle prospettive del partito, secondo l’imperativo di invarianza trasmessoci dalle precedenti generazioni di militanti della Sinistra.
I temi trattati sono stati quindi la questione sindacale, la questione militare, le premesse della rivoluzione in Germania, il centralismo organico, l’andamento dell’economia del capitalismo, la storia della Sinistra.
Di seguito presentiamo i riassunti dei rapporti, che saranno pubblicati per esteso su futuri numeri dei nostri organi di stampa.
Il Centralismo Organico attraverso la corrispondenza di Partito
La serie delle relazioni sul funzionamento del centro del Partito ed in generale sulla sua vita interna è proseguita con una serie di citazioni tratte dalla nostra corrispondenza interna che coprono il periodo che va dalla ricostituzione del Partito nel 1952 alla fine degli anni ’70 del ‘900; materiale preziosissimo che permette di osservare nel profondo le già presenti fraterne relazioni che caratterizzeranno la futura società comunista.
Il relatore ha rimarcato che questo metodo di funzionamento proprio del solo Partito Comunista, giunto ad un determinato stadio del proprio sviluppo, non è il frutto di una geniale scoperta di un altrettanto geniale grande “Capo” ma «trae origine dall’organicità dialettica dei rapporti sociali, pur nella loro contraddizione, e non è metodo da usare solo all’interno dell’organizzazione del Partito, come se il Partito fosse qualche cosa di sospeso in aria. Il Partito deve muoversi secondo il centralismo organico anche nei confronti della classe e all’esterno delle sue file in generale». (Lettera del 5 giugno 1966)
Questa tesi fondamentale ha come corollario l’altra per cui «la funzione sviluppa l’organo, ed è quindi quella che ne determina le corruzioni delle forme; non è quindi la maniaca codificazione delle forme dell’organo che ne assicura una migliore funzione». (Lettera del 27 novembre 1966)
Si potrebbe, plasticamente, descrivere l’organizzazione del Partito come un «fascio di rette giacenti in un piano ed uscenti da uno stesso punto O, origine del fascio, che sarebbe il centro. La base o periferia sono i punti del piano, p, p1, p2, p3, ecc. e il centralismo organizzativo o organico è il sistema dei raggi O-p1, O-p2, O-p3 e via di seguito. Se uno dei punti p si elegge ad origine e creando una corrispondenza circolare cerca di sostituire al primo un nuovo sistema o un nuovo fascio di rette, p-p1, p-p2, p-p3, con ciò si è messo fuori e basta prenderne atto perché non facendolo tutto il Partito andrebbe a pezzi. Marx nella polemica con gli anarchici si riferiva a questi concetti quando diceva che il Consiglio Generale della I Internazionale doveva essere molto di più che una semplice boîte aux lettres». (Lettera del 13 aprile 1967)
I compagni non siano però tratti in inganno dall’esempio geometrico, tale schema di funzionamento dell’organo supremo che guiderà il nuovo Ottobre Rosso non è una costruzione “a priori” ma è appunto il frutto di un lungo parto storico solcato dalle Lezioni delle Controrivoluzioni. «È stato un salto qualitativo eccezionale quello dal centralismo “democratico” a quello “organico” […]. Nella 3° Internazionale maturano le condizioni per passare da un partito formato da varie organizzazioni […] ad un partito poggiante su una base omogenea. La vittoria della controrivoluzione ha interrotto materialmente il raggiungimento di questo ulteriore salto. Il partito deve risorgere dal punto più alto del suo sviluppo in cui la storia lo ha costretto: le posizioni della Sinistra comunista, il “centralismo organico”.
[…] Il partito non ha bisogno più di alcuna forma giuridica per esprimere la sua esistenza e la sua autorità: queste gli derivano dal programma e dal modo con cui realizza il programma». (Lettera del 19 febbraio 1966)
Da quando la classe operaia si costituì in partito politico gli opportunisti di tutte le risme sono andati alla ricerca delle famigerate garanzie, dell’assicurazione contro la degenerazione, fino ad arrivare al punto di stravolgere lo stesso contenuto del centralismo organico rendendolo uno schema ossificato in una serie più o meno ampia di norme “di comportamento”.
«Tutta la storia del nostro movimento indica, al contrario, che, pur essendo i principi sui quali l’organizzazione si fonda, chiaramente enunciati una volta per sempre, l’organo Partito deve costantemente acquisirli e farne carne della propria carne e sangue del proprio sangue traducendoli in azione pratica, in corretta interpretazione della realtà in cui esso si muove e combatte, in termini di corretta organizzazione ecc. In questo senso il lavoro teorico del partito non termina mai, ma si svolge nel continuo sforzo di far aderire ai principi e al programma la sua tattica, la sua organizzazione, la sua azione pratica. È in questo vivente lavoro che caratterizza l’esistenza stessa del Partito, che errori di tutti i generi, possono verificarsi e si verificano realmente. (Lettera del 2 marzo 1972)
Il rapporto ha poi affrontato i temi dell’autorità del Centro e dei rapporti tra questo e la periferia e di come debbano essere risolte le crisi che periodicamente si abbattono sul Partito; questioni di vitale importanza che necessiteranno di ulteriore studio.
Guerra Franco Prussiana: consacrazione della Germania a potenza Capitalistica
Continua l’esposizione della Premessa allo studio sulla guerra civile in Germania negli anni ’18-’23. Durante questa Riunione Generale è stata esposta la prima parte del capitolo
Si è quindi descritta la situazione economica della Germania dei primi dell’800, che viveva principalemente di agricoltura e di un artigianato ancora tecnicamente arretrato. Lo sviluppo industriale era sostanzialmente ostacolato dalla profonda frammentazione territoriale del paese (300 stati e 1400 feudi), che venne drasticamente ridotta dalle guerre napoleoniche. Napoleone pose fine al millenario Sacro Romano Impero scatenando un rivolgimento politico e una serie di profonde trasformazioni sociali ed economiche: mentre la borghesia in ascesa premeva sempre più per l’unificazione territoriale, quindi economica e conseguentemente politica, si assisteva allo sfaldamento della piramide feudale, con l’abolizione della servitù della gleba che a sua volta determinò la “liberazione” della manodopera agricola, rendendola così disponibile per le nascenti industrie. Anche le corporazioni, che regolamentavano strettamente i mestieri cittadini, furono sciolte, rendendo i mercati più aperti e competitivi. I confini semplificati e le riforme introdotte da Napoleone, come il nuovo codice civile e commerciale, iniziarono a favorire i commerci interni, eliminando barriere e regolamenti obsoleti che avevano sino ad allora ostacolato lo sviluppo economico. In tale contesto, l’egemonia della Prussia sugli altri stati tedeschi si consolidò grazie a una combinazione di fattori che la posizionarono non solo come la principale potenza militare e politica, ma anche come il motore economico che avrebbe guidato la Germania verso l’industrializzazione e l’unificazione.
Fu proprio la Prussia ad attuare per prima un programma di riforme volto al collocamento di fabbriche sul territorio tedesco: i risultati di tale strategia, tuttavia, furono modesti a causa della ancora presente profonda frammentazione a cui nel 1818 si cercò di ovviare, questa volta con successo, tramite una riforma del sistema doganale. Nel 1834 fu poi finalmente creata l’Unione Doganale (Zollverein). Per ottimizzare l’unione doganale, a partire dal 1840 si investì massicciamente anche nel miglioramento dei trasporti. Ma il vero e proprio “grande balzo” economico della Germania si verificò a seguito della vittoria nella Guerra Franco-Prussiana del 1871. Questa data segnò l’inizio di un’era di sviluppo poderoso e senza precedenti, alimentato da diversi fattori quale l’abolizione di tutte le barriere con la creazione di un immenso mercato unico; un’enorme iniezione di capitali proveniente dalla indennità di guerra imposta alla Francia (5 miliardi di franchi-oro); e l’annessione di Alsazia e Lorena,regioni ricche di giacimenti di ferro e carbone che, insieme a quelli della Ruhr, posero le basi per lo strapotere dell’industria pesante tedesca.